Frasi

Frasi di «L'ombra e la grazia»

54 citazioni dal libro di Simone Weil

Le frasi di «L'ombra e la grazia» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «L'ombra e la grazia»

Due forze regnano sull'universo: luce e pesantezza. (p. 15)
Non giudicare. Tutte le colpe sono eguali. C'è una colpa sola: non aver la capacità di nutrirsi di luce. Perché, abolita questa capacità, tutte le colpe sono possibili. (p. 17)
Chiunque soffre cerca di comunicare la sua sofferenza – sia maltrattando, sia provocando la pietà – per diminuirla; e, così facendo, la diminuisce veramente. Colui che è più in basso d'ogni altro, che nessuno compiange, che non ha la possibilità di maltrattare nessuno (se non ha figli, se non ha nessuno che l'ami), la sofferenza gli rimane dentro e lo avvelena. (p. 19)
Tendenza ad espandere la sofferenza fuor di sé. Se, per eccesso di debolezza, non si può né provocar la pietà né far del male ad altri, si fa del male alla rappresentazione dell'universo in sé. (p. 20)
Uno qualsiasi è come un ramo per chi annega. (p. 21)
Tragedia di coloro che, essendosi inoltrati per amor del bene in una via dove c'è da soffrire, giungono dopo un certo tempo ai propri confini; e si degradano. (p. 22)
Una persona amata che delude. Gli ho scritto. Impossibile che non mi risponda quel che ho detto a me stessa in nome suo.
Gli uomini ci debbono quel che noi immaginiamo ci daranno. Rimetter loro questo debito.
Accettare che essi siano diversi dalle creature della nostra immaginazione, vuol dire imitare la rinuncia di Dio.
Anch'io sono altra da quella che m'immagino essere. Saperlo è il perdono. (p. 23)
Come un gas, l'anima tende ad occupare la totalità dello spazio che le è accordato. (p. 24)
Amare la verità significa sopportare il vuoto; e quindi accettare la morte. La verità sta dalla parte della morte. (p. 25)
Tutti i peccati sono tentativi per colmar dei vuoti. (p. 35)
Non possediamo nulla al mondo perché il caso può toglierci tutto eccetto il potere di dire Io. Quel che bisogna dare a Dio, cioè distruggere, è questo. Non c'è assolutamente nessun altro atto libero che ci sia permesso, eccetto la distruzione dell'Io. (p. 38)
Nulla al mondo può toglierci il potere di dire Io. Nulla, eccetto l'estrema infelicità. Nulla è peggiore dell'estrema sventura che distrugge l'Io dal di fuori, perché da quel momento non può più distruggersi da sé. (p. 38)
In modo generale, non desiderare la sparizione di nessuna delle proprie miserie, bensì la grazia che le trasfiguri. (p. 47)
Essere nulla per essere al proprio vero posto nel tutto. (p. 48)
Una scienza che non ci avvicini a Dio non val nulla.
Ma se ce ne avvicina malamente (cioè ad un Dio immaginario) è ancora peggio... (p. 67)
L'uomo vorrebbe essere egoista e non può. È questo il carattere più impressionante della sua miseria e l'origine della sua grandezza. (p. 71)
Non dobbiamo acquistare l'umiltà. L'umiltà è in noi. Soltanto, ci umiliamo dinanzi a falsi dèi. (p. 72)
L'amore, in chi è felice, è volontà di condividere la sofferenza dell'amato infelice.
L'amore, in chi è infelice, è essere pieno della nuda nozione della felicità dell'amato, senza partecipare a quella gioia, e nemmeno desiderare di parteciparvi. (p. 73)
Fra gli esseri umani, si riconosce pienamente l'esistenza soltanto di coloro che amiamo. (p. 74)
Credere all'esistenza di altri esseri umani in quanto tali è amore. (p. 74)
Impara a respingere l'amicizia. O meglio, il sogno dell'amicizia. Desiderare l'amicizia è un grave errore. L'amicizia deve essere una gioia gratuita come quelle che danno l'arte, o la vita. Bisogna rifiutarla per essere degni di riceverla: essa partecipa della natura della grazia [...]. (p. 77)
Desiderare di sfuggire alla solitudine è una viltà. L'amicizia non la si cerca, non la si sogna, non la si desidera; la si esercita (è una virtù). (p. 78)
La creazione: il bene frantumato e disseminato attraverso il male. (p. 80)
Il male è l'illimitato, ma non è l'infinito.
Solo l'infinito limita l'illimitato. (p. 80)
Il male immaginario è romantico, variato; il male reale tetro, monotono, desertico, noioso. Il bene immaginario è noioso; il bene reale è sempre nuovo, meraviglioso, . (p. 80)
Solo compiendolo si ha l'esperienza del bene.
Si ha l'esperienza del male solo vietandoci di compierlo; o, se lo si è compiuto, pentendosene.
Quando si compie il male, non lo si conosce, perché il male fugge la luce. (p. 82)
I santi (i quasi santi) sono più esposti degli altri al diavolo, perché la reale conoscenza che posseggono della propria miseria rende loro la luce quasi intollerabile. (p. 85)
L'agonia è la suprema notte oscura della quale anche i perfetti hanno bisogno per l'assoluta purezza; per questo, meglio sia amara. (p. 86)
Ci si stupisce che il dolore non nobiliti. Perché, quando si pensa ad un infelice, si pensa alla sua infelicità. Ma l'infelice non pensa alla sua infelicità; ha l'anima colma di qualsiasi pur minimo sollievo che gli sia concesso desiderare. (p. 89)
L'infelicità: superiorità dell'uomo su Dio. C'è voluta l'Incarnazione perché quella superiorità non fosse scandalosa. (p. 90)
Se non ci fosse, a questo mondo, l'infelicità, ci potremmo credere in paradiso. (p. 90)
Due concezioni dell'inferno. Quella comune (sofferenza senza consolazione); la mia (falsa beatitudine, credersi per errore in paradiso). (p. 90)
La grandezza suprema del cristianesimo viene dal fatto che esso non cerca un rimedio sovrannaturale contro la sofferenza bensì un impiego sovrannaturale della sofferenza. (p. 91)
Sforzarsi di sostituire sempre più nel mondo la non-violenza efficace alla violenza. (p. 95)
Iddio pena, attraverso lo spessore infinito del tempo e della specie, per raggiungere l'anima e sedurla. Se essa si lascia strappare, anche solo per un attimo, un consenso puro e intero, allora Iddio la conquista. E quando sia divenuta cosa interamente sua, l'abbandona. La lascia totalmente sola. Ed essa a sua volta, ma a tentoni, deve attraversare lo spessore infinito del tempo e dello spazio alla ricerca di colui ch'essa ama. Così l'anima rifà in senso inverso il viaggio che Iddio ha fatto verso di lei. E ciò è la croce. (p. 98)
Prometeo, il dio crocifisso per aver amato troppo gli uomini. (p. 99)
Siamo ciò che è più remoto da Dio, al limite estremo; da cui però non sia totalmente impossibile tornare a lui. Nel nostro essere, Iddio è lacerato. Siamo la crocifissione di Dio. L'amor di Dio per noi è passione. Come il bene potrebbe amare il male senza soffrire? Anche il male soffre amando il bene. L'amore reciproco di Dio e dell'uomo è sofferenza. (p. 99)
Dobbiamo attraversare – e Iddio prima di noi, per venire fino a noi, perché egli viene per primo – lo spessore infinito del tempo e dello spazio. Nei rapporti fra Dio e l'uomo, l'amore è il più grande possibile. È grande come la distanza che dev'esser superata. (p. 99)
Dalla miseria umana a Dio. Ma non come compensazione o consolazione. Come correlazione. (p. 100)
Vuotarsi; ci si espone a tutta la pressione dell'universo che ci circonda. (p. 101)
Allora non si sarà giudicati, se saremo divenuti immagine del vero giudice che non giudica. (p. 103)
«Datemi un punto di appoggio e vi solleverò il mondo». Questo punto d'appoggio è la croce. Non ce ne possono esser altri. Bisogna che esso si trovi all'intersezione del mondo e di ciò che non è il mondo. La croce è questa intersezione. (p. 103)
Cfr. Archimede: «Datemi un punto d'appoggio e vi solleverò il mondo».
La nostra vita è impossibile, . Ogni cosa che noi vogliamo è contraddittoria con le condizioni o con le conseguenze relative; ogni affermazione che noi pronunciamo implica l'affermazione contraria; tutti i nostri sentimenti sono confusi con i loro contrari. Siccome siamo creature siamo contraddizione; perché siamo Dio e, al tempo stesso, infinitamente altro da Dio. (pp. 104–105)
Noi vorremmo che tutto quel che ha valore fosse eterno. Ora, tutto quel che ha valore è il prodotto di un incontro, dura in seguito all'incontro e finisce quando quel che s'era incontrato si separa. [...]
La meditazione sul caso che ha fatto incontrare mio padre e mia madre è ancor più salutare di quella sulla morte.
C'è forse una sola cosa in me che non abbia la sua origine in quell'incontro? Solo Iddio. E anche la mia idea di Dio ha la sua origine in quell'incontro. (p. 115)
La necessità è il velo di Dio. (p. 113)
L'attenzione assolutamente pura è preghiera. (p. 125)
L'amore istruisce gli dèi e gli uomini, perché nessuno impara senza desiderare di imparare. La verità è ricercata non in quanto verità, ma in quanto bene. (p. 126)
L'algebra e il denaro sono essenzialmente livellatori; la prima intellettualmente, l'altro effettivamente. (p. 158)
Considerare sempre gli uomini al potere come cose pericolose. Farsi da parte quanto più si può senza doversi disprezzare. E se un giorno ci si vede costretti, sotto pena di viltà, di andare ad infrangersi contro la loro potenza, considerarsi come vinti dalla natura delle cose e non dagli uomini. Si può essere in cella e incatenati ma si può essere anche colpiti da cecità o paralisi. Nessuna differenza.
Solo modo di conservare la propria dignità nella sottomissione forzata: considerare il capo come una cosa. Ogni uomo è schiavo della necessità, ma lo schiavo cosciente è molto superiore. (p. 162)
Isaia, per primo, apporta luce pura. (p. 170)
Non è forse la massima sventura, quando si lotta contro Dio, quella di non essere vinto? (p. 171)
Il padrone è schiavo dello schiavo nel senso che lo schiavo fabbrica il padrone. (p. 181)
Non la religione, ma la rivoluzione è oppio del popolo. (p. 183)

Citazioni sull'opera

Le pagine brucianti e i brevi pensieri che Gustave Thibon aveva riunito sotto il titolo La Pesanteur et la Grâce sono scritti in un linguaggio denso e impeccabile, talvolta animato da un tenero fremito esaltato. Vi entrano gli argomenti più alti, i soli che alla fine contano: l'amore di Dio, la sofferenza umana, la corretta utilizzazione del tempo, la rinuncia, la carità, la pratica delle virtù soprannaturali.
L'apparizione del volumetto suscitò immediatamente un'eco strepitosa nei lettori. Un soffio di purezza scorse improvviso su un'umanità che all'indomani della guerra non osava più guardarsi allo specchio. (Georges Hourdin)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026