Frasi

Frasi di «I tre moschettieri»

46 citazioni dal libro di Alexandre Dumas padre

Le frasi di «I tre moschettieri» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «I tre moschettieri»

[...] quell'epoca di libertà minima e d'indipendenza massima [...]. (cap. II, L'anticamera del signor de Tréville; 2013)
Quest'altro moschettiere formava un perfetto contrasto con colui che lo interrogava e che gli aveva dato il nome di Aramis. Era un giovane di ventidue o ventitré anni appena, dall'espressione candida e dolce, dall'occhio nero e mite e dalle gote rosee e vellutate come una pesca d'autunno; i suoi baffi sottili disegnavano sul labbro superiore una linea perfettamente diritta, le sue mani pareva evitassero di abbassarsi per timore di fare un po' gonfie le vene, e di tanto in tanto lo si vedeva pizzicarsi l'orlo delle orecchie, per mantenerle di un incarnato tenero e trasparente. Per abitudine, egli parlava poco e con lentezza, salutava molto, rideva senza far strepito e mostrando i denti, di cui pareva avere molta cura come il resto della persona. (cap. II, L'anticamera del signor Tréville)
Il coraggio è sempre rispettato, anche in un nemico. (cap. V, I moschettieri del re e e le guardie del cardinale; 2013)
[...] tutti per uno e uno per tutti [...]. (D'Artagnan: cap. IX, D'Artagnan si rivela; 2013)
– Non avete qualche amico con l'orologio che va indietro?
– E allora?
– Allora andate a trovarlo, in modo che possa testimoniare che alle nove e mezza eravate da lui. È quello che in linguaggio giudiziario si chiama avere un alibi. (cap. X, Una trappola per topi nel secolo diciassettesimo; 2013)
L'amore è la più egoista di tutte le passioni. (cap. XI, L'intrigo si complica; 2013)
– Non ho bisogno di voi.
– Ma siete voi che avete chiesto...
– L'aiuto di un gentiluomo, non la sorveglianza di una spia.
– È una parola un po' dura!
– Come si chiamano quelli che seguono le persone contro la loro volontà?
– Indiscreti.
– È una parola un po' troppo morbida. (Signora Bonacieux e d'Artagnan: cap. XI, L'intrigo si complica; 2013)
[...] quella brutalità ingenua che le donne preferiscono spesso all'affettazione della cortesia, perché scopre il fondo del pensiero e prova che il sentimento ha la meglio sulla ragione. (cap. XI, L'intrigo si complica; 2013)
[...] ciò che è perduto oggi può non essere perduto per l'avvenire. (Signora Bonacieux: cap. XI, L'intrigo si complica; 2013)
— Milord, — esclamò la regina — voi dimenticate che io non ho mai detto di amarvi.
— Ma nemmeno mi avete detto che non mi amavate, e veramente dirmi tali parole sarebbe, da parte della Maestà Vostra, un'ingratitudine troppo grande. Poiché, dove troverete, ditemi, un amore simile al mio, un amore che né il tempo, né la lontananza, né la disperazione possono spegnere; un amore che si accontenta di un nastro smarrito, di uno sguardo perduto, di una parola sfuggita? (Buckingham: cap. XII)
In piedi davanti al caminetto, c'era un uomo di media statura, di aspetto nobile e altero, con gli occhi penetranti, la fronte ampia, un volto smagrito e ancor più allungato dal pizzo e dai baffi. Benché quell'uomo avesse trentasei o trentasette anni appena, capelli, baffi e pizzo cominciavano a farsi grigi. Quell'uomo non aveva spada, ma sembrava, in tutto il resto, un uomo di guerra: i suoi stivali di pelle di bufalo leggermente coperti di polvere indicavano che nella giornata era stato a cavallo. Quell'uomo era Armand Jean Duplessis, cardinale di Richelieu, non quale viene di solito rappresentato a noi, affranto come un vecchio, sofferente come un martire, il corpo piegato, la voce spenta, sepolto in una grande poltrona come in una tomba anticipata, vivo solo per il suo genio e capace ancora di sostenere la lotta con l'Europa soltanto per la forza del suo pensiero, diuturnamente applicato, ma quale egli era realmente in quel tempo, vale a dire destro e galante cavaliere, già debole nel corpo, ma sostenuto da quella potenza morale che ha fatto di lui uno degli uomini più straordinari che siano mai esistiti; quale egli era in quel tempo in cui si preparava, dopo aver validamente appoggiato il duca di Nevers nel ducato di Mantova, dopo aver preso Nimes, Castres e Uzès, a cacciare gli inglesi dall'isola di Ré, e ad assediare la Rochelle. (cap. XIV, L'uomo di Meung)
D'Artagnan non poté fare a meno di pensare quanto fragili e sconosciuti siano i fili che talora regolano i destini di un popolo e la vita degli uomini. (cap. XXI, La contessa di Winter)
— Noialtri diciamo: fiero come uno scozzese, — mormorò Buckingham.
— E Noi. fiero come un guascone, — disse di rimando D'Artagnan. — I guasconi sono gli scozzesi della Francia. (cap. XXI, La contessa di Winter)
C'è un Dio per gli ubriachi e gli innamorati. (cap. XXIII, L'appuntamento; 2013)
In tutti i casi, ragazzo mio, credete a un uomo che vive da trent'anni alla corte: non vi addormentate nella vostra sicurezza, o siete perduto. Al contrario, ve lo dico io, dovete vedere nemici dappertutto. Se cercano di attaccare briga con voi, evitatelo, fosse anche un bambino di dieci anni; se vi attaccano, di notte o di giorno, battete in ritirata senza vergogna; se attraversate un ponte, tastate le assi, che non vi manchino sotto i piedi; se passate davanti a una casa in costruzione, guardate bene che non vi cada una pietra sulla testa; se rientrate tardi, fatevi seguire dal vostro domestico, e che sia armato, purché siate sicuro del vostro domestico. Diffidate di tutti, del vostro amico, di vostro fratello, della vostra amante... soprattutto della vostra amante. (Signor de Tréville: cap. XXIII, L'appuntamento; 2013)
Un mariuolo non ride alla stessa maniera di un uomo onesto, un ipocrita non piange le stesse lacrime di un uomo in buona fede. Ogni falsità è una maschera, e per bene che sia fatta la maschera, con un po' d'attenzione si arriva sempre a distinguerla dal viso. (cap. XXV, L'amante di Porthos; 2013)
[...] non c'è amicizia che resista a un segreto scoperto, soprattutto quando questo segreto tocca l'amor proprio; inoltre si ha sempre una certa superiorità morale sulle persone di cui si conosce la vita. (cap. XXVI, La tesi di Aramis; 2013)
[...] nascondete bene le vostre ferite quando ne avrete. Il silenzio è l'ultima gioia degli infelici; guardatevi bene dal mettere chicchessia sulla traccia dei vostri dolori: i curiosi succhiano le nostre lacrime come le mosche il sangue d'un daino ferito. (Aramis: cap. XXVI, La tesi di Aramis; 2013)
Niente fa passare il tempo e abbrevia la strada come un pensiero che assorbe su di sé tutte le facoltà di chi pensa. L'esistenza esterna assomiglia allora a un sonno, di cui quel pensiero è il sogno. Grazie al suo influsso, il tempo non ha più misura, lo spazio non ha più distanza. Si parte da un luogo e si arriva a un altro, ecco tutto. Dell'intervallo percorso, non resta presente al vostro ricordo che una vaga foschia in cui svaniscono mille immagini confuse di alberi, montagne, paesaggi. (cap. XXVI, La tesi di Aramis; 2013)
[...] l'amore è una lotteria dove chi vince vince la morte. (Athos: cap. XXVII, La moglie di Athos; 2013)
La vita stessa si può riassumere in tre parole: erat, est, fuit. (Aramis: cap. XXVIII, Il ritorno; 2013)
[...] in tutte le cose il merito sta nella difficoltà. (Aramis: cap. XXVIII, Il ritorno; 2013)
[...] si domandano consigli solo per non seguirli, o, se li si segue, per avere qualcuno a cui si possa rimproverare di averli dati. (Athos: cap. XXXIV, Dove si tratta dell'equipaggiamento di Aramis e di Porthos; 2013)
Il cuore della donna migliore è spietato verso i dolori d'una rivale. (cap. XXXV, La notte tutti i gatti sono bigi; 2013)
Milady sorrise di un sorriso strano.
— Così, voi mi amate? — disse.
— Ho forse bisogno di dirvelo? Non ve ne siete accorta?
— Oh, sì, ma come sapete, i cuori più fieri sono più difficili da conquistare.
— Oh, le difficoltà non mi sgomentano — disse d'Artagnan; — temo solo le cose impossibili.
— Non c'è nulla di impossibile, — disse Milady — per un vero amore. (cap. XXXVI, Sogno di vendetta)
[...] dietro a ogni felicità presente è nascosto un timore futuro. (cap. XXXIX, Una visione; 2013)
Nessuna speranza è folle, tranne che per gli sciocchi [...]. (Richelieu: cap. XL, Il cardinale; 2013)
Il tempo, amico mio, il tempo porta con sé l'occasione, e l'occasione è la martingala dell'uomo: più ha scommesso e più guadagna, se sa aspettare. (Athos: cap. XLII, Il vino d'Angiò; 2013)
Tipo di scommessa che prevede a ogni successiva puntata il raddoppio della posta. [N.d.T.]
In tutti i tempi e tutti i paesi, soprattutto se sono divisi in materia di religione, ci saranno fanatici che non chiedono di meglio che diventare martiri. (Richelieu: cap. XLIV, L'utilità dei tubi di stufa; 2013)
– Allora, – disse d'Artagnan, lasciando cadere le braccia con scoraggiamento, – è inutile lottare ancora: tanto vale che mi bruci le cervella e facciamola finita!
– Questa è l'ultima sciocchezza da fare, – disse Athos, – perché è la sola cui non c'è rimedio. (cap. XLVII, Il consiglio dei moschettieri; 2013)
[...] ci prendono per pazzi o per eroi, due categorie di imbecilli molto simili tra loro. (Athos: cap. XLVII, Il consiglio dei moschettieri; 2013)
[...] bisogna puntare sui difetti delle persone, non sulle loro virtù. (Athos: cap. XLVIII, Una questione di famiglia)
Beneficio rinfacciato, offesa arrecata. (Athos: cap. XLVIII, Una questione di famiglia)
La vita è un rosario di piccole miserie che il filosofo sgrana ridendo. (Athos: cap. XLVIII, Una questione di famiglia; 2013)
L'amore è un sentimento che si nutre di agi e ingigantisce attraverso la corruzione. (cap. LVI)
I grandi criminali portano con sé una specie di predestinazione che fa loro superare tutti gli ostacoli, li salva da tutti i pericoli, fino al momento che la Provvidenza, stanca, ha fissato come scoglio per la loro empia fortuna. (cap. LIX, Il convento delle Carmelitane a Béthune; 2013)
[...] non conosco nessun uomo che meriti di essere rimpianto durante tutta la vita di un altro uomo [...]. (Buckingham: cap. LIX, Il convento delle Carmelitane a Béthune; 2013)

Citazioni su I tre moschettieri

Da mia parte, non provo il rossore di cui altri sentirebbe inondato il volto nel dire che mi piacciono e giudico condotti con grande brio e spigliatezza i Trois mousquetaires di Alessandro Dumas padre. Ancora molti li leggono e li godono senza nessun'offesa della poesia, ma nascondono in seno il loro compiacimento come si fa per gli illeciti diletti; ed è bene incoraggiarli a deporre la falsa vergogna e il congiunto imbarazzo. (Benedetto Croce)
I tre moschettieri è in verità la storia del quarto. (Umberto Eco)
Il romanzo I tre moschettieri è una serie ininterrotta di vendette, dal principio alla fine. C'è una vendetta ad ogni pagina. Ogni tanto, una esaltazione tutta esplicita della vendetta, definita qualche volta come "le plaisir des dieux", il piacere degli Dei. (Beniamino Placido)
In questa favola, Alessandro Dumas sfoggia non poche qualità del grande scrittore: e non delle secondarie. In primo luogo una sovrana impudenza; un insieme di complicità ed oltraggio nei confronti del lettore; nessun patetismo, neppure quando ricorre a situazioni obiettivamente patetiche: giacché nelle sue mani anche la morte dell'innocente si fa avventura, è «divertente». E ancora, il gusto del gioco, della mistificazione; l'onesta carenza morale, che ci rassicura che nei labirinti di questa deliziosa macchinazione non si nasconde la pia frode di un messaggio; una nobile guitteria, che gli detta la mossa esatta per scatenare la saggiamente consenziente credulità del pubblico, e che insieme proibisce qualsiasi identificazione emotiva: il lettore è tenuto a bada nel momento stesso in cui è affascinato; è e deve restare spettatore. (Giorgio Manganelli)

Pietro Citati

Il personaggio di d'Artagnan è uno dei più straordinari ritratti simbolici della prima parte del secolo. Athos è degno di Dostoevskij. Milady è una bellissima creatura del male. E quella leggerezza, che ci trascina di pagina in pagina, non nasce soltanto da una natura felice, ma da una squisita arte intellettuale.
Non credete ai denigratori. I tre moschettieri emana un vero profumo storico: non meno di Guerra e Pace; un profumo che Dumas ricava con astuzia e grazia dalle memorie, dalle lettere e dai romanzi del primo Seicento.
Come in una cavalcata fantastica, tutta la geografia, la storia e la letteratura della Francia, sfilano davanti ai nostri occhi. Conosciamo i guasconi, i piccardi, i normanni, gli abitanti del Berry, e il loro dialetto, che il colto Aramis si rifiuta di capire; e quanti paesi e chiese e osterie sorvolate dal vento dell'avventura. C'è Parigi, avvolta da una nebbia cupa. I moschettieri bevono generosamente, attaccano briga, pagano malvolentieri i conti degli osti, come gli eroi di Rabelais e di Scarron. Il borghese gentiluomo, L'Avaro e Il Barbiere di Siviglia ci fanno conoscere i loro lacchè e le loro soubrettes, che danzano ancora per noi. Abbiamo mercanti e avvocati, avidi e sordidi come nel Romanzo borghese di Furetière. Aramis ci ricorda la mondanità preziosa degli abati. Gli epigrammi della tradizione moralistica francese brillano alla fine di ogni capitolo. Poi il tempo cambia. Entriamo nella Parigi del primo Ottocento, nei teatri e nei piccoli giornali. C'è qualche traccia della sapienza filosofica e fisionomica di Balzac. E il giovane d'Artagnan, che a diciott'anni arriva dalla Guascogna per far fortuna, l'abbiamo già incontrato nelle vesti di Gil Blas e di Jacob: l'abbiamo ritrovato in quelle di Lucien de Rubempré e di Julien Sorel, che come lui cercano di conquistare la Francia.
Non so se Dumas avesse letto Baltasar Gracián: una parte dei Tre moschettieri ha un sapore che ci ricorda, sebbene mescolato e manipolato dall'"abile irrigatore", le massime del gesuita spagnolo. Il Seicento si incarna nella figura del cardinale di Richelieu, per il quale Dumas ha una vera passione. Richelieu è la rapidità e l'astuzia, che solo d'Artagnan sa fronteggiare. Rappresenta gli Arcana imperii: il segreto profondissimo del potere e la macchinazione; l'arte di spiare e di ascoltare i segreti.
Ormai è tempo di riprendere in mano I tre moschettieri. Non possiamo fermarci: gli oggetti non ci arrestano con il loro volume, e i personaggi sembrano (e non sono) formati di una sola dimensione. Tutto quello che, nella vita, ci sbarra il passo, viene trascinato dal volo velocissimo della fantasia. Il cavallo di d'Artagnan corre verso l'Inghilterra più rapido del nostro occhio che legge, le navi attraversano in un baleno i mari, Milady ripete le sue affascinanti menzogne, un'occhiata fa scoccare all'improvviso un amore... La leggerezza trionfa sul peso: la frivolezza sul significato, l'immaginazione sull'esperienza. Mentre leggiamo, rimbalzando di fatto in fatto, anche noi senza peso, tutto ci accade: siamo d'Artagnan e Richelieu, Buckingham e Athos, l'uomo dal mantello rosso e Milady, eppure nulla ci tocca e ci ferisce. Veloci come il vento, indenni e inconsapevoli come l'aria, attraversiamo senza conoscerle tutte le esperienze del mondo.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026