Frasi

Frasi di «Il sangue degli elfi»

17 citazioni dal libro di Andrzej Sapkowski

Le frasi di «Il sangue degli elfi» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Il sangue degli elfi»

«Un normale tumulo.» La voce di Ciri si era fatta ancora più innaturale, metallica, gelida e cattiva. «Un mucchio di terra coperto di vegetazione. La morte ha occhi azzurri e freddi, e l'altezza dell'obelisco non ha importanza, come non l'avranno le scritte che vi verranno incise. Chi può saperlo meglio di te, Triss Merigold, Quattordicesima del Colle?»La maga impietrì. Vedeva le mani della bambina serrate sulla criniera del cavallo.«Tu sei morta sul Colle, Triss Merigold», proseguì la voce cattiva, estranea. «Perché sei venuta qui? Torna indietro, torna subito indietro e porta via anche lei, la Bambina dal Sangue Antico. Consegnala a coloro cui appartiene. Fallo, Quattordicesima. Altrimenti morirai un'altra volta. Verrà il giorno in cui il Colle si ricorderà di te. Si ricorderanno di te la tomba comune e l'obelisco su cui è inciso il tuo nome.» (Ciri, cap. 2)
«Ti sei sbagliata, Quattordicesima», disse beffarda la voce metallica, inumana. «Hai confuso il cielo con le stelle riflesse di notte sulla superficie di uno stagno...» «Non toccare... Non toccare questa bambina!»«Non è una bambina.» Le labbra di Ciri si mossero, ma i suoi occhi erano morti, vitrei, assenti. «Non è una bambina. È la Fiamma, la Fiamma Bianca, e a causa sua il mondo prenderà fuoco e brucerà. È il Sangue Antico, Hen Ichaer. Il Sangue degli Elfi. Il seme che non germoglierà, ma divamperà in fiamma. Il sangue che sarà lordato... quando verrà Tedd Deireàdh, il Tempo della Fine. Va'esse deireàdh aep eigean!» «Predici morte? Sai fare solo questo, predire morte? A tutti? A loro, a lei... A me?» «A te? Tu sei già morta, Quattordicesima. In te tutto è già morto.» (Ciri e Triss Merigold, cap. 3)
«Il mondo sta andando in rovina», ripeté Coen annuendo con aria falsamente meditabonda. «Quante volte l'ho già sentito!»Lambert fece una smorfia. «Anch'io. E non c'è da stupirsi, ultimamente è sulla bocca di tutti. Così dicono i re, quando viene fuori che dopotutto per regnare è necessario almeno un briciolo di cervello. Così dicono i mercanti, quando l'avidità e la stupidità li conducono alla bancarotta. Così dicono i maghi, quando cominciano a perdere la loro influenza sulla politica o sulle fonti di reddito. E colui cui viene rivolta questa frase deve aspettarsi che a essa segua subito una proposta. Perciò abbrevia i preamboli, Triss, e facci la tua.» (Coen e Lambert, cap. 3)
«Io non sono tagliato per fare il soldato e l'eroe. E la terribile paura del dolore, delle mutilazioni o della morte non è l'unica ragione. Non si può obbligare un soldato a smettere di avere paura, tuttavia gli si può fornire una motivazione che lo aiuti a superarla. E io non ho una simile motivazione. Non posso averla. Sono uno strigo. Un mutante creato artificialmente. Uccido mostri. Per soldi. Difendo i bambini, quando i genitori mi pagano. Se a pagarmi saranno i genitori nilfgaardiani, difenderò i bambini nilfgaardiani. E, anche se il mondo sarà ridotto in rovina, cosa che mi sembra improbabile, ucciderò mostri sulle rovine del mondo finché uno di loro non ucciderà me. Questo è il mio destino, la mia motivazione, la mia vita e il mio rapporto nei confronti del mondo. Non l'ho scelto io. L'hanno fatto altri per me.» (Geralt di Rivia, cap. 3)
«Sei amareggiato», disse la maga, tormentando nervosamente una ciocca di capelli. «O fingi di esserlo. Dimentichi che ti conosco, non recitarmi la parte del mutante insensibile, senza cuore, senza scrupoli né volontà. Comprendo le ragioni della tua amarezza. Si tratta della profezia di Ciri, vero?» «No, non è vero. Vedo che in fondo mi conosci poco», rispose Geralt in tono glaciale. «Ho paura della morte come tutti, ma mi sono abituato già da un pezzo all'idea, non mi faccio illusioni. Non mi sto lamentando del destino, Triss, faccio solo un normale, freddo calcolo. Statistica. Nessuno strigo è morto di vecchiaia, nel suo letto, dettando il proprio testamento. Nessuno. Ciri non mi ha sorpreso e neppure spaventato. So che morirò in un fosso puzzolente di carogne, dilaniato da un grifone, da una lamia o da una manticora. Ma non voglio morire in questa guerra, perché non è la mia guerra.» (Triss e Geralt, cap. 3)
La sventura si comportò secondo l'antichissimo uso delle sventure e degli avvoltoi: rimase qualche tempo sospesa su di loro, aspettando il momento opportuno per sferrare l'attacco. (cap. 4)
«Dove siete stato negli ultimi due anni? Al di là dei mari? Qui da noi, a Kaedwen, gli Scoia'tael hanno fatto molto parlare di sé, già, ci sono riusciti fin troppo bene. Le prime bande sono comparse non appena è scoppiata la guerra con Nilfgaard. Quei maledetti non-umani hanno approfittato delle nostre difficoltà. Noi eravamo al Sud, e loro hanno iniziato una guerriglia nelle retrovie. Contavano sul fatto che Nilfgaard ci avrebbe schiacciato e hanno cominciato a proclamare la fine del dominio degli uomini, il ritorno dell'antico ordine. 'Morte agli umani!' Questo è il loro motto, la missione per la quale uccidono, bruciano, saccheggiano!» (Cavaliere, cap. 4)
Uno strigo deve difendere gli uomini, affinché non vengano appesi agli alberi per le mani e impalati. Difendere le fanciulle dai capelli biondi, affinché non vengano legate con braccia e gambe divaricate a paletti conficcati nel terreno. Difendere i bambini, affinché non vengano scannati e gettati nei pozzi. Merita di essere difeso perfino un gatto bruciato in un fienile dato alle fiamme. Perciò diventerò una striga, perciò ho la spada, per difendere la gente come quella di Sodden e Oltreriva, perché loro non hanno armi, non conoscono i passi, i mezzi giri, le schivate e le piroette, nessuno ha insegnato loro a combattere, sono impotenti di fronte ai licantropi e ai disertori di Nilfgaard. A me insegnano a combattere. Per poter difendere gli inermi. E lo farò. Sempre. Non sarò mai neutrale. Non sarò mai indifferente. Mai! (Ciri, cap. 4)
«Ora capisci che cos'è la neutralità che tanto ti sconvolge? Essere neutrali non significa essere indifferenti e insensibili. Non bisogna uccidere i sentimenti dentro di sé. È sufficiente annientare l'odio.» (Geralt di Rivia, cap. 4)
«Meglio morire che vivere con la consapevolezza di aver fatto qualcosa che ha bisogno del perdono altrui.» (Yarpen Zigrin, cap. 4)
Una voce assai popolare alla corte di re Vizimir diceva che, se Dijkstra sosteneva che era mezzogiorno e intorno regnavano le tenebre più impenetrabili, bisognava cominciare a preoccuparsi per la sorte del sole. (cap. 5)
«Ranuncolo. Sei un babbeo ottuso. Uno scemo patentato. Devi sempre rovinare tutto quello su cui metti mano? Almeno una volta nella vita non potresti fare qualcosa come si deve? So che non sei affidabile. Hai una quarantina d'anni, ne dimostri una trentina, immagini di averne poco più di venti e agisci come se non ne avessi neppure dieci.» (Dijkstra, cap. 5)
«La vita è una catena ininterrotta di sorprese...» (Filippa Eilhart, cap. 5)
Meve giocherellò con la collana. «Nilfgaard sta a guardare e aspetta. C'è qualcosa nell'aria, e in molte teste nascono pensieri sciocchi. Dunque facciamo vedere a tutti di cosa siamo capaci. Facciamo vedere chi sono i veri re. Facciamo tremare le mura del castello immerso nel torpore invernale!»«Sterminare gli Scoiattoli», disse svelto Henselt. «Cominciare una grande operazione militare comune. Annegare i non-umani in un bagno di sangue. Che il Sangue degli Elfi scorra dalla fonte alla foce del Pontar, del Gwenllech e del Buina!»«Organizzare una spedizione punitiva per reprimere gli elfi della Dol Blathanna», aggiunse Demawend corrugando la fronte. «Introdurre truppe d'intervento a Mahakam. Permettere infine a Ervyll di Verden di attaccare le driadi di Brokilon. Sì, un bagno di sangue! E chiudere i sopravvissuti nelle riserve!» (Meve, Henselt e Demawend, cap. 6)
Il maresciallo sorrise sotto i baffi. Sapeva che il disprezzo della morte e il coraggio folle dei giovani avevano origine dalla mancanza d'immaginazione. Lo sapeva benissimo. Un tempo anche lui era stato giovane. (cap. 6)
«È vero», confermò Terranova. «Questo Geralt, o come si chiama, riesce sempre a cavarsela. E di che stupirsi? È un mutante, un automa assassino, programmato per uccidere e non farsi uccidere. Quanto a Yennefer, non esageriamo coi suoi presunti sentimenti. La conosciamo. Le sue emozioni hanno vita breve. Si è divertita con lo strigo, tutto qui. Era affascinata dalla morte, con cui quel tizio gioca in continuazione. E, quando finalmente smetterà di giocarci, la storia avrà termine.» (Artaud Terranova, cap. 6)
«Non capisco, certo. Mai. Ma so di che si tratta. Le vostre grandi cause, le vostre guerre, la vostra lotta per salvare il mondo... Il vostro fine che giustifica i mezzi... Tendi l'orecchio, Filippa. Senti questi versi, questi miagolii? Sono gatti che lottano per una grande causa. Per il controllo assoluto di un mucchio di rifiuti. Non sono cose da poco, laggiù scorre il sangue e volano ciuffi di pelo. È in corso una guerra. Però a me di entrambe le guerre, di quella dei gatti e della tua, importa incredibilmente poco.» «Ti sembra soltanto. Tutto ciò comincerà a interessarti, e prima di quanto tu creda. Presto ti troverai di fronte alla necessità di scegliere. Sei rimasto invischiato nel destino più di quanto tu non creda, mio caro. Pensavi di prendere sotto la tua protezione una bambina. Ti sbagliavi. Hai accolto una fiamma che da un momento all'altro potrebbe incendiare il mondo. Il nostro mondo. Il tuo, il mio, quello degli altri. E dovrai scegliere. Come me. Come Triss Merigold. Come ha dovuto scegliere Yennefer. Perché Yennefer ha già scelto. E il tuo destino è nelle sue mani, strigo. Ti sei consegnato tu stesso nelle sue mani.» (Geralt e Fillipa Eilhart, cap. 6)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026