Ritratto di Théophile Gautier
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Frasi

Frasi di Théophile Gautier

81 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 81 frasi di Théophile Gautier: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Théophile Gautier (scrittore, poeta e giornalista francese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Théophile Gautier

A nostro avviso Tiziano è il solo artista completamente "sano" che sia esistito dopo l'antichità. Egli possiede la serenità possente e forte di Fidia; in lui, nulla di morboso, nulla di tormentato, nulla d'inquieto: la malattia moderna non l'ha sfiorato. È bello, robusto e sereno come un artista pagano dei tempi migliori.
Da Voyage en Italie, 1882; citato in Francesco Valcanover, Tiziano: i suoi penelli sempre partorirono espressioni di vita, Il Fiorino, 1999.
«Ah!», continuò Cleopatra, «[...] tutto mi è indifferente, tutto mi è insopportabile!»
«Si vede bene», disse fra sé Carmione, «che la regina non ha avuto amanti e non ha fatto uccidere nessuno da un mese.»
Da Una notte di Cleopatra, in Gautier, 1995, p. 148.
Certamente, Dio è un bravissimo ragazzo per aver dato il vino all'uomo. Se fossi stato Dio, avrei tenuto la ricetta per me solo.
[...] colossale reliquiario delle città scomparse, cattedrale di pirati arricchita dalle spoglie dell'universo.
Da Italia, citato in Pietro Citati, L'armonia del mondo. , Superpocket, su licenza RCS Libri, 1999, p. 112. ISBN 88-462-0122-1
Conquistare l'amicizia di un gatto è cosa ardua. È una bestia filosofica, posata, tranquilla, che tiene molto alle sue abitudini, all'ordine e alla pulizia, e che non ripone a caso il suo affetto; può esservi amico, se ne siete degno, ma mai il vostro schiavo.
Da Zoo familiare, traduzione di Lavinia Emberti Gialloreti, Elliot, Roma, 2020. ISBN 9788892760738
Costruire con poche pennellate un mondo di grazia, giovinezza, amore e freschezza...
Da Les Beaux-arts en Europe, 1855; citato in AA.VV., Il libro dell'arte, traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. 199. ISBN 9788858018330
Effettivamente niente muore, tutto continua ad esistere: nessuna forza può annullare ciò che un tempo fu. Ogni azione, ogni parola, ogni forma caduta nell'oceano universale delle cose vi fa nascere cerchi che vanno allargandosi fino ai confini dell'eternità. L'aspetto materiale scompare solo per gli sguardi volgari, e gli spettri che se ne distaccano popolano l'infinito.
Da Arria Marcella, in Racconti fantastici, traduzione di Elina Klersy Imberciadori, Garzanti, Milano, 2006, p. 174. ISBN 88-11-36510-4
I gatti sono le tigri dei poveri diavoli.
I torrenti si tramutano in cascate e in fondo alla gigantesca spaccatura che sembra il colpo di accetta di un titano, tumultua e turbina la Doveria, un torrente arrabbiato che rotola non acqua ma massi di granito, pietre enormi, terra disciolta e un pulviscolo biancastro [...]; è un caos di rocce, di blocchi di marmo, di frammenti di montagna che imitano trabeazioni, architravi, tronchi di colonne, facciate di muri; in altri angoli le pietre bianche formano immensi ossari; lì si direbbero cimiteri di mastodonti e di animali antidiluviani, portati alla luce dal paesaggio delle acque.
Da Viaggio in Italia (1852): da Ginevra a Venezia, a cura di Annalisa Bottacin, La vita felice, Milano, 2007, p. 25. ISBN 978-88-7799-197-3
In generale, quando una cosa diventa utile cessa di essere bella.
Da Poesie complete, prefazione.
La folla è come l'acqua che fugge le alte cime; / dove non è il suo livello essa non giunge mai. / Senza prendere per piacerle una pena inutile, / non mettere scale al tuo pensiero ardito.
Da Consolation, in España; citato in Domenico Ciampoli, Dizionari di citazioni italiane e tradotte: citazioni francesi, § 2817, Carabba, Lanciano, 1912, p. 255.
La musica è il più caro e il più sgradevole dei rumori.
Citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli, 1921, pp. 555-556.
Mentre che dietro pensieri malvagi / corre la gente con gran bramosia, / Marzo sghignazzando tra i nubifragi / schiude ai fiori di nascosto la via.
Da Smalti e Cammei; citato in Pierre Gamarra, Il mistero della Berlurette, traduzione di Ugo Piscopo, G. B. Palumbo, 1972.
Per chi è appena sbarcato in America, tutti i neri sono neri, indistinguibili l'uno dall'altro. Alla stessa maniera, a occhi inesperti, tre gatti neri sono tre gatti neri; ma gli osservatori più acuti non commettono un simile errore. La fisionomia felina è altrettanto varia di quella umana [...].
Quando crebbero sprezzarono questi frivoli giochi e acquisirono il temperamento calmo e filosofico ch'è proprio dei gatti.
Da Le dinastie bianche nere; citato in Alessandro Paronuzzi (a cura di), 101 gatti d'autore. Grandi autori, da Benni a Sepúlveda, dalla Morante a García Márquez, da Eco a Twain hanno descritto un gatto, Franco Muzzio Edi
Se una barca ci passava accanto con i suoi toni reali, i suoi alberi color salmone e i suoi dettagli nettamente stagliati, sembrava, in quell'azzurro d'elisio, un pallone fluttuante nell'aria; impossibile sognare nulla di più fiabesco di quell'infinito luminoso!
In fondo emergeva lentamente, tra l'acqua lattiginosa e il cielo madreperlaceo, cinto dalla sua corona murale merlata di torricelle, il magnifico profilo di San Pietroburgo, i cui toni d'ametista separavano con una linea di demarcazione quelle due pallide immensità. L'oro scintillava in pagliuzze e aghi su quel diadema, il più ricco, il più bello che abbia mai portato la fronte d'una città. [...] Nulla era più splendido di quella città d'oro sull'orizzonte d'argento, dove la sera aveva i biancori dell'alba.
In Governatorato d'Ingermanlandia, Franco Maria Ricci, Milano, 1992. Citato in San Pietroburgo, Le nuove guide oro, Touring Club Italiano, p. 136.
Sì, l'opera esce più bella da una forma ribelle al lavoro dell'artista, verso, marmo, onice, smalto.
L'Art, da Smalti e cammei.
Sono un uomo per il quale il mondo esteriore esiste.
Da Storia del romanticismo; citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894
[...] una grande Bibbia d'oro, istoriata, miniata, fregiata: un Messale del Medio Evo in grande scala. Da otto secoli, una città sfoglia questo monumento come un libro illustrato.

Frasi da «Il Capitan Fracassa»

La solitudine non vuole esser sorpresa ignuda e si difende con ogni sorta d'ostacoli. (cap. I, Il castello della miseria; 1958)
[...] tardi si tappano le falle di una nave quando affonda [...]. (cap. I, Il castello della miseria; 1958)
[...] l'oblio [...] sui morti cresce più presto dell'erba [...]. (cap. I, Il castello della miseria; 1958)
L'opera dello scrivere è in questo inferiore a quella del dipingere, ché lo scrittore non può mostrare gli oggetti se non uno dopo l'altro. (cap. II, Il carro di Tespi; 1958)
[...] i grandi appetiti sono muti come i grandi dolori [...]. (cap. II, Il carro di Tespi; 1958)
[...] se si suol dire che non v'è rosa senza spine, vi sono, in compenso, spine senza rose. (Sigognac: cap. II, Il carro di Tespi; 1958)
[...] dalle ragazze più belle discendono le vecchie più orrende. (Blazio: cap. III, L'albergo del "Sole turchino"; 1958)
L'amore per esprimersi non trova mai parole abbastanza vivaci. (cap. IV, Briganti spaventapasseri; 1958)
In verità, il teatro non è dunque la vita in iscorcio, il vero microcosmo cercato dai filosofi nelle loro fantasticherie ermetiche? Non chiude esso nel suo cerchio il complesso delle cose e le varie fortune degli uomini rappresentate al vero per mezzo di logiche finzioni? (cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
[...] la spada è un'amica fedele, custode della vita e dell'onore del suo signore. Non l'abbandona mai nelle sciagure, nei pericoli, nei cattivi incontri, come fanno gli adulatori, vile genia parassita della prosperità. (Blazio: cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
La modestia [...] è come un rossetto interno [...]. (cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
Ciò che fa allontanare il marito può essere ancora la delizia dell'amante. Amore è bendato, ma Imene no. (cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
I romanzieri hanno naturalmente in dito l'anello di Gige, che rende invisibile chi lo porta. (cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
I mariti fanno quello che possono; ma gli amanti debbono essere senza difetti. (Giovanna: cap. V, In casa del signor marchese; 1958)
[...] i comici hanno anche questa miseria, che in loro neppure la morte può essere grave. (cap. VI, Effetto di neve; 1958)
«Ebbene! Che c'è?» disse il servo da commedia, com'ebbe raggiunti i compagni. «Matamoro è dunque malato, da portarlo così, tutto stecchito come se avesse inghiottito il suo spadone?»
«Non è malato» rispose Blazio «anzi gode una salute di ferro. Gotta, febbre, catarro, renella non posson più niente su lui. È guarito per sempre d'una malattia per cui nessun medico, neppure Ippocrate, Galeno o Avicenna, ha trovato rimedio; cioè la vita, che è quella che ci fa morire.» (cap. VI, Effetto di neve; 1958)
Cfr. Michel de Montaigne: «Ma non muori perché sei malato, muori perché sei vivo. La morte ti uccide pure senza l'aiuto della malattia.»
«In parole povere» disse Blazio «tu vorresti mangiare. Polifemo, orco, Gargantua, Golia, mi fai schifo.»
«E tu, tu vorresti bere» replicò il Tiranno. «Sabbia, spugna, otre, imbuto, barile, sifone, tu mi fai compassione.» (cap. VII, In cui il romanzo dà ragione del titolo; 1958)
Una cosa dimenticata, ritorna come nuova. (Erode: cap. VIII, Le cose s'imbrogliano; 1958)
Quando il soldato si nasconde dietro i merli della torre, vuol dire che la freccia dell'assediante ha raggiunto il bersaglio. (Duca di Vallombrosa: cap. VIII, Le cose s'imbrogliano; 1958)
[...] noi attrici, quando non siamo brutte, possediamo due bellezze, una composita e una naturale: la maschera e il volto. Spesso, la gente preferisce la maschera, anche se il volto è grazioso. [...] Il capriccio di molti signori per le commedianti è molto meno sensuale che non si creda; passione meno di sensi che di spirito. Credono di giungere all'ideale abbracciando il reale; ma il sogno ch'essi inseguono, fugge: una attrice è come un quadro, che va contemplato da lontano e in luce propizia. Se ti avvicini, il prestigio svanisce. (Zerbina: cap. VIII, Le cose s'imbrogliano; 1958)
Una donna che ha un amante, può anche averne due, come dice il proverbio; ma una donna che ha un amore è assai difficile vincerla, perché ha già quello che voi le offrite. (Rigogolo: cap. VIII, Le cose s'imbrogliano; 1958)
[...] ben pochi hanno il coraggio di mostrarsi vili davanti alla gente. (cap. IX, Stoccate, bastonate e avventure diverse; 1958)
L'arte del comico consiste nel risparmiarsi offrendo soltanto l'apparenza delle cose: restar freddo nell'incendio e rimaner tranquillo nella furia. (Erode: cap. X, Una testa nella finestrella; 1958)
La vista che s'offrì agli occhi di Sigognac e della sua guida, non appena ebbero superate le arcate gettate sul piccolo corso d'acqua, non aveva infatti allora – come non ha oggi – uguali al mondo. In primo piano c'era il ponte con le graziose mezzelune aperte sull'alto dei piloni: e, a differenza del pont au Change e del pont Saint-Michel, il Pont-Neuf non era gravato da due file di alti edifici. Il gran monarca che l'aveva fatto erigere non aveva voluto che meschine e scialbe costruzioni impedissero la vista della sontuosa reggia dei nostri sovrani, da quel punto godibile in tutta la sua ampiezza. (cap. XI, Il Pont-Neuf; 1990)
[...] nulla accende il desiderio come il fare pudico d'un'ingenuità artefatta. (cap. XIII, Assalto doppio; 1958)
Frango nec frangor, questo è il mio motto. (Duca di Vallombrosa: cap. XIII, Assalto doppio; 1958)
Spezzo e non mi spezzo. Cfr. Frangar non flectar.
[...] è sempre bene avere una spia nella fortezza, anche se questa è inespugnabile. Alle volte, la guarnigione si addormenta, e si fa presto ad aprire una postierla, di dove entra il nemico. (cap. XIII, Assalto doppio; 1958)
[...] quel secolo di spadaccini e di raffinati [...]. (cap. XIV, Gli scrupoli di Lampourde; 1958)
[...] anche la più pura virtù non è insensibile alla lode, e [...] perfino la modestia sa ricompensare l'adulazione. (cap. XV, L'opera di Malartic; 1958)
[...] quando vi canta presso l'usignuolo, è fastidio sentire in un angolo un corvo che gracchia. (cap. XV, L'opera di Malartic; 1958)
Un coltello è un amico fedele; e non tradisce il padrone, purché questi gli dia da bere; perché il coltello ha sete. (Chiquita: cap. XVI, Vallombrosa; 1958)
La violenza chiama la violenza, e la perdona [...]. (Principe di Vallombrosa: cap. XVII, L'anello di ametista; 1958)
Anche l'assuefazione a una pena ha la sua attrattiva; e talora noi rimpiangiamo meno certe gioie che certe tristezze. (cap. XIX, Ragnateli ed ortiche; 1958)
Le anime sorelle finiscon sempre col trovarsi, pur che sappiano attendere. (Sigognac: cap. XXI, Hymen, o Hymenaee; 1958)
Pensava che gli animali non fossero pure macchine, anzi concedeva loro un'anima, di natura inferiore a quella degli uomini ma pure capace d'intelligenza e di sentimento; la quale opinione, d'altra parte, è quella di tutti coloro che, essendo vissuti lungo tempo in solitudine, con la sola compagnia di un cane, d'un gatto o di un altro animale, hanno avuto modo di osservarlo e di aver rapporti con lui. (cap. XXII, Il castello della felicità; 1958)

Scheda del libro «Il Capitan Fracassa»

Frasi da «Il romanzo della mummia»

Si sarebbe detto un dio ibiocefalo, come se ne vedono negli affreschi funebri, confinato in un corpo di studioso in seguito a qualche trasmigrazione. (p. 21)
La mia franchezza mi vieta di contraddire Sua Signoria: spero di ricavare un buon prezzo dalla mia scoperta; ognuno vive, in questo mondo, della sua piccola industria: io esumo Faraoni e li vendo agli stranieri. Il Faraone diventa raro, col ritmo con cui si lavora; non ce n'è per tutti. L'articolo è richiesto e non ne fanno più da tanto tempo. (p. 23)
[...] i nostri fiori appassiscono presto mentre dopo più di tremila anni le testimonianze di quegli antichi dolori si ritrovano intatte, perché l'Egitto non può fare nulla che non sia eterno. (p. 27)
Quando si è tristi bisogna mescolarsi alla folla. La solitudine nutre i pensieri cupi. (p. 53)
La speranza è dura a morire per un cuore innamorato. (p. 96)
La fortuna in battaglia è mutevole; a un disastro c'è rimedio. (p. 98)
E io che i desideri precorro, ho desiderato qualcosa; ho capito che non ero tutto. [...] Mi sembrava che non ci fosse sulla terra un essere simile a me che potesse turbarmi [...]. [...] Ma ti ho vista; ho provato un sentimento bizzarro e nuovo; ho capito che esisteva fuori di me un essere necessario, imperioso, fatale, del quale non avrei più potuto fare a meno, e che aveva il potere di rendermi infelice. Ero un re, quasi un dio; o Tahoser! tu hai fatto di me un uomo! (cap. XIII, p. 118)

Scheda del libro «Il romanzo della mummia»

Madamigella di Maupin – Citazioni

Il critico che non ha prodotto nulla è un vile; è come un abate che corteggia la moglie di un laico: questi non può rendergli la pariglia, né battersi con lui. (Prefazione; trad. Girardi, p. 13)
[...] mettete una rosa in cima alla vostra lenza: i ragni avranno il tempo di far la loro tela nella piegatura del vostro gomito, e voi non prenderete neppure il più piccolo pesce. Inescate invece un verme o un pezzetto di formaggio guasto: e , barbi, lasche, anguille salteranno a tre piedi fuori dell'acqua per agguantarlo. Gli uomini non sono molto differenti dai pesci, come si ha l'aria di credere generalmente. (Prefazione; trad. Girardi, p. 15)
Di veramente bello non c'è che ciò che non può servire a niente. Tutto ciò che è utile è brutto, perché è l'espressione di qualche bisogno, e i bisogni dell'uomo sono ignobili e disgustanti come la sua povera e inferma natura. (Prefazione; trad. Girardi, p. 21)
[...] la bellezza è un diamante che dev'esser legato e incastonato nell'oro. (cap. I; trad. Girardi, p. 45)
Può darsi che, non trovando nulla al mondo degno del mio amore, finisca con l'adorare me stesso, come il fu Narciso di egoistica memoria. (cap. II; trad. Marcellini, pp. 37-38)
Il vero paradiso non è in cielo, ma sulla bocca di una persona amata. (cap. III; trad. Marcellini, p. 51)
Quando penso che sono nato da una madre così dolce e rassegnata, di gusti e di costumi così semplici, sono grandemente sorpreso di non averle fatto scoppiare il ventre mentre mi portava. (cap. V; trad. Marcellini, p. 84)
Odiare qualcuno è lo stesso che inquietarsene tanto come se lo si amasse; è distinguerlo, isolarlo dalla folla; è trovarsi in uno stato violento per causa sua; è pensarci il giorno e sognarlo la notte; è mordere il proprio guanciale e digrignare i denti, pensando che esiste. Che cosa si fa di più per qualcuno che si ama? Le pene e i movimenti che ci diamo per colpire un nemico, si affronterebbero per piacere a un'amante? Ne dubito. Per odiar bene qualcuno, bisogna amarne un altro. Ogni grande odio serve di contrappeso ad un grande amore. (cap. VIII; trad. Girardi, p. 145)
Tre cose mi piacciono: l'oro, il marmo e la porpora: magnificenza, solidità e colore. (cap. IX; trad. Marcellini, p. 121)
Verginità, misticismo, melanconia – tre parole sconosciute – tre nuove malattie portate dal Cristo. (cap. IX; trad. Girardi, p. 157)
Molte nobili intelligenze sono costrette a prendere scientemente una strada che non è la loro, e a rasentare continuamente i propri dominî dai quali sono escluse; felici se potranno gettare un'occhiata furtiva al di là della siepe, e vedere dall'altra parte aprirsi al sole i bei fiori screziati ch'essi possiedono in seme e non possono seminare per mancanza di terreno. (cap. IX; trad. Marcellini, p. 168)
Avviene di certe idee come dell'orizzonte che esiste senza dubbio, poiché ce lo vediamo in faccia da qualunque parte ci si volga, ma fugge ostinatamente dinanzi a noi, e il quale, sia che andiamo al passo o galoppiamo, si mantiene sempre alla medesima distanza. Esso può solo manifestarsi con una condizione d'allontanamento determinato; e si dilegua a misura che ci avanziamo, per formarsi più lungi tra un azzurro fugace e inafferrabile, mentre invano si tenta di arrestarlo pel lembo del suo mantello svolazzante. (cap. XV; trad. Girardi, p. 272)
L'amore è come la fortuna: non vuole che gli si corra dietro. (cap. XV; trad. Girardi, p. 275)
[...] i militari hanno qualche cosa di meccanico nell'incesso e di bestiale nella faccia, che me li fa considerare appena come creature umane. (cap. XV; trad. Girardi, p. 277)

Dicono di Théophile Gautier

Al poeta impeccabile / al perfetto mago delle lettere francesi / al mio carissimo e veneratissimo Maestro e Amico / Théophile Gautier / con la più profonda umiltà / dedico / questi fiori malsani.
Charles Baudelaire
Il lavoro giornalistico l'oppresse fino all'estremo momento; lavoro duro, ingrato, perfettamente contrario al suo carattere d'artista pieno di capricci e di paradossi. Negli ultimi anni che il disgusto del suo mestiere veniva accresciuto da diverse circostanze, egli non desiderava altro che una piccola rendita fissa per andare a nascondersi in un paesetto di riviera, nel Mediterraneo, e lì estetizzare sulla riva coi piedi lambiti dall'onda marina, come Socrate e Platone. – Un per fumarvi la mia pipa al sole, diceva talvolta colla sua forma plastica, e la minestra due volte la settimana... ecco tutto quel che io desidero. –
Luigi Capuana
Il sistema di Gautier, mediante descrizione, è un sistema di trasposizione, una riduzione esatta, equivalente, piuttosto che una traduzione. Così come si riduce una sinfonia al pinoforte, egli riduce un quadro all'articolo.
Charles Augustin de Sainte-Beuve
Prende un quadro, lo descrive alla sua maniera, fa lui stesso un quadro che è affascinante, ma non ha fatto un atto di vera critica.
Eugène Delacroix
Se volessimo condensare in un sol rigo la poetica di Gautier basterebbe dire che in lui il particolare si fa immagine e l'immagine si fa visione. Poeta e pittore, infatti, sono tutt'uno nell'antica quanto moderna concezione dell'arte del fare e in lui in particolare è il supporto necessario del suo grande affresco mentale.
Laura Aga-Rossi
Teofilo Gautier, pei francesi, è rimasto fino all'ultimo l'uomo dal gilè rosso del 25 febbraio 1830 (una data indimenticabile nella storia dell'arte). Non se ne sapeva dar pace. – L'indossai una sola volta e l'ho portato per tutta la vita – soleva dire con tristezza. Ormai il gilè rosso appartiene alla leggenda. Né vale il sapere che non era rosso, ma color di rosa; che non era un gilè, ma un pourpoint. Il Gautier insisteva sul colore. Il rosso avrebbe avuto un significato repubblicano e fra i romantici di repubblicani ce n'era appena , Pietro Borel. Il resto erano medioevisti, del partito dei castelli merlati, e nient'altro: ecco perché il pourpoint era color di rosa... Ma già è inutile: il Gautier del 1830 non sarà rappresentato altrimenti.
Luigi CapuanaPetrus Borel, detto anche "il licantropo" (1809-1859), scrittore, letterato e poeta francese.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026