Le frasi di «La guardia bianca» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «La guardia bianca»
Perché mai una simile offesa? Una simile ingiustizia? Perché c'era stato bisogno di portare via la madre, quando tutti si erano riuniti, quando era giunto un momento di sollievo? Dio che volava nel cielo nero, screpolato, non dava alcuna risposta, e lo stesso Nikolka ancora non sapeva che qualsiasi cosa accada, accade sempre così come è necessario, e solo per il meglio.
Quando nessuno vede, si può essere se stessi.
Come un affastellarsi di favi, vaporava, e rumoreggiava, e viveva la Città. Splendida nel gelo e nella nebbia sulle colline, sopra al Dnepr. Per giorni interi, a spirali, il fumo si levava verso il cielo dagli innumerevoli camini. Le vie fumigavano foschia, e scricchiolava l'enorme quantità di neve ammaccata. E case di cinque, e di sei, e di sette piani si ammucchiavano le une accanto alle altre. Di giorno le finestre erano nere, ma di notte ardevano a file nel blu scuro dell'alto cielo. A piccole catene, fin dove l'occhio poteva arrivare, come pietre preziose, splendevano i globi elettrici, appesi in alto agli uncini di lunghi pali grigi. Di giorno, con un gradevole rombo prolungato, correvano i tram con i gialli sedili di paglia leggera, sul modello di quelli stranieri. Da un declivio all'altro, gridando ai quattro venti, andavano i vetturini, e i colletti scuri – di pelo argentato e nero – rendevano enigmatici e belli i volti delle donne.
I giardini erano taciturni e quieti, gravati da una neve bianca, intatta. E di giardini in Città ce n'erano così tanti, come in nessun'altra Città al mondo. (2019, p. 97)
D'inverno, come in nessun'altra citta al mondo, calava la quiete sulle vie e sui vicoli, tanto della Città alta, sulle colline, che della Città bassa, che si stendeva lungo le anse del Dnepr intirizzito, e tutto il rombo delle macchine si perdeva all'interno degli edifici di pietra, si smorzava e diventava un borbottio sordo. Tutta l'energia della Città, accumulata nel corso di un'estate di sole e temporali, si profondeva in luce. Dalle quattro del pomeriggio la luce cominciava ad ardere nelle finestre delle case, in tondi globi elettrici, nei lampioni a gas, nei fanali delle case con i numeri illuminati, e nelle vetrate a tutta parete delle centrali elettriche, che evocavano il pensiero del futuro elettrico dell'umanità, terribile e irrequieto, con le loro finestre a tutta parete dove si vedevano le ruote scatenate delle macchine che giravano senza posa, squassando fino alla radice le fondamenta stesse della terra. Scintillava di luce e traboccava luce, riluceva e danzava e baluginava la Città, nelle notti, fino al mattino, e al mattino si spegneva, indossava il fumo e la nebbia. (2019, p. 98)
Oh, solo colui che è stato a sua volta sconfitto conosce il sapore di questa parola! Assomiglia ad una stanza nella quale si sia guastata l'illuminazione. Assomiglia ad una stanza in cui sulla carta da parati strisci una muffa verde, gravida di una vita malata. Assomiglia a rachitici demoni fanciulli, all'olio rancido, a una bestemmia pronunciata da voci femminili, nel buoi. In una parola assomiglia alla morte.
"Signore, i tuoi pope dicono che i bolscevichi finiranno all'inferno. E questo allora," dico, "che è? Loro non credono in Te, e guarda un po' che razza di caserme gli hai preparato." "E così non credono?" domanda.
"Per quanto è vero Dio", dico, e io stesso, capisce, mi spavento, suvvia dire a Dio parole del genere! Lo guardo e quello sorride. Ma cosa sto a fare, penso, a raccontargli certe cose che lui conosce meglio di me. Tuttavia sono curioso di sapere quello che dirà. E lui dice: "Se non ci credono," dice, "che ci si può fare? Lasciali perdere. A me la cosa non fa né caldo né freddo. E anche a te," dice, "e anche a loro," dice, "fa lo stesso. Perché a me della vostra fede non viene in tasca un bel niente. Uno crede, un altro non crede, ma vi comportate tutti allo stesso modo; adesso vi pigliate a vicenda per la gola, e per quel che riguarda le caserme, Zilin, qui bisogna capire, Zilin, che voi siete tutti uguali – morti ammazzati sul campo di battaglia. Questo, Zilin, va capito, e non tutti ci riescono. E tu, in generale, Zilin," dice, "non star lì a spaccarti la testa con simili domande. Vivi la tua vita, spassatela."
L'uomo ha eretto, senza neppure saperlo, torri, segnali d'allarme e armi per un unico scopo – fare la guardia alla guerra e al focolare degli esseri umani. E per questo che combatte e, a dire il vero, non si dovrebbe combattere per nessun'altra ragione al mondo.
Se così avesse fatto, la sua vita sarebbe andata in modo del tutto differente, ma ecco che così non fece. Esiste una forza tale che a volte ti costringe a guardare giù nell'abisso, dall'alto di un monte... che trascina verso il freddo... verso l'abisso.
C'era la pace, ed ecco che la pace era stata uccisa. Gli anni passati non tornano.
Forse sono i soldi che impediscono di essere simpatici.
Il sovrannaturale, nella vita, non esiste. Perché tutto, in essa, è sovrannaturale.
Donne del demonio... mai che fossero attratte da una brava persona.
Le consiglio caldamente di leggere meno l'Apocalisse... le ripeto che le è dannosa.
Fuori la notte continuava a sbocciare. Nella sua seconda metà tutta la pesante azzurrità, il sipario di Dio, che rivestiva il mondo, si ricoprì di stelle. Era come se nell'altezza incommensurabile di là da questa azzurra cortina, accanto alle porte regali, stessero celebrando il vespro che precede le grandi feste. Sull'altare si accendevano i lumini, ed essi trasparivano sul sipario come intere croci, come cespugli e quadrati.
Tutto passa. Le sofferenze, i tormenti, il sangue, la fame e la pestilenza. La spada sparirà, e le stelle invece rimarranno, quando anche le ombre dei nostri corpi e delle nostre azioni più non saranno sulla terra. Le stelle rimarranno allo stesso modo immutabili, allo stesso modo scintillanti e meravigliose. Non esiste uomo sulla terra che non lo sappia. Perché allora non vogliamo la pace? Perché non vogliamo rivolgere il nostro sguardo alle stelle? Perché?
Citazioni su La guardia bianca
La guardia bianca non è solo la storia dei tre fratelli Turbin, colti e raffinati borghesi simpatizzanti della Monarchia, che vivono in mezzo alla tempesta scatenatasi in Città. È un grande affresco corale sulla fine di un mondo, dove tutti vengono chiamati alla lotta e alla verifica dei propri valori. (Fausto Malcovati)
Le pagine del romanzo sono interamente percorse da un tragico dilemma: come è possibile conservare un passato così ricco e fecondo, e vivere il presente che lo rinnega? (Fausto Malcovati)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026