Frasi

Frasi di «La bottega dell'antiquario»

30 citazioni dal libro di Charles Dickens

Le frasi di «La bottega dell'antiquario» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «La bottega dell'antiquario»

– Mi addolora sempre – osservai, mosso da ciò che prendevo per suo egoismo – m'addolora sempre vedere i fanciulli iniziati alle durezze della vita, quando sono appena usciti dall'infanzia. Questo scompiglia la loro fiducia e la loro semplicità... due delle migliori qualità di cui li adorna il Cielo... e fa sì ch'essi partecipino alle nostre tristezze prima che siano capaci di godere dei nostri piaceri.
– Non scompiglierà mai le sue – disse il vecchio, guardandomi fisso – le sorgenti sono troppo profonde. D'altra parte, i figliuoli dei poveri conoscono pochi piaceri. Anche le più tenere gioie della fanciullezza si debbono comprare e pagare. (vol. I, cap. I)
Se l'ala dell'amicizia non dovrebbe mai mutare una piuma, l'ala della parentela non dovrebbe essere mai mozzata e arruffata. (Dick Swiveller: vol. I, cap. II)
– No – disse Riccardino, scotendo il capo – ma di questi vecchi... non c'è da fidarsi molto, Rico. Ho una vecchia zia laggiù nel Dorsetshire che doveva morire quando io avevo otto anni, e non ha mantenuto ancora la promessa. Sono così opprimenti, così incoerenti, così sprezzanti questi vecchi... Se in famiglia non c'è l'apoplessia, Rico, non si può fare alcun calcolo su di loro, e anche allora son capaci di fartela in barba. (vol. I, cap. VII)
– Vi dico, signora – disse il signor Witherden – ciò che penso di un galantuomo, che, come osserva il poeta, è l'opera più nobile della creazione. Io signora, son d'accordo col poeta in ogni particolare. Le Alpi vertiginose da una parte e l'uccello-mosca dall'altra, non son nulla, in fatto di esecuzione, di fronte a un onest'uomo... o a una donna... una donna. (vol. I, cap. XIV)
[...] è costume degli eroi, quando si trovano in tristi condizioni, assalire con amarezza e ironia. (vol. I, cap. XXXIV)
Nessuno si butta in terra da sé; se il suo destino lo butta in terra, tocca al destino di raccoglierlo. (Dick Swiveller: vol. I, cap. XXXIV)
[...] come i dottori di rado pigliano le loro ricette, e i sacerdoti non sempre praticano ciò che predicano, così gli avvocati sono restii a ricorrere alla legge per conto proprio, sapendo bene che essa è un affilatissimo strumento d'incerta applicazione, dispendiosissimo a mettere in moto, e adatto più a tosare perfettamente, che a tosare la persona che bisogna tosare. (vol. I, cap. XXXVII)
Dall'amore della casa, origina l'amor della patria [...]. (vol. II, cap. I)
Ah, le vacanze! Perché ci lasciano dei rimpianti? Perché non possiamo ricacciarle indietro nella nostra memoria d'una settimana o due, tanto da riportarle a un tratto a quella giusta distanza donde possono essere guardate o con calma indifferenza o con un piacevole sforzo di rievocazione? Perché ci aleggiano intorno come la fragranza del vino di ieri, con un vago sentore di mal capo e di stanchezza, e come quelle buone intenzioni per l'avvenire, che formano giù negli abissi il lastricato permanente d'un vasto dominio, e quassù durano di solito fino all'ora del desinare, un po' più, un po' meno? (vol. II, cap. III)
[...] nella maggioranza dei casi, la coscienza è un indumento molto elastico e flessibile, che si allunga molto e si adatta a una gran varietà di circostanze. Certa gente, con un prudente governo e col toglierselo a poco a poco, come si fa con una sottoveste di flanella in estate, si sforza anche, a tempo debito, di farne interamente a meno; ma vi sono altri che possono indossarlo e spogliarsene a piacere; e questo, essendo cosa più conveniente e comoda, è molto più in voga. (vol. II, cap. VI)
[...] i cimenti più duri e più validamente sopportati sono quelli che non son mai registrati nelle memorie di questo mondo, e che pure si soffrono tutti i giorni. (Mr Marton: vol. II, cap. IX)
Qualunque cosa faccia del rumore è gradita alla folla. (vol. II, cap. X)
[...] la decantata voce di popolo, dissimile al sasso che rotola del proverbio, raccoglie molto musco nei suoi continui andirivieni [...]. (vol. II, cap. XI)
A rolling stone gathers no moss.
Questo Kit appartiene a quella vostra simpatica gente virtuosa, alla simpaticissima categoria dei giusti, degl'ipocriti, dei vili, delle persone a due facce, dei traditori, delle spie, dei cagnolini che leccano chi dà loro un tozzo di pane e li vezzeggia, e che latrano e s'avventano contro tutti gli altri. (Quilp: vol. II, cap. XIV)
Ogni cosa nella vita, buona o cattiva, ha quasi sempre un effetto su di noi per via di contrasto. (vol. II, cap. XVI)
Così le gesta violente vivono ancora dopo che sono scomparsi gli uomini, e le tracce della guerra e degli spargimenti di sangue in lugubri forme, molto tempo dopo che i distruttori non saran più che atomi di terra. (vol. II, cap. XVI)
Vi sono delle corde nel cuore umano – strane, variabili corde – che vibrano soltanto per caso: rimaste mute e insensibili agli appelli più fervidi e gravi, rispondono finalmente al tocco più lieve e impensato. Nelle menti torbide e deboli, v'è una serie di riflessioni che l'arte può di rado guidare o l'abilità assistere, ma che si rivelerà, come è avvenuto alle grandi verità, per caso e quando lo scopritore non ha che il più semplice oggetto in vista. (vol. II, cap. XVIII)
[...] se non vi fossero delle persone cattive, non ci sarebbero dei bravi avvocati. (Sansone Bronzi: vol. II, cap. XIX)
Nel testo in lingua: Sampson Brass (=ottone).
La tranquillità di spirito, Riccardo, è la dolcezza dell'esistenza. (Sansone Bronzi: vol. II, cap. XIX)
Io non guardo alla sottoveste. Guardo al cuore. Le strisce della sottoveste non sono che le gretole della gabbia. Ma l'uccello è il cuore. Ah! Quanti poveri uccelli intristiscono continuamente e mettono i loro becchi a traverso le gretole per beccare con affetto tutta l'umanità. (Sansone Bronzi: vol. II, cap. XIX)
– Un uomo – dice Sansone – che perde quarantasette sterline e dieci scellini in una mattinata per la propria onestà, è un uomo da invidiare. Se fossero state ottanta sterline, il piacere di questo sentimento sarebbe aumentato. Ogni sterlina perduta sarebbe stata mezzo quintale di felicità guadagnata. La calma vocina, Cristoforo – esclama Bronzi, sorridendo e picchiandosi il seno – è una lieta canzone entro di me, ed è tutta felicità e gioia! (vol. II, cap. XX)
– Io vi do la mia parola, guardia... – disse Bronzi. Ma a questo punto la guardia s'interpose fondandosi sul principio costituzionale che le parole volano, e osservando che le chiacchiere fossero soltanto pappa per i bambini e i lattanti, e che invece il cibo dei forti fossero i giuramenti. (vol. II, cap. XXIII)
Il mondo, che commette continuamente immense ingiustizie, si consola troppo facilmente con l'idea che alla vittima delle falsità ch'esso trama e della malignità ch'esso trasuda, non possa mancare, avendo la coscienza pura, un conforto nelle proprie sofferenze, e che in un modo o nell'altro, finirà per trionfare; e «in questo caso» dicono quelli che hanno abbattuto la vittima, «benché noi non ce l'aspettiamo, nessun sarà più lieto di noi». E invece il mondo farebbe bene a riflettere, che l'ingiustizia è in se stessa, per ogni animo ben fatto e generoso, il male più insoffribile, il più atroce e difficile a sopportare; e che molte coscienze pure trovarono la loro giustificazione altrove, e che molti cuori saldi si infransero appunto perché la coscienza dei propri meriti non fece che aggravare le loro sofferenze e renderle più tormentose. (vol. II, cap. XXIV)
[...] la verità, in sé considerata, è una sublime e magnifica cosa, signori, benché non si sia sempre lieti di vederla, appunto come altre sublimi e magnifiche cose, gli uragani, per esempio... (Sansone Bronzi: vol. II, cap. XXIX)
[...] sebbene la necessità non abbia legge, ha i suoi cultori di legge. (Sansone Bronzi: vol. II, cap. XXIX)
Tu non hai dimenticato la massima di nostro padre... il nostro riverito padre, signori... «Sospettate sempre di tutti». (Sansone Bronzi: vol. II, cap. XXIX)
Così accade sempre che questi uomini di mondo lo traversino corazzati per difendersi tanto del male quanto del bene, non contando il fastidio e l'assurdità di montar sempre la guardia col microscopio e di andar vestiti di ferro anche nelle più innocenti occasioni. (vol. II, cap. XXIX)
La massima di Bronzi era che l'abitudine di far dei complimenti teneva la lingua oliata senza alcuna spesa; e siccome quell'organo utilissimo non deve mai arrugginire o stridere sui cardini nel caso specifico d'un uomo di legge, che ha bisogno d'averlo sempre facile e spedito, di rado egli perdeva l'occasione di far pompa di discorsetti lusinghieri e di espressioni laudative. (Sansone Bronzi: vol. II, cap. XXXV)
Quando la morte s'abbatte sugli innocenti e i giovani, per ogni fragile forma dalla quale scioglie lo spirito anelante, si levano centinaia di virtù in forma di grazia, di carità e d'amore, e vanno per il mondo, versando benedizioni. Dalle lagrime che i mortali addolorati versano sulle tombe precoci, nasce qualche bene, qualche più soave natura sorge. Sotto i passi della distruttrice balzano radiose creazioni che sfidano la sua potenza, e il suo triste cammino si muta in una via luminosa che conduce al cielo. (vol. II, cap. XXXV)
[...] la propaganda della bontà e della benevolenza non aggiunge virtù trascurabili alle buone qualità fondamentali della natura ed è un bell'argomento di soddisfazione per l'umanità tutta quanta. (vol. II, cap. XXXVI)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026