Le frasi di «Era ieri» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Era ieri»
A Milano tutto era regolato sul denaro. Nei bar dicevano "cappuccio", per cappuccino, si risparmiava qualche sillaba. Mi colpì un manifesto sulla chiesa di San Calimero: "Date e vi sarà reso al cento per cento".
Ho sempre sognato di fare il giornalista, lo scrissi anche in un tema alle medie: lo immaginavo come un "vendicatore" capace di riparare torti e ingiustizie [...] ero convinto che quel mestiere mi avrebbe portato a scoprire il mondo.
Il 23 marzo 2005 è una data tremenda per la Costituzione e la democrazia italiana. Nello stesso giorno, molti anni prima, nel 1919, gli Arditi decisero di costituirsi in "Fasci italiani di combattimento" e in seguito quella data sarà celebrata come l'inizio del fascismo. Oggi dopo ottantasei anni, il Senato approva la riforma costituzione voluta da Berlusconi, Bossi, Fini e dalla loro maggioranza. Che combinazione!
Quell'uomo sembrava immortale e che aveva superato tutto, ha dovuto arrendersi, come ognuno di noi, alla sofferenza e al destino. È morto come un uomo, mostrando tutto il suo dolore e la sua solitudine. [...] Mi riconoscevo in quell'uomo dai capelli bianchi e nella sua ricerca di meditazione.
Può un Paese sopravvivere a dei governanti inquisiti?
Tutto era cominciato [si parla di Mani pulite] un mattino d'inverno, il 17 febbraio 1992, quando con un mandato d'arresto, una vettura dal lampeggiante azzurro si era fermata al Pio Albergo Trivulzio e prelevava il presidente, l'ingegner Mario Chiesa, esponente del PSI, con l'ambizione di diventare sindaco di Milano. Lo pescano mentre ha appena intascato una bustarella di sette milioni. [...] Craxi se la prese con la Procura di Milano ma sui muri comparvero delle scritte come "W Di Pietro", "Di Pietro tieni duro" e "Milano ladrona, Di Pietro non perdona".
L'accusa verso di me è sempre stata la stessa: Biagi è un comunista. Forse deluderò qualcuno e qualcuno, invece, sarà felice: non sono mai stato comunista, sono solo un vecchio socialista [...] In fin dei conti questa accusa cosa voleva dire? Che mangiavo i bambini? [...] Ed è incredibile che quell'accusa mi abbia accompagnato fino a ottantadue anni, quando ancora una volta, ho pagato per le mie idee. [si riferisce all'editto bulgaro di Berlusconi]
Quando penso a Hitler, non posso non pensare alla mia nipotina Rachele e a quei sei milioni di ebrei. Lo hanno accusato di "cretinismo morale e ideologico". Sono d'accordo.
Mentre Benigni mi raccontava a che punto era con Pinocchio, io lo guardavo negli occhi e pensavo che quell'uomo dall'accento toscano tanto simile alla gente delle mie parti, con un po' di capelli in meno dall'ultima volta che ci eravamo visti, i soliti pantaloni senza piega, la camicia troppo larga e fuori dalle brache era il genio che il mondo ci invidiava.
Il Cavaliere [...] è partito da niente e, guarda un po', si è fatto da solo. C'è una squadra che studia il suo look, ha un portavoce che qualche volta gli mette una mano sulla spalla per fargli capire che qualche parola in meno aiuta. Lo spettacolo ce l'ha nel sangue e, purtroppo ha trasformato Palazzo Chigi in un grande varietà; d'altra parte già a quattordici anni organizzava recite di burattini con ingresso a pagamento [...] L'aria che lo accompagna è quella inconfondibile del piccolo venditore di edizioni straordinarie, che urla sul marciapiede lucido di pioggia ma è destinato a percorrere una lunga strada. [...] Ha una compagnia molto colorita e che suscita tante perplessità.
Berlusconi non ha fatto un colpo di Stato, è stato eletto democraticamente con il voto degli italiani ma certamente lo ha aiutato l'essere proprietario di tre reti televisive e della casa editrice più importante del nostro Paese. È entrato in politica soprattutto per risolvere alcune questioni personali che lo angosciavano.
Berlusconi governa il Paese dalle sue centoquarantasette stanze di Arcore e parla al popolo come l'erede dei Borboni.
Montanelli se n'è sempre fregato delle critiche, io molto meno, ho un carattere permaloso, spesso non ho resistito alla tentazione di rispondere a chi mi attaccava. Indro mi sgridava, diceva a mia moglie di tenermi calmo, che non ne valeva la pena, che erano tutte bischerate. [...] Per lui il buon risultato era il sorriso di un passante, l'oste che gli trovava il tavolo. Qualcuno si chiedeva che cos'avesse di speciale. A pensarci bene niente. Scriveva degli articoli che erano letti e dei libri che si vendevano.
Non è una gran notizia che Indro e io non abbiamo mai fatto parte del coro, ma fu una grande notizia la spiegazione che ne diede Berlusconi: "Biagi e Montanelli hanno invidia del mio successo". La prima cosa che mi venne in mente fu: "Sai che risate si starà facendo Indro adesso". Poi mi dissi che c'era poco da ridere.
Noi italiani abbiamo un po' la tendenza ad essere tutti allenatori della Nazionale: conosciamo sempre la formazione ideale e il risultato anche prima della partita"
A Parri è sempre bastato avere la coscienza tranquilla. Per questo non volle mai rinunciare alle sue idee.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026