Frasi

Frasi di «Il guardiano degli innocenti»

16 citazioni dal libro di Andrzej Sapkowski

Le frasi di «Il guardiano degli innocenti» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Il guardiano degli innocenti»

La principessa ha l'aspetto di una strige! Della strige più strigesca di cui abbia mai sentito parlare. Sua altezza la figlia del re, quella maledetta bastarda, è alta quattro cubiti, ricorda un barile di birra, ha una bocca che va da un orecchio all'altro, piena di denti aguzzi come stiletti, occhi scarlatti e irsuti capelli rossicci. Le zampe anteriori, artigliate come quelle di un gatto selvatico, le penzolano fino a terra. Mi stupisco che non abbiamo ancora cominciato a mandare le sue miniature alle corti alleate: ormai la principessa, che la peste la soffochi, ha quattordici anni, è ora di pensare a darla in sposa a qualche principe (Borgomastro Velerad)
Hai il diritto di credere che siamo governati dalla Natura e dal Potere racchiuso in essa. Ti è concesso ritenere che gli dei, compresa la mia Melitele, siano solo una personificazione di tale forza inventata a uso dei sempliciotti, perché la capiscano più facilmente e ne accettino l'esistenza. Per te si tratta di una forza cieca. Secondo me invece, Geralt, la fede permette di aspettarsi dalla natura ciò che la mia dea personifica: l'ordine, la legge, il bene. E la speranza. (Sacerdotessa Nenneke)
Stregobor, così va il mondo. Viaggiando si vedono tante di quelle cose. Due contadini si uccidono per una capezzagna in mezzo a un campo che l'indomani verrà calpestato dai cavalli delle squadre di due reggenti decisi ad assassinarsi a vicenda. Sugli alberi che costeggiano le strade dondolano gli impiccati, nei boschi i briganti tagliano la gola ai mercanti. Nelle città ci s'imbatte a ogni pie sospinto in cadaveri abbandonati nei canali di scolo. Nei palazzi ci si pugnala, nei banchetti c'è continuamente qualcuno che scivola sotto il tavolo, livido di veleno. Ci ho fatto l'abitudine. Perché dunque dovrebbe farmi impressione una minaccia di morte, per giunta nei tuoi confronti? (Geralt di Rivia)
Il nostro ultimo incontro ha avuto luogo alla corte di re Idi a Kovir. Ci ero andato per ricevere il compenso per l'uccisione di un'anfisbena che terrorizzava i dintorni. Allora tu e il tuo confratello Zavist avete fatto a gara a chiamarmi 'ciarlatano', 'assurda macchina per uccidere' e, se ben ricordo, 'mangiacarogne'. Alla fine, non solo Idi non mi ha pagato nemmeno un soldo, ma mi ha dato anche dodici ore per lasciare Kovir e, siccome aveva la clessidra guasta, ho fatto appena in tempo. E adesso sostieni di contare sul mio aiuto. Di cosa hai paura, Stregobor? Dici di essere inseguito da un mostro. Se ti raggiungerà, digli che tu i mostri li ami, li proteggi e badi a che nessuno strigo mangiacarogne turbi la loro quiete. Certo, se poi il mostro ti sventrerà e ti divorerà, si dimostrerà terribilmente ingrato. (Geralt di Rivia)
Il male è male, Stregobor. Minore, maggiore, medio, è sempre lo stesso, le proporzioni sono convenzionali, i limiti cancellati. Non sono un santo eremita, non ho fatto solo del bene in vita mia. Ma, se devo scegliere tra un male e un altro, preferisco non scegliere affatto. (Geralt di Rivia)
Visitavo città e fortezze, cercavo gli avvisi attaccati alle colonnine degli incroci. Cercavo l'annuncio: C'È URGENTE BISOGNO DI UNO STRIGO. E poi di solito c'era un bosco sacro, un sotterraneo, una necropoli o delle rovine, un burrone in una foresta o una grotta pieni di ossa e di tanfo di carogna. E qualcosa che viveva con l'unico scopo di uccidere. Per fame, per piacere, spinto da una volontà morbosa, o per altre ragioni. Una manticora, una viverna, un nebbior, una aeshna, un ilyocoris, una chimera, un lesny, un vampiro, un ghul, un graveir, un lupo mannaro, un gigascorpion, una strige, una divoratrice, una kikimora, un wipper. E una danza nelle tenebre e un colpo di spada. E paura e ribrezzo negli occhi di chi poi mi consegnava la ricompensa. (Geralt di Rivia)
I re dividono le persone in due categorie. Agli uni danno ordini, gli altri li comprano. Rendono infatti omaggio alla vecchia e banale verità secondo cui tutti si possono comprare. Tutti. È solo una questione di prezzo. (Regina Calanthe)
Una volta, un sovrano ha offeso l'orgoglio di uno strigo proponendogli un lavoro che non si addiceva al nostro onore e al nostro codice. Come se non bastasse, non prendendo atto del suo gentile rifiuto, voleva impedirgli di lasciare il castello. Tutti coloro che poi hanno commentato l'episodio hanno convenuto nell'affermare che non era stata la migliore delle sue idee. (Geralt di Rivia)
Quando là, nella sala, ho saputo chi eri, ti ho odiato e ho pensato tutto il male possibile di te. Ti ho considerato uno strumento cieco, assetato di sangue, qualcuno che uccide in maniera fredda e automatica, che ripulisce la lama dal sangue e conta i soldi. Ma mi sono convinto che il mestiere di strigo è davvero degno di rispetto. Tu ci proteggi non solo dal Male in agguato nelle tenebre, ma anche da ciò che si cela in noi stessi. Peccato che siate così pochi. (Duny)
Questa volta è Ranuncolo, il tuo amico bighellone, il fannullone scansafatiche, quel sacerdote dell'arte, stella luminosa della ballata e della poesia amorosa. Come al solito soffuso di gloria, gonfio come una vescica di porco e puzzolente di birra. Vuoi vederlo? (Nenneke)
Là, se ben ricordo, ci sono degli accenni agli strighi, ai primi che hanno cominciato a girare per il paese più o meno trecento anni fa. All'epoca in cui gli uomini andavano a mietere in branchi armati, i villaggi erano circondati da triple palizzate, le carovane di mercanti ricordavano i passaggi di truppe mercenarie e sui terrapieni delle poche città fortificate le catapulte erano pronte a sparare giorno e notte. Perché qui noi umani eravamo gli intrusi. Questa terra era dominata da draghi, manticore, grifoni e anfisbene, vampiri, lupi mannari e strigi, kikimore, chimere e draghi volanti. E bisognava sottrarre loro questa terra pezzo a pezzo, ogni valle, ogni valico, ogni foresta e ogni pianura. E non ci saremmo riusciti senza l'inestimabile aiuto degli strighi. (Ranuncolo)
Gli uomini amano inventare mostri e mostruosità. Così hanno l'impressione di essere loro stessi meno mostruosi. Quando bevono come spugne, imbrogliano, rubano, picchiano le donne con le briglie, fanno morire di fame la vecchia nonna, colpiscono con la scure una volpe presa in trappola o riempiono di frecce l'ultimo unicorno rimasto sulla terra, amano pensare che più mostruosa di loro c'è sempre la Mora che s'intrufola nelle casupole all'alba. Allora si sentono in qualche modo il cuore più leggero. E trovano più facile vivere. (Geralt di Rivia)
Il borgomastro batté la mano sul tavolo. "Geralt, non rovinare l'idea che mi sono fatto degli strighi! La cosa va avanti da più di sei anni! La strige fa fuori fino a cinquecento persone l'anno... adesso un po' meno, perché tutti si tengono alla larga dal castello. No, amico mio, io credo agli incantesimi, ho visto tante cose e credo, fino a un certo punto, si capisce, nella perizia di maghi e strighi. Ma questa faccenda di liberare la strige dall'incantesimo è una frottola ideata da quel vecchio gobbo bavoso, rimbecillito dal cibo da eremita, una frottola cui non crede nessuno. A parte Foltest. No, Geralt, Adda ha partorito una strige perché è andata a letto con suo fratello, questa è la verità, e nessun incantesimo potrà farci niente. La strige, come tutte le sue simili, divora la gente e va uccisa, tutto qui. Ascolta, due anni fa certi montanari di un villaggio sperduto di Mahakam hanno affrontato compatti un drago che mangiava le loro pecore, lo hanno ammazzato a colpi di stanghe e non hanno neanche ritenuto opportuno vantarsene più di tanto. E noi di Wyzima invece siamo qui ad aspettare un miracolo e a ogni luna piena spranghiamo le porte o leghiamo i criminali a un palo davanti al maniero, fiduciosi che il mostro li divorerà e tornerà nella sua bara." Lo strigo sorrise. "Niente male come metodo. La criminalità è diminuita?" "Neanche un po'."
Foltest ebbe un moto di stizza. "Già, alcuni me lo ripetono in continuazione: 'Bisogna uccidere il mostro, perché è un caso inguaribile'. Maestro, sono certo che te ne hanno già parlato, eh? Ti hanno chiesto di ammazzare la mangiauomini senza tante cerimonie, subito, e di dire al re che è stato impossibile fare altrimenti. 'Il re non ti pagherà, ti pagheremo noi.' Un metodo molto comodo. E a buon mercato. Perché il re farà decapitare o impiccare lo strigo, e l'oro rimarrà nelle loro tasche." "Il re farà davvero decapitare lo strigo?" chiese Geralt con una smorfia. Foltest fissò per un lungo istante Geralt negli occhi. "Il re non lo sa. Ma sarà meglio che lo strigo tenga in considerazione questa eventualità." Ora fu Geralt a rimanere in silenzio. Dopo un po' disse: "Ho intenzione di fare tutto quanto è in mio potere. Ma, se andasse male, difenderò la mia vita. Anche voi, sire, dovete tenere in considerazione questa eventualità".
"Ti tratterrai molto a Blaviken?""Poco. Non ho tempo per spassarmela. Arriva l'inverno." "Dove alloggerai? Perché non da me? C'è una stanza libera in soffitta, perché farsi pelare da quei ladri di locandieri? Così mi racconterai che cosa succede nel vasto mondo." "Volentieri. Ma che cosa ne dirà la tua Libusze? L'ultima volta ho notato che non mi ama alla follia." "In casa mia le donne non hanno voce in capitolo. Però, detto tra noi, in sua presenza non rifare il numero che hai fatto l'ultima volta che hai cenato da noi." "Alludi al fatto che ho lanciato la forchetta contro un ratto?" "No, alludo al fatto che l'hai colpito, con tutto che era buio."
"Sei andato al tempio. Infatti il sacerdote Krepp, anche lui membro del consiglio, aveva dedicato molto spazio a Yennefer nelle sue prediche. Del resto, tu non hai nascosto le tue opinioni su di lui. Hai promesso di dargli una lezione di rispetto per il gentil sesso. Parlando di lui, hai tralasciato il titolo ufficiale ma hai aggiunto altre definizioni, suscitando grande gioia tra i bambini che ti venivano appresso.""Ah, perciò sono arrivato anche alla blasfemia. Cos'altro c'è? Ho profanato il tempio?" mormorò Geralt. "No. Non sei riuscito a entrarci. Lì davanti hai trovato ad aspettarti un'intera compagnia della guardia cittadina armata con tutto ciò che c'era nell'armeria, a parte la catapulta, mi pare.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026