Le frasi di «De rerum natura» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Libro I
A tante sciagure ha potuto indurre la religione.
Occorre dunque che il terrore dell'animo e queste tenebre
non siano dissolte dai raggi del sole, né dai lucidi dardi del giorno,
ma dall'aspetto e dall'intima legge della natura.
Dunque ogni cosa visibile non perisce del tutto,
poiché una cosa dall'altra la natura ricrea,
e non lascia che alcuna ne nasca se non dalla morte di un'altra.
La goccia scava la pietra.
Non si può dire che alcuno avverta il tempo
separato da movimento delle cose e da quiete tranquilla.
Perciò quanti ritennero che sostanza delle cose fosse il fuoco
e che di solo fuoco consistesse l'intero universo,
in grande misura appaiono aberrare dalla corretta ragione.
Entra per primo in battaglia il loro capo Eraclito,
famoso per l'oscurità del linguaggio più fra gli stolti
che fra i savi greci i quali ricercano il vero. (2006)
Infatti gli stupidi ammirano e amano tutte le cose
che distinguono appena, nascoste da parole astruse,
e accettano per vere quelle cose che accarezzano dolcemente
l'orecchio e che sono mascherate da un gradevole suono.
Fra questi primeggia Empedocle di Agrigento,
che entro le sue rive triangolari produsse l'isola
intorno a cui fluttuando negli ampi anfratti il mare
Ionio spruzza dalle onde glauche le salse spume,
e per angusto stretto acque impetuose dividono
con le onde le rive della terra Eolia dal suo territorio.
Qui è la devastatrice Cariddi e qui i boati dell'Etna
minacciano di raccogliere di nuovo le ire delle fiamme,
sì che ancora la sua violenza vomiti fuochi prorompenti
dalle fauci e al cielo lanci di nuovo folgori di fiamma.
E se questa regione appare in molti modi grande, meravigliosa
alle genti umane, e si dice che sia degna di essere veduta,
opima di cose buone, munita di molta forza di uomini,
pure sembra che in sé non abbia avuto nulla di più glorioso
che quest'uomo, nulla di più santo e mirabile e caro.
E invero i canti del suo petto divino
svelano a gran voce ed espongono gloriose scoperte,
sì che a stento sembra nato da stirpe umana.
Libro II
È dolce, quando i venti sconvolgono le distese del vasto mare
guardare da terra il grande travaglio di altri;
non perché l'altrui tormento procuri giocondo diletto,
bensì perché t'allieta vedere da quali affanni sei immune. (2006)
Come non vedere
che null'altro la natura ci chiede con grida imperiose,
se non che il corpo sia esente dal dolore, e nell'anima goda
d'un senso gioioso sgombra d'affanni e timori? (2006)
Poiché tutta nelle tenebre la vita si travaglia.
Avanziamo dove il piacere ognuno di noi guida. (citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, p. 11)
Conveniamo che nulla si origina dal nulla.
E ora se il numero degli atomi è così sterminato
che un'intera età dei viventi non basterebbe a contarli,
e persiste la medesima forza e natura che possa
congiungere gli atomi dovunque nella stessa maniera
in cui si congiunsero qui, è necessario per te riconoscere
che esistono altrove nel vuoto altri globi terrestri
e diverse razze di uomini e specie di fiere. (2006)
Libro III
Giova osservare l'uomo nei dubbi e nei pericoli, / e nelle avversità conoscere chi è davvero; / allora finalmente parole vere escono fuori dal fondo / del cuore, la maschera è tolta, rimane la realtà. (vv. 55-58)
A volte, come i bambini che hanno
timore del buio, così noi temiamo, alla luce del giorno,
per cose altrettanto inconsistenti di quelle
di cui al buio ha paura il bambino.
Perché non ti ritiri dalla vita come un commensale ormai sazio,
né serenamente ti prendi, o sciocco, un tranquillo riposo?
In realtà quei supplizi che dicono ci siano nel profondo inferno,
li abbiamo qui tutti nella vita.
Spesso lascia il suo grande palazzo
chi si annoia a restare a casa; ma subito vi torna
perché non si trova affatto meglio fuori.
Libro IV
Quello che è cibo per un uomo è veleno per un altro.
Quel che l'oggetto forma dei nostri pensieri più caro, / O cui prima fu a lungo rivolta la nostra fatica, / O che più veemente destò de lo spirito l'acume, / Ci compare sovente nei sogni. S'illude il legale / Di difender processi e norme comporre di dritto; / Il capitano vede battaglie ed eserciti... (4. 959 e sgg., traduzione di P. Perrella, Zanichelli, Bologna, 1965)
Di mezzo al fonte della gioia
sgorga una vena d'amaro che pur nei fiori già duole. (2006)
Posizione nell'opera sconosciuta
Sono poche, dunque, le cose davvero necessarie per natura al nostro corpo, e sono quelle che, allontanando il dolore, ci procurano allo stesso tempo una sensazione di piacere. (p. 20; 2007)
Tutti i fenomeni naturali che accadono in cielo e sulla terra e che lasciano sospesi e spaventati gli uomini, mortificando i loro animi per la paura del divino e schiacciandoli a terra, hanno una precisa spiegazione materiale. Ma l'ignoranza delle cause induce gli uomini a riferirli all'arbitrio delle divinità e a sottomettersi al loro potere. (p. 22; 2007)
Di natura divina, semmai, è da ritenere proprio Epicuro, il quale per primo scoprì quella legge dell'esistenza che è chiamata sapienza; egli con l'uso della ragione ha portato in salvo la nostra vita dalle tempeste e dall'oscurità verso un porto tranquillo e verso la luce. Giustamente è a lui che dovremmo attribuire il nome di divinità, poiché ha diffuso tra le genti quei dolci rimedi che danno sollievo alla vita e conforto all'animo. (p. 23; 2007)
Il principio fondamentale di questa dottrina è che nessuna cosa nasce dal nulla, per creazione divina. La paura si impadronisce degli uomini perché essi vedono accadere sulla terra molte cose delle quali non riescono a cogliere la causa e quindi la attribuiscono a una divinità. (p. 28; 2007)
Poiché l'universo, oltre i limiti di questo nostro mondo, è infinito, la mente vuole sapere che cosa vi sia al di là, fin dove essa riesce a spingersi con la sua intelligenza. (p. 30; 2007)
Se riesci ad avere chiaro tutto questo, la natura ti apparirà improvvisamente libera e priva di superbi padroni, capace di realizzare ogni cosa spontaneamente da se stessa, senza interventi divini. (p. 36; 2007)
Fin dall'origine della vita, dunque, corpo e anima percepiscono i medesimi moti vitali e li condividono, anche quando l'essere umano si trova ancora nel grembo materno, così che la loro separazione ne determina la reciproca fine: unica è la loro sopravvivenza, come unica è la loro natura. (p. 43; 2007)
Le cose che ci sembra di vivere nei sogni sono solitamente quelle a cui siamo più legati, come il lavoro a cui ciascuno si dedica o le attività nelle quali ci siamo impegnati prima di dormire, o ciò su cui la mente si è più concentrata. (p. 58; 2007)
Non appena l'età adulta rafforza gli arti, si produce nell'uomo questo seme che, attraverso le membra, percorre tutto il corpo e, concentrandosi in alcune parti più ricche di terminazioni nervose, eccita in particolare gli organi genitali. […] Questo è l'Amore per noi. (pp. 60; 2007)
La terra, dunque, non fu aggiunta all'improvviso come un corpo estraneo, scagliata da un altrove, ma fu concepita analogamente agli altri elementi fin dall'origine del mondo, al quale appartiene come le membra del corpo appartengono a noi. (p. 66; 2007)
Non c'è alcuna devozione nel mostrarsi spesso col capo velato, nel rivolgersi a statue di dei e ad altari, nell'inchinarsi a terra, prostrati, e tendere le mani aperte davanti a templi, o nell'offrire sangue di vittime sacrificali e accumulare promesse e voti. Devozione, semmai, è saper osservar ogni cosa con mente serena. (p. 75; 2007)
Lascia pertanto che gli altri si affatichino invano e sudino sangue, lottando tra loro lungo la strada angusta dell'ambizione; essi sono convinti di sapere ma si fondano sulle opinioni altrui, e concepiscono le proprie aspirazioni in base a ciò che sentono dire più che a ciò che realmente provano. E questo accade e continuerà ad accadere non diversamente da come già in passato è accaduto. (p. 83; 2007)
Citazioni sul De rerum natura
È raro trovare nella letteratura latina opere senza un modello di riferimento greco: il De rerum natura è una di queste. Ed è un miracolo vero e proprio, un'astronave proveniente da un'altra galassia che atterra su un pianeta vecchio e poco disposto alle novità. Un capolavoro di chiarezza espositiva e di maestria nella costruzione dei versi. Un libro che, riscoperto nel mondo moderno, ha avuto l'effetto di una scintilla in una polveriera. Un libro carico di idee nuove. Di tipo morale, certo: la religio è uno degli obiettivi contro cui il nostro si scaglia più violentemente, in versi indimenticabili, come quelli in cui ne mostra i lati più folli raccontando il sacrificio umano di Ifigenia, la figlia di Agamennone. Ma anche, e soprattutto, di idee scientifiche, sul materiale invisibile di cui è costituito il nostro mondo e sul modo in cui si può interagire con esso. (Marco Malvaldi)
Il grande poema sulla natura (De rerum Natura) espone in esametri le importanti dottrine della filosofia epicurea. Il poeta tenta di spiegare la natura atomica della materia, la composizione materiale dell'anima, la natura dei processi mentali, l'evoluzione del sistema planetario e la più recente evoluzione delle istituzioni sociali. Quanto alla materia, Lucrezio è un ortodosso seguace di Epicuro, cosicché il suo libro può sicuramente essere usato come guida per arrivare al maestro. Tuttavia quello che gli ha guadagnato lettori non è tanto la sua precisa esposizione della filosofia materialistica quanto il suo spirito e la sua arte. (Tenney Frank)
L'opera poetica di Lucrezio è proprio come mi scrivi: rivela uno splendido ingegno, ma anche notevole abilità artistica. (Cicerone)
La sua fantasia possiede una forza che non si ferma alla superficie, ma persegue le cose nell'intimo della loro essenza.
Quindi egli ottiene l'effetto di rendere vivo e concreto tutto quel che tocca e descrive, anche se siano concetti ardui e astratti. Questi escono come per incanto dal nebuloso dell'astrazione: o che si vestano (come per lo più accade) di immagini metaforiche; o che ostentino una loro nuova e quasi primigenia nudità.
Lucrezio è infatti un grande creatore di espressioni. Per questo egli è riuscito nella poesia della scienza, in cui tanti altri sono falliti. d'ogni tempo e d'ogni letteratura. (Augusto Rostagni)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026