Ritratto di John Steinbeck
McFadden Publications, Inc.; no photographer... · Public domain

Frasi

Frasi di John Steinbeck

110 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 110 citazioni di John Steinbeck, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

John Steinbeck (scrittore statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di John Steinbeck

A meno che un critico abbia il coraggio di lodarti senza riserve, io dico, ignora il bastardo.
E la perla si adagiò nella dolce acqua verde e precipitò verso il fondo. I rami ondeggianti delle alghe la chiamarono, le fecero cenno, e sulla superficie le luci apparvero verdi e delicate. Si posò sulla sabbia fra pianticelle simili a felci. Sopra, il velo dell'acqua era come uno specchio verde. E la perla giacque in fondo al mare. Un granchio che zampettava sul fondo sollevò una nuvoletta di sabbia, ed ecco, era sparita. La musica della perla si consumò in un sussurro e svanì.
Da La perla, traduzione di Bruno Maffi, Bompiani.
La disciplina di scrivere parole punisce sia la stupidità sia la disonestà.
La professione di scrivere libri fa apparire le corse dei cavalli un'attività solida, stabile.
Citato in Gino e Michele, Matteo Molinari, Le Formiche: anno terzo, Zelig Editore, 1995, § 1833.
Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone.
Da Viaggio con Charley.
Una buona ipotesi presenta sempre una difficoltà enorme. Quando è completata, le angolosità sono smussate, il contenuto si fa coesivo e coerente, è molto probabile che diventi una cosa a sé stante, un capolavoro artistico. A quel punto è come un sonetto finito o un dipinto terminato. È detestabile doverla toccare. Anche se informazioni successive dovessero produrvi una falla, resta comunque detestabile doverla smantellare, perché continuiamo ad immaginarla bella e integra.
Da Diario di bordo dal Mare di Cortez, traduzione di Roberta Martignon, Jaca Book, Milano, 1983, cap. 17, pp. 288-289

Frasi da «Al Dio sconosciuto»

Ci sono cose che non si possono guardare alla luce della ragione, ma sono così come sono. (p. 47)
Cristo inchiodato alla croce dovrebbe essere qualche cosa di più che non il simbolo del dolore universale. Potrebbe tenere tutto il dolore. E un uomo che stesse in cima a una collina con le braccia tese, simbolo del simbolo, dovrebbe pur contenere tutto il dolore di tutti i tempi. (pp. 72-73)
Cristo nel breve tempo che fu sui chiodi sofferse nel suo corpo il dolore di tutti, e in lui non passò nulla di deforme. (p. 73)
Non so se ci siano uomini nati al di fuori della natura umana, o se alcuni uomini siano tanto umani da far sembrare irreali gli altri. Forse un semidio vive di tanto in tanto sulla terra. (p. 90)

Scheda del libro «Al Dio sconosciuto»

Frasi da «Furore»

Al diavolo tutto quanto! Non c'è nessun peccato e nessuna virtù. C'è solo quello che la gente fa. È tutto parte della stessa cosa. E certe cose che la gente fa sono belle, e invece altre non sono belle, ma questo è il massimo che qualsiasi uomo ha il diritto di dire. (Jim Casy: cap. 4, 2013)
"Ho pensato allo Spirito Santo e al cammino di Gesù. Ho pensato: 'Perché dobbiamo metterlo con Dio o con Gesù? Magari,' ho pensato, 'magari sono tutti gli uomini e tutte le donne che amiamo: magari è questo lo Spirito Santo... lo spirito umano... tutta la baracca. '. E allora me ne stavo lì a pensarci, e all'improvviso... ho capito. L'ho capito proprio dentro di me, e da quel momento sono sicuro ch'è vero." (Jim Casy: cap. 4, 2013)
La banca è qualcosa di diverso da un essere umano. Capita che chiunque faccia parte di una banca non approvi l'operato della banca, eppure la banca lo fa lo stesso. Vi ripeto che la banca è qualcosa di più di un essere umano. È il mostro. L'hanno fatta degli uomini, questo sì, ma gli uomini non la possono tenere sotto controllo. (cap. 5; 1970, p. 42)
Il mezzadro ragionava. "È strano come vanno le cose. Se un uomo ha una piccola proprietà, quella proprietà è lui, è parte di lui, è fatta come lui. Se la sua proprietà è grande quanto basta per camminarci sopra, e coltivarla, e rattristarsi se non rende e rallegrarsi quando arriva la pioggia, quella proprietà è lui, e in fondo lui diventa più grande perché quella proprietà è sua. Anche se non si arricchisce, è grande perché ha quella proprietà. È così la faccenda."
E il mezzadro ragionava ancora. "Ma se un uomo ha una proprietà senza vederla, o senza avere il tempo di infilarci le dita, o senza poterci stare per camminarci... be', allora la proprietà è l'uomo. Lui non può fare quello che vuole, non può pensare quello che vuole. La proprietà è l'uomo, e è più forte di lui. E lui non è grande, è piccolo. È il suo patrimonio a essere grande, e lui è il servitore della sua proprietà. Anche questa faccenda è così." (cap. 5, 2013)
L'uomo è un animale che vive d'abitudini. Si affeziona ai luoghi, detesta i cambiamenti. (Jim Casy: cap. 6; 1970, p. 63)
Certe volte un uomo triste può togliersi la tristezza facendola uscire dalla bocca. Certe volte un uomo con la voglia d'ammazzare può farsela uscire dalla bocca e non ammazzare nessuno. (Jim Casy: cap. 6, 2013)
E mi sono messo a pensare ch'eravamo tutti santi quand'eravamo una cosa sola, e l'umanità era santa quand'era una cosa sola. E non era più santa solo quando un povero disgraziato si pigliava il morso tra i denti e se ne scappava per conto suo, scalciando e tirando e lottando per conto suo. Quelli come lui guastano tutta la santità. Ma quando lavorano tutt'insieme, non un uomo per un altro uomo, ma tutti come se hanno sul collo le corde per tirarsi tutta la baracca... quello sì, quello è santo. (Jim Casy: cap. 8, 2013)
C'è una cosa che in prigione s'impara: mai pensare al momento della liberazione, altrimenti c'è da spaccarsi la testa nel muro. Pensare all'oggi, al domani, tutt'al più alla partita di calcio del sabato; ma mai più in là. Prendere il giorno come viene. (Tom Joad: cap. 10; 1970, p. 102)
Ecco cos'è predicare. Fare del bene a uno ch'è conciato male e non può farti smettere con un pugno. (Tom Joad: cap. 10, 2013)
La tenue luce del crepuscolo dava alla terra rossa una sorta di nitore, ed era come se la profondità delle cose aumentasse, come se una pietra, un palo o una costruzione avessero contorni più netti e profondi che alla luce del giorno; e l'individualità di tali oggetti ne veniva stranamente accresciuta: un palo era più essenzialmente un palo, staccandosi dalla terra in cui era piantato e dal campo di mais sul quale si stagliava. E le piante erano individui, non la massa del raccolto; e il salice smunto era se stesso, libero e distinto da ogni altro salice. La terra contribuiva alla luce della sera. La facciata di legno grezzo della casa grigia, rivolta a ponente, aveva la luminosità della luna. Nell'aia davanti alla porta, il camion grigio di polvere si stagliava in quella luce magicamente, come nella prospettiva dilatata di uno stereoscopio.
La sera cambiava anche le persone, calmandole. Sembravano elementi di una struttura inconscia. Obbedivano a impulsi che i loro cervelli registravano solo in parte. I loro sguardi erano rivolti all'interno, calmi, e anche i loro occhi erano nitidi nella sera, nitidi nelle facce impolverate. (cap. 10, 2013)
La Route 66 è la principale strada migratoria. La 66, lungo sentiero d'asfalto che attraversa la nazione, serpeggiando dolcemente su e giù per la carta, dal Mississippi a Bakersfield, attraverso le terre rosse e le terre grigie, inerpicandosi su per le montagne, superando valichi e planando nel deserto terribile e luminoso, e dopo il deserto di nuovo sulle montagne fino alle ricche valli della California. (cap. 12, 2013)
Ecco, chi fa affari deve dire bugie e dare fregature, solo che le chiama in un altro modo. È questa la cosa importante. Se tu quella gomma la rubavi eri un ladro, ma lui ha cercato di fregarti quattro dollari per una gomma scassata. E per loro non si chiama furto, si chiama buon affare. (cap. 12, 2013)
Casy disse: "Io ho camminato per tutto il paese. Tutti chiedono la stessa cosa. Dove andiamo? Per me non andiamo mai da nessuna parte. Siamo sempre in viaggio. Sempre in cammino. Perché a questa cosa non ci pensa nessuno? Oggi tutto si sposta. La gente si sposta. Sappiamo perché e sappiamo come. La gente si sposta perché lo deve fare. Ecco perché la gente si sposta. Si sposta perché vuole qualcosa di meglio. E quello è l'unico modo per trovarselo. Quando gli serve qualcosa, quando gli manca qualcosa, se lo vanno a pigliare. È a forza di sopportare che uno impara a ribellarsi". (cap. 13, 2013)
"Le leggi cambiano," disse, "ma le cose giuste restano uguali. Ognuno ha il diritto di fare quello ch'è giusto." (Jim Casy: cap. 13, 2013)
Ma' disse: "C'è un proverbio che dice: 'Bimbo che nella pena nasce nella gioia cresce'. Lo conosce, signora Wilson?".
"Mi pare di sì," disse Sairy. "E c'è pure quell'altro: 'Chi nasce contento muore scontento'." (cap. 13, 2013)
Una volta un tizio m'ha detto una poesia che faceva: 'Tutto quello che è vivo è santo'. (Jim Casy: cap. 13, 2013)
Ecco il nodo, per voi che odiate il cambiamento e temete la rivoluzione. Vi conviene tenere separati questi due uomini accoccolati, fare in modo che si odino, che si temano, che diffidino l'uno dell'altro. È questo l'embrione della cosa che temete. È questo lo zigote. Perché adesso "Ho perso la mia terra" è cambiato; una cellula si è scissa e dalla sua scissione nasce la cosa che odiate: "Abbiamo perso la nostra terra". Ecco dov'è il pericolo, perché due uomini non sono soli e confusi quanto può esserlo uno. (cap. 14, 2013)
Un bambino arriva tardi a scuola. Il maestro gli fa: "Perché sei in ritardo?". E il bambino: "M'è toccato portare la mucca dal toro per montarla". E il maestro: "Perché non l'ha fatto tuo padre?". E il bambino: "Il toro lo fa meglio". (Bill: cap. 15, 2013)
Se uno se la spassa non gliene frega niente; ma se uno è cattivo, solo, vecchio e scontento... ha paura di morire! (Jim Casy: cap. 18, 2013)
Se gli serve un milione di acri per sentirsi ricco, mi sa che gli serve perché si sente molto povero dentro; e se è povero dentro, non c'è nessun milione di acri che lo può fare sentire ricco, e magari è scontento che niente di quello che fa riesce a farlo sentire ricco... (Jim Casy: cap. 18, 2013)
"Quando sei giovane, Rosasharn, tutto quello che ti capita se ne sta per conto suo. Se ne sta tutto solo come un'isola. Lo so, me lo ricordo, Rosasharn." Le sue labbra amavano il nome della figlia. "Tu avrai un figlio, Rosasharn, e ti sentirai sola come un'isola. Starai male, e sarà un male tutto solo, e credimi, Rosasharn, questa tenda qui è sola al mondo." Sferzò bruscamente l'aria per allontanare un ronzio, e la grossa mosca nera fece due volte il giro della tenda e sfrecciò fuori nel sole accecante. E Ma' continuò: "Poi un giorno si cambia, e da quel giorno una morte è un pezzo di tutte le morti, e una nascita è un pezzo di tutte le nascite, e nascere e morire sono due pezzi della stessa cosa. Allora le cose non stanno più da sole. E un male non fa più tanto male, perché non è più un male che se ne sta da solo, Rosasharn. Vorrei dirtelo più chiaro per fartelo capire, ma non lo so fare." E la sua voce era così dolce, così piena d'amore, che le lacrime stiparono gli occhi di Rose of Sharon, e traboccarono dai suoi occhi e la accecarono. (cap. 18, 2013)
Quand'ero bambina mi piaceva cantare. In paese dicevano che sapevo cantare come Jenny Lind. La gente mi veniva a sentire quando cantavo. E quando loro erano tutti lì... e io cantavo... be' , eravamo così insieme che non si può manco immaginare. Mi sentivo piena di gioia. Non capita a tanta gente di sentirsi così pieni, così vicini, come io quando cantavo e loro erano tutti lì a sentirmi. Ho pensato che magari potevo cantare nei teatri, ma poi non l'ho fatto. E sono contenta. Così non s'è messo niente tra me e loro. E... è per questo che gli ho chiesto di pregare. Volevo sentire un'ultima volta quella vicinanza. Cantare e pregare sono la stessa cosa, proprio la stessa cosa. (Sairy Wilson: cap. 18, 2013)
Non serve fegato per fare qualcosa quando non puoi fare nient'altro. (Tom Joad: cap. 18, 2013)
"Be'," disse Casy, "se lo chiedi a me ti dico che hai sbagliato e basta, ma se per te hai peccato... allora hai peccato. Uno i suoi peccati se li costruisce colle sue mani." (cap. 18, 2013)
Come fai a spaventare un uomo quando quella che lo tormenta non è fame nella sua pancia ma fame nella pancia dei suoi figli? Non puoi spaventarlo: conosce una paura peggiore di tutte le altre. (cap. 19, 2013)
"Calmo," disse Ma'. "Devi avere pazienza. Vedi, Tom... noi ci saremo pure quando loro non ci saranno più. Tom, noi siamo quelli che restano. Non riusciranno a spazzarci via. Noi siamo tosti, noi andiamo avanti."
"E ci pigliamo un sacco di bastonate."
"Lo so." Ma' ridacchiò. "Magari è quello a farci forti. I ricchi germogliano e muoiono, e hanno figli che non valgono niente, sono piante che appassiscono. Ma noi no, Tom: noi non possiamo finire. Sta' tranquillo, Tom. Ora le cose cambiano." (cap. 20, 2013)
E i grossi proprietari cui una sommossa avrebbe fatto perdere tutte le terre, i grossi proprietari con accesso alla Storia, con occhi per leggere la Storia e ricavarne la grande verità: quando le mani in cui si accumula la ricchezza sono troppo poche, finiscono per perderla. E la verità accessoria: quando una moltitudine di uomini ha fame e freddo, il necessario se lo prende con la forza. E la piccola ma sonora verità che echeggia lungo la Storia: la repressione serve solo a rinforzare e unire gli oppressi. Ebbene, i grossi proprietari ignorarono questi tre avvertimenti della Storia. (cap. 21, 2013)
"C'era un tizio di nome Hines, uno che ha un trentamila acri a pesche e uva, e ha pure un conservificio e una cantina. E questo Hines parlava tutt'il tempo di 'maledetti rossi'. 'I maledetti rossi portano il paese alla rovina', diceva, e 'Questi maledetti rossi li dobbiamo cacciare a pedate'. Be', un giorno lo sente un ragazzo ch'era appena arrivato all'Ovest. E questo ragazzo si gratta un po' la testa e gli fa: 'Signor Hines, io è da poco che sto qui. Che sono i maledetti rossi?'. Allora Hines gli fa: 'Un rosso è qualsiasi figlio di puttana che vuole trenta centesimi l'ora quando noi ne paghiamo venticinque!'. Allora il ragazzo ci pensa un po' su, e si gratta la testa, e poi fa: 'Cristo, signor Hines. Io non sono un figlio di puttana, ma se un rosso è questa roba qua... be', pure io voglio trenta centesimi l'ora. Tutti quanti li vogliono. Accidenti, signor Hines, siamo rossi tutti quanti'." (Timothy Wallace: cap. 22, 2013)
Qui è come cercare puzzole sott'acqua. (Al Joad: cap. 22, 2013)
L'avete mai visto un fagiano, che vola tutto teso, bello con quelle penne disegnate e tutte dipinte, e pure gli occhi dipinti? Poi, bum! Lo raccattate, ed è solo un cencio insanguinato, e allora capite che avete sfasciato qualcosa che era meglio di voi; e manco mangiarlo vi cambia niente, perché avete sfasciato qualcosa che stava dentro di voi, e non la potrete riaggiustare. (cap. 23, 2013)
Vorrei essere sempre sbronzo. Chi lo dice ch'è male? Chi s'azzarda a dire ch'è male? I predicatori – ma quelli si sbronzano alla loro maniera. Le zitelle acide – ma quelle sono troppo infelici per capire. I moralisti – ma quelli la vita la vedono troppo da lontano per capire. (cap. 23, 2013)
Con un'armonica puoi suonarci di tutto: singole note filate, accordi complessi, melodie dagli accordi ritmati. Si può plasmare la musica tra i palmi delle mani, farla languida e triste come la cornamusa, corposa e grave come l'organo, secca e stridula come i pifferi dei montanari. Finito di suonare, la rimetti in tasca. È sempre con te, ce l'hai sempre in tasca. E mentre suoni impari nuovi trucchi, nuovi modi di plasmare il suono con le mani, di modulare il tono con le labbra, e non te l'insegna nessuno. (cap. 23, 2013)
La primavera è splendida in California. Le valli dove cresce la frutta sono mari fragranti, screziati di rosa e di bianco. I primi viticci dell'uva, sbucati dai vecchi ceppi contorti, si spandono a cascata ricoprendo i tronchi. Le verdi colline in fiore sono tonde e morbide come seni. E sulle pianure ortive si stendono a perdita d'occhio le schiere di pallide lattughe e minuscoli cavolfiori, l'irreale grigio-verde delle piante di carciofi.
Poi di colpo le foglie si affacciano sui rami, e i petali cadono dagli alberi da frutta e tappezzano di rosa e di bianco la terra. Il cuore dei germogli si gonfia e prende forma e colore: ciliegie e mele, pesche e pere, fichi che racchiudono il fiore nel frutto. Tutta la California freme di vita nascente, e i frutti si fanno pesanti, e gravano i rami fino a curvarli, tanto che bisogna puntellarli affinché il peso non li schianti. (cap. 25, 2013)
Quando stai male o magari hai bisogno o sei nei guai... va' dalla povera gente. Soltanto loro ti danno una mano... soltanto loro. (Ma': cap. 26, 2013)
Perché io ci sarò sempre, nascosto e dappertutto. Sarò in tutt'i posti... dappertutto dove ti giri a guardare. Dove c'è qualcuno che lotta per dare da mangiare a chi ha fame, io sarò lì. Dove c'è uno sbirro che picchia qualcuno, io sarò lì. Se Casy aveva ragione, be', allora sarò negli urli di quelli che si ribellano... e sarò nelle risate dei bambini quando hanno fame e sanno che la minestra è pronta. E quando la nostra gente mangerà le cose che ha coltivato e vivrà nelle case che ha costruito... be', io sarò lì. (Tom Joad: cap. 28, 2013)
supra, cap. 4: «Magari tutti gli uomini messi insieme fanno una grande anima e ognuno di loro è un pezzettino.»
"La donna può cambiare meglio dell'uomo," disse Ma' in tono rassicurante. "La donna la vita ce l'ha tutta nelle braccia. L'uomo ce l'ha tutta nella testa." (cap. 28, 2013)
"Macché finita," disse Ma' con un sorriso. "Non è finita per niente, Pa'. E c'è un'altra cosa che sanno le donne. Me ne sono accorta. Per l'uomo la vita è fatta a salti: se nasce tuo figlio e muore tuo padre, per l'uomo è un salto; se ti compri la terra e ti perdi la terra, per l'uomo è un salto. Per la donna invece è tutto come un fiume, che ogni tanto c'è un mulinello, ogni tanto c'è una secca, ma l'acqua continua a scorrere, va sempre dritta per la sua strada. Per la donna è così ch'è fatta la vita. La gente non muore mai fino in fondo. La gente continua come il fiume: magari cambia un po', ma non finisce mai." (cap. 28, 2013)
A me mi pare solo che tutto quello che facciamo serve per continuare. Per me è così che vanno le cose. Pure la fame... pure la malattia: qualcuno muore, ma gli altri si fanno più tosti. Uno deve solo cercare di viversi la giornata, la giornata e basta. (Ma': cap. 28, 2013)

Scheda del libro «Furore»

Dicono di «Furore»

È un'opera universale, scritta nel '39, ma straordinariamente attuale, in cui ogni migrazione è stata raccontata per sempre. (Alessandro Baricco)

Scheda del libro «Furore»

Frasi da «Il breve regno di Pipino IV»

[...] il potere non corrompe. La paura corrompe, forse la paura di perderlo. (p. 106)
Be'... se lo acchiappassero e lo ghigliottinassero credo che si potrebbe essere abbastanza sicuri che era un Re. (p. 161)

Scheda del libro «Il breve regno di Pipino IV»

Frasi da «I pascoli del cielo»

Come la maggior parte degli uomini violenti egli coltivò per tutta la vita il malinconico desiderio di finire i suoi giorni nella pace di una casa di argilla vicino a un corso d'acqua, tra mandrie di bestiame che la notte si ammassassero attorno alle mura. (p. 9)
I bambini, questi luogotenenti del tempo nella sua guerra contro l'opera dell'uomo, avevano rotto le finestre e portato via tutto l'asportabile. (p. 10)
Wicks non aveva mai alzato una mano su Alice per la stessa ragione per cui non avrebbe frustato un vaso di Dresda. (p. 35)
D'altro lato [la signorina Morgan] pensava che i racconti di fate avevano un influsso benefico sulla mente dei giovani e, tra i suoi amici colti, si era trovata spesso a dire che "le misere condizioni della cultura americana dipendevano in parte dalla superstiziosa incredulibtà nell'esistenza delle fate". (p. 57)
La vita è così irreale che noi non siamo mai sicuri di esistere... (p. 58)
Gli uomini non potevano perdonargli lo stato di abbandono in cui teneva la sua terra. Le donne pensavano con disgusto alla sua casa pieno di sudiciume. Uomini e donne insieme odiavano la sua pigrizia e la sua assoluta mancanza di orgoglio. (p. 94)

Scheda del libro «I pascoli del cielo»

Frasi da «L'inverno del nostro scontento»

Mi hai insegnato una cosa... anzi tre cose. Tre cose non saran mai credute, quella vera, quella probabile, quella logica. (pp. 48-49)
Qualsiasi uomo che abbia intelligenza normale può far soldi, se è questo che vuole. Quasi sempre egli vuole in realtà le donne, o gli abiti, o l'ammirazione, e queste cose lo sviano. (p. 64)

Scheda del libro «L'inverno del nostro scontento»

Frasi da «La luna è tramontata»

I popoli non combattono le guerre per fare dello sport. (Orden; I, p. 14)
Il capitano Loft pensava e credeva fermamente che un soldato sia il più elevato sviluppo di vita animale. Se pensava a Dio, lo considerava un vecchio e onorato generale, grigio e in pensione, che viveva di ricordi di battaglie e portava corone sulle tombe dei suoi luogotenenti parecchie volte all'anno. (II, p. 28)
Il maggiore Hunter pensava alla guerra come a un lavoro aritmetico da compiersi, per potersene poi tornare presso il proprio caminetto; il capitano Loft come alla carriera perfetta di un giovanotto perfettamente allevato; e i sottotenenti Prackle e Tonder come a una cosa fantastica, di sogno, in cui nulla era molto reale. (II, p. 30)
[...] la guerra è tradimento e odio, pasticci di generali incompetenti, tortura, assassinio, disgusto, stanchezza, finché poi è finita e nulla è mutato, se non che c'è una nuova stanchezza, un nuovo odio. (II, p. 31)
Camminando, tra la folla, alle partite di calcio e in guerra, i profili si fanno vaghi; le cose reali divengono irreali e una nebbia si distende sul cervello. Tensione ed eccitamento, stanchezza, movimento, tutto si perde in un gran sogno grigio, così che, quando è finito, è difficile ricordare come fu quando si sono uccisi degli uomini o si è dato l'ordine di ucciderli. Quindi gli altri che non c'erano vi dicono come è andata e voi rispondete vagamente:
«Già, dev'essere proprio stato così.» (II, p. 31)
La disfatta è cosa passeggera. Una disfatta non dura all'infinito. Noi fummo sconfitti e ora siamo all'attacco. La sconfitta non significa nulla. (Lanser; II, p. 46)
Un mistero che ha turbato i dominatori d'ogni parte del mondo... come il popolo venga a sapere le cose. Turba gli invasori adesso, mi dice, come le notizie passino attraverso le censure, come la verità delle cose si svincoli vittoriosamente d'ogni controllo. È proprio un grande mistero. (Winter; III, p. 57)
Un uomo ha bisogno d'amore. Un uomo muore, senza amore. Le sue viscere si raggrinziscono e il petto gli diventa come un legno secco. (Tonder; VI, p. 97)
Ora ti dirò una cosa, e spero che la capirai. Tu non sei più un uomo. Sei un soldato. Le tue necessità di conforto non hanno alcuna importanza e, tenente, anche la tua vita non ha molta importanza. Se vivrai, ti resteranno dei ricordi: è tutto quello che avrai. Frattanto, devi ricevere ordini ed eseguirli. La maggior parte degli ordini sarà spiacevole, ma questo non è affar tuo. Non voglio mentirti, tenente. Avrebbero dovuto insegnarti questo, e non che le strade sarebbero state coperte di fiori al tuo passaggio. Avrebbero dovuto costruire la tua anima con la verità e non menarla a spasso con le bugie. (Lanser; VII, p. 126)
I popoli non amano essere conquistati e per questo non lo saranno. Gli uomini liberi non possono scatenare una guerra, ma una volta che questa sia cominciata possono continuare a combattere nella sconfitta. Gli uomini-gregge, seguaci di un capo, non possono farlo, ed ecco perché sono sempre gli uomini-gregge che vincono le battaglie e gli uomini liberi che vincono le guerre. (Orden; VIII, p. 141)
No [...] non possono infatti arrestare il sindaco. Il sindaco è un'idea concepita da uomini liberi. Essa sfugge a ogni arresto. (Orden; VIII, p. 142)

Scheda del libro «La luna è tramontata»

Frasi da «La valle dell'Eden»

Adam era soddisfatto di Charles al modo in cui una donna è soddisfatta di un grosso diamante, e si affidava al fratello come la donna in questione si affiderebbe al luccichio del diamante e alla sicurezza di sé implicita nel valore di questo; ma l'amore, l'affetto, la comprensione piena, non erano neppure concepibili. (p. 25)
Guarda un po', in tutta la storia si è insegnato agli uomini che uccidere è una cosa cattiva e da disapprovare. Chiunque uccide deve essere annientato perché uccidere è un grande peccato, forse il peggiore di tutti. E poi si prende un soldato e gli si dà in mano la morte e gli si dice "fanne buon uso, fanne un uso saggio". Non gli si impongono restrizioni. Vai e ammazza il più possibile di una certa specie o categoria di tuoi fratelli. E noi ti ricompenseremo perché questa è una violazione della tua prima educazione. (p. 29)
[...] del crollo degli dèi una cosa si può dire con certezza: non è un crollo da poco; si frantumano fracassandosi o affondano giù in una melma verdastra. È una noia doverli ricostruire; non tornano più a brillare. (p. 36)
I periodi di tempo sono qualcosa di strano e di contradditorio, riguardo allo spirito. Sarebbe ragionevole supporre che un periodo di vita abitudinaria e priva di avvenimenti debba sembrare interminabile. (p. 75)
[...] i periodi noiosi e senza avvenimenti sono privi di durata. (p. 75)
Dove non ci sono avvenimenti, non ci sono pali a cui appendere la durata. Dal nulla al nulla non vi è tempo di sorta. (p. 75)
Di quale libertà godrebbero uomini e donne, se non fossero continuamente turlupinati e resi schiavi e tormentati dal sesso! Il solo inconveniente di questa libertà è che uno allora non è più un essere umano. È un mostro. (p. 98)
Chi è giovane non pensa mai a invecchiare. (p. 115)
Quando uno dice di non voler parlare di qualcosa, di solito vuol dire che non può pensare ad altro. (p. 291)
In mezzo a tutta la mia incertezza, sono però certo di una cosa: che gli uomini sotto lo strato superficiale di fragilità vogliono essere buoni ed essere amati. In effetti, molti dei loro vizi non sono che tentativi d'infilare scorciatoie per arrivare all'amore. Non importa quali fossero i suoi meriti, l'influenza e l'ingegno, se uno muore non amato la vita sarà per lui un fallimento e la morte un gelido orrore.

Scheda del libro «La valle dell'Eden»

Le gesta di re Artù – Citazioni

Esistono talune persone che, una volta diventate adulte, dimenticano quanto sia stato terribile il compito di imparare a leggere. Trattasi forse del più grande sforzo cui un essere umano possa accingersi, e deve essere compiuto da bambini. L'adulto riesce di rado nell'impresa... la riduzione dell'esperienza a una serie di simboli. Per mille volte mille anni gli uomini sono stati analfabeti e hanno imparato questo trucco – questa magia – soltanto negli ultimi diecimila anni dei mille volte mille. (introduzione, p. 9)
Un'avventura è un risultato ragionevole. Due sono meglio, tre meritano di essere tramandate, e quattro... nessuno potrà mai contestare quattro avventure. (p. 154)

Frasi da «Pian della Tortilla»

Vale la pena esser buoni e generosi. Non soltanto in Cielo uno si guadagna la ricompensa, ma anche qui sulla terra. (p. 91)

Scheda del libro «Pian della Tortilla»

Red Pony – Citazioni

Non ho bisogno di un vecchio. Questo non è un grande ranch, e io non posso permettermi di dar da mangiare a un vecchio e di pagargli il conto del dottore. Devi pur avere dei parenti o degli amici. Va' da loro. Andare dagli estranei è come chiedere l'elemosina. (pp. 68-69)

Frasi da «Uomini e topi»

La voce di George si fece più cupa. Ripeteva le parole, cadenzate, come le avesse pronunciate tante volte. «Gente come noi, che lavora nei ranches, è la gente più abbandonata del mondo. Non hanno famiglia. Non sono di nessun paese. Arrivano nel ranch e raccolgono una paga, poi vanno in città e gettano via la paga, e l'indomani sono già in cammino alla ricerca di lavoro e d'un altro ranch. Non hanno niente da pensare per l'indomani».
Lennie era felice. «È così, è così. E adesso dimmi com'è per noi».
George riprese. «Per noi è diverso. Noi abbiamo un avvenire. Noi abbiamo qualcuno a cui parlare, a cui importa qualcosa di noi. Non ci tocca di sederci all'osteria e gettar via i nostri soldi, solamente perché non c'è un altro posto dove andare. Ma se quegli altri li mettono in prigione, possono crepare perché a nessuno gliene importa. Noi invece è diverso».
Lennie interruppe: «Noi invece è diverso! E perché? Perché... perché ci sei tu che pensi a me e ci sono io che penso a te, ecco perché». (1963, p. 26)
È un bravo ragazzo. Non c'è bisogno di troppo cervello per essere un bravo ragazzo. Qualche volte mi pare anzi che il cervello faccia l'effetto opposto. Prendete uno che sia davvero in gamba, è difficile che sia una brava persona. (Slim: III; 2005, p. 45)
«Un uomo ammattisce se non ha qualcuno. Non importa chi è con lui, purché ci sia. Vi so dire», esclamò, «vi so dire che si sta così soli che ci si ammala». (1963, p. 123)
Ho veduto centinaia di tipi arrivare per la strada e per i ranches, coi fardelli sulla schiena e la stessa idea piantata in testa. Centinaia. Arrivano, si licenziano e se ne vanno, e tutti fino all'ultimo hanno il pezzetto di terra nella testaccia. E mai uno di loro che ci arrivi. È come il paradiso. Tutti quanti vogliono il pezzetto di terra. Qui io leggo molti libri. Nessuno trova il paradiso e nessuno trova il pezzetto di terra. È solamente nella testa. (1963, p. 125)

Scheda del libro «Uomini e topi»

Frasi da «Viaggio con Charley»

Che bene è il caldo, senza un freddo che gli dia dolcezza? (p. 39)
E finalmente, nei nostri tempi, una barba è la sola cosa che una donna non sa fare meglio di un uomo. O se le riuscisse, di sicuro il successo le tocca solo dentro un circo. (p. 42)
Non bevo mai da solo. Non è molto divertente. E non credo che lo farò mai, se non quando sarò un alcolizzato. (p. 47)
Un'anima triste può ucciderti più in fretta, molto più in fretta che un germe. (p. 47)
La vecchia storia del muschio che cresce sul lato nord degli alberi mi mentì, quando ero boy-scout. Il muschio cresce sul lato in ombra, che può essere qualsiasi lato. (pp. 55-56)
Io nacqui sperso e non mi dà piacere essere ritrovato, e non ricavo molta identificazione dalle forme che simboleggiano continenti e stati. E poi le strade cambiano, crescono, si allargano, oppure vengono abbandonate così spesso, nel nostro paese, che le carte stradali vanno comprate come se fossero giornali. (p. 62)
Infatti i deodoranti usurpano il proprio nome; essi sostituiscono un odore all'altro, e l'odore sostitutivo può essere anche più forte e più penetrante dell'odore sconfitto. (p. 77)
Ricordo quando una moneta da una fessura ti dava una stecca di gomma o una tavoletta di caramelle. Ma in questi palazzi del mangiare c'erano macchine distributrici dove varie monete liberavano fazzoletti, pettini, limette per le unghie, lozioni per i capelli, cosmetici, astucci del pronto soccorso, medicinali come l'aspirina e altri d'uso più comune, pillole per non dormire. (p. 77)
Imparai che ai parcheggi dei camionisti ci sono docce, sapone, asciugamani – che volendo potevo anche trascorrere la notte al parcheggio. Gli uomini avevano poco traffico con la gente locale, ma essendo avidi ascoltatori della radio, sapevano riferire notizie di cronaca e di politica di ogni parte del paese. (p. 78)
Infatti i camionisti navigano sulla superficie della nazione senza farne parte. Certo, nelle città dove vivono, le loro famiglie avranno pure una qualche radice: circoli, balli, storie d'amore, assassinii. (p. 78)
I camionisti di lungo tragitto hanno su tutte le strade stazioni dove conoscono il personale di servizio e le cameriere dietro il banco, e dove di tanto in tanto incontrano i loro colleghi degli altri autocarri. Il grande simbolo del cameratismo è la tazza di caffè. (pp. 78-79)
Sono case costruite a meraviglia, con la pelle di alluminio, la doppia parete, l'isolamento, e perfino i pannelli di compensato o di legno massiccio. I parcheggi dove sostano hanno a volte un bel paesaggio e sono attrezzati di tutto punto. (p. 81)
La casa mobile va al parcheggio, si installa su una rampa, sotto s'avvita un tubo di gomma robusta, per lo scarico, si fa l'allacciamento dell'acqua e della corrente elettrica, si alza l'antenna della televisione, e la famiglia è sistemata. (p. 81)
Il fatto che siano mobili non vuol dire che si muovano davvero. A volte i proprietari rimangono per anni nello stesso posto, si fanno un giardino cintato da un muretto, mettono tende e mobili da giardino. Tutto un modo di vita nuovo, almeno per me. Queste case non costano mai poco, spesso anzi sono molto care e lussuose. (pp. 81-82)
Ci sono anche i solitari, e io ho parlato anche con loro. Viaggiando, tu vedi in cima a una collina una sola casa mobile piazzata in modo da dominare un vasto panorama. Altri mettono il nido sotto gli alberi in riva a un fiume o a un lago. Questi solitari han preso in affitto un pezzo di terra dal proprietario. Basta loro soltanto lo spazio per l'automezzo e il diritto di passaggio per arrivarci. A volte il solitario si scava un pozzo e un cesso, e mette su un piccolo giardino, ma altri si portano dietro l'acqua in fusti di benzina da cinquanta galloni. (p. 84)
M'ero scordato quanto fosse bella la campagna, quanto ricca di humus, l'abbondanza degli alberi, la zona dei laghi, nel Michigan, bella come una donna ben fatta e vestita e ingioiellata. Pareva a me che la terra, da quelle parti fosse generosa ed estroversa nel cuore, e forse la gente le assomigliava. (p. 88)
A me sembra che il Montana sia una gran pennellata di grandezza. La scala è grande, ma non sopraffattoria. La terra è ricca di erba e di colore, e le montagne sono proprio come quelle che creerei io se toccasse a me il compito di crearle. [...] Qui per la prima volta sentii un preciso accento regionale, non influenzato dalla TV, una parlata calda e spaziata. Pareva a me che il frenetico trambusto d'America non fosse più nel Montana. (p. 124)

Scheda del libro «Viaggio con Charley»

Frasi da «Vicolo Cannery»

[...] ci sono due reazioni possibili all'ostracismo della società: o un uomo decide di essere migliore, più puro e più cortese, o finisce male, sfida il mondo e fa cose anche peggiori. Quest'ultima è certo la più comune reazione a ogni marchio d'infamia. (p. 166)

Scheda del libro «Vicolo Cannery»

Dicono di John Steinbeck

Forse la tendenza umanitaria mi è venuta anche dal fatto che l'autore che ha avuto maggiore influenza su me è stato Steinbeck.
Leon Uris
John Steinbeck si è occupato della California più di ogni altro scrittore del gruppo [dei californiani]. I suoi romanzi ci offrono della Salinas Valley una rappresentazione approfondita e rigorosa, che non ha l'eguale nella nostra letteratura.
Edmund Wilson
Lo scrittore deve essere un uomo solitario e di grande coraggio e Steinbeck lo fu, perché visse in una società che gli era diventata ostile.
Leon Uris
Steinbeck appare nella narrativa americana di oggi l'unico autore autenticamente californiano. Della California egli cerca di cogliere soprattutto il lato intimo, [...] il più vero. Non sono i quartieri lussuosi ad attrarlo, né i magnati del petrolio o del cinematografo. Egli si sente più vicino ai contadini degli immensi frutteti dell'interno, ai pescatori della costa, ai vagabondi e agli avventurieri.
Giacomo Antonini

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026