Frasi

Frasi di «Georgiche»

17 citazioni dal libro di Publio Virgilio Marone

Le frasi di «Georgiche» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Georgiche»

Ogni difficoltà è vinta dall'aspro lavoro, e dal bisogno che incalza nelle dure vicende. (I, 145-146).
Da uno conoscili tutti. (II, 65-66)
Citato in Giuseppe Fumagalli, op. cit., p. 57, § 221.
Te, Lario grandissimo. (II, 159)
O Benaco, che gonfi le tue onde e fremi come il mare. (II, 160)
Salve, terra Saturnia, grande madre di grani e di uomini. (II, 173-174)
Loda i grandi poderi, ma coltivane uno piccolo. (II, 412-413)
O troppo fortunati agricoltori se conoscessero la loro felicità! (II, 458-9)
Felice chi poté conoscere le cagioni delle cose. (II, 490)
L'amore per tutti è lo stesso. (III, 244)
Un giorno, pur che mi basti la vita, io tornerò nella mia patria, traendo meco le Muse: e le palme del mio trionfo poetico io renderò a te, Mantova: e un tempio di marmo innalzerò sulla verde prateria presso l'acqua, là dove il Mincio scorre con lenti avvolgimenti e copre tutt'intorno le ripe di flessibili canne. (III, 10-15)
Citato in Concetto Marchesi, Storia della letteratura latina, volume I, Edizioni Principato, Messina - Roma, pp. 323-324.
Ma fugge intanto, fugge irrecuperabile il tempo. (III, 284)
Il lavoro è tenue, ma darà non tenue gloria. (IV, 6)
Ben io qui canterei, qual sia de gli orti / la cultura miglior, come di Pesto / due volte rifioriscano i rosai. (IV, 118-119; 1801, 177-179)
Se si può confrontare con sì grandi cose queste così piccole. (IV, 176)
Finché il re è sano e salvo, tutte la pensano in egual maniera, / ma, perduto il re, il patto è infranto. (IV, 212-213)
A questi indizii, e prodigiosi esempi / riflettendo talun pensò, che l'api / abbian celeste origine, ed un raggio / chiudano in sen de la divina mente: / poiché diffuso per le terre e i mari, / e pe i campi del ciel vuolsi che immenso / spirito il mondo informi, e da lui vita / traggan uomini, armenti, augelli e fiere; / e in lui di nuovo poi da i corpi sciolte, / non soggette a perir, tornino l'alme / a rïunirsi, e redivive il volo / spieghino al cielo ad abitar le stelle. (IV, 219-227; 1801, 338-349)
Per la morte non c'è spazio, ma le vite volano e si aggiungono alle stelle nell'alto cielo. (IV, 226-7)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026