Frasi

Frasi di «Il nostro comune amico»

17 citazioni dal libro di Charles Dickens

Le frasi di «Il nostro comune amico» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Il nostro comune amico»

[...] c'è una maligna tendenza dell'umanità ad approfittare della minima occasione di guardare chiunque, piuttosto che la persona che le parla. (lib. I, cap. II)
Chi sa leggere non guarda un libro, nemmeno se chiuso in uno scaffale, allo stesso modo di chi non sa leggere. (lib. I, cap. III)
Ma dal modo come si mettono insieme vari elementi dipende se il risultato sarà una donna o un pesce, oppure una sirena. (lib. I, cap. III)
Perché questa è la legge eterna: il male spesso finisce e muore con chi lo fa, ma il bene continua. (lib. I, cap. IX)
Come è ben noto alla nostra saggia generazione la compra e vendita di azioni è l'unica cosa da fare in questo mondo. Non c'è bisogno di antenati né di una buona reputazione, né di cultura, né di idee, né di bei modi: basta avere azioni. Avere abbastanza azioni da far parte del Consiglio Generale col nome in lettere maiuscole, viaggiare su e giù tra Londra e Parigi per affari misteriosi, ed essere grandi. Da dove viene quel tale? Dalle azioni. Dove va? Alle azioni. Che gusti ha? Azioni. Ha dei princìpi? Ha azioni. Che cos'è che lo manda al Parlamento? Le azioni. Forse da solo non è mai riuscito a nulla, non ha mai fatto nulla, non ha mai prodotto nulla! Ma le azioni spiegano tutto. O potenti azioni! Voi fate risplendere in alto quelle lucenti immagini per cui noi pidocchi insignificanti gradiamo notte e giorno, come per effetto dell'oppio o della cicuta: «Liberateci dal nostro denaro, sparpagliatelo per nostro conto, comprateci e vendeteci, rovinateci, soltanto vi preghiamo di assidervi tra le potenze della terra e d'ingrassare a nostre spese!» (lib. I, cap. X)
[...] c'è nell'inglese una combinazione di qualità, una modestia, un'indipendenza, una responsabilità, un riposo, combinati con l'assenza di tutto ciò che possa fare arrossire una fanciulla, che si cercherebbero invano tra le nazioni della terra. (Signor Podsnap: lib. I, cap. XI)
L'istinto (parola che tutti capiscono bene) cammina generalmente a quattro zampe, ma la ragione sempre con due, e perciò un animale a quattro zampe non può mai raggiungere, nella bassezza, la perfezione di un uomo. (lib. II, cap. V)
[...] il servo incompetente, da chiunque sia impiegato, è sempre contro il padrone. Anche certi governatori nati, persone nobili e molto onorevoli, che hanno dato prova di assoluta incapacità in posti importanti, si sono mostrati senza eccezione avversi al loro padrone, ora affettando sfiducia, ora ostentando insolenza. E quello che è vero del padrone e del servo negli affari pubblici, è egualmente vero dei servi e padroni privati in tutto il mondo. (lib. II, cap. VII)
Quando la vostra famiglia vuol sbarazzarsi di voi, non c'è niente di più facile che mettervi in urto con la vostra famiglia. (lib. II, cap. V)
L'amore, benché si dica che sia cieco, sa far buona guardia [...]. (lib. II, cap. XI)
[...] c'è una moltitudine di caratteri deboli e incapaci d'iniziativa che sono sempre pronti a entusiasmarsi per la prima idea sballata che capita (e generalmente ai giorni nostri s'infiammano per qualcuno che ha fatto qualche cosa, e poi si scopre che non ha fatto proprio nulla) [...]. (lib. II, cap. XI)
La potenza (a meno che non sia la potenza dell'intelletto o della virtù) ha sempre la più grande attrattiva sulle nature più basse [...]. (lib. III, cap. VII))
Sarebbe più acuto del dente di un serpente, se non fosse più piatto dell'acqua stagnante. (Fanny Cleaver: lib. III, cap. X)
Se i grandi criminali dicessero la verità – ma essendo grandi criminali non la dicono – racconterebbero molto raramente di aver lottato contro il delitto. Lottano per compierlo. Essi tengono testa alle onde avverse, per raggiungere la riva sanguinosa, non per fuggirla. (lib. III,cap. XI)
E questa è un'altra delle disgrazie a cui va incontro un criminale. Ci sono cinquanta porte aperte alla scoperta del suo delitto. Egli si preoccupa con infinita cura di sbarrarne saldamente quarantanove, e non si accorge della cinquantesima che resta spalancata. (lib. IV, cap. VII)
[...] il criminale che riesce a tenere a bada il rimorso della sua coscienza che grida vendetta, non può sfuggire a una tortura più lenta che consiste nel ripetere incessantemente il delitto, nella sua immaginazione, mille e mille volte, e sempre in modo più perfetto. Nelle dichiarazioni che gli assassini fanno a loro difesa e nelle loro pretese confessioni, si può rintracciare attraverso tutte le loro bugie il filo di questa tortura che li perseguita. Se avessi fatto quello di cui mi si accusa, si può immaginare che avrei fatto questo sbaglio e quest'altro? Se avessi fatto quello di cui mi si accusa, avrei lasciato quello spiraglio per il quale ha deposto ignobilmente contro di me quel testimonio falso e malvagio? Lo stato del miserabile che continuamente trova i punti deboli del suo delitto quando non si può cambiar più niente, e cerca di rafforzarli, è uno stato che aggrava l'offesa perché ripete il delitto mille volte, ma è anche uno stato che infligge alla trista, spietata natura del colpevole la punizione di un tormento inimmaginabile. (lib. IV, cap. VII)
L'amore è in ogni cosa un maestro ammirevole [...]. (lib. IV, cap. XI)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026