Frasi
Frasi di Neil Gaiman
104 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 104 citazioni di Neil Gaiman, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Neil Gaiman (fumettista, scrittore e giornalista britannico). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Neil Gaiman
Abbiamo cercato di creare una storia sulla fine di un'era. L'idea che l'era dei mostri e l'era degli eroi stiano arrivando al termine.
Alcuni di loro si sono indignati prima di vederlo e hanno scritto su Internet che non sarebbero andati a vedere il film. Altri si sono offesi perché la nostra versione della Danimarca era troppo montuosa. Si sono lamentati anche per il tallone dai tacchi alti di Angelina Jolie, dal momento che le donne non avevano talloni dai tacchi alti in epoca medioevale. Ad essere onesti, le donne non hanno mai avuto talloni con i tacchi alti; questo è stato qualcosa che gli animatori hanno fatto come uno strano ornamento. In nessun punto ho scritto 'lei ha dei piedi con i tacchi alti' ma allora mi sono dato la spiegazione che lei è un mostro che cambia la sua forma e così può avere dei piedi con i tacchi alti se vuole.
Beowulf è una delle più antiche storie che esistono. Dei tempi quando si raccontavano storie attorno al fuoco sulle cose nell'ombra.
Chi è il drago? Perché c'è un drago? E il parallelo tra ciò che succede tra Beowulf e il drago e tra Hrothgar e Grendel sembrava troppo buono per non sfruttarlo.
Ci sono due fraintendimenti alla base della narrativa di fantascienza. Il primo fraintendimento è che la sf [...] si occupi del futuro, che essa sia, fondamentalmente, profetica. [...] Il secondo fraintendimento, una sorta di fraintendimento al quadrato, facile da credere una volta che si sia dato per scontato che 'la sf si occupa di prevedere il futuro', è questo: la sf riguarda un presente che non c'è più. In particolare, la sf riguarda solo il periodo in cui è stata scritta. [...] Questo è vero, in linea generale, ma è lo è sia per la sf che per ogni altro genere narrativo: i nostri racconti sono sempre il frutto dei nostri tempi. La sf, così come ogni altra forma d'arte, è un prodotto della sua epoca, che riflette o reagisce o illumina i pregiudizi, le paure e i presupposti del periodo in cui è stata scritta. Ma la sf è qualcosa di più [...] La cosa importante nella buona sf, quella che produce la fantascienza destinata a durare, è il modo in cui essa ci parla del nostro presente. Cos'è che adesso ci dice? E, ancora più importante, cosa ci dirà sempre? Poiché la sf diventa una pratica di scrittura significativa e ricca di implicazioni quando tratta di qualcosa di più grande e più importante dello zeitgeist, che fosse o meno intenzione dell'autore (dalla prefazione a Samuel R. Delany, Una favolosa tenebra informe, Fanucci Editore, 2004. pp. 7-8)
Il più grande problema che abbiamo avuto nelle nostre prime bozze è che a 3 quarti del film c'è la necessità di abbandonare l'intero cast ed essere introdotti ad un completo cast nuovo. Bob disse come regista che sarebbe stato più facile per me vedere loro anziani e farli invecchiare e mostrare i loro bambini... Sai uno dei passi da me preferito, che non abbiamo fatto sullo schermo, è quando un vecchio Beowulf sta parlando con Ursula, lui dice mi ricordi tua madre Ursa e lei risponde quella era mia nonna, e tu realizzi come il tempo sia passato.
L'amore infatti non appartiene alle terre del sogno. L'amore appartiene a Desiderio, e Desiderio è sempre crudele. (da Casa di Bambole)
La gloria di una cosa come Beowulf è che si può reinterpretare. E credo che questa sia la forza di questa vecchia storia.
Lo scrittore Larry Niven, consiglia di conservare i propri errori di battitura per battezzarci personaggi esotici o razze aliene. E così Coraline, nata da uno scivolamento di dita sulla tastiera, non è mai tornata Caroline. (dall'intervista di M. Giovannini, Ciak, giugno 2009)
Non penso che lo stato d'animo abbia molto a che fare con ciò che si scrive. Ero solito porre fine al mondo molto spesso nei miei primi lavori, questo perché non riuscivo a pensare a nessun altro modo per terminare una storia. L'atmosfera di una storia è esattamente l'atmosfera che la storia richiede. (dal sito nextplanetover.com, traduzione di Andrea Ligas per ultrazine.org, 2004)
Più di ogni altra forma di letteratura, la fantascienza è un work in progress e ci arriva con una data di scadenza. Certa vecchia fantascienza può diventare illeggibile. La fama di alcuni autori non resiste all'erosione del tempo. Ma se la data di scadenza è trascorsa, e desta ancora una reazione emotiva dentro di noi, be', quella è arte e forse è anche verità. (da La ferita che non guarisce mai, introduzione a Robert Silverberg, L'uomo nel labirinto)
Quando da piccolo leggevo libri scritti da adulti, rimanevo sempre stupito, un poco perplesso e dicevo: "Com'è possibile che abbiano dimenticato la loro infanzia? Stanno scrivendo cose senza senso!". Non mi riconoscevo assolutamente nei loro libri. Per questo quando ero piccolo mi ripromettevo che non avrei dimenticato, che se fossi riuscito a diventare uno scrittore io sì che sarei riuscito a scrivere e a parlare dell'infanzia. (da un'intervista a cura di Fabio Bonetti rilasciata al Festival della Fantascienza di Trieste nel 2001)
Scrivo fumetti perché il loro è un medium sperimentale, che mi permette di sconvolgere qualsiasi regola. Me l'ha insegnato quel genio di Alan Moore. (dall'intervista di M. Giovannini, Ciak, giugno 2009)
Tutti noi abbiamo i nostri demoni.
Beowulf pensava che il suo fosse Grendel...
Un giorno, quando facevo il giornalista, il caporedattore venne da me e mi chiese di scrivere qualcosa su: "...sai, quei giochi che fanno diventare matti...". Alla fine capii che si riferiva ai giochi di ruolo e mi licenziai immediatamente! (da un'intervista di Francesco Ruffino pubblicata sulla rivista Rill nel marzo 1997)
Dracula è un thriller vittoriano high-tech, aggiornatissimo in fatto di scienza, ricco di concetti come la dettatura a cilindri fonografici, trasfusioni di sangue, stenografia e interventi di trapanazione chirurgica. Presenta un cast di eroi vigorosi e bellissime eroine sfortunate. Ed è raccontato tutto con lettere, telegrammi, ritagli di stampa e cose del genere. Nessuno di coloro che ci raccontano la storia sa con precisione che cosa sta accadendo. Questo significa che Dracula è un libro che costringe il lettore a riempire i vuoti, a ipotizzare, a immaginare, a presumere. Sappiamo soltanto quello che sanno i personaggi, e i personaggi non scrivono neanche tutto quello che sanno, né conoscono il significato di quello che dicono.
La storia è costruita a grandi pennellate, e ci permette di creare noi stessi il quadro di quello che succede. Si espande come una ragnatela, e noi cominciamo a chiederci cosa succede negli interstizi. Personalmente, ho i miei dubbi riguardo alle motivazioni di Quincey Morris. (La possibilità che si tratti di un tirapiedi di Dracula, se non addirittura di Dracula stesso, non può essere completamente esclusa, ne sono certo. Scriverei un romanzo per dimostrarlo, ma sarebbe l'inizio della follia.)
Dracula è un libro che chiama le annotazioni. Il mondo che descrive non è più il nostro. La geografia che descrive spesso non fa più parte di questo mondo. È un libro che è meglio attraversare avendo accanto qualcuno che è informato e informatore.
Frasi da «American Gods»
Digli che abbiamo riprogrammato la realtà. Digli che il linguaggio è un virus, la religione un sistema operativo e le preghiere sono junk mail. (p. 56)
È sui sensi che fondano le nostre convinzioni, sono gli unici strumenti di cui disponiamo per fare esperienza: la nostra vista, il tatto, la memoria. Se i nostri sensi ci mentono, allora non abbiamo niente di cui fidarci. E anche se non crediamo a ciò che ci dicono, non abbiamo altro modo per viaggiare che quello di seguire la strada che essi ci indicano, ed è una strada che dobbiamo percorrere fino in fondo. (p. 131)
Le donne sopravvivono ai mariti. Gli uomini – quelli come lui – quando le mogli li lasciano non tirano avanti molto. Vedrai... comincerà a vaneggiare, tutte le cose familiari gli sembreranno estranee senza di lei. Si stancherà, si spegnerà lentamente e quando smetterà di lottare sarà finita. (p. 190-191)
Nessuna guerra degna di questo nome è mai stata combattuta da qualcuno che non si credesse dalla parte giusta. La gente davvero pericolosa crede di fare quello che fa, qualsiasi cosa sia, solo ed esclusivamente perché al di là di ogni dubbio è la cosa giusta da fare. È questo che li rende davvero pericolosi. (p. 215)
I casinò possiedono un segreto, un segreto che custodiscono e proteggono e stimano come il più sacro dei loro misteri. La maggior parte della gente non gioca per vincere, come in genere viene pubblicizzato, venduto, dichiarato e sognato. È una facile bugia che dà alla gente l'alibi per entrare da quelle enormi porte sempre aperte. Il segreto è questo: la gente gioca per perdere. Vengono nei casinò per fare l'esperienza di quell'istante in cui si sentono vivi, in groppa alla ruota della roulette, quando vengono girati come le carte o quando, insieme alle monete, smarriscono nelle fessure anche se stessi. Magari si vantano di qualche vincita, di quella certa notte in cui hanno sbancato il casinò, ma custodiscono come un tesoro, un tesoro prezioso, tutte le volte in cui hanno perso. È una specie di sacrificio rivolto a qualche divinità. (p. 257)
Las Vegas è diventata l'interpretazione onirica di una città uscita da un libro di fiabe: qui un castello tratto da un racconto per bambini, lì una piramide nera con la sfinge e le luci bianche che fendono l'oscurità come il raggio di un Ufo in manovra d'atterraggio, e dappertutto oracoli al neon e schermi rotanti su cui scorrono messaggi di felicità e fortuna, annunci di cantanti, attori e maghi che si esibiscono stabilmente o in tournée, e luci che scintillano invitanti. Ogni ora un vulcano ha un'eruzione di luci e fiamme. Ogni ora una nave pirata affonda una nave da guerra. (p. 258)
Ciò che lo incanta di questa città nel deserto è la velocità, il modo in cui il denaro si sposta da un punto all'altro e passa di mano in mano: per lui è come uno sballo, l'effetto di una droga che lo spinge, come un tossicomane, a scendere per strada. (p. 259)
«Mi manchi» ammise. «Sono qui» disse lei. «È quando ci sei che mi manchi di più. Quando siamo insieme. Quando non ci sei, quando sei soltanto un fantasma del passato o un sogno di un'altra vita, allora è più facile». (p. 328)
«Dunque» domandò lui, «com'è la morte?» «È dura. Non finisce mai.» (p. 329)
Farai una fine miserabile. Creperai con un bacio sulla bocca e una menzogna nel cuore. (p. 345)
Credo in un dio tutto mio che si preoccupa per me e protegge tutte le mie azioni. Credo in un dio impersonale che ha messo in moto l'universo e poi è andato a spassarsela e non sa nemmeno che esisto. Credo in un universo privo di dèi mosso da caos, rumore di fondo e una grande fortuna. (p. 351)
Credo che chiunque sostenga di sapere come va il mondo sia capace di mentire anche sulle piccole cose. Credo nell'onestà assoluta e nella necessità di ragionevoli menzogne sociali. (p. 351)
In tutto il Vangelo c'è un solo uomo al quale Gesù promette personalmente un posto in Paradiso. Non a Pietro e Paolo né a nessuno degli altri ma a un ladrone inchiodato sulla croce. Perciò non disprezzare quelli che stanno nel braccio della morte. Magari sono al corrente di qualcosa che tu non sai. (p. 391)
Non sempre ricordiamo gli atti che non ci fanno onore. Li giustifichiamo, li ammantiamo di bugie o li seppelliamo sotto il pesante coperchio della rimozione. (p. 428)
Frasi da «Il figlio del cimitero»
In ogni cimitero c'è una tomba che appartiene ai ghoul. Basta gironzolare un po' per trovarla, rigonfia e macchiata d'umidità, la lapide incrinata o spezzata, infestata dalle vegetazione o soffocata da una giungla di erbacce, e se si allunga la mano e la si tocca si viene sopraffatti da un senso di abbandono. La lapida è più fredda delle altre e il nome inciso è spesso illeggibile. Se c'è una statua, è decapitata, o così deturpata da funghi e licheni da sembrare a sua volta un grosso fungo. Se in un cimitero noti una tomba che sembra il bersaglio di vandali da strapazzo, quella è la Porta dei ghoul. E se quella tomba ti fa desiderare di essere in qualsiasi altro posto, quella è la Porta dei ghoul.
Ce n'era una, nel cimitero di Bod.
Ce n'è una in ogni cimitero.
– Sono convinto che, là fuori, l'uomo che ha assassinato la tua famiglia ti cerchi ancora, che intenda ancora ucciderti.
Bod fece spallucce. – E allora? – disse. – È soltanto morte. Voglio dire, tutti i miei migliori amici sono defunti.
– Già. – Silas esitò. – Proprio così. E in gran misura, hanno chiuso i conti con il mondo. Ma tu no; tu sei vivo, Bod. Questo significa che hai potenzialità infinite. Puoi fare qualsiasi cosa, realizzare qualsiasi cosa, sognare qualsiasi cosa. Se tu cambi il mondo, il mondo cambierà. Potenzialità. Quando si muore, è tutto concluso. Finito. Hai fatto quel che hai fatto, sognato il tuo sogno, scritto il tuo nome. Ma quelle potenzialità saranno esaurite.
Bod era abituato a essere ignorato, a vivere tra le ombre. Chi è avvezzo a essere trascurato da ogni sguardo diventa particolarmente sensibile a qualunque occhiata nella sua direzione, e si accorge subito quando ha degli occhi puntati addosso o se desta l'interesse di qualcuno. Se una persona che a malapena viene riconosciuta dal prossimo come essere vivente d'improvviso viene additata e inseguita... questo attira subito la sua attenzione.
È questa la differenza tra i vivi e i morti, vero? – continuò la voce. Era Liza Hempstock a parlare, Bod l'aveva capito, anche se la giovane strega non si vedeva da nessuna parte. – I defunti non ti deludono. Hanno vissuto la loro vita, hanno fatto quel che hanno fatto. Noi non cambiamo. I vivi, invece, ti deludono sempre, non è vero? Conosci un ragazzino nobile e coraggioso, e quando cresce ecco che scappa via. [...] Noi del cimitero vogliamo che tu resti vivo. Vogliamo che tu ci sorprenda e ci deluda, ci impressioni e ci stupisca. Torna a casa, Bod.
La gente vuole dimenticare l'impossibile. Rende più sicuro il loro mondo.
Voglio vedere la vita. Voglio stringerla tra le mani. Voglio lasciare un'impronta sulla sabbia di un'isola deserta. Voglio giocare a pallone con la gente. Voglio... voglio tutto. (Bod)
Dormi dormi mio bambino / dormi bene fino al mattino / poi da grande, lo vedrai / per il mondo viaggerai. / Danza una canzone / bacia i tuoi amori / scopri il tuo nome / e sepolti tesori... / Affronta la vita, / son affanni e piaceri, / che non sian inesplorate / le strade di ieri. (Filastrocca della signora Owens)
Frasi da «I ragazzi di Anansi»
Grandi storie da sogno. Gli uomini hanno sempre avuto questa predisposizione. (cap. 2, p. 47)
Le storie sono come ragni, con lunghe zampe, e sono come le ragnatele in cui l'uomo finisce aggrovigliato, ma che se le guardi sotto una foglia, nella rugiada del mattino, sembrano tanto belle con quel modo elegante di collegarsi una all'altra, strette strette. (cap. 2, pp. 49-50)
«Come lo bevi il caffè?»
«Nero come la notte, dolce come il peccato.» (cap. 3, p. 67)
La bottiglia era vuota. Era durata più a lungo di quanto avesse il diritto di durare, e ora non conteneva niente di niente. (cap. 4, p. 80)
Ci sono luoghi mitici. Esistono, ciascuno a suo modo. Alcuni sono al di sopra del mondo come coperture, altri esistono al di sotto, come il fondo di un quadro. (cap. 4, p. 85)
Daisy cominciava a sentirsi come il genere di poliziotto che si vede solo al cinema: duro, disilluso e assolutamente pronto a contestare il sistema; il genere di poliziotto che vuole sapere se cercate guai o se lo state provocando e specificamente il genere di poliziotto che dice "Sto diventando troppo vecchio per queste stronzate". (cap. 11, p. 259)
Il mondo è piccolo. Non è necessario viverci a lungo per impararlo. Esiste una teoria secondo la quale in tutto il mondo ci sono soltanto cinquecento persone vere (il cast, diciamo. Gli altri, secondo la teoria, sono comparse) e ciò che più conta è che si conoscono tutti. È vero almeno in parte. Nella realtà il mondo è costituito di migliaia di gruppi di circa cinquecento persone che passano la vita a incontrarsi, a cercare di evitarsi e a trovarsi nello stesso improbabile negozio di tè a Vancouver. (cap. 11, p. 267)
Le storie sono ragnatele collegate filo per filo, e si segue ogni storia verso il centro perché il centro è la sua fine. Ogni persona è un filo della storia. (cap. 12, p. 283)
Ogni persona mai esistita o esistente o che esisterà ha una canzone sua. Non è una canzone scritta da qualcun altro. Ha una melodia e parole sue. Sono poche le persone che riescono a cantare la loro canzone. La maggior parte di noi ha paura di non riuscire a renderle giustizia con la voce, oppure che le parole siano troppo sciocche o troppo oneste o troppo strane. Perciò, invece di cantarla, la vive.
Vedeva l'alba, un enorme sole color arancio sangue circondato da nuvole sfumate di scarlatto.
Le cose impossibili capitano.
Sorrideva nella maniera più convincente.
Non sarebbe riuscito a spiegare in cosa era diversa. Ci aveva provato, senza riuscirci. In parte era dovuto a come si sentiva quando era con lei: come se riflesso nei suoi occhi lui diventasse una persona migliore. (p. 177)
Essere morti, probabilmente, era un po' come essere vivi: si impara qualcosa cammin facendo e il resto lo si improvvisa. (p. 224)
Si stavano baciando. Detto così siete scusati per aver pensato che fosse un bacio normale, tutto labbra e pelle e magari persino un po' di lingua. Ma vi siete persi il sorriso di Ragno, la luce nei suoi occhi.
Frasi da «Nessun dove»
«So che questa è una domanda indiscreta, ma lei, per caso, è clinicamente pazzo?»
«Possibile, ma assai improbabile. Perché?»
«Bè» ribatté Richard «Uno di noi deve esserlo per forza!»
Questo è il momento di avere paura dell'oscurità. (Hunter)
Il suo sorriso avrebbe fermato una rivoluzione. (riferito ad Hunter)
«Ma non sembrano tutti uguali questi tunnel?» chiese Richard «Come si fa a capire qual è l'uno e qual è l'altro?»
«Non si capisce» disse il Marchese. «Infatti ci siamo irrimediabilmente persi. Non ci troveranno mai più. Tra un paio di giorni ci uccideremo a vicenda per procurarci il cibo.»
«Sul serio?»
«No.»
Non ho paura di cadere. Quello di cui ho paura è il momento in cui smetti di cadere e cominci ad essere morto. (Richard)
Quando gli angeli vanno a male, Richard, marciscono più di chiunque altro. (il Marchese de Carabas)
Frasi da «Stardust»
— Scusa — gli disse una vocina inquietante nell'orecchio — ti dispiacerebbe sognare facendo meno rumore? I tuoi sogni si infiltrano nei miei, e se c'è una cosa che non ho mai mandato giù sono proprio le date. Guglielmo il conquistatore, millesessantasei, ma di più non so, ed è una nozione che baratterei volentieri con un topo ballerino. (p. 77)
— Ma guardati un po' — disse quella piccola persona pelosa, con la voce che era un misto di orgoglio e tristezza — mentre mangi quei funchi come se ti piacessero davvero, come se non fossero segatura, assenzio e ruta nella bocca. Tristran si leccò le dita e assicurò al suo benefattore che erano davvero i funghi più buoni che avesse mai avuto il privilegio di assaggiare. — Lo dici adesso — ribatté il suo ospite con malinconica soddisfazione — ma tra un ora non lo dirai più. Ti faranno senz'altro male così come fanno male le parole della pescivendola che feriscono il suo giovane ragazzo quando discutono di sirene. Sono notizie che scorrono da Garamold fino a Stormold. Che linguaggio! Mi ha fatto azzurrare le orecchie! (p. 79)
Quanto manca per Babilonia?
Venti leghe, signor mio.
Vi giungerò a lume di candela?
Andata e ritorno, signor mio.
Se l'andatura è svelta e leggera
Vi giungerai a lume di candela. (p. 82)
Lo scoiattolo non ha ancora trovato la ghianda che darà vita alla quercia dalla quale nascerà la culla del bebè che crescerà e mi ucciderà. (p. 126)
Mano nella mano si misero a gironzolare per il mercato. Si alzò il vento, che fece sbatacchiare tende e bandiere, e una pioggia fredda cominciò a cadere su di loro. Insieme ad altre persone trovarono riparo sotto il telone di una bancarella di libri. — Rosso di sera bel tempo di sera, rosso di mattina la pioggia si avvicina — recitò a Tristran e Yvaine un uomo con un cappello a cilindro nero, che stava acquistando un librettino rilegato in pelle rossa. Tristran annuì e gli rivolse un sorriso. Poi, sotto una pioggia meno intensa, riprese il suo giro insieme ad Yvaine. — Scommetto che questo è tutto il ringraziamento che otterrò da parte loro — disse l'uomo con il cilindro al libraio, che non aveva minimamente idea di cosa parlasse, e non voleva nemmeno saperlo. (p. 231)
Frasi da «Coraline»
– Non era stato coraggioso, restando lì fermo a farsi pungere – disse Coraline al gatto. – Non era stato coraggioso perché non aveva avuto paura: quella era l'unica cosa che potesse fare. Ma quando era tornato a riprendersi gli occhiali, sapendo che lì c'erano le vespe, aveva avuto veramente paura. Quello era stato vero coraggio. – Mosse il primo passo lungo il corridoio. Sentiva odore di chiuso, di polvere e di umidità. Il gatto avanzata lentamente accanto a lei. – E perché mai? – le domandò il gatto, con un tono che rivelava scarso interesse. – Perché – disse Coraline – quando hai paura di qualcosa, ma la fai comunque, quello è coraggio.
– È sorprendente come ciò che siamo possa dipendere dal letto in cui ci risvegliamo al mattino, ed è sorprendente quanto tutto ciò possa rivelarsi fragile. (da Coraline, p. 79)
Cose fragili – Introduzione
"Credo... che ricorderei più volentieri una vita sciupata per cose fragili che una vita dedicata a evitare i debiti morali". Queste parole mi apparvero in sogno e quando mi svegliai le scrissi, senza capire bene cosa significassero o a chi si riferissero.
Scrivere è un po' come cucinare. A volte puoi fare quello che vuoi ma la torta non lievita, e ogni tanto invece la torta viene più buona di quello che avresti mai osato sperare.
Il modo migliore per descrivere un racconto è raccontarlo. Per forza! Il modo di descrivere una storia, a se stessi o al mondo, consiste nel raccontare quella storia. È un atto riequilibrante ed è un sogno. Più accurata è la mappa, più assomiglia al territorio. La mappa accurata al massimo sarebbe il territorio stesso, e sarebbe davvero perfettamente accurata e perfettamente inutile.
La storia è la mappa che è il territorio.
Ricordatevelo bene.
Dopo tutto, di cose fragili ce ne sono talmente tante. Le persone si rompono così facilmente, e anche i sogni, e i cuori.
Naturalmente le fiabe sono fatte per essere trasmesse. Puoi prenderle, o esserne contagiato. Sono la moneta corrente che abbiamo in comune con coloro che hanno percorso le strade del mondo prima che arrivassimo noi. (Raccontare ai miei figli storie che a me avevano raccontato i miei genitori e i miei nonni mi fa sentire parte di qualcosa di speciale, di strano, parte del flusso ininterrotto della vita).
Credo che sia un dovere che abbiamo gli uni verso gli altri, raccontarci storie. È la cosa più vicina alla preghiera del Credo a cui io mi sia mai accostato, o a cui, sospetto, mai mi accosterò.
Mi piacciono i sogni. Ne so abbastanza da rendermi conto che la logica dei sogni non è la logica dei racconti, e che è difficile trasformare un sogno in un racconto: al risveglio il sogno si trasforma da oro in foglie, da seta a ragnatela.
C'è però qualcosa che si riesce a riportare indietro da un sogno: l'atmosfera, attimi, persone, un tema. Questa è però l'unica volta in cui sono riuscito a riportare indietro una storia completa.
Mentre scrivo queste righe, mi viene in mente che la caratteristica particolare della maggior parte delle cose che consideriamo fragili è quanto siano invece robuste. Da bambini facevamo dei giochi con le uova per dimostrare come fossero in realtà minuscoli edifici di marmo estremamente resistenti; mentre ci dicono che il battito delle ali di una farfalla, se fatto nel punto giusto, può creare una tempesta al di là dell'oceano. Il cuore si può spezzare, ma è il più forte dei nostri muscoli, capace com'è di pompare sangue per lo spazio di una vita, settanta volte al minuto, e senza quasi perdere un colpo. Perfino i sogni, la più delicata e intangibile delle cose, possono dimostrarsi assai resistenti a ogni tentativo di distruggerli. I racconti, come le persone e le farfalle e le uova di usignuolo e i cuori umani e i sogni, sono cose fragili, fatti con niente di più forte e duraturo che ventisei lettere e una manciata di segni di interpunzione. Oppure sono parole nell'aria, composte di suoni e di idee – astratte, invisibili, che svaniscono appena pronunciate – e cosa può esserci mai di più fragile? Ma ci sono piccoli e semplici racconti su avventure e persone capaci di cose incredibili, storie di miracoli e mostri, che sono durati molto più a lungo di coloro che le hanno narrate, e alcune sono durate anche più a lungo delle terre in cui sono nate.
Miti del nord – Citazioni
Era proprio il fatto che il mondo con la sua storia finisce, e il modo in cui finisce e rinasce, che trasformava in eroi tragici, e in cattivi tragici, gli dèi e i giganti del gelo e tutti gli altri. Ragnarok era quello che manteneva vivo per me il mondo norreno, stranamente attuale e presente, mentre altri complessi di credenze meglio documentate mi sembravano ormai parte del passato, roba vecchia. (p. 6)
Odino conosce molti segreti. Ha dato un occhio in cambio della saggezza. E ha fatto di più: per ottenere la conoscenza delle rune, e il potere, ha sacrificato se stesso a se stesso. (p. 15)
Thor, il figlio di Odino, è il dio del tuono. È diretto quanto suo padre Odino è astuto, di buon carattere quanto suo padre è infido. (p. 16)
Loki è molto bello. È molto suadente, convincente, simpatico, ed è di gran lunga il più scaltro, il più sottile e il più sagace fra gli abitanti di Asgard. Perciò è proprio un peccato che dentro di lui ci sia un mare di oscurità: tanta rabbia, tanta invidia, tanta bramosia. [...] È più intelligente, acuto e scaltro di qualunque altro dio o gigante. Nemmeno Odino è astuto quanto Loki. [...] Gli altri dèi lo tollerano, forse perché i suoi stratagemmi e i suoi piani li hanno salvati tante volte, almeno quante li hanno messi nei guai. (p. 17)
Loki rende il mondo più interessante ma meno sicuro. È il padre dei mostri, l'autore delle sofferenze, il dio maligno. (p. 18)
A Muspell, all'estremità delle fiamme, dove la nebbia brucia nel fuoco, dove la terra finisce, stava Surtr, che esisteva prima degli dèi. È ancora lì. Impugna una spada fiammeggiante, e la lava ribollente e la foschia ghiacciata per lui sono la stessa cosa.
Si dice che quando arriverà Ragnarok, ovvero la fine del mondo, e solo allora, Surtr lascerà il suo posto. Si allontanerà da Muspell con la spada fiammeggiante e darà fuoco al mondo, e uno dopo l'altro gli dèi cadranno di fronte a lui. (p. 21)
Dove ghiaccio e fuoco si incontravano il ghiaccio si sciolse, e nelle acque disciolte comparve la vita: le sembianze di una persona più grande dei mondi, più enorme di qualunque gigante presente o passato. Non era maschio, non era femmina, era maschio e femmina.
Questa creatura era l'antenato di tutti i giganti, e si diede un nome: Ymir. (p. 22)
Odino e Vili e Ve uccisero il gigante Ymir. Bisognava farlo. Non c'era altro modo per creare i mondi. Quello fu l'inizio di tutte le cose, la morte che rese possibile ogni forma di vita.
Pugnalarono il grande gigante. Dal cadavere di Ymir sgorgò una inimmaginabile quantità di sangue; fontane di sangue salato come il mare e grigio come gli oceani zampillarono con improvvisa e violenta abbondanza, creando gorghi tanto profondi da spazzare via e affogare tutti i giganti. (Sopravvissero soltanto un gigante, Bergelmir, nipote di Ymir, e sua moglie, arrampicandosi su una casa di legno, che li trasportò come una barca. Tutti i giganti che oggi esistono e che noi temiamo discendono da loro.) (p. 23)
Alzate lo sguardo al cielo: quello che vedete e l'interno del cranio di Ymir. Le stelle che vedete di notte, i pianeti, le comete e le stelle cadenti, sono scintille scaturite dai fuochi di Muspell. E le nuvole che vediamo di giorno? Quelle erano un tempo il cervello di Ymir, e chissà a cosa pensa, ancora. (p. 24)
Ask e Embla sono il padre e la madre di tutti noi: ogni essere umano deve la vita ai suoi genitori e ai loro genitori e ai genitori precedenti. Basta tornare indietro abbastanza, e gli antenati di tutti noi erano Ask e Embla. (p. 25)
Ecco perché Odino è chiamato "il padre di tutto". Perché è il padre degli dèi, e perché ha soffiato la vita nei nonni dei nonni dei nostri nonni. Dèi o mortali che siamo, Odino è il padre di tutti noi. (p. 25)
Il frassino Yggdrasil è un frassino robustissimo, l'albero più bello e perfetto di tutti: e anche il più grande. Cresce in mezzo ai nove mondi e li unisce, uno con l'altro. È l'albero più grosso che esista, e il più splendido. I suoi rami più alti toccano il cielo. (p. 29)
Ci sono tre sorelle, le norne, che sono sagge donzelle. Curano la fonte, e si assicurano che le radici di Yggdrasil siano sempre coperte di fango e ben curate. La fonte appartiene a Urd; lei è il Fato, il Destino. È il nostro passato. Con lei ci sono Verdandi - il suo nome significa "divenire" - e a lei appartiene il presente, e Skuld, il cui nome significa "ciò che è previsto", e il suo regno è il futuro.
Le norne decidono ciò che avviene nella nostra vita. Ci sono altre norne, non soltanto quelle tre. Norne dei giganti e degli elfi, norne dei nani e dei Vanir, norne buone e norne cattive e sono loro a decidere quale sarà il tuo destino. Alcune norne donano alle persone una buona vita, altre ci danno vite difficili, o brevi, o complicate.
Lì, alla fonte di Urd, esse danno forma al tuo destino. (pp. 30-31)
Quando succede qualcosa di male la prima cosa che penso è: "È colpa di Loki". Si risparmia un sacco di tempo. (Thor, p. 39)
Se le persone prestassero più attenzione alle parole che usano, non oserebbero misurarsi con Loki, il più saggio, il più brillante, il più astuto, il più intelligente, il più bello... (Loki, p. 49)
Ce l'avevi con lui anche quando gli dovevi una profonda gratitudine, e gli eri grato anche quando lo detestavi. (p. 50)
Loki era bello, e lo sapeva. Tutti avrebbero voluto amarlo e credere in lui, ma nel migliore dei casi era inaffidabile ed egocentrico, e nel peggiore malevolo o addirittura malvagio. Sposò una donna di nome Sigyn, che al tempo del corteggiamento e del matrimonio era bellissima e felice ma dopo un po' aveva la faccia di una che aspetta sempre brutte notizie. (p. 69)
Quelli che stavano alla destra della figlia vedevano una bellissima bambina, mentre quelli alla sua sinistra cercavano di non guardarla, perché vedevano camminare in mezzo a loro una bambina morta, con la pelle e la carne putrefatte e nerastre. (p. 70)
Sono soltanto me stessa, Hel, figlia di Angrboda e di Loki. [...] E i morti mi piacciono più di tutto. Sono cose semplici, e mi parlano con rispetto. I viventi mi guardano con repulsione. (Hel, p. 72)
Questa bambina governerà il più oscuro e profondo dei luoghi, e i morti di tutti e nove i mondi. Sarà la regina di quelle povere anime che muoiono indegnamente, di malattia o di vecchiaia, per incidenti o al momento della nascita. I guerrieri che cadono in battaglia continueranno a venire qui da noi, nel Valhalla. Ma coloro che muoiono in un altro modo diventeranno suoi sudditi, e la serviranno nell'oscurità. (Odino, p. 72)
La mia tazza si chiamerà Fame. [...] Questo lo chiamerò Carestia. E il mio letto si chiamerà Agonia. (Hel, p. 72)
Io non ho paura di niente. [...] Credo che siate voi, creaturine, ad aver paura di me. (Fenrir, p. 76)
Sleale Odino! [...] Se tu non mi avessi mentito, sarei stato amico degli dèi. Ma la paura ti ha rovinato. Io ti ucciderò, Padre degli Dèi. Aspetterò fino alla fine di tutte le cose, e poi mangerò il sole e mangerò la luna. Ma la mia gioia più grande sarà uccidere te. (Fenrir. p. 78)
Il lupo ringhiò, e dalla sua bocca scese tanta saliva da formare un fiume. A non sapere che era un lupo, si sarebbe potuta credere una piccola montagna, con un fiume che sgorgava da una caverna. (pp. 78-79)
Il martello di Thor si chiamava Mjollnir. I nani Brokk ed Eitri lo avevano fabbricato per Thor. Era uno dei tesori degli dèi. Se Thor lanciava il martello contro qualcosa, il martello non falliva mai il bersaglio, e poi tornava indietro, e volava fino alla sua mano. Poteva rimpicciolirlo e nasconderlo nella tunica, e poi poteva ingrandirlo di nuovo. Era un martello perfetto in tutto tranne una cosa: l'impugnatura era leggermente corta, e quindi Thor doveva farlo roteare con una mano sola. (p. 83)
Quando non ho il mio martello, tu sei più bravo di me a convincere le persone a fare le cose. (Thor, p. 86)
Non succede niente che Heimdall non veda, e a volte vede cose che devono ancora succedere. (p. 87)
Dicono di Neil Gaiman
Di lui mi piace come coniuga il moderno con l'antico, il mito con la narrativa, è un "attraversatore" di generi, come me del resto, e mi piace l'idea di unire il punk ai miti greci: è interessante, per cui ho letto e riletto. Mi piace anche il fatto che lavori in factory, che si affidi a più disegnatori.
Il fatto che Neil Gaiman si contorni di professionisti e di gente brava anche quanto lui è un segno di intelligenza, l'aprirsi e il confrontarsi con talenti e menti di un certo livello la dice lunga.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026