Le frasi di «Dei sepolcri» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Dei sepolcri»
A egregie cose il forte animo accendono / l'urne de' forti, o Pindemonte.
A' generosi / giusta di gloria dispensiera è morte.
Anche la Speme, / ultima Dea, fugge i sepolcri; e involve / tutte cose l'obblio nella sua notte. (16-18)
Celeste è questa / corrispondenza di amorosi sensi, / celeste dote è negli umani. (29)
Sol chi non lascia eredità d'affetti / poca gioia ha dell'urna. (41-42)
E tu gli ornavi del tuo riso i canti / che il lombardo pungean Sardanapalo / cui solo è dolce il muggito de' buoi, / che dagli antri abdüani e dal Ticino / lo fan d'ozi beato e di vivande. (57)
E uscir del teschio, ove fuggìa la Luna, / l'ùpupa, e svolazzar su per le croci / sparse per la funerea campagna, / e l'immonda accusar col luttuoso / singulto i rai di che son pie le stelle / alle obblîate sepolture. (81-86)
Ahi! sugli estinti / non sorge fiore, ove non sia d'umane / lodi onorato e d'amoroso pianto. (88-90)
Gli occhi dell'uom cercan morendo / il Sole: e tutti l'ultimo sospiro / mandano i petti alla fuggente luce. (121-123)
Già il dotto e il ricco ed il patrizio vulgo, / decoro e mente al bello italo regno, / nelle adulate reggie ha sepoltura / già vivo, e i stemmi unica laude. (142)
Quel grande / che temprando lo scettro a' regnatori / gli allòr ne sfronda, ed alle genti svela / di che lagrime grondi e di che sangue (155-157)
E tu prima, Firenze, udivi il carme / che allegrò l'ira al Ghibellin fuggiasco, / e tu i cari parenti e l'idïoma / dèsti a quel dolce di Calliope labbro / che Amore in Grecia nudo e nudo in Roma / d'un velo candidissimo adornando, / rendea nel grembo a Venere Celeste. (173-179)
E a questi marmi / venne spesso Vittorio ad ispirarsi, / irato a' patrii Numi; errava muto / ove Arno è più deserto, i campi e il cielo / desîoso mirando; e poi che nullo / vivente aspetto gli molcea la cura, / qui posava l'austero; e avea sul volto / il pallor della morte e la speranza. / Con questi grandi abita eterno: e l'ossa / fremono amor di patria. (pp. 188-197)
E me che i tempi ed il desio d'onore / fan per diversa gente ir fuggitivo, / me ad evocar gli eroi chiamin le Muse / del mortale pensiero animatrici. Siedon custodi de' sepolcri, e quando / il tempo con sue fredde ale vi spazza / fin le rovine, le Pimplèe fan lieti / di lor canto i deserti, e l'armonia / vince di mille secoli il silenzio. (226-234)
E tu onore di pianti, Ettore, avrai, / ove fia santo e lagrimato il sangue / per la patria versato, e finché il Sole / risplenderà su le sciagure umane. (291-295)
Citazioni su Dei sepolcri
I Sepolcri sono una cosa molto diversa dalle tragedie dell'Alfieri e dai canti del Parini, e a me pare che essi riescano, se mai, a uno scopo opposto da quelle propostosi dal poeta. Mi pare che dalla lettura dei Sepolcri si sia portati piuttosto a un senso indefinito e mesto d'ideale rassegnazione e di compianto, anziché all'esaltazione patriottica e all'entusiasmo della lotta. Eppure l'esaltazione patriottica del carme ha il posto centrale. Ma essa è soverchiata interamente dalle altre tendenze, certo assai più forti, melanconiche e pessimistiche, dell'animo del Foscolo. (Giuseppe Citanna)
La poesia dei Sepolcri nasce direttamente dall'animo appassionato del Foscolo. La poesia sepolcrale che ha negli altri sempre ispirazione o soggettiva o a freddo, non le aggiunge né il calore né l'intonazione formale. Forse, se il Foscolo avesse avuto presente uno schema, ne sarebbe venuto fuori un lavoro letterariamente perfetto, ma perfetto come puro pezzo di letteratura e chiuso in uno svolgimento di motivi lirici serrati; ma è difficile dire fino a qual punto sarebbero giunte la nostra commozione e la nostra adesione. (Francesco Piccolo)
Per molto tempo la poesia dei Sepolcri è stata catalogata per carme d'intonazione civile, e non è dubbio che tale fosse nell'intenzione del poeta, inquadrato nella storia, e riferito alle leggi che lo avevano ispirato. Ma il carme d'intonazione civile finisce con la prima parte, come s'è detto: il poeta prende la mano, l'intonazione cambia, la visione diventa più alta, il respiro più ampio, il colore più dolce (Ma cipressi e cedri — Di puri effluvi i zefiri impregnando — Perenne verde protendean su l'urne... Le fontane versando acque lustrali — Amaranti educavano e viole) tutto è assorbito e fuso nel calore della fantasia che ricompone in salda unità poetica gli elementi del carme, apparentemente frammentarii: apparentemente, perché il respiro musicale tra una visione e l'altra definisce una per aprirne un'altra la quale è già virtualmente contenuta nella precedente, e perché avvertiamo che il tono con cui ciascuna di esse incomincia è artificioso e oratorio: A egregie cose... Felice te che il regno... E me che i tempi e il desio d'onore. (Francesco Piccolo)
Que' trecento versi dei Sepolcri sono il suo maggior titolo di gloria: qui egli riversa e condensa la piena de' suoi affetti, le sue profonde meditazioni su la storia e su la vita, le sue più generose speranze su le della patria e dell'uomo. Per questi trecento versi il Foscolo ha diritto d'essere nominato tra i più grandi lirici che siano mai stati al mondo. L'unità del carme? L'umanità stessa del Poeta, col suo dissidio e col suo tormento, col suo amore e con le sue illusioni, che tutta si effonde nel canto. (Giulio Natali)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026