Le frasi di «Dombey e Figlio» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Dombey e Figlio»
Che virtù piacevole dev'essere l'indulgenza quando abbiamo ragione, se è così piacevole anche quando abbiamo torto e non siamo assolutamente in grado di dimostrare in che modo siamo riusciti a farci conferire il privilegio di esercitarla. (cap.V)
Le sorprese, come le disgrazie, di rado vengono da sole. (cap. VI)
[...] malinconia – il più a buon mercato e accessibile dei lussi [...]. (cap. VIII)
È proprio quando le nostre speranze in boccio sono irrimediabilmente danneggiate da qualche vento violento, che siamo più inclini a rappresentarci i fiori che avrebbero potuto produrre, se fossero sbocciate [...]. (cap. X)
Alle idee, come ai fantasmi (secondo quanto comunemente si crede dei fantasmi) bisogna parlare un poco perché si spieghino, e Toots aveva smesso da un pezzo di porre qualsiasi domanda alla propria mente. (cap. XII)
«Walter, ragazzo mio,» rispose il capitano «nei Proverbi di Salomone troverai queste parole: "Possiamo non trovarci mai senza un amico nella necessità, e senza una bottiglia da offrirgli!". Quando le trovi, prendine nota.» (cap. XV)
Che vecchia, vecchia usanza! Quella che viene di moda con i nostri primi vestiti, e durerà immutata finché la nostra razza avrà compiuto il suo cammino, e l'immenso firmamento si ritrarrà come una pergamena che si arrotola. Che vecchia, vecchia usanza... la Morte!
Oh, ringraziate Iddio, voi tutti che siete testimoni, dell'altra usanza, ancora più vecchia, l'immortalità. E voi, angioletti che foste dei bambini, abbassate su di noi sguardi non del tutto estraniati, quando il rapido fiume ci trascinerà verso l'oceano! (cap. XVI)
Ma per sua natura, nessun affetto puro può divampare a lungo in modo così violento e spietato. La fiamma che nei suoi elementi più vili puzza di terra, può consumare il cuore che le dà asilo; ma il sacro fuoco del cielo è dolce all'anima come quello che si posò sulla testa dei Dodici raccolti, mostrando a ognuno il proprio fratello, illuminato e illeso. (cap. XVIII)
Tira su come si deve un albero di fico, e quando sarai vecchio ti siederai alla sua ombra. (Capitano Cuttle: cap. XIX)
«Dombey,» disse il maggiore battendogli un colpetto sul braccio con il bastone da passeggio «non sia così pensieroso. È una cattiva abitudine. Il vecchio Joe, sissignore, non sarebbe saldo come lei lo vede, se l'avesse coltivata. Lei è troppo un grand'uomo, Dombey, per starsene così pensieroso. Nella sua posizione, sissignore, lei è molto al di sopra di questo genere di cose.» (cap. XX)
[...] nessun orfano al mondo può essere derelitto quanto quello che è escluso dall'affetto di un genitore vivo. (Signora dai capelli grigi: cap. XXIV)
«Sono sicuro,» disse poi passandosi di nuovo la mano sulla fronte e picchiettando il tavolo «ho buone ragioni di credere che il trantran quotidiano, sempre identico, farebbe accettare alla gente qualsiasi cosa. Non si vede niente, non si sente niente, non si sa niente, questo è il fatto. Andiamo avanti prendendo tutto per scontato, e così proseguiamo finché qualsiasi cosa facciamo, buona, cattiva o indifferente, la facciamo per abitudine. L'abitudine è l'unica cosa a cui potrò appellarmi, quando sul letto di morte sarò chiamato a giustificarmi davanti alla mia coscienza. "L'abitudine" dirò. "Per abitudine sono stato muto, sordo, cieco e paralitico davanti a un milione di cose." "Molto pratico, certo, signor comesichiama" dirà la coscienza "ma qui non va!"» (cap. XXXIII)
Quella madre miserabile e la sua miserabile figlia non erano forse solo la rappresentazione nel suo livello più abietto di certi vizi sociali talvolta predominanti nelle classi più alte? Nella sfera del mondo composto di circoli concentrici, non è forse vero che passiamo dal più alto al più basso solo per scoprire che i due estremi si toccano e che alla fine del nostro viaggio torniamo al punto di partenza? Con una grande differenza quanto a materia prima e a tessitura, il modello della trama non si trovava in ambienti ben più elevati? (cap. XXXIV)
«Polly, vecchia mia,» disse Toodle «non l'ho detto mica in particolare per Rob, davvero. Parto leggero con Rob, arrivo a una diramazione, prendo a bordo quello che ci trovo, e tutto un treno di idee ci si aggancia, prima che sappia dove mi trovo, o da dove vengono quelle idee. Guarda te che nodo ferroviario sono i pensieri di un uomo, davvero!» (cap. XXXVIII)
[...] i pensieri sono come il vento, e nessuno può risponderne, con certezza, per una certa durata. (Solomon Gills: cap. XXXIX)
«La speranza, vedi, Walter» disse il capitano con l'accento del saggio. «La speranza. È lei che ti anima. La speranza è un salvagente, vallo a riguardare nel tuo Warbler, nella parte sentimentale, ma santo cielo, ragazzo, come tutti i salvagente non può far altro che galleggiare; non puoi manovrarla. Insieme alla polena della speranza, c'è un'ancora. Ma a che mi serve avere un'ancora, se non ho un fondale dove lanciarla?» (Capitano Cuttle: cap. L)
È sempre l'abitudine che fa ostinare alcuni di noi, che pure sarebbero capaci di qualcosa di meglio, nell'orgoglio e nella caparbietà luciferine, che fa ostinare e sprofondare altri nell'infamia, la maggior parte nell'indifferenza, che ci indurisce ogni giorno, secondo il grado di elasticità della nostra argilla, come statue, e ci lascia sensibili come statue a nuove impressioni e convinzioni. (Signor Morfin: cap. LIII)
[...] gli individui falsi e scaltri segretamente disprezzeranno e detesteranno sempre l'oggetto della loro adulazione, e si irriteranno sempre di rendere e di veder accettare un omaggio che sanno privo di valore [...]. (cap. LV)
[...] i difetti sono a volte solo virtù spinte all'eccesso! (Signor Morfin: cap. LVIII)
Citazioni su Dombey e Figlio
Questa fredda tenebra, che è uno degli archetipi dell'universo di Dickens, ha nel Dombey una coloritura sociale: il libro è il monumento e la tomba dell'Inghilterra vittoriana; e Mr. Dombey è la più grande figura simbolica dell'uomo d'affari borghese, che appaia nel romanzo dell'Ottocento. Nemmeno gli eroi di Balzac posseggono tanta forza demoniaca ed emanano tanto strazio. In questo mondo, l'unico valore assoluto è la ditta, la Dombey e figlio, nella quale Mr. Dombey crede come in Dio, sino a immolargli la vita, la famiglia, e ogni qualità umana. Non esiste che la ragione, la volontà, lo sforzo, la previsione, il danaro, la gerarchia – e il libro dimostra, con atroce evidenza, che la ragione, la volontà e lo sforzo sono incapaci di ottenere qualsiasi cosa, che il danaro è vano, che la previsione non prevede, che la gerarchia non serve. Alla fine, non resta nulla. Solo il nero e il freddo. (Pietro Citati)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026