Le frasi di «I ragazzi di Anansi» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «I ragazzi di Anansi»
Grandi storie da sogno. Gli uomini hanno sempre avuto questa predisposizione. (cap. 2, p. 47)
Le storie sono come ragni, con lunghe zampe, e sono come le ragnatele in cui l'uomo finisce aggrovigliato, ma che se le guardi sotto una foglia, nella rugiada del mattino, sembrano tanto belle con quel modo elegante di collegarsi una all'altra, strette strette. (cap. 2, pp. 49-50)
«Come lo bevi il caffè?»
«Nero come la notte, dolce come il peccato.» (cap. 3, p. 67)
La bottiglia era vuota. Era durata più a lungo di quanto avesse il diritto di durare, e ora non conteneva niente di niente. (cap. 4, p. 80)
Ci sono luoghi mitici. Esistono, ciascuno a suo modo. Alcuni sono al di sopra del mondo come coperture, altri esistono al di sotto, come il fondo di un quadro. (cap. 4, p. 85)
Daisy cominciava a sentirsi come il genere di poliziotto che si vede solo al cinema: duro, disilluso e assolutamente pronto a contestare il sistema; il genere di poliziotto che vuole sapere se cercate guai o se lo state provocando e specificamente il genere di poliziotto che dice "Sto diventando troppo vecchio per queste stronzate". (cap. 11, p. 259)
Il mondo è piccolo. Non è necessario viverci a lungo per impararlo. Esiste una teoria secondo la quale in tutto il mondo ci sono soltanto cinquecento persone vere (il cast, diciamo. Gli altri, secondo la teoria, sono comparse) e ciò che più conta è che si conoscono tutti. È vero almeno in parte. Nella realtà il mondo è costituito di migliaia di gruppi di circa cinquecento persone che passano la vita a incontrarsi, a cercare di evitarsi e a trovarsi nello stesso improbabile negozio di tè a Vancouver. (cap. 11, p. 267)
Le storie sono ragnatele collegate filo per filo, e si segue ogni storia verso il centro perché il centro è la sua fine. Ogni persona è un filo della storia. (cap. 12, p. 283)
Ogni persona mai esistita o esistente o che esisterà ha una canzone sua. Non è una canzone scritta da qualcun altro. Ha una melodia e parole sue. Sono poche le persone che riescono a cantare la loro canzone. La maggior parte di noi ha paura di non riuscire a renderle giustizia con la voce, oppure che le parole siano troppo sciocche o troppo oneste o troppo strane. Perciò, invece di cantarla, la vive.
Vedeva l'alba, un enorme sole color arancio sangue circondato da nuvole sfumate di scarlatto.
Le cose impossibili capitano.
Sorrideva nella maniera più convincente.
Non sarebbe riuscito a spiegare in cosa era diversa. Ci aveva provato, senza riuscirci. In parte era dovuto a come si sentiva quando era con lei: come se riflesso nei suoi occhi lui diventasse una persona migliore. (p. 177)
Essere morti, probabilmente, era un po' come essere vivi: si impara qualcosa cammin facendo e il resto lo si improvvisa. (p. 224)
Si stavano baciando. Detto così siete scusati per aver pensato che fosse un bacio normale, tutto labbra e pelle e magari persino un po' di lingua. Ma vi siete persi il sorriso di Ragno, la luce nei suoi occhi.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026