Frasi

Frasi di «Il trionfo della morte»

24 citazioni dal libro di Gabriele D'Annunzio

Le frasi di «Il trionfo della morte» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Il trionfo della morte»

Ecco, io sono vivo, io respiro. Qual è la sostanza della mia vita? Ed in balia di quali forze? Sotto l'impero di quali leggi? Io non mi posseggo, io sfuggo a me stesso, il senso che io ho del mio essere è simile a quello che può avere un uomo il quale, condannato a restare su un piano di continuo ondeggiante e pericolante, senta di continuo a mancargli l'appoggio, dovunque egli posi il piede. Io sono perpetuamente ansioso e neanche la mia ansietà è ben definita. Io non so se sia l'ansietà del fuggiasco inseguito alla calcagna o di chi insegue senza mai raggiungere. Forse l'una e l'altra insieme.
La volontà di vivere si ritirava da lui a poco a poco, come il calore abbandona un cadavere. L'esistenza di lei non era per sempre avvelenata?
Ha voluto morire per non aver potuto rendere la sua vita conforme al suo sogno.
Per me, esiste. Egli ora esiste per me solo.
Un amore sano e forte mi potrebbe guarire.
C'è sulla Terra una sola ebrezza durevole: la sicurità nel possesso di un'altra creatura, la sicurezza assoluta, incrollabile. Io cerco questa ebrezza. Io vorrei poter dire:- la mia amante, vicina o lontana, non vive se non del pensiero di me; ella è sottomessa con gioia ad ogni mio desiderio, ha la mia volontà per unica legge; s'io cessassi d'amarla, ella morirebbe; spirando ella non rimpiangerà se non il mio amore.
Le mille fatalità ereditarie gli impedivano di avvicinarsi all'ideale agognato dal suo intelletto.
Io penso che da morta ella raggiungerà la suprema espressione della sua bellezza. Morta!
E s'ella morisse? Ella diventerebbe materia di pensiero, una pura idealità. Io l'amerei oltre la vita, senza gelosia, con un dolore pacato ed eguale.
Ella è una preziosa amante; è la mia creatura.
"L'uno, sempre, è l'ombra dell'altra" egli pensò " Dov'è la Vita è il Sogno; dov'è il Sogno è la Vita".
Tutte quelle facoltà mimiche appunto concorrevano a rendere più visibile in lei, per gli occhi di Giorgio, il predominio della vita corporea inferiore.
"Il desiderio!" pensò, Giorgio, richiamato così alla sua donna, alla corporale tristezza del suo amore. "Chi ucciderà il desiderio?"
"Ella è dunque la Nemica" pensò Giorgio, "Finché vivrà, finché potrà esercitare sopra di me il suo impero, ella m'impedirà di porre il piede su la soglia che scorgo. E come ricupererò io la mia sostanza, se una gran parte è nelle mani di costei? Vano è aspirare a un nuovo mondo, a una vita nuova. Finché dura l'amore, l'asse del mondo è stabilito in un solo essere e la vita è chiusa in un cerchio angusto. Per rivivere e per conquistare, bisognerebbe che io m'affrancassi dall'amore, che io mi disfacessi della Nemica..."
Credi nella linea visibile e nella parola proferita. Non cercare oltre il mondo delle apparenze creato dai tuoi sensi meravigliosi. Adora l'illusione.
Ella appariva così, la donna di delizia, il forte e delicato strumento di piacere, l'animale voluttario e magnifico destinato ad illustrare una mensa, a rallegrare una mensa, a rallegrare un letto, a suscitare le fantasie ambigue d'una lussuria estetica. Ella così appariva nello splendore massimo della sua animalità: lieta, irrequieta, pieghevole, morbida, crudele.
La sua forma è disegnata dal mio desiderio; le sue ombre sono prodotte dal mio pensiero. Ella, quale mi appare in tutti gli istanti, non è se non l'effetto di una mia continua creazione interiore. Ella non esiste se non in me medesimo.
Gravis dum suavis!
Perché dunque la terribile "volontà" della Specie si ostinava in lui con tanto accanimento a richiedere, a strappare il tributo vitale da quella matrice devastata già dal morbo, incapace di concepire? Mancava alla donna amata il più alto mistero del Sesso.
Io mi vestirò delle menzogne che senza fine produrrà il tuo desiderio. Sono più forte del tuo pensiero. L'odore della mia pelle può dissolvere in te un mondo.
Egli non riconosceva se non il Trionfo della Vita.
"Non aspirava se non ad essere egli medesimo l'eterna voluttà del Divenire..."
"Certo" egli pensava "la Musica lo iniziò al mistero della Morte; gli mostrò di là dalla vita un notturno impero di meraviglie." Perché dunque non avrei io la stessa iniziatrice allo stesso mistero. Non era stata, per lui e per Demetrio, la Musica una Religione? Non aveva ad entrambi ella rivelato il mistero della vita suprema?
Ricostruì quel meraviglioso Tempio della Morte. "Datemi una maniera nobile di trapassare! Che la Bellezza distenda uno de' suoi veli sotto il mio ultimo passo! Questo soltanto imploro al mio Destino."

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026