Frasi

Frasi di «Il barone rampante»

30 citazioni dal libro di Italo Calvino

Le frasi di «Il barone rampante» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Il barone rampante»

Il vero modo d'accostarci a questo libro è quindi quello di considerarlo una specie di Alice nel paese delle meraviglie o di Peter Pan o di Barone di Münchhausen, cioè di riconoscerne la filiazione da quei classici dell'umorismo poetico e fantastico, da quei libri scritti per gioco, che sono tradizionalmente destinati allo scaffale dei ragazzi. (p. VI)
La prima lezione che potremmo trarre dal libro è che la disobbedienza acquista un senso solo quando diventa una disciplina morale più rigorosa e ardua di quella a cui si ribella. (p. X)
Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino. (p. 47)
Un gentiluomo [...] è tale stando in terra come stando in cima agli alberi [...] se si comporta rettamente. (p. 67)
Anche quando pare di poche spanne, un viaggio può restare senza ritorno. (p. 67)
Il bassotto alzò il muso verso di lui, con lo sguardo dei cani quando non capiscono e non sanno che possono aver ragione a non capire. (p. 84)
L'Abate passò il resto dei suoi giorni tra carcere e convento in continui atti d'abiura, finché non morì, senza aver capito, dopo una vita intera dedicata alla fede, in che cosa mai credesse, ma cercando di credervi fermamente fino all'ultimo. (p. 113)
Capì questo: che le associazioni rendono l'uomo più forte e mettono in risalto le doti migliori delle singole persone, e dànno la gioia che raramente s'ha restando per proprio conto, di vedere quanta gente c'è onesta e brava e capace e per cui vale la pena di volere cose buone (mentre vivendo per proprio conto capita più spesso il contrario, di vedere l'altra faccia della gente, quella per cui bisogna tener sempre la mano alla guardia della spada). (p. 119)
Quando ho più idee degli altri, do agli altri queste idee, se le accettano; e questo è comandare. (p. 121)
Insomma, gli era presa quella smania di chi racconta storie e non sa mai se sono più belle quelle che gli sono veramente accadute e che a rievocarle riportano con sé tutto un mare d'ore passate, di sentimenti minuti, tedii, felicità, incertezze, vanaglorie, nausee di sé, oppure quelle che ci s'inventa, in cui si taglia giù di grosso, e tutto appare facile, ma poi più si svaria più ci s'accorge che si torna a parlare delle cose che s'è avuto o capito in realtà vivendo. (p. 138)
Ma in tutta quella smania c'era un'insoddisfazione più profonda, una mancanza, in quel cercare gente che l'ascoltasse c'era una ricerca diversa. Cosimo non conosceva ancora l'amore, e ogni esperienza, senza quella, che è? Che vale aver rischiato la vita, quando ancora della vita non conosci il sapore? (p. 139)
Chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria. (p. 163)
Ai lutti succedono presto o tardi eventi lieti, è legge della vita. (p. 165)
Cosimo tutti i giorni era sul frassino a guardare il prato come se in esso potesse leggere qualcosa che da tempo lo struggeva dentro: l'idea stessa della lontananza, dell'incolmabilità, dell'attesa che può prolungarsi oltre la vita. (p. 170)
Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così. (p. 179)
– Perché mi fai soffrire?
– Perché ti amo.
Ora era lui ad arrabbiarsi: – No, non mi ami! Chi ama vuole la felicità, non il dolore.
– Chi ama vuole solo l'amore, anche a costo del dolore.
– Mi fai soffrire apposta, allora.
– Sì, per vedere se mi ami.
La filosofia del Barone si rifiutava d'andar oltre. – Il dolore è uno stato negativo dell'anima.
– L'amore è tutto.
– Il dolore va sempre combattuto.
– L'amore non si rifiuta a nulla.
– Certe cose non le ammetterò mai.
– Sì che le ammetti, perché mi ami e soffri. (pp. 184-185)
– Tu ragioni troppo. Perché mai l'amore va ragionato?
– Per amarti di più. Ogni cosa, a farla ragionando, aumenta il suo potere. (p. 192)
Le imprese più ardite vanno vissute con l'animo più semplice. (p. 192)
E lei: – Tu non credi che l'amore sia dedizione assoluta, rinuncia di sé...
Era lì sul prato, bella come mai, e la freddezza che induriva appena i suoi lineamenti e l'altero portamento della persona sarebbe bastato un niente a scioglierli, e riaverla tra le braccia... Poteva dire qualcosa, Cosimo, una qualsiasi cosa per venirle incontro, poteva dirle: – Dimmi che cosa vuoi che faccia, sono pronto... – e sarebbe stata di nuovo la felicità per lui, la felicità insieme senza ombre. Invece disse: – Non ci può essere amore se non si è se stessi con tutte le proprie forze. (pp. 199-200)
Tutte belle cose, però io avevo l'impressione che in quel tempo mio fratello non solo fosse del tutto ammattito, ma andasse anche un poco imbecillendosi, cosa questa più grave e dolorosa, perché la pazzia è una forza della natura, nel male o nel bene, mentre la minchioneria è una debolezza della natura, senza contropartita. (p. 205)
Chi sta in alto è ben in vista da ogni parte, [...] mentre c'è chi striscia per nascondere il viso. (p. 211)
– So che per certe sorta di persone è un punto d'onore tenere la faccia in ombra.
– Quali, di grazia?
– Le spie, a dirne una! (p. 211)
Se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori! (p. 214)
Viviamo in un paese dove si verificano sempre le cause e non gli effetti. (p. 219)
Si sa che i rivoluzionari sono più formalisti dei conservatori. (pp. 231-232)
La gioventù va via presto sulla terra, figuratevi sugli alberi, donde tutto è destinato a cadere: foglie, frutti. (p. 236)
Ora io non so che cosa ci porterà questo secolo decimonono, cominciato male e che continua sempre peggio. Grava sull'Europa l'ombra della Restaurazione; tutti i novatori – giacobini o bonapartisti che fossero – sconfitti; l'assolutismo e i gesuiti rianno il campo; gli ideali della giovinezza, i lumi, le speranze del nostro secolo decimottavo, tutto è cenere. (p. 242)
«Cosimo Piovasco di Rondò – Visse sugli alberi – Amò sempre la terra – Salì in cielo» (p. 244)

Citazioni su Il barone rampante

Come figura letteraria aveva un grande equilibrio e si apparentava agli scrittori di sinistra. Il libro suo più bello, Il barone rampante, è però un libro di destra perché esalta gli istinti, la natura vista in chiave antropologica. (Geno Pampaloni)
Ma se Il barone non è un Entwicklungsroman , è dubbio anche che si tratti puramente e semplicemente di un romanzo, poiché non c'è un nodo fondamentale, un avvenimento o una serie di avvenimenti decisivi che mettano alla prova il carattere dei personaggi. (Cesare Cases)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026