Frasi

Frasi di «E io, che ho le rose fiorite anche d'inverno?»

20 citazioni dal libro di Aldo Busi

Le frasi di «E io, che ho le rose fiorite anche d'inverno?» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «E io, che ho le rose fiorite anche d'inverno?»

L'intelligenza non ha valletti, si serve da sé. (p. 17)
La prudenza è la parte più nascosta del vero coraggio. (p. 19)
Lei stessa era la musica che la faceva danzare come può essere un sogno a fare un uomo, lei è l'unico non ricordo che rimane impresso in una serie di ricordi che si cancellano via via che passano gli istanti. La guardavo e pensavo, "Ma io questa l'ho già vista, l'ho già vista...".
Sarebbe bello poter dire, "Ma è quella stronza marocchina dell'aeroporto!", ma io non sono Emilio Salgari e quindi non era lei. (p. 41)
Nella vita non si può avere tutto: o hai un percorso o hai una meta, e le mete sono tutte uguali.
Una volta che ci sei. (p. 42)
Più divento giovane come non sono mai stato nemmeno in gioventù e più divento intransigente verso la droga, la prostituzione e l'alcol: se uno deve vivere per ammazzare il tempo comprando i suoi svettanti e gratuiti attimi fuggenti, tanto vale che faccia più alla svelta e ammazzi se stesso senza rompere le palle a me che devo sempre fare la figura del bigotto salutista allorché invece sono solo annoiato a morte dai faciloni da sballo sempre e comunque che pensano che esista qualcosa che possa essere più facile di quanto non debba invece restare strettamente raro, difficile, inaccessibile. (p. 53)
Ma in una società in cui è concesso solo ai maschi listinto e alle femmine il calcolo culturale sul proprio residuo d'istinto di sopravvivenza chiamato sentimento, non c'è che povertà, viltà, meschinità relazionale. (p. 76)
Io elaboro lutti su gente viva per dare una fine al cordoglio che con me questa gente è lettera morta; sono il vedovo e l'orbato di storie non avute con gente che le ha con altri, non con me che lo volevo tanto e che in cucina non sono male e potrei prendere per la gola anche un estintore, non solo un estinto. (p. 91)
Ah, che flagello questa italiana lingua di clericali che non fa mai fare i meritati cagnotti ai cadaveri ma li mette a riposo il tempo di lievitarli verso la resurrezione dei corpi, delle anime e degli insaziabili credenti rompipalle tutti! (p. 104)
Cos'è un vero laico? Uno che non ha certezze ma solo dubbi, dice lo spegnimoccoli illuminista. Ma non basta, dico io, uno che non ha certezze finisce pur sempre con la certezza di non averne, e spesso fuor di dubbio. No. Un vero laico è chi non rompe i coglioni agli altri e non permette a nessuno di romperglieli. Né con una verità rivelata né con un dubbio in divenire, che inevitabilmente porterà il dubbioso alla sua bella conversioncina cattolica dell'ultimo minuto senza essersi dovuto fare due marroni così con la santa messa tutte le sante e strainculate domeniche e feste raccomandate della sua vita. (p. 104)
Non c'è laicità possibile, per esempio, se tanto per cominciare non si conviene subito che Satana è un'invenzione della Chiesa per distrarre l'attenzione da se stessi. Chi grida "Al lupo! Al lupo!" di mestiere che altro mestiere può fare se non il lupo? (p. 105)
Il Papa è un divino Otelma al quale è andata da Dio. (p. 106)
Ma su un punto non sarò mai chiaro abbastanza: non si può ascrivere alla Chiesa cattolica tutta la responsabilità dell'abiezione umana e politica e sociale e economica che essa crea in Italia... nelle Filippine, in Sudamerica, in Africa, in Germania... e non fino al punto di alleggerire la responsabilità del singolo individuo che si fa cattolico, non fino a diventare essa il capro espiatorio dello stato di indigenza culturale e civile del mio paese e dei suoi fedeli; no, esiste la responsabilità individuale, altrettanto imperdonabile, di tutti coloro che sono consapevoli dell'inganno cui sottostanno e al cui dispotico trionfo contribuiscono senza fare niente per abbatterlo. (p. 126)
Se non vuoi fare di volta in volta patti col diavolo non farne uno con Dio una volta per tutte. (p. 128)
Leggere, in casa mia, era sciupare il tempo, era proibito farsi vedere, dovevo farlo di nascosto, e come tutte le cose proibite era associato alle cose sporche, intime, dovevo farlo chiuso al cesso mica per snobismo, là nessuno dei miei aguzzini fatti in casa veniva a cercarmi di proposito, ci capitavano solo per bisogno, se no erano calci e urla per la mia lazzaronaggine, il mio vizio di usare i libri per leggerli invece di renderli utili per il gancio al muro dei clienti cagatori. (p. 135)
L'italiano non pensa un pensiero, al massimo digerisce quello di un prete. (p. 138)
L'Italia è la fabbrica dei furbi ripiegati su se stessi, il suo vero originale e inimitabile made in Italy una camera ardente di furbizia, una fossa comune di furbi vivi e, soprattutto, vegeti vegetanti. Però col tonaca su tonaca giusto. (p. 138)
Parafrasando Jean Paul, egli, eterno bambino indifeso dentro l'adulto armato sino ai denti che con l'odio simulato nell'amore vuole vendicarsi di non essere stato difeso quando più sarebbe stato necessario farlo, pregherà per attirare e impadronirsi meglio di ogni altro dei frutti del peccato; s'inginocchierà, ma solo come i soldati di prima fila, per sparare meglio su chi ha di fronte; tenderà amichevolmente le mani e spalancherà calorosamente le braccia per accogliere con ardore una donna innamorata solo per ridurla in cenere, e giungerà piamente le mani nella preghiera, ma come quella macchina di tortura dotata di punte acuminate detta Vergine di Norimberga, che più abbraccia, più stritola. (p. 160)
Se bussi una due tre quattro cinque infinite volte a una porta ambita e non si apre, non significa che non ti vogliono, che fanno finta di non sentirti, che ti hanno escluso dalla loro madia e dal loro giaciglio, significa che è la porta sbagliata per te, giusta per altri ma non per te, e che dietro non c'è nessuno, a parte la tua fantasia bisognosa di collocarvi un anfitrione interessato a te e al tuo appetito di lui. (p. 177)
Se desideri rifarlo con la stessa persona, il riflesso che è scattato è già di altra "natura": è di cultura. (p. 220)
Tutta la mia casa è un mercatino, mi sembra di girare fra bancarelle e però ancora non mi decido a non comperare più niente. (p. 249)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026