Le frasi di «Il Capitan Fracassa» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Il Capitan Fracassa»
La solitudine non vuole esser sorpresa ignuda e si difende con ogni sorta d'ostacoli. (cap. I, Il castello della miseria; 1958)
[...] tardi si tappano le falle di una nave quando affonda [...]. (cap. I, Il castello della miseria; 1958)
[...] l'oblio [...] sui morti cresce più presto dell'erba [...]. (cap. I, Il castello della miseria; 1958)
L'opera dello scrivere è in questo inferiore a quella del dipingere, ché lo scrittore non può mostrare gli oggetti se non uno dopo l'altro. (cap. II, Il carro di Tespi; 1958)
[...] i grandi appetiti sono muti come i grandi dolori [...]. (cap. II, Il carro di Tespi; 1958)
[...] se si suol dire che non v'è rosa senza spine, vi sono, in compenso, spine senza rose. (Sigognac: cap. II, Il carro di Tespi; 1958)
[...] dalle ragazze più belle discendono le vecchie più orrende. (Blazio: cap. III, L'albergo del "Sole turchino"; 1958)
L'amore per esprimersi non trova mai parole abbastanza vivaci. (cap. IV, Briganti spaventapasseri; 1958)
In verità, il teatro non è dunque la vita in iscorcio, il vero microcosmo cercato dai filosofi nelle loro fantasticherie ermetiche? Non chiude esso nel suo cerchio il complesso delle cose e le varie fortune degli uomini rappresentate al vero per mezzo di logiche finzioni? (cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
[...] la spada è un'amica fedele, custode della vita e dell'onore del suo signore. Non l'abbandona mai nelle sciagure, nei pericoli, nei cattivi incontri, come fanno gli adulatori, vile genia parassita della prosperità. (Blazio: cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
La modestia [...] è come un rossetto interno [...]. (cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
Ciò che fa allontanare il marito può essere ancora la delizia dell'amante. Amore è bendato, ma Imene no. (cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
I romanzieri hanno naturalmente in dito l'anello di Gige, che rende invisibile chi lo porta. (cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
I mariti fanno quello che possono; ma gli amanti debbono essere senza difetti. (Giovanna: cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
[...] i comici hanno anche questa miseria, che in loro neppure la morte può essere grave. (cap. VI, Effetto di neve; 1958)
«Ebbene! Che c'è?» disse il servo da commedia, com'ebbe raggiunti i compagni. «Matamoro è dunque malato, da portarlo così, tutto stecchito come se avesse inghiottito il suo spadone?»
«Non è malato» rispose Blazio «anzi gode una salute di ferro. Gotta, febbre, catarro, renella non posson più niente su lui. È guarito per sempre d'una malattia per cui nessun medico, neppure Ippocrate, Galeno o Avicenna, ha trovato rimedio; cioè la vita, che è quella che ci fa morire.» (cap. VI, Effetto di neve; 1958)
«In parole povere» disse Blazio «tu vorresti mangiare. Polifemo, orco, Gargantua, Golia, mi fai schifo.»
«E tu, tu vorresti bere» replicò il Tiranno. «Sabbia, spugna, otre, imbuto, barile, sifone, tu mi fai compassione.» (cap. VII, In cui il romanzo dà ragione del titolo; 1958)
Una cosa dimenticata, ritorna come nuova. (Erode: cap. VIII, Le cose s'imbrogliano; 1958)
Quando il soldato si nasconde dietro i merli della torre, vuol dire che la freccia dell'assediante ha raggiunto il bersaglio. (Duca di Vallombrosa: cap. VIII, Le cose s'imbrogliano; 1958)
[...] noi attrici, quando non siamo brutte, possediamo due bellezze, una composita e una naturale: la maschera e il volto. Spesso, la gente preferisce la maschera, anche se il volto è grazioso. [...] Il capriccio di molti signori per le commedianti è molto meno sensuale che non si creda; passione meno di sensi che di spirito. Credono di giungere all'ideale abbracciando il reale; ma il sogno ch'essi inseguono, fugge: una attrice è come un quadro, che va contemplato da lontano e in luce propizia. Se ti avvicini, il prestigio svanisce. (Zerbina: cap. VIII, Le cose s'imbrogliano; 1958)
Una donna che ha un amante, può anche averne due, come dice il proverbio; ma una donna che ha un amore è assai difficile vincerla, perché ha già quello che voi le offrite. (Rigogolo: cap. VIII, Le cose s'imbrogliano; 1958)
[...] ben pochi hanno il coraggio di mostrarsi vili davanti alla gente. (cap. IX, Stoccate, bastonate e avventure diverse; 1958)
L'arte del comico consiste nel risparmiarsi offrendo soltanto l'apparenza delle cose: restar freddo nell'incendio e rimaner tranquillo nella furia. (Erode: cap. X, Una testa nella finestrella; 1958)
La vista che s'offrì agli occhi di Sigognac e della sua guida, non appena ebbero superate le arcate gettate sul piccolo corso d'acqua, non aveva infatti allora – come non ha oggi – uguali al mondo. In primo piano c'era il ponte con le graziose mezzelune aperte sull'alto dei piloni: e, a differenza del pont au Change e del pont Saint-Michel, il Pont-Neuf non era gravato da due file di alti edifici. Il gran monarca che l'aveva fatto erigere non aveva voluto che meschine e scialbe costruzioni impedissero la vista della sontuosa reggia dei nostri sovrani, da quel punto godibile in tutta la sua ampiezza. (cap. XI, Il Pont-Neuf; 1990)
[...] nulla accende il desiderio come il fare pudico d'un'ingenuità artefatta. (cap. XIII, Assalto doppio; 1958)
Frango nec frangor, questo è il mio motto. (Duca di Vallombrosa: cap. XIII, Assalto doppio; 1958)
[...] è sempre bene avere una spia nella fortezza, anche se questa è inespugnabile. Alle volte, la guarnigione si addormenta, e si fa presto ad aprire una postierla, di dove entra il nemico. (cap. XIII, Assalto doppio; 1958)
[...] quel secolo di spadaccini e di raffinati [...]. (cap. XIV, Gli scrupoli di Lampourde; 1958)
[...] anche la più pura virtù non è insensibile alla lode, e [...] perfino la modestia sa ricompensare l'adulazione. (cap. XV, L'opera di Malartic; 1958)
[...] quando vi canta presso l'usignuolo, è fastidio sentire in un angolo un corvo che gracchia. (cap. XV, L'opera di Malartic; 1958)
Un coltello è un amico fedele; e non tradisce il padrone, purché questi gli dia da bere; perché il coltello ha sete. (Chiquita: cap. XVI, Vallombrosa; 1958)
La violenza chiama la violenza, e la perdona [...]. (Principe di Vallombrosa: cap. XVII, L'anello di ametista; 1958)
Anche l'assuefazione a una pena ha la sua attrattiva; e talora noi rimpiangiamo meno certe gioie che certe tristezze. (cap. XIX, Ragnateli ed ortiche; 1958)
Le anime sorelle finiscon sempre col trovarsi, pur che sappiano attendere. (Sigognac: cap. XXI, Hymen, o Hymenaee; 1958)
Pensava che gli animali non fossero pure macchine, anzi concedeva loro un'anima, di natura inferiore a quella degli uomini ma pure capace d'intelligenza e di sentimento; la quale opinione, d'altra parte, è quella di tutti coloro che, essendo vissuti lungo tempo in solitudine, con la sola compagnia di un cane, d'un gatto o di un altro animale, hanno avuto modo di osservarlo e di aver rapporti con lui. (cap. XXII, Il castello della felicità; 1958)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026