Le frasi di «Il crepuscolo degli idoli» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Il crepuscolo degli idoli»
L'ozio è il padre di ogni psicologia. E che? La psicologia sarebbe un – vizio? (Detti e frecce, 1, 1989)
Per vivere soli bisogna essere o un animale o un dio – dice Aristotele. Manca il terzo caso: bisogna essere l'uno e l'altro – un filosofo... (Detti e frecce, 3, 1989)
«Ogni verità è semplice». – Non è questa una doppia menzogna? – (Detti e frecce, 4, 1989)
E che? L'uomo è soltanto un errore di Dio? Oppure Dio è soltanto un errore dell'uomo? – (Detti e frecce, 7, 1989)
Dalla scuola di guerra della vita. Quello che non mi ammazza mi rende più forte. (Detti e frecce, 8, 1989)
Aiuta te stesso. Poi anche ogni altro ti aiuterà. Principio dell'amore del prossimo. (Detti e frecce, 9, 1998)
Il verme calpestato si rattrappisce. E questo è intelligente. Diminuisce infatti le probabilità di venir calpestato un'altra volta. Nel linguaggio della morale: umiltà. (Detti e frecce, 31, 1989)
Senza musica la vita sarebbe un errore. (Detti e frecce, 33, 1989)
Parla il deluso. – Cercavo grandi uomini, e ho trovato sempre e soltanto le scimmie del loro ideale. (Detti e frecce, 39, 1989)
Io ho conosciuto Socrate e Platone come sintomi di decadenza, come strumenti della dissoluzione greca, come pseudogreci, come antigreci. (da Il problema di Socrate, 2, 1998)
Il moralismo dei filosofi greci da Platone in poi è patologicamente condizionato; così anche il loro apprezzamento della dialettica. Ragione = virtù = felicità significa soltanto: si deve imitare Socrate e stabilire in permanenza una luce solare contro le oscure bramosie – la luce solare della ragione. Si deve essere a ogni costo accorti, chiari e distinti; ogni cedimento agli istinti, all'inconscio trascina in basso... (da Il problema di Socrate, 10, 1998)
La «ragione» è la causa per cui falsifichiamo la testimonianza dei sensi. In quanto mostrano il divenire, il trapassare, il mutamento, i sensi non mentono... Ma Eraclito avrà eternamente ragione di affermare che l'essere è una vuota finzione. Il mondo «apparente» è l'unico mondo; il «mondo vero» è solo un'aggiunta menzognera... (da La «ragione» nella filosofia, 2, 1998)
Favoleggiare di un mondo «altro» da questo non ha alcun senso, qualora non prevalga in noi un istinto di denigrazione, svilimento, diffidenza verso la vita; in quest'ultimo caso ci vendichiamo della vita con la fantasmagoria di un'«altra» vita, di una vita «migliore»... (da La «ragione» nella filosofia, 6, 1998)
Il mondo vero lo abbiamo eliminato: quale mondo è rimasto? quello apparente, forse?... Ma no! Col mondo vero abbiamo eliminato anche quello apparente! (da Come il «mondo vero» finì per diventare una favola, 6, 1989)
La Chiesa combatte la passione con l'estirpazione in ogni senso: la sua prassi, la sua «cura» è il castratismo. Essa non chiede mai: «come si spiritualizza, si abbellisce, si divinizza un desiderio?» (da Morale contronatura, 1, 1998)
La teoria del libero arbitrio è inventata in sostanza allo scopo del castigo, ossia del voler-trovare-colpevole. (da I quattro grandi errori, 7, 1998)
Come appariva [...] un tale Germano «migliorato», sedotto al chiostro? Come una caricatura d'uomo, come un aborto: era diventato «peccatore», stava in una gabbia, lo si era rinserrato tra idee semplicemente terribili... Ora se ne stava lì, malato, meschino, incattivito contro se stesso: pieno di odio verso gli impulsi alla vita, pieno di sospetto per tutto quanto fosse ancora forte e felice. Insomma, un «cristiano»... (da I miglioratori dell'umanità, 2, 1989)
Due grandi narcotici europei, l'alcool e il cristianesimo. (da Quel che manca ai tedeschi, 2, 1989)
Occorrono educatori che siano essi stessi educati, spiriti superiori, nobili, provati tali in ogni momento, provati tali dalla parola e dal silenzio, culture diventate mature, dolci – non i dotti tangheri che il ginnasio e l'università offrono oggi alla gioventù come «superiori nutrici». (da Quel che manca ai tedeschi, 5, 1989)
In una nobile educazione non si può prescindere dalla danza in ogni sua forma, dal saper danzare con i piedi, con i concetti, con le parole: debbo forse dire che si deve saperlo fare anche con la penna, – che bisogna imparare a scrivere? (da Quel che manca ai tedeschi, 7, 1989)
Dante: ovvero la iena che poeta fra le tombe. (Scorribande di un inattuale, 1, 1998)
Victor Hugo: o il faro sul mare dell'assurdo. (Scorribande di un inattuale, 1, 1997)
Liszt: o la scuola della scioltezza – verso le donne. (Scorribande di un inattuale, 1, 1997)
Carlyle: o il pessimismo come rigurgito del pranzo. (Scorribande di un inattuale, 1, 1997)
Zola: o «il compiacimento del puzzare». (Scorribande di un inattuale, 1, 1997)
Renan. – Teologia, ovvero la corruzione della ragione a causa del «peccato originale» (il cristianesimo). Ne è testimonianza Renan, che, non appena azzarda per una volta un Sì o un No di natura più generale, con minuziosa regolarità manca il bersaglio. (da Scorribande di un inattuale, 2, 1998)
George Sand. – Ho letto le prime Lettres d'un voyager: come tutto ciò che proviene da Rousseau, sono false, artificiose, gonfiate, esagerate. (da Scorribande di un inattuale, 6, 1998)
Emerson. – Molto più illuminato, errabondo, multiforme, raffinato di Carlyle, soprattutto più felice... (da Scorribande di un inattuale, 13, 1998)
Si dovrebbe, per amore della vita – volere una morte diversa, libera, consapevole, senza accidenti, senza incidenti.... (da Scorribande di un inattuale, 36, 1998)
Dostoevskij, l'unico psicologo [...] dal quale ho imparato qualcosa. (da Scorribande di un inattuale, 45, 1989)
Goethe. – Non un avvenimento tedesco ma europeo: un grandioso tentativo di superare il XVIII secolo con un ritorno alla natura, con un elevarsi alla naturalità del Rinascimento, una sorta di autosuperamento da parte di questo secolo. Egli ne portava dentro i più forti istinti [...]. (da Scorribande di un inattuale, 49, 1998)
L'aforisma, la sentenza, [...] sono le forme dell'«eternità»; la mia ambizione è dire in dieci frasi quello che chiunque altro dice in un libro, – quello che chiunque altro non dice in un libro... (da Scorribande di un inattuale, 51, 1989)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026