Frasi

Frasi di «I Malavoglia»

44 citazioni dal libro di Giovanni Verga

Le frasi di «I Malavoglia» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «I Malavoglia»

A buon cavallo non gli manca sella.
A chi vuol bene, Dio manda pene. (cap. IV)
In alcune edizioni (ad es. Vallechi, 1926; Principato, 1985): «A chi vuol bene Dio manda pene».
Ad albero caduto accetta! accetta! (cap. XV, 197)
Nell'edizione Principato, 1985: «Ad un albero caduto accetta! accetta!».
Ad ogni uccello, suo nido è bello.
Al giorno d'oggi per conoscere un uomo bisogna mangiare sette salme di sale.
Una salma corrisponde a circa 280 litri. Vedi anche Guerra di santi, in Vita dei campi: «Prima di conoscere bene una persona bisogna mangiare sette salme di sale».
Al servo pazienza, al padrone prudenza.
Proverbio. In Giuseppe Giusti, Proverbi toscani, 1853: «Al servo pazienza, e al padron prudenza»; in Bonifacio Samarani, Proverbi lombardi, 1858: «El servitor el dev avê pazienza, el padron bona dosa de prudenza».
Alla casa del povero ognuno ha ragione.
Almeno voleva sapere perché al mondo ci doveva essere della gente che se la gode senza far nulla, e nasce colla fortuna nei capelli, e degli altri che non hanno niente, e tirano la carretta coi denti per tutta la vita? (cap. XII)
Amare la vicina è un gran vantaggio, si vede spesso e non si fa viaggio.
Ascolta i vecchi e non la sbagli.
Augura bene al tuo vicino, ché qualche cosa te ne viene.
Cane affamato non teme bastone. (cap. XV)
Certuni non sanno star soli neppure in paradiso. (la gente: XIII; 1983, p. 227)
Chi cade nell'acqua è forza che si bagni.
Chi cambia la vecchia per la nuova, peggio trova. (padron 'Ntoni: XI; 1983; p. 85)
Chi comanda ha da dar conto.
Chi fa credenza senza pegno, perde l'amico, la roba e l'ingegno.
Chi ha carico di casa non può dormire quando vuole.
Chi ha roba in mare non ha nulla.
Chi non sa l'arte chiuda bottega, e chi non sa nuotare che si anneghi.
Chi pratica con zoppi all'anno zoppica. (cap. XIII)
Cfr. anche cap. XI: «Chi va coi zoppi, all'anno zoppica».
Chi va col lupo allupa.
Ciascuno deve pensare alla sua barba prima di pensare a quella degli altri.
Così dicendo si fregava le mani e rideva, ma colle labbra e non col cuore. (cap. VIII)
Dove ci sono i cocci ci son feste.
Ecco qua! la ferrovia da una parte e i vapori dall'altra. A Trezza non ci si può più vivere, in fede mia! (padron Fortunato: VII; 1983, p. 84)
Fa il mestiere che sai, che se non arricchisci camperai.
Proverbio siciliano.
Fra suocera e nuora ci si sta in malora.
[...] Gesù, il più gran rivoluzionario che ci sia stato [...]. (don Franco: XII; 1983, p. 201)
I vicini devono fare come le tegole del tetto, a darsi l'acqua l'un l'altro.
Il buon pilota si prova alle burrasche.
Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano. Nella luce gloriosa che l'accompagna dileguansi le irrequietudini, le avidità, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtù, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni, dal cui attrito sviluppasi la luce della verità. [...] Solo l'osservatore, travolto anch'esso dalla fiumana, guardandosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti, i vincitori d'oggi, affrettati anch'essi, avidi anch'essi d'arrivare, e che saranno sorpassati domani.
Il mare non ha paese nemmen lui, ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole.
Il matrimonio è come una trappola di topi; quelli che son dentro vorrebbero uscire, e gli altri ci girano intorno per entrarvi. (padron Fortunato: XV; 1983, p. 255)
Il poveraccio tossiva che pareva soffocasse, col dorso curvo, e dimenava tristamente il capo: – «Ad ogni uccello, suo nido è bello». Vedi quelle passere? le vedi? Hanno fatto il nido sempre colà, e torneranno a farcelo, e non vogliono andarsene.
– Io non sono una passera. Io non sono una bestia come loro! rispondeva 'Ntoni. Io non voglio vivere come un cane alla catena, come l'asino di compare Alfio, o come un mulo da bindolo, sempre a girar la ruota; io non voglio morir di fame in un cantuccio, o finire in bocca ai pescicani.
– Ringrazia Dio piuttosto, che t'ha fatto nascer qui; e guardati dall'andare a morire lontano dai sassi che ti conoscono. «Chi cambia la vecchia per la nuova, peggio trova». Tu hai paura del lavoro, hai paura della povertà; ed io che non ho più né le tue braccia né la tua salute non ho paura, vedi! «Il buon pilota si prova alle burrasche». Tu hai paura di dover guadagnare il pane che mangi; ecco cos'hai! (XI; 1983, p. 174)
La Madonna ci ha fatto il miracolo, perché il Signore ci è stato troppe volte in questa casa!
Maritati e muli vogliono star soli.
Né visita di morto senza riso, né sposalizio senza pianto.
'Ntrua, 'ntrua! ciascuno a casa sua!
Ogni buco ha il suo chiodo, chi l'ha vecchio e chi l'ha nuovo!
Per me io voglio morire dove son nato [...] Ringrazia Dio piuttosto, che t'ha fatto nascer qui; e guardati dall'andare a morire lontano dai sassi che ti conoscono. (padron 'Ntoni: XI; 1983; p. 85)
Una mela fradicia guasta tutte le altre.
Uomo povero ha i giorni lunghi.
Ma la ragazza cantava come uno stornello, perché aveva diciotto anni, e a quell'età se il cielo è azzurro vi ride negli occhi, e gli uccelli vi cantano nel cuore.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026