Frasi

Frasi di «Così parlò Zarathustra»

82 citazioni dal libro di Friedrich Nietzsche

Le frasi di «Così parlò Zarathustra» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Così parlò Zarathustra»

Erano gradini per me, li ho saliti; a tal fine ho dovuto oltrepassarli. Ma quelli credevano che volessi riposarmi su di loro.
L'uomo è una fune tesa fra l'animale e il Superuomo, una corda sopra l'abisso.
Citato in AA.VV., Il libro della filosofia, traduzione di Daniele Ballarini e Anna Carbone, Gribaudo, 2018, p. 218. ISBN 9788858014165
Le vostre debolezze sono salite al cielo delle virtù.
Nell'amore c'è sempre un po' di follia. Ma nella follia c'è sempre un po' di saggezza. (I, Del leggere e scrivere; Quattrocchi)

Mazzino Montinari

Questo santo vegliardo non ha ancora sentito dire nella sua foresta che: Dio è morto. (Prologo, 3, 1972)
"Io vi insegno il superuomo". L'uomo è qualcosa che deve essere superato. (Prologo, 3; 1972)
In passato foste scimmie, ma ancor oggi l'uomo è più scimmia di qualsiasi scimmia. (Prologo, 3; 1972)
L'uomo è un cavo teso tra la bestia e il superuomo, – un cavo al di sopra di un abisso. (Prologo, 4; 1972)
Bisogna avere ancora un caos dentro di sé per partorire una stella danzante. (Prologo, 5; 1972)
Il mondo mi sembrò l'opera di un dio sofferente e torturato [..] Il creatore non voleva guardare se stesso – e allora creò il mondo. (I, Di coloro che abitano un mondo dietro il mondo; 1972)
Vi è più ragione nel tuo corpo che nella tua migliore saggezza. E chissà a quale scopo per il tuo corpo è necessaria proprio la tua migliore saggezza? (I, Dei dispregiatori del corpo, 1972)
Chi è salito sui più alti monti, ride di tutte le tragedie del teatro e della vita. (I, Del leggere e scrivere, 1915)
Chi scrive in sangue e sentenze, non vuol essere letto ma imparato a mente. (Del leggere e scrivere)
Potrei credere solo a un dio che sapesse danzare. E quando ho visto il mio demonio, l'ho sempre trovato serio, radicale, profondo, solenne: era lo spirito di gravità, grazie a lui tutte le cose cadono. Non con la collera, col riso si uccide. Orsù, uccidiamo lo spirito di gravità. Ho imparato ad andare: da quel momento mi lascio correre. Ho imparato a volare: da quel momento non voglio più essere urtato per smuovermi. Adesso sono lieve, adesso io volo, adesso vedo al di sotto di me, adesso è un dio a danzare, se io danzo. (I, Del leggere e scrivere, 1972)
In nome del mio amore e della mia speranza, ti scongiuro: non buttar via l'eroe che è nella tua anima! Mantieni sacra la tua speranza più elevata! (I, Dell'albero sul monte, 1972)
Tu dici che è la buona causa che consacra perfino la guerra? Io ti dico: è la buona guerra che consacra ogni causa. (I, Della guerra e dei guerrieri, 1972)
Dovete avere solo nemici da odiare, e non nemici da disprezzare: dovete essere orgogliosi del vostro nemico. (I, Della guerra e dei guerrieri, 1972)
La nostra fede in altri rivela in che cosa noi vorremmo credere di noi stessi. (I, Dell'amico, 1973)
Due cose vuole l'uomo autentico: pericolo e giuoco. Perciò egli vuole la donna, come il giocattolo più pericoloso. L'uomo deve essere educato per la guerra e la donna per il ristoro del guerriero: tutto il resto è sciocchezza. Al guerriero non piacciono frutti troppo dolci. Perciò gli piace la donna; anche la donna più dolce è amara. (I, Delle femmine, vecchie e giovani, 1972)
L'uomo tema la donna, se odia: giacché in fondo all'anima l'uomo è solo malvagio, mentre la donna è cattiva. (I, Delle femmine vecchie e giovani, 1972)
La felicità dell'uomo dice: io voglio. La felicità della donna dice: lui vuole. (I, Delle femmine vecchie e giovani, 1972)
«Vai dalle donne? Non dimenticare la frusta!» (I, Delle femmine vecchie e giovani, 1972)
Matrimonio: ecco come chiamo la volontà di creare in due quell'uno che sarà qualcosa di più dei suoi due procreatori. (I, Dei figli e del matrimonio, 1972)
Quando volete parlar bene di voi, vi procurate un testimonio; e quando l'avete sedotto a pensar bene di voi, allora anche voi pensate bene di voi stessi. (Dell'amore del prossimo)
Chi va dal prossimo, perché cerca se stesso, e chi, perché vorrebbe perdersi. Il vostro cattivo amore di voi stessi vi trasforma la solitudine in un carcere. (Dell'amore del prossimo, 36; 1973)
Da quando vi sono uomini, l'uomo ha gioito troppo poco: solo questo, fratelli, è il nostro peccato originale! (II, Dei compassionevoli, 1972)
Con tuoni e celesti fuochi d'artificio si deve parlare a sensi fiacchi e addormentati. Ma la voce della bellezza parla sommessa: essa s'insinua soltanto nelle anime più deste. (II, Dei virtuosi, 1972)
Diffidate di tutti coloro nei quali è forte l'istinto di punire! (II, Delle tarantole, 1972)
Perché gli uomini non sono eguali: così parla la giustizia. (II, Dei dotti, 1972)
Ah, ci sono tante cose fra cielo e terra, di cui soltanto i poeti hanno sognato qualcosa. (II, Dei poeti, 1972)
Riprende un verso dellAmleto di William Shakespeare: «Ci son più cose in cielo e in terra, Orazio, che non sogni la tua filosofia».
Per me essi sono dei prigionieri e dei segnati. Colui che essi chiamano il loro redentore li ha messi in catene: nelle catene di valori falsi e parole fallaci! Oh, se qualcuno li redimesse dal loro redentore! (II, "Dei preti", 1972)
Così ragionano tutti i pesci, [...] ciò di cui essi non toccano il fondo, è senza-fondo. (Il canto della danza)
E chi non ha ali non deve mettersi al di sopra di abissi. (Dei saggi illustri)
E se un amico ti fa del male, devi dire: «Io ti perdono ciò che hai fatto a me; ma come potrei perdonarti di aver fatto ciò – a te stesso!». (Dei compassionevoli)
Ma a che parlo, quando nessuno ha i miei orecchi! (III, Della virtù che rende meschini, 1972)
Se le foglie appassiscono – che c'è da lamentarsi! (Degli apostati, 41; 1973)
La migliore saggezza è tacere e passare oltre: questo – adesso l'ho imparato! (Il ritorno a casa, 66; 1973)
L'uomo è difficile da scoprire, ed egli è per se stesso la più difficile delle scoperte. (Dello spirito di gravità, 2, 68; 1973)
Ci vuole più coraggio a farla finita, che a scrivere un verso nuovo: ciò sanno i medici e i poeti. (III, Di antiche tavole e nuove, 1972)
Fratelli miei, forse sono crudele? Ma io dico: a ciò che sta cadendo si deve dare anche una spinta! (III, Di antiche tavole e nuove, 20; 1972)
«Perché così duro! – disse una volta il carbone al diamante; non siamo forse parenti stretti?» – Perché così molli? Fratelli miei, questo io chiedo a voi: non siete forse – i miei fratelli? (III, Di antiche tavole e nuove, 1972)
Meglio non sapere nulla, che molte cose a metà! Meglio essere un folle per propria iniziativa, che un saggio secondo il parere di un altro! (IV, La sanguisuga, 1972)
Per essere felici, quanto poco basta per essere felici! (IV, Mezzogiorno, 1972)
Non ogni parola si addice ad ogni bocca. (IV, Dell'uomo superiore 1972)
«L'uomo è cattivo», così parlano con mio conforto i più saggi. Ah se fosse pur vero anche oggi! Giacché il male è la migliore energia dell'uomo. (IV, Dell'uomo superiore 1972)
Bisogna per forza maledire, là dove non si può amare? (IV, Dell'uomo superiore, 1972)
Il deserto cresce; guai a colui che cela deserti dentro di sé! (IV, Tra figlie del deserto, 1972)
Qui su questi monti io attendo "altri" e il mio piede non si alzerà di qui senza di loro, – più elevati, più forti, più vittoriosi, più lieti, squadrati e rettilinei nel corpo e nell'anima: "leoni che ridono" hanno da venire! (IV, Il saluto; 1972)

Altri

Vi scongiuro, fratelli miei, rimanete fedeli alla Terra, e non credete a coloro che vi parlano di speranze soprannaturali! Sono avvelenatori, che lo sappiano o no. (Prologo, 3)
Io amo colui che spreca la propria anima, che non vuole ringraziamenti, e che non restituisce nulla: perché egli dona sempre e non vuole conservarsi. (Prologo, 4; Scalero 1972)
Io amo colui che si vergogna quando il dado cade in modo favorevole a lui, e si chiede: "Sono forse un baro?" giacché egli vuole andare a fondo. (Prologo, 4; Scalero 1972)
Io amo colui che getta parole d'oro davanti alle sue azioni e mantiene sempre più di ciò che aveva promesso: perché egli vuole la propria distruzione. (Prologo, 4; Scalero 1972)
Dormire non è poca arte: è necessario vegliare tutto il giorno per giungervi. (I, Delle cattedre della virtù)
Ci furono sempre malati fra coloro che sognano e cercano Dio; e tutti odiano ferocemente chi aspira alla conoscenza e la più giovane tra le virtù, che ha nome sincerità. (I, Di coloro che abitano un mondo dietro il mondo, 1963)
Il vostro omicidio, o giudici, dev'essere compassione e non vendetta. E mentre uccidete badate a giustificare la vita! (I, Del pallido delinquente, 1963)
È vero: amiamo la vita non perché siamo abituati alla vita, ma perché siamo abituati ad amare. C'è sempre un grano di pazzia nell'amore. D'altra parte c'è sempre anche un po' di ragione nella follia. (I, Del leggere e scrivere)
Una volta lo spirito era Dio, poi si fece uomo, e adesso sta diventando plebe. (I, Del leggere e scrivere 1963)
Una vita libera è ancora aperta alle anime grandi. Chi poco possiede tanto meno è posseduto: sia lodata la piccola povertà. (I, Del nuovo idolo, 1963)
Là, dove lo stato cessa, li vedete, fratelli miei, l'arcobaleno e i ponti del superuomo? (I, Del nuovo idolo)
Stato si chiama il più freddo di tutti i mostri. Ed è freddo anche nel suo mentire; e dalla sua bocca striscia questa menzogna: "Io, lo Stato, sono il popolo!" (I, Del nuovo idolo)
Queste persone si astengono, è vero: ma la Sensualità, quella cagna, invidiosa e torva, guarda in fuori da tutto ciò che fanno. (I, Della castità)
Colui che conosce la verità salta malvolentieri nelle sue acque, non quando sono sporche, ma quando sono poco profonde. (I, Della castità)
Sia questo il vostro onore: amare sempre più di quanto siete amate, non essere mai seconde! (I, Delle femmine vecchie e giovani)
Per la donna, l'uomo è un mezzo il cui fine è un bambino. (I, Delle femmine vecchie e giovani)
Chi deve essere un creatore non fa che distruggere. (Di mille e una meta, 1993)
Una piccola vendetta è cosa più umana che nessuna vendetta. (Del morso della vipera, 1915)
V'ha maggior dignità nel dare torto a sé stesso che non nel volere aver ragione, specialmente quando si ha ragione. Soltanto bisogna esser molto ricchi per far ciò. (Del morso della vipera, 1915)
Così mi disse una volta il diavolo: "Anche Dio ha il suo inferno: è il suo amore per gli uomini." (II, Dei compassionevoli)
Sì, c'è qualcosa di invulnerabile, d'inseppellibile in me, qualcosa che frantuma le rocce: si chiama la mia volontà. Silenziosa e immutata resta al passare degli anni.[...] Sì, tu sei quella che trasforma tutti i sepolcri in rovine: salute a te, mia volontà! E soltanto dove ci sono sepolcri, ci sono resurrezioni. (II, Il canto dei sepolcri)
Ma dove trovai essere vivente, là udii anche il discorso dell'obbedienza. Ogni essere vivente è qualcosa che obbedisce. E questa è la seconda cosa: riceve comandi colui che non sa obbedire a sé stesso. Tale è l'essenza dell'essere vivente. E la terza cosa che udii è: che comandare è più difficile che obbedire. E non solo che chi comanda porta il peso di tutti coloro che obbediscono e che questo peso è facile che lo schiacci. (II, Della vittoria su se stessi)
Ah, sono sempre pochi coloro il cui cuore ha lungo coraggio e lunga baldanza; e a questi anche lo spirito rimane paziente. Ma tutto il resto è vile. Il resto: sono sempre i più, il quotidiano, il superfluo, i troppi – tutti costoro sono vili! (III, Degli apostati)
Non di dove venite sia d'ora in poi il vostro onore, bensì dove tendete! La vostra volontà e il vostro piede che vuole portarvi al di là di voi stessi, questo sia il vostro nuovo onore! (III, Di antiche tavole e nuove)
Lascia che il mondo vada come vuole! Non muovere un dito per impedirlo! (III, Di antiche tavole e nuove, 1963, p. 180)
La vita è una sorgente di piacere: ma per colui nel quale parla lo stomaco guasto, padre dell'afflizione, tutte le fonti sono avvelenate. (III, Di antiche tavole e nuove)
Qual è la specie più alta dell'essere e qual è la più vile? Il parassita è la più vile, ma chi è della specie più alta nutre il maggior numero di parassiti. (III, Di antiche tavole e nuove, 1963)
Così voglio l'uomo e la donna: abile l'uomo alla guerra, l'altra a partorire, entrambi a danzare con la testa e con le gambe.
E un giorno senza danzar sia considerato perduto! E falsa ogni verità che non destò almeno una risata! (III, Di antiche tavole e nuove, 1963)
Ogni anima ha il proprio mondo; per ogni anima ogni altra anima è un mondo di là. (III, Il convalescente, 1963)
Diventa ciò che sei! (Il sacrificio del miele, 1993)
Vedi anche La gaia scienza, 270. Si tratta di un tema ricorrente nelle opere di Nietzsche, ripreso da Pindaro (Pitica, II, 73); si confronti anche il titolo completo dell'autobiografia spirituale di Nietzsche, Ecce homo.
Essi si vantano di non mentire: ma l'impotenza a mentire è ben lungi dall'amore per la verità. Guardatevi da loro! [...] Chi non sa mentire non sa che cos'è la verità. (IV, Dell'uomo superiore)
Non vogliate nulla al di là della vostra capacità: hanno una falsità odiosa quelli che vogliono al di là delle proprie capacità. Soprattutto quando vogliono cose grandi! Poiché suscitano diffidenza verso le cose grandi, questi raffinati falsari e commedianti: – finché diventano falsi con se stessi, strabici, pieni di vermi e riverniciati, ammantati di parole forti, di virtù da esposizione, di opere splendenti e false. (IV, Dell'uomo superiore)
Se volete arrivare in alto, usate le vostre gambe! Non lasciatevi trasportare in alto, non sedetevi su dorsi e teste altrui! (IV, Dell'uomo superiore)
Colui che disse "Dio è uno spirito" – compì il più grande passo e salto verso l'incredulità che mai si vide in terra: a queste parole non si rimedierà facilmente in terra. (IV, La festa dell'asino)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026