Frasi

Frasi di «Ecce Homo»

17 citazioni dal libro di Friedrich Nietzsche

Le frasi di «Ecce Homo» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Ecce Homo»

Nei sette anni durante i quali ho insegnato greco nella classe superiore del Pädagogium di Basilea, non ho avuto alcuna occasione per infliggere una punizione; i più pigri erano diligenti con me. Sono sempre all'altezza del caso; devo essere impreparato per poter essere padrone di me stesso. (Perché sono così saggio, 4; 1989)
L'ateismo, per me, non è un risultato, e tanto meno un avvenimento – come tale non lo conosco: io lo intendo per istinto. Sono troppo curioso, troppo problematico, troppo tracotante, perché possa piacermi una risposta grossolana. Dio è una risposta grossolana, un'indelicatezza verso noi pensatori – in fondo è solo un grossolano divieto che ci vien fatto: non dovete pensare! (Perché sono così accorto, 1)
Citata da Douglas Adams ne Il salmone del dubbio.
Abbiamo già osservato come nello stato di profonda tensione in cui l'incubazione di un pensiero sommerge lo spirito e, in pratica, l'intero organismo, il caso o qualunque eccitamento proveniente dall'esterno agisca troppo violentemente e colpisca troppo a fondo. Ebbene bisogna sottrarsi, per quanto è possibile, al caso, agli stimoli che vengono dall'esterno; l'auto-murarsi, per così dire, è uno dei primi precetti della prudenza istintiva in ogni parto intellettuale. (Perché sono così accorto, 3; 1989)
Ovunque giunga, la Germania guasta la civiltà. (Perché sono così accorto, 3; 1989)
In quanto artisti non si ha altra patria in Europa che Parigi. (Perché sono così accorto, 5; 1989)
Se cerco un'altra parola per la musica, trovo sempre e soltanto la parola Venezia. (Perché sono così accorto, 7; 1989)
Una cosa sono io, un'altra i miei scritti. — Prima di parlare dei miei scritti stessi toccherò qui la questione di come sono stati capiti o non capiti. Lo faccio di sfuggita, come si conviene: perché non è ancora venuto il tempo per una tale questione. Anche per me non è ancora venuto il tempo, ci sono uomini che nascono postumi. (Perché scrivo libri così buoni, 1, p. 55)
In definitiva, nessuno può trarre dalle cose, libri compresi, altro che quello che già sa. Chi non ha accesso per esperienza a certe cose, non ha neppure orecchie per udirle. Pensiamo a un caso estremo: un libro che parli solamente di esperienze che stanno al di là delle possibilità dell'esperienza comune, o magari anche piuttosto rara – e che perciò sia il primo linguaggio per una nuova serie di esperienze. In questo caso semplicemente nessuno udrà niente, con l'illusione acustica per cui, là dove non si ode niente, non deve esserci niente ... (Perché scrivo libri così buoni, 1, p. 57; 2007)
Dove voi vedete cose ideali, io vedo – cose umane, ahi, troppo umane! (Umano, troppo umano, 1; 1989)
In fondo mi dava noia oltremisura questo luogo, il più indecoroso della terra, per il poeta dello Zarathustra e che non avevo scelto liberamente; volevo andare allAquila, l'antitesi di Roma, fondata per ostilità contro Roma, simile al luogo che fonderò un giorno, un ricordo di un ateo e di un anticlericale comme il faut, di uno degli esseri a me più affini, il grande imperatore degli Hohenstaufen Federico II. (Così parlò Zarathustra, 4; 1989)
Il diavolo è solo l'ozio di Dio ogni settimo giorno. (Al di là del bene e del male, 2; 1989)
Mi viene la voglia, lo sento perfino come dovere, di dire una volta ai Tedeschi tutto quello che hanno già sulla coscienza. Hanno sulla coscienza tutti i grandi delitti contro la civiltà degli ultimi quattro secoli! (Il caso Wagner, 2; 2007)
Nel Tedesco, come nella donna, non si arriva mai al fondo: non c'è. (Il caso Wagner, 3; 1989)
Se immagino un tipo umano che vada contro tutti i miei istinti, ne esce sempre un Tedesco. (Il caso Wagner, 4; 1989)
Un giorno sarà legato al mio nome il ricordo di qualcosa di enorme – una crisi, quale mai si era vista sulla terra, la più profonda collisione della coscienza, una decisione evocata contro tutto ciò che finora è stato creduto, preteso, consacrato. Io non sono un uomo, sono dinamite. (Perché sono un destino, 1; 1989)
Le religioni sono affari per la plebe, io ho bisogno di lavarmi le mani dopo il contatto con uomini religiosi... (Perché sono un destino, 1; 1989)
Non voglio «credenti», penso di essere troppo malizioso per credere a me stesso [...]. Ho una paura spaventosa che un giorno mi facciano santo [...]. Non voglio essere un santo, allora piuttosto un buffone... Forse sono un buffone... (Perché io sono un destino, 1; 1991)
Citato in J.K. Rowling, Il seggio vacante, traduzione di Silvia Piraccini, Salani, 2012, p. 89. ISBN 9788867150960

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026