Frasi

Frasi di «L'idiota»

43 citazioni dal libro di Fëdor Dostoevskij

Le frasi di «L'idiota» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «L'idiota»

È stato detto "non uccidere" e poi, siccome quello ha ucciso, allora uccidono lui? No, non si può mica. (2013, p. 31)
"Perlomeno," osservò poi, "non soffre quasi per niente quando la testa schizza via."
"Lo sa che le dico?" replicò vivamente il principe. "Questa sua osservazione l'ho sentita anche da altri, e quella macchina, la ghigliottina, è stata inventata proprio per questo. Invece a me allora venne in mente un'altra idea: e se fosse addirittura peggio? Forse a lei una tale idea può sembrare ridicola e assurda, ma a chi ha un po' d'immaginazione una simile idea può pure venire in testa. Pensi, per esempio, alla tortura: certo la sofferenza fisica è terribile, i tormenti sono spaventosi, ma tutto ciò distrae dalla sofferenza spirituale e si soffre soltanto dello strazio fisico, finché sopraggiunge la morte. Ma forse la sofferenza principale e più terribile non è quella causata dai tormenti, bensì dal fatto che tu sai con sicurezza che, ecco, tra un'ora, poi tra dieci minuti, poi tra mezzo minuto e infine proprio ora, in questo stesso istante, l'anima volerà via e tu non esisterai più come uomo, e che tutto questo è sicuro; anzi, il peggio è che è sicuro. Ecco, quando appoggi la testa sotto quel coltello e lo senti scivolare sopra il tuo capo, ecco, proprio quel quarto di secondo dev'essere la cosa più terribile. (1998, pp. 46-47)
A un ragazzo si può dire tutto, assolutamente tutto, e spesso mi veniva da pensare quanto poco i grandi, perfino gli stessi genitori, conoscano i bambini. Non bisogna mai nascondere nulla ai bambini con il pretesto che sono piccoli e che è ancora presto perché sappiano certe cose. Che idea triste e infausta! Gli stessi bambini si rendono benissimo conto del fatto che i loro genitori li considerano ancora troppo piccoli per capire qualcosa, mentre loro capiscono tutto. I grandi non sanno che, perfino sulle questioni più difficili, un bambino è in grado di dare un consiglio assolutamente serio. Dio mio, ma quando uno di quegli uccellini vi fissa con uno sguardo così felice e fiducioso, come non provare vergogna a ingannarlo? Li chiamo uccellini perché, secondo me, al mondo non c'è nulla di meglio degli uccellini. [...] L'anima si risana grazie al contatto con i bambini... (1998, pp. 103-104)
Oh, sì che è notevole; lei è una vera bellezza, Aglàja Ivànovna, una bellezza straordinaria. Lei è così bella che si ha addirittura paura di guardarla. [...] È difficile valutare la bellezza, e io non ci sono preparato. La bellezza è un enigma. (Myskin: 1998, p. 115)
Con una simile bellezza si può rovesciare il mondo! (Adelaìda guardando un ritratto di Natasja Filippovna: 1998, p. 119)
Forse egli esagerava oltre ogni limite l'infelicità della propria situazione, ma alle persone vanitose succede sempre così. (1998, p. 150)
Il denaro è la cosa più volgare e odiosa che ci sia perché può tutto, perfino conferire il talento. E avrà questo potere fino alla fine del mondo. (Gànja: 1998, p. 171)
Vedi, la gioia che prova una madre quando coglie il primo sorriso del suo bambino dev'essere proprio la stessa che prova Iddio ogni volta che, su dal cielo, vede un peccatore che gli rivolge una preghiera con tutto il suo cuore. (1998, p. 285)
L'essenza del sentimento religioso non dipende da nessun ragionamento, da nessuna colpa o delitto, da nessuna convinzione ateistica; qui c'è qualcosa di diverso e d'indefinibile, che sarà sempre tale, qualcosa che tutte le concezioni atee non riusciranno mai a intaccare, perché sempre parleranno di qualcosa d'altro. (Myskin: 1998; pp. 285-286)
Ma l'anima altrui è solo tenebra, e l'anima russa è tenebra, è tenebra per molti. (1998, p. 295)
La compassione era la massima e forse unica legge di vita per l'intera umanità. (1998, p. 298)
È una cosa che talvolta può capitare: un ricordo sgradevole che ci coglie all'improvviso, specialmente se è accompagnato da un sentimento di vergogna, ci può bloccare sul posto per qualche istante. (1998, p. 301)
Si sa che gli attacchi di epilessia, del vero e proprio mal caduco, sopravvengono improvvisamente. In quell'attimo tutto il volto si deforma improvvisamente e orribilmente, e specialmente lo sguardo. Gli spasimi e le convulsioni scuotono tutto il corpo e sconvolgono le fattezze del volto. Dal petto si sprigiona un urlo spaventoso, indescrivibile, che non somiglia a null'altro; è come se tutto ciò che c'è di umano in quell'uomo scompaia con quell'urlo, e per chi assista a quello spettacolo è assolutamente impossibile, o perlomeno molto difficile, ammettere o perfino immaginarsi che sia la stessa persona a urlare in quel modo. Sembra addirittura che a gridare sia qualcun altro, qualcuno che si nasconde dentro quell'uomo. Perlomeno, sono numerosi coloro che hanno cercato di spiegare in tal modo l'impressione provata a quella vista, ma in molti altri la vista di un uomo in preda a un attacco di mal caduco determina un inesprimibile, intollerabile terrore, che ha in sé qualcosa addirittura di mistico. (1998, p. 303)
Un morto non ha età. (Ippolìt: 1998, p. 376)
Sì, la natura è maligna [...] Perché mai essa crea le sue creature migliori solo per farsene poi beffa? La natura ha agito in modo tale che, dopo aver creato l'unico essere che su questa terra è stato riconosciuto come perfetto e dopo averlo mostrato agli uomini, ha voluto che fosse destinato a dire ciò che ha fatto scorrere un mare di sangue... tanto sangue che, se fosse scorso tutto in una volta, gli uomini ne sarebbero stati soffocati! (Ippolìt: 1998, pp. 377-378)
Non c'è dubbio che la pavidità e la totale assenza d'iniziativa personale sono state sempre considerate – e vengono considerate tuttora – come la caratteristica migliore e più essenziale di una persona pratica. [...] È un fatto che la mancanza di originalità, dovunque, in tutto il mondo e da tempo immemorabile, è stata sempre considerata come la prima ed essenziale qualità e la migliore raccomandazione per una persona attiva, efficiente e pratica, e perlomeno il novantanove per cento degli uomini (come minimo) sono stati sempre di questa opinione, e soltanto forse l'un per cento l'ha pensata e la pensa altrimenti. (1998, p. 410)
I geni e gli inventori, all'inizio della loro carriera (e molto spesso anche alla fine), sono stati sempre considerati dalla società nient'altro che degli imbecilli. (1998, p. 410)
E le nostre balie, cullando i bambini, da tempo immemorabile cantano loro la stessa ninna-nanna: "Nuoterai nell'oro, diventerai un generale!". (1998, p. 411)
Sembra che una certa ottusità di mente sia una qualità quasi indispensabile, se non per qualsiasi uomo di azione, perlomeno per chiunque si occupi seriamente di accumular denaro. (1998, p. 412)
Non c'è dubbio che tutti i suoi tormenti familiari non avessero alcun fondamento, giacché erano originati da motivi futili e ridicolmente ingigantiti; ma è noto che, se qualcuno ha un porro sul naso o sulla fronte, ebbene, gli sembrerà immancabilmente che tutti non abbiano altro da fare al mondo che guardare il suo porro, riderne e criticarlo per quella piccola deformità, anche se si trattasse magari di Cristoforo Colombo in persona. (1998, p. 413)
Che altro è il liberalismo, generalmente parlando, se non un attacco (giusto o sbagliato, questa è un'altra questione) all'ordine di cose esistente? (Myskin: 1998, p. 422)
Delitti assurdi? Ma io le assicuro che delitti come questi, e forse ancor più spaventosi, ne venivano commessi anche prima, e sempre ne sono stati commessi, e non solo da noi, ma dovunque, e, secondo me, fatti del genere si ripeteranno ancora per molto tempo. La differenza sta nel fatto che da noi prima c'era meno trasparenza, mentre ora di queste cose se ne parla ad alta voce e anche se ne scrive, e per questo può sembrare che delinquenti di questo genere siano comparsi da noi soltanto adesso. (Principe Šč: 1998, p. 426)
Ci sono criminali ancora più feroci di quello di cui stiamo parlando, gente che ha ucciso dieci persone e non se ne pente affatto. Ma ecco che cosa ho osservato in quelle occasioni: anche l'assassino più inveterato e più impenitente sa comunque di essere un criminale, cioè ritiene in coscienza di aver agito male, anche se non prova nessun pentimento. E così la pensa ognuno di loro; ma quelli invece di cui parlava Evgènij Pàvlyč non intendono affatto considerarsi dei criminali, e pensano invece, dentro di loro, che ne avevano il diritto... e perfino che hanno agito bene, o poco ci manca. (Myskin: 1998, p. 426)
Ogni fatto reale, per quanto obbedisca a proprie, immutabili leggi, ci appare quasi sempre incredibile e inverosimile. E quanto più è reale, tanto più talora ci appare inverosimile. (Lèbedev: 1998, p. 472)
"È vero, principe, che lei una volta ha detto che la 'bellezza' salverà il mondo? State a sentire, signori," gridò ad alta voce, rivolgendosi a tutti, "il principe sostiene che la bellezza salverà il mondo! E io sostengo che questi giocondi pensieri gli vengono in testa perché è innamorato. Signori, il principe è innamorato [...] Ma quale bellezza salverà il mondo? (Ippolìt: 1998, p. 479)
Potete star sicuri che Colombo era felice non nel momento in cui scoprì l'America, bensì quando era in viaggio per scoprirla; potete star sicuri che il momento della sua massima felicità fu forse quando, proprio tre giorni prima della scoperta del Nuovo Mondo, l'equipaggio disperato si ribellò, e per poco non lo costrinse a volgere indietro, verso l'Europa, la prua del vascello! L'importante non era quel Nuovo Mondo, che magari poteva anche inabissarsi. Colombo infatti morì senza quasi averlo visto, e in pratica senza sapere che cosa aveva scoperto. L'importante sta nella vita, soltanto nella vita, nel processo della sua scoperta, in questo processo continuo e ininterrotto, e non nella scoperta stessa! [...] Tuttavia, voglio aggiungere che in ogni idea nuova o geniale concepita da un uomo, o anche semplicemente in ogni idea seria germogliata nella mente di qualcuno, resta sempre qualcosa che è assolutamente impossibile trasmettere agli altri uomini, anche se si scrivessero interi volumi e si impiegassero magari trentacinque anni nel tentativo d'interpretarlo; rimarrà sempre qualcosa che si rifiuterà comunque di uscire dal vostro cervello e resterà per sempre chiuso in voi; andrà a finire che morirete senza aver potuto comunicare ad altri ciò che forse vi era di essenziale nella vostra idea. (Ippolìt: 1998, p. 492)
Vi sono persone che trovano una straordinaria soddisfazione nella propria permalosa irritabilità, e ciò specialmente quando un tale stato raggiunge l'estremo limite (il che avviene sempre molto rapidamente); si direbbe che in quegl'istanti essi preferiscano e addirittura godano a venire offesi. Queste persone così irritabili provano poi terribili rimorsi per essersi lasciate andare, se, naturalmente, sono intelligenti e se sono in grado di rendersi conto di essersi riscaldate dieci volte più del necessario. (Ippolìt: 1998, p. 496)
Chi svaluta l'atto di carità individuale, per ciò stesso disconosce l'autentica natura dell'uomo e ne disprezza la dignità personale. (Ippolìt: 1998, p. 501)
La buona azione individuale rimarrà per sempre, giacché essa costituisce un'esigenza dell'individuo, una viva esigenza che ha origine dalla reciproca e diretta influenza di un individuo sull'altro. (Ippolìt: 1998, p. 501)
Gettando il suo seme, compiendo un atto di carità, una buona azione, in qualsiasi forma o modo, lei dona una parte della sua personalità e ne riceve in cambio una parte di un'altra; entrate in reciproca comunione tra voi; se solo vi farà attenzione, lei si troverà arricchito di nuove conoscenze e delle scoperte più inattese. Finirà immancabilmente per considerare la sua opera come una vera scienza, una scienza che assorbirà tutta la sua vita e può arrivare a riempirla. E, inversamente, tutti i suoi pensieri, tutti i semi da lei gettati, forse quando lei se ne sarà già dimenticato, s'insedieranno nell'anima altrui e germoglieranno; chi l'avrà ricevuto da lei trasmetterà il buon seme a un altro. E come può sapere quale sarà la parte da lei svolta nella futura soluzione dei problemi e del destino dell'umanità? (Ippolìt: 1998, pp. 502-503)
Quando si dice una bugia, se lo si fa con una certa abilità, mettendoci dentro qualcosa di poco comune o di eccentrico, voglio dire qualcosa che capita assai di rado, o addirittura mai, ebbene, la bugia diventa molto più verosimile. (Aglàja: 1998, p. 534)
Non è possibile amare la perfezione; la perfezione può essere solo contemplata come tale, non è forse vero? (Natasja Filippovna ad Aglàja: 1998, p. 559)
Un angelo non può odiare e non può neppure fare a meno di amare. Ma si può forse amare tutti, tutti gli uomini, tutti i propri simili? Mi sono posta più volte questa domanda. Naturalmente è impossibile, e sarebbe addirittura innaturale. Chi ama l'umanità di un amore astratto quasi sempre ama soltanto se stesso. (Natasja Filippovna ad Aglàja: 1998, p. 559)
È meglio essere infelici, ma sapere, piuttosto che vivere felici... in una sciocca incoscienza. (1998, p. 639)
Per la prima volta nella sua vita, egli vedeva un angoletto di ciò che viene solitamente chiamato con il terribile epiteto di "alta società". [...] Il fascino che emanava dal loro modo di fare distinto, semplice e apparentemente cordiale aveva per lui qualcosa di addirittura magico. Non gli poteva neppure venire in mente che tutta quella manifestazione di cordiale signorilità, di spiritosa arguzia e di un così eletto senso di dignità personale potesse non essere altro che una magnifica costruzione artificiale. La maggioranza degli ospiti, nonostante quella loro così imponente apparenza, era costituita da persone piuttosto vuote che, nella loro soddisfatta presunzione, ignoravano perfino che molto di quel che c'era di buono in loro era appunto soltanto una costruzione artificiale, della quale peraltro essi non avevano alcun merito, giacché l'avevano ricevuta inconsciamente per eredità. (1998, pp. 654-655)
Anche il socialismo è una creazione del cattolicesimo e della sua essenza! Anch'esso, come del resto l'ateismo che gli è fratello, ha avuto origine dalla disperazione e in contrapposizione al cattolicesimo come rivendicazione della morale, per subentrare nel ruolo di potere morale, ruolo che la religione ha perduto, per appagare la sete spirituale dell'umanità assetata e salvarla non per mezzo di Cristo, bensì anch'esso per mezzo della forza! Anch'esso vuole instaurare la libertà mediante la violenza, e realizzare l'unione dei popoli per mezzo della spada e del sangue! 'Non devi credere in Dio, non devi possedere proprietà alcuna, non devi avere una tua personalità, fraternité ou la mort, bisogna tagliare due milioni di teste!' È stato detto: li riconoscerete dalle loro opere! (Myskin: 1998, p. 668)
"Chi non ha il suolo natale sotto i piedi non ha neppure un Dio." Questa espressione non è mia; l'ho sentita dire da un mercante, un vecchio credente, che ho incontrato in viaggio. Veramente egli non disse proprio così, bensì: "Chi ha rinnegato la propria terra natale ha rinnegato anche il proprio Dio". (Myskin: 1998, p. 670)
Dicono che non stupirsi di nulla sia un segno di grande intelligenza; ma, secondo me, potrebbe essere allo stesso modo un segno di grande stupidità... (Ippolìt: 1998, p. 686)

Citazioni su L'idiota

Da tempo ormai mi tormentava un'idea, ma avevo paura di farne un romanzo, perché è un'idea troppo difficile e ad essa non sono preparato, anche se è estremamente seducente e la amo. Quest'idea è raffigurare un uomo totalmente bello (prekrasnyj čelovek). Niente, secondo me, può essere più difficile di questo, al giorno d'oggi soprattutto.
E nessuno ha mai detto che Dostoevskij era un modello di virtù; ma penso che si sia ampiamente guadagnato il paradiso scrivendo L'idiota.
Egli nega, questo mite Idiota, tutta la vita, tutti i pensieri e i sentimenti, tutto il mondo e la realtà degl'altri. Per lui la verità è una cosa tutta diversa che per loro. La loro realtà, per lui, è come un'ombra. Il fatto di vedere e di pretendere una realtà assolutamente nuova fa di lui loro nemico. [...] [Egli] una o più volte si è trovato sulla magica soglia ove si accetta ogni cosa, dove non solo è vero ogni pensiero remoto, ma anche il suo contrario. La sua innocenza è tutt'altro che innocua, e a ragione gl'altri ne hanno terrore. [...] Non che infranga le tavole della legge, ma le gira solo dall'altra parte e ci mostra che sul retro è scritto il contrario.
Se voi mi domandaste qual è il più bel romanzo ch'io conosca, sarei senz'altro assai in difficoltà a rispondervi. Forse darei il primo posto a L'idiota di Dostoevskij. Ora, io ignoro le qualità e i difetti del suo stile, avendolo letto solo in delle terribili traduzioni, so solo (...) che è un romanzo scritto in profondità, laddove le leggi generali comandano sui fenomeni particolari.

Adattamenti

L'idiota, film diretto da Akira Kurosawa del 1951

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026