Frasi

Frasi di «Discorsi a tavola»

20 citazioni dal libro di Martin Lutero

Le frasi di «Discorsi a tavola» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Discorsi a tavola»

Io non vorrei scambiare la mia Caterina né per il regno di Francia, né per Venezia, in primo luogo perché Dio ha donato lei a me e ha dato me a lei; 2) perché spesso ho sperimentato che ci sono più difetti nelle altre donne che nella mia Caterina; e se anche ne ha qualcuno, pure d'altra parte ci sono molte più grandi virtù; 3) perché osserva la fedeltà coniugale, vale a dire la fede e onestà. Così viceversa deve pensare una moglie del marito. (N° 49, p. 9-10)
Sono nemico dei contadini perché sono i più vicini alla benedizione divina e non hanno nessuna o pochissime occasioni di peccare. Amo invece il magistrato anche se pecca, perché pecca di necessità; quanto più infatti la funzione è importante, tanto più e più gravemente si pecca. (N° 50, p. 10)
Gli uomini hanno i petti larghi e le cosce strette, perciò hanno la saggezza. Le donne invece hanno i petti stretti e le cosce larghe. La donna deve essere casalinga; lo mostra la creazione, infatti hanno larghi il culo e le cosce, cosicché devono starsene sedute tranquille. (N° 55, p. 11)
Questo è il corpo umano nel quale sono le vere membra del corpo, cioè i cristiani; i giuristi invece, sono quasi lo sterco del corpo, senza il quale tuttavia il corpo non potrebbe esistere, eppure non sono malattie e vizi del corpo, ma non sono membra. (N° 320, p. 56)
Quando la coscienza è afflitta, è difficilissimo riconoscere Satana, perché si trasforma in Angelo della luce e nelle sembianze di Dio. Ma dopoché l'ho riconosciuto, mi vien facile dirgli: «Leccami il culo ecc.». (N° 83, p. 14)
Quando sei tentato dalla tristezza o dalla disperazione o da qualche altro dolore della coscienza, bevi, ricerca la conversazione, se puoi ritemprarti lo spirito pensando ad una fanciulla, fallo pure. (N° 122, p. 92)
Ora Erasmo dice ambiguità con studio e con malizia: questo voglio continuare a rinfacciargli. Se poi egli dirà: "Non intendevo dir questo", già questo è dire ambiguità studiatamente. Perciò vi ordino, per comando divino, di odiare Erasmo (questo rivolto a me). Egli considera tutta la nostra teologia come Democrito, vale a dire ci ride su. Per questo scriverò contro di lui, anche se sarà ucciso; infatti ho deciso di ucciderlo con la penna, benché l'idea mi abbia a lungo tormentato, e mi sono trattenuto perché ho pensato: "Che accadrebbe se tu lo uccidessi?" Così ho ucciso anche Müntzer, la cui morte pesa sulle mie spalle. Ma l'ho fatto, perché voleva uccidere il mio Cristo. Bisogna attaccare l'ambiguità. Io non posso eguagliare Erasmo nella retorica, ma lo supero nella dialettica; non sono elegante, ma, come dice il proverbio, "Goffo e solido". (N° 446, pp. 72-73)
I pensieri della mente non rendono tristi, sono invece i pensieri della volontà che fanno sì che una cosa ti crucci o ti faccia piacere; quelli sono pensieri malinconici e tristi, allora si sospira e ci si lamenta. La mente invece non è triste. Così, quando io muovevo contro il papa, non ero triste perché erano i pensieri della mente quelli che mi affaticavano. Allora ho scritto con gioia. (N° 491, p. 80).
Contro le tradizioni umane non conosco esempio migliore del culo; non si lascia stringere, vuol fare da padrone e basta. Perciò il papa ha vietato tutto, fuorché cacare. (N° 613, p. 92)
La legge dice: ogni persona è pubblica o privata. A quella privata la legge dice: "Non uccidere"; a quella pubblica dice: "Uccidi". E' invece peculiare del Vangelo dire: "Se credi, allora piacerai a Dio". Il Vangelo non fa distinzione fra le persone. (N° 643, p. 94)
È lecito uccidere il tiranno che compie ogni sorta di misfatti arbitrariamente contro il diritto umano e divino? "Ad un privato non è lecito, anche se potesse; glielo vieta infatti il quinto comandamento: non uccidere. Ma se lo sorprendessi con mia moglie o mia figlia, potrei ucciderlo anche se non fosse un tiranno. Allo stesso modo se egli portasse via ad uno la moglie, ad un altro la figlia, ad un altro i campi e i beni, ad un altro ancora la casa e gli averi, e i cittadini, non potendo sopportare più a lungo la sua violenza e la sua tirannide, congiurassero insieme, sarebbe loro lecito ucciderlo, infatti se questo è lecito ad un privato, quando sorprende il tiranno ecc.". (N° 1126, p. 120).
I papisti e gli anabattisti insegnano: "Se vuoi conoscere Cristo, sta' volentieri in solitudine; non ti unire agli uomini, fatti Nicolaita". Ma questo è un consiglio apertamente diabolico che contrasta con la prima e con la seconda tavola. La prima tavola reclama la fede ed il timore; nel secondo comandamento Dio vuole che si predichino e si esaltino queste due virtù di fronte agli uomini e tra gli uomini si deve parlare e non fuggire negli angoli. Così la seconda tavola insegna che si deve fare del bene al prossimo; non dobbiamo isolarci da lui, ma associarci [...]. Al diavolo perciò quelli che dicono: "Resta volentieri solo, così il tuo cuore si purifica". (N° 1329, p. 130)
Non bisogna picchiare i figli troppo duramente, perché mio padre una volta mi picchiò tanto, che fuggii da lui e ne ebbi paura finché non mi si rese di nuovo familiare. Anch'io non desidererei picchiare molto il mio Gianni, altrimenti diventerebbe timido e ostile a me, e allora non conoscerei dolore più grande. Così da Dio: "Io vi raddrizzerò figli miei, ma per mezzo di un altro, di Satana o del mondo; ma se mi chiamerete e correrete da me, vi libererò e vi consolerò". Perché il nostro Signore Iddio non desidera certo che noi gli diventiamo ostili. (N° 1559, p. 145)
Lo studio del diritto è un vero e proprio sordido artificio e nessuno vi si dedicherebbe se non servisse a riempire la borsa. Giuristi, cattivi cristiani.
Si deve resistere a cesare? (...) È perciò necessario fare una distinzione, cioè che il cristiano è una persona duplice, vale a dire in quanto fedele e in quanto politico. In quanto fedele sopporta tutto, non mangia, non beve, non genera. Ma in quanto politico è soggetto alle leggi ed al diritto ed è costretto a difendersi ed a preservare la pace. (N° 4342, p. 295-296)
L'uomo deve guadagnare, ma la donna deve risparmiare. Ecco perché la donna può rendere ricco l'uomo, e non l'uomo la donna, e un soldo risparmiato è meglio di un soldo guadagnato.
I medici vogliono fare di me una stella fissa, quando sono un pianeta irregolare [errante].
Anch'io bevo. Non tutti però devono imitarmi, perché non tutti sopportano le mie fatiche. (N° 5173, p. 315)
Noi Tedeschi e le restanti nazioni, siamo ingenui, quasi una nuda tavola; gli Italiani invece sono dipinti di tutte le false opinioni che è difficile abbandonare, ed i peggiori sono i più adatti ad abbracciarle. Gli Italiani infatti condannano tutte le altre nazioni, mentre proprio loro sono abominevoli. I loro digiuni sono più splendidi dei nostri più lauti banchetti. (N° 6143, p. 349)
Siamo mendicanti. Questo è vero.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026