Frasi

Frasi di «Furore»

39 citazioni dal libro di John Steinbeck

Le frasi di «Furore» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Furore»

Al diavolo tutto quanto! Non c'è nessun peccato e nessuna virtù. C'è solo quello che la gente fa. È tutto parte della stessa cosa. E certe cose che la gente fa sono belle, e invece altre non sono belle, ma questo è il massimo che qualsiasi uomo ha il diritto di dire. (Jim Casy: cap. 4, 2013)
"Ho pensato allo Spirito Santo e al cammino di Gesù. Ho pensato: 'Perché dobbiamo metterlo con Dio o con Gesù? Magari,' ho pensato, 'magari sono tutti gli uomini e tutte le donne che amiamo: magari è questo lo Spirito Santo... lo spirito umano... tutta la baracca. '. E allora me ne stavo lì a pensarci, e all'improvviso... ho capito. L'ho capito proprio dentro di me, e da quel momento sono sicuro ch'è vero." (Jim Casy: cap. 4, 2013)
La banca è qualcosa di diverso da un essere umano. Capita che chiunque faccia parte di una banca non approvi l'operato della banca, eppure la banca lo fa lo stesso. Vi ripeto che la banca è qualcosa di più di un essere umano. È il mostro. L'hanno fatta degli uomini, questo sì, ma gli uomini non la possono tenere sotto controllo. (cap. 5; 1970, p. 42)
Il mezzadro ragionava. "È strano come vanno le cose. Se un uomo ha una piccola proprietà, quella proprietà è lui, è parte di lui, è fatta come lui. Se la sua proprietà è grande quanto basta per camminarci sopra, e coltivarla, e rattristarsi se non rende e rallegrarsi quando arriva la pioggia, quella proprietà è lui, e in fondo lui diventa più grande perché quella proprietà è sua. Anche se non si arricchisce, è grande perché ha quella proprietà. È così la faccenda."
E il mezzadro ragionava ancora. "Ma se un uomo ha una proprietà senza vederla, o senza avere il tempo di infilarci le dita, o senza poterci stare per camminarci... be', allora la proprietà è l'uomo. Lui non può fare quello che vuole, non può pensare quello che vuole. La proprietà è l'uomo, e è più forte di lui. E lui non è grande, è piccolo. È il suo patrimonio a essere grande, e lui è il servitore della sua proprietà. Anche questa faccenda è così." (cap. 5, 2013)
L'uomo è un animale che vive d'abitudini. Si affeziona ai luoghi, detesta i cambiamenti. (Jim Casy: cap. 6; 1970, p. 63)
Certe volte un uomo triste può togliersi la tristezza facendola uscire dalla bocca. Certe volte un uomo con la voglia d'ammazzare può farsela uscire dalla bocca e non ammazzare nessuno. (Jim Casy: cap. 6, 2013)
E mi sono messo a pensare ch'eravamo tutti santi quand'eravamo una cosa sola, e l'umanità era santa quand'era una cosa sola. E non era più santa solo quando un povero disgraziato si pigliava il morso tra i denti e se ne scappava per conto suo, scalciando e tirando e lottando per conto suo. Quelli come lui guastano tutta la santità. Ma quando lavorano tutt'insieme, non un uomo per un altro uomo, ma tutti come se hanno sul collo le corde per tirarsi tutta la baracca... quello sì, quello è santo. (Jim Casy: cap. 8, 2013)
C'è una cosa che in prigione s'impara: mai pensare al momento della liberazione, altrimenti c'è da spaccarsi la testa nel muro. Pensare all'oggi, al domani, tutt'al più alla partita di calcio del sabato; ma mai più in là. Prendere il giorno come viene. (Tom Joad: cap. 10; 1970, p. 102)
Ecco cos'è predicare. Fare del bene a uno ch'è conciato male e non può farti smettere con un pugno. (Tom Joad: cap. 10, 2013)
La tenue luce del crepuscolo dava alla terra rossa una sorta di nitore, ed era come se la profondità delle cose aumentasse, come se una pietra, un palo o una costruzione avessero contorni più netti e profondi che alla luce del giorno; e l'individualità di tali oggetti ne veniva stranamente accresciuta: un palo era più essenzialmente un palo, staccandosi dalla terra in cui era piantato e dal campo di mais sul quale si stagliava. E le piante erano individui, non la massa del raccolto; e il salice smunto era se stesso, libero e distinto da ogni altro salice. La terra contribuiva alla luce della sera. La facciata di legno grezzo della casa grigia, rivolta a ponente, aveva la luminosità della luna. Nell'aia davanti alla porta, il camion grigio di polvere si stagliava in quella luce magicamente, come nella prospettiva dilatata di uno stereoscopio.
La sera cambiava anche le persone, calmandole. Sembravano elementi di una struttura inconscia. Obbedivano a impulsi che i loro cervelli registravano solo in parte. I loro sguardi erano rivolti all'interno, calmi, e anche i loro occhi erano nitidi nella sera, nitidi nelle facce impolverate. (cap. 10, 2013)
La Route 66 è la principale strada migratoria. La 66, lungo sentiero d'asfalto che attraversa la nazione, serpeggiando dolcemente su e giù per la carta, dal Mississippi a Bakersfield, attraverso le terre rosse e le terre grigie, inerpicandosi su per le montagne, superando valichi e planando nel deserto terribile e luminoso, e dopo il deserto di nuovo sulle montagne fino alle ricche valli della California. (cap. 12, 2013)
Ecco, chi fa affari deve dire bugie e dare fregature, solo che le chiama in un altro modo. È questa la cosa importante. Se tu quella gomma la rubavi eri un ladro, ma lui ha cercato di fregarti quattro dollari per una gomma scassata. E per loro non si chiama furto, si chiama buon affare. (cap. 12, 2013)
Casy disse: "Io ho camminato per tutto il paese. Tutti chiedono la stessa cosa. Dove andiamo? Per me non andiamo mai da nessuna parte. Siamo sempre in viaggio. Sempre in cammino. Perché a questa cosa non ci pensa nessuno? Oggi tutto si sposta. La gente si sposta. Sappiamo perché e sappiamo come. La gente si sposta perché lo deve fare. Ecco perché la gente si sposta. Si sposta perché vuole qualcosa di meglio. E quello è l'unico modo per trovarselo. Quando gli serve qualcosa, quando gli manca qualcosa, se lo vanno a pigliare. È a forza di sopportare che uno impara a ribellarsi". (cap. 13, 2013)
"Le leggi cambiano," disse, "ma le cose giuste restano uguali. Ognuno ha il diritto di fare quello ch'è giusto." (Jim Casy: cap. 13, 2013)
Ma' disse: "C'è un proverbio che dice: 'Bimbo che nella pena nasce nella gioia cresce'. Lo conosce, signora Wilson?".
"Mi pare di sì," disse Sairy. "E c'è pure quell'altro: 'Chi nasce contento muore scontento'." (cap. 13, 2013)
Una volta un tizio m'ha detto una poesia che faceva: 'Tutto quello che è vivo è santo'. (Jim Casy: cap. 13, 2013)
Ecco il nodo, per voi che odiate il cambiamento e temete la rivoluzione. Vi conviene tenere separati questi due uomini accoccolati, fare in modo che si odino, che si temano, che diffidino l'uno dell'altro. È questo l'embrione della cosa che temete. È questo lo zigote. Perché adesso "Ho perso la mia terra" è cambiato; una cellula si è scissa e dalla sua scissione nasce la cosa che odiate: "Abbiamo perso la nostra terra". Ecco dov'è il pericolo, perché due uomini non sono soli e confusi quanto può esserlo uno. (cap. 14, 2013)
Un bambino arriva tardi a scuola. Il maestro gli fa: "Perché sei in ritardo?". E il bambino: "M'è toccato portare la mucca dal toro per montarla". E il maestro: "Perché non l'ha fatto tuo padre?". E il bambino: "Il toro lo fa meglio". (Bill: cap. 15, 2013)
Se uno se la spassa non gliene frega niente; ma se uno è cattivo, solo, vecchio e scontento... ha paura di morire! (Jim Casy: cap. 18, 2013)
Se gli serve un milione di acri per sentirsi ricco, mi sa che gli serve perché si sente molto povero dentro; e se è povero dentro, non c'è nessun milione di acri che lo può fare sentire ricco, e magari è scontento che niente di quello che fa riesce a farlo sentire ricco... (Jim Casy: cap. 18, 2013)
"Quando sei giovane, Rosasharn, tutto quello che ti capita se ne sta per conto suo. Se ne sta tutto solo come un'isola. Lo so, me lo ricordo, Rosasharn." Le sue labbra amavano il nome della figlia. "Tu avrai un figlio, Rosasharn, e ti sentirai sola come un'isola. Starai male, e sarà un male tutto solo, e credimi, Rosasharn, questa tenda qui è sola al mondo." Sferzò bruscamente l'aria per allontanare un ronzio, e la grossa mosca nera fece due volte il giro della tenda e sfrecciò fuori nel sole accecante. E Ma' continuò: "Poi un giorno si cambia, e da quel giorno una morte è un pezzo di tutte le morti, e una nascita è un pezzo di tutte le nascite, e nascere e morire sono due pezzi della stessa cosa. Allora le cose non stanno più da sole. E un male non fa più tanto male, perché non è più un male che se ne sta da solo, Rosasharn. Vorrei dirtelo più chiaro per fartelo capire, ma non lo so fare." E la sua voce era così dolce, così piena d'amore, che le lacrime stiparono gli occhi di Rose of Sharon, e traboccarono dai suoi occhi e la accecarono. (cap. 18, 2013)
Quand'ero bambina mi piaceva cantare. In paese dicevano che sapevo cantare come Jenny Lind. La gente mi veniva a sentire quando cantavo. E quando loro erano tutti lì... e io cantavo... be' , eravamo così insieme che non si può manco immaginare. Mi sentivo piena di gioia. Non capita a tanta gente di sentirsi così pieni, così vicini, come io quando cantavo e loro erano tutti lì a sentirmi. Ho pensato che magari potevo cantare nei teatri, ma poi non l'ho fatto. E sono contenta. Così non s'è messo niente tra me e loro. E... è per questo che gli ho chiesto di pregare. Volevo sentire un'ultima volta quella vicinanza. Cantare e pregare sono la stessa cosa, proprio la stessa cosa. (Sairy Wilson: cap. 18, 2013)
Non serve fegato per fare qualcosa quando non puoi fare nient'altro. (Tom Joad: cap. 18, 2013)
"Be'," disse Casy, "se lo chiedi a me ti dico che hai sbagliato e basta, ma se per te hai peccato... allora hai peccato. Uno i suoi peccati se li costruisce colle sue mani." (cap. 18, 2013)
Come fai a spaventare un uomo quando quella che lo tormenta non è fame nella sua pancia ma fame nella pancia dei suoi figli? Non puoi spaventarlo: conosce una paura peggiore di tutte le altre. (cap. 19, 2013)
"Calmo," disse Ma'. "Devi avere pazienza. Vedi, Tom... noi ci saremo pure quando loro non ci saranno più. Tom, noi siamo quelli che restano. Non riusciranno a spazzarci via. Noi siamo tosti, noi andiamo avanti."
"E ci pigliamo un sacco di bastonate."
"Lo so." Ma' ridacchiò. "Magari è quello a farci forti. I ricchi germogliano e muoiono, e hanno figli che non valgono niente, sono piante che appassiscono. Ma noi no, Tom: noi non possiamo finire. Sta' tranquillo, Tom. Ora le cose cambiano." (cap. 20, 2013)
E i grossi proprietari cui una sommossa avrebbe fatto perdere tutte le terre, i grossi proprietari con accesso alla Storia, con occhi per leggere la Storia e ricavarne la grande verità: quando le mani in cui si accumula la ricchezza sono troppo poche, finiscono per perderla. E la verità accessoria: quando una moltitudine di uomini ha fame e freddo, il necessario se lo prende con la forza. E la piccola ma sonora verità che echeggia lungo la Storia: la repressione serve solo a rinforzare e unire gli oppressi. Ebbene, i grossi proprietari ignorarono questi tre avvertimenti della Storia. (cap. 21, 2013)
"C'era un tizio di nome Hines, uno che ha un trentamila acri a pesche e uva, e ha pure un conservificio e una cantina. E questo Hines parlava tutt'il tempo di 'maledetti rossi'. 'I maledetti rossi portano il paese alla rovina', diceva, e 'Questi maledetti rossi li dobbiamo cacciare a pedate'. Be', un giorno lo sente un ragazzo ch'era appena arrivato all'Ovest. E questo ragazzo si gratta un po' la testa e gli fa: 'Signor Hines, io è da poco che sto qui. Che sono i maledetti rossi?'. Allora Hines gli fa: 'Un rosso è qualsiasi figlio di puttana che vuole trenta centesimi l'ora quando noi ne paghiamo venticinque!'. Allora il ragazzo ci pensa un po' su, e si gratta la testa, e poi fa: 'Cristo, signor Hines. Io non sono un figlio di puttana, ma se un rosso è questa roba qua... be', pure io voglio trenta centesimi l'ora. Tutti quanti li vogliono. Accidenti, signor Hines, siamo rossi tutti quanti'." (Timothy Wallace: cap. 22, 2013)
Qui è come cercare puzzole sott'acqua. (Al Joad: cap. 22, 2013)
L'avete mai visto un fagiano, che vola tutto teso, bello con quelle penne disegnate e tutte dipinte, e pure gli occhi dipinti? Poi, bum! Lo raccattate, ed è solo un cencio insanguinato, e allora capite che avete sfasciato qualcosa che era meglio di voi; e manco mangiarlo vi cambia niente, perché avete sfasciato qualcosa che stava dentro di voi, e non la potrete riaggiustare. (cap. 23, 2013)
Vorrei essere sempre sbronzo. Chi lo dice ch'è male? Chi s'azzarda a dire ch'è male? I predicatori – ma quelli si sbronzano alla loro maniera. Le zitelle acide – ma quelle sono troppo infelici per capire. I moralisti – ma quelli la vita la vedono troppo da lontano per capire. (cap. 23, 2013)
Con un'armonica puoi suonarci di tutto: singole note filate, accordi complessi, melodie dagli accordi ritmati. Si può plasmare la musica tra i palmi delle mani, farla languida e triste come la cornamusa, corposa e grave come l'organo, secca e stridula come i pifferi dei montanari. Finito di suonare, la rimetti in tasca. È sempre con te, ce l'hai sempre in tasca. E mentre suoni impari nuovi trucchi, nuovi modi di plasmare il suono con le mani, di modulare il tono con le labbra, e non te l'insegna nessuno. (cap. 23, 2013)
La primavera è splendida in California. Le valli dove cresce la frutta sono mari fragranti, screziati di rosa e di bianco. I primi viticci dell'uva, sbucati dai vecchi ceppi contorti, si spandono a cascata ricoprendo i tronchi. Le verdi colline in fiore sono tonde e morbide come seni. E sulle pianure ortive si stendono a perdita d'occhio le schiere di pallide lattughe e minuscoli cavolfiori, l'irreale grigio-verde delle piante di carciofi.
Poi di colpo le foglie si affacciano sui rami, e i petali cadono dagli alberi da frutta e tappezzano di rosa e di bianco la terra. Il cuore dei germogli si gonfia e prende forma e colore: ciliegie e mele, pesche e pere, fichi che racchiudono il fiore nel frutto. Tutta la California freme di vita nascente, e i frutti si fanno pesanti, e gravano i rami fino a curvarli, tanto che bisogna puntellarli affinché il peso non li schianti. (cap. 25, 2013)
Quando stai male o magari hai bisogno o sei nei guai... va' dalla povera gente. Soltanto loro ti danno una mano... soltanto loro. (Ma': cap. 26, 2013)
Perché io ci sarò sempre, nascosto e dappertutto. Sarò in tutt'i posti... dappertutto dove ti giri a guardare. Dove c'è qualcuno che lotta per dare da mangiare a chi ha fame, io sarò lì. Dove c'è uno sbirro che picchia qualcuno, io sarò lì. Se Casy aveva ragione, be', allora sarò negli urli di quelli che si ribellano... e sarò nelle risate dei bambini quando hanno fame e sanno che la minestra è pronta. E quando la nostra gente mangerà le cose che ha coltivato e vivrà nelle case che ha costruito... be', io sarò lì. (Tom Joad: cap. 28, 2013)
supra, cap. 4: «Magari tutti gli uomini messi insieme fanno una grande anima e ognuno di loro è un pezzettino.»
"La donna può cambiare meglio dell'uomo," disse Ma' in tono rassicurante. "La donna la vita ce l'ha tutta nelle braccia. L'uomo ce l'ha tutta nella testa." (cap. 28, 2013)
"Macché finita," disse Ma' con un sorriso. "Non è finita per niente, Pa'. E c'è un'altra cosa che sanno le donne. Me ne sono accorta. Per l'uomo la vita è fatta a salti: se nasce tuo figlio e muore tuo padre, per l'uomo è un salto; se ti compri la terra e ti perdi la terra, per l'uomo è un salto. Per la donna invece è tutto come un fiume, che ogni tanto c'è un mulinello, ogni tanto c'è una secca, ma l'acqua continua a scorrere, va sempre dritta per la sua strada. Per la donna è così ch'è fatta la vita. La gente non muore mai fino in fondo. La gente continua come il fiume: magari cambia un po', ma non finisce mai." (cap. 28, 2013)
A me mi pare solo che tutto quello che facciamo serve per continuare. Per me è così che vanno le cose. Pure la fame... pure la malattia: qualcuno muore, ma gli altri si fanno più tosti. Uno deve solo cercare di viversi la giornata, la giornata e basta. (Ma': cap. 28, 2013)

Citazioni su Furore

È un'opera universale, scritta nel '39, ma straordinariamente attuale, in cui ogni migrazione è stata raccontata per sempre. (Alessandro Baricco)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026