Le frasi di «La piccola Dorrit» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «La piccola Dorrit»
[...] l'asserzione franca e sfacciata ha per mezzo mondo lo stesso valore di una prova irrecusabile. (lib. I, cap. I)
[...] s'incomincia a perdonare ad un luogo, non appena lo si è lasciato [...]. (Signor Meagles: lib. I, cap. II)
– Nel nostro viaggio attraverso la vita, – rispose freddamente la signora Wade, – noi c'incontreremo in tutti coloro che muovono verso di noi chi sa da quali parti e per quali vie; e quanto è stabilito che noi facciamo ad essi, e che essi facciano a noi, accadrà fatalmente. (lib. I, cap. II)
E così ella andava sempre bilanciando le sue partite con la Maestà del cielo, registrando le entrate a credito, tenendo strettissimo calcolo dell'attivo, e reclamando ad alta voce il saldo del suo conto. Solo per questo era notevole, per l'energia e l'enfasi che vi metteva. Mille e mille non fanno altrimenti tutti i giorni della loro vita, e ciascuno a suo modo. (lib. I, cap. V)
– Zitto là, voi e la vostra filantropia! – esclamò l'ostessa, sorridendo e più che mai scrollando il capo. – Statemi a sentire. Io sono una donna, io. Non m'intendo punto di filantropia filosofica. So però quello che ho veduto e quello che ho guardato in questo mondo dove mi trovo. E vi so dir questo, amico mio, che vi son gente, – uomini e donne per disgrazia nostra, – che non hanno dentro di sé nulla di buono, proprio nulla. Che vi son gente che bisogna detestare con tutta l'anima. Che vi son gente che vanno trattati come nemici dichiarati della razza umana. Che vi son gente che non hanno cuore di uomo e che bisogna schiacciare come bestie selvagge, e toglierle dalla faccia della terra. Ce n'è pochi, spero; ma io ho veduto in questo mondo qui dove mi trovo ed anche nella piccola Aurora, che ce n'è di questa gente. (lib. I, cap. XI)
La maggior parte degli uomini sono abbastanza fedeli a sé stessi per serbarsi fedeli a un'antica illusione. Non è prova di leggerezza, ma anzi è una prova di costanza, quando l'illusione non regge al confronto della realtà e il contrasto le reca un colpo fatale. (lib. I, cap. XIII)
– Eccomi qua io, – disse Pancks, proseguendo la sua argomentazione col pigionale. – Per che altro credete voi che io sia fatto? Per niente altro. Tiratemi fuori dal letto di buon mattino, mettetemi al lavoro, datemi un ritaglio di tempo per ingoiare un po' di cibo, e tornate da capo e fatemi lavorar di schiena. Fatemi lavorar sempre; io farò lo stesso con voi, voi farete lo stesso con un altro, un altro con un altro e così via. Ed eccovi sommariamente tutti i doveri dell'uomo in un paese commerciale. (lib. I, cap. XIII)
L'insegna dell'onore e della vergogna, il grado di generale e di tamburino, una statua di Pari nell'Abbazia di Westminster e l'amaca del marinaio sospesa sulle profondità dell'Oceano, la mitra e l'officina, il seggio di presidente e la galera, il trono e la ghigliottina, – verso ciascuno di cotesti punti muovono i viaggiatori sulla strada maestra del mondo; ma cotesta strada ha mirabili divergenze, e solo il tempo ci può far vedere dove ciascun viaggiatore è diretto. (lib. I, cap. XV)
– Se un uomo ha la disgrazia di trovar per caso qualche cosa che torni utile al paese, bisogna bene che vi si dedichi tutto e ne veda la fine.
– E non sarebbe miglior partito rinunziare a far conoscere il suo ritrovato?
– Ah, no davvero! – rispose Doyce tentennando il capo con un sorriso pensieroso. – Il ritrovato non gli è stato messo nella testa per restarvi sepolto. Ci è stato messo perché dia qualche frutto. Voi tenete lo vostra vita a condizione che combatterete strenuamente per essa fino all'ultimo. Ogni inventore tiene la sua scoperta alle medesime condizioni. (lib. I, cap. XVI)
Vecchi o giovani, irosi o pacifici, scontenti o soddisfatti, voi tutti che mi guardate, la corrente non si arresta mai. Che si gonfino pure i vostri cuori al soffio della discordia, l'onda che s'increspa intorno alla prua di questa barchetta, canta sempre la stessa canzone. Un anno dopo l'altro, tenuto conto di quanto ne trattiene la barca, l'onda fa tante miglia all'ora. Qui dei rosai, là dei gigli, niente che sia incerto o mutabile sopra questa via che fugge sempre eguale, senza arrestarsi un momento; mentre voi, imbarcati sul rapido fiume del tempo, siete così capricciosi ed instabili. (lib. I, cap. XVI)
Io ho il merito di tenere aperto un esattissimo conto corrente a beneficio delle persone di mia conoscenza, portando a libro con una scrupolosa precisione tutto il bene ed il male che ne so. Questo lavoro lo fo così coscienziosamente, che son felice di farvi sapere che il più abbietto degli uomini può anche essere il più caro e degno amico del mondo; e sono in grado di darvi la consolante notizia che vi ha assai meno differenza di quanto possiate credere tra un uomo onesto e un birbante. (Signor Gowan: lib. I, cap. XVII)
[...] la vecchia signora viveva tuttavia deplorando la degenerazione dei tempi in compagnia di varie altre vecchie signore di ambo i sessi. (lib. I, cap. XVII)
– La società, – riprese la signora Merdle, curvando di nuovo il suo dito mignolo, – è così difficile a spiegarsi alla gioventù, e qualche volta alle persone di età matura, che io son contenta di quanto mi dite. Io vorrei che la società non fosse tanto arbitraria, non fosse così esigente... Zitto, pappagallo!
Il pappagallo avea messo uno strido acutissimo, come se fosse il rappresentante della società in questione e volesse sostenere il suo diritto di essere esigente.
– Ma, – riprese a dire la signora Merdle, – dobbiamo pigliarla come la troviamo. Sappiamo benissimo ch'ella è vuota, convenzionale, mondana, disgustevole, ma a meno che non fossimo dei selvaggi dei mari tropicali, – per me sarei stata felice di nascere in quelle parti; sento dire che vi si mena una vita deliziosa e che il clima è perfetto, – siamo obbligati a consultare cotesta società. È la sorte comune. Il signor Merdle, per esempio, è uno dei primi banchieri; affari sulla più vasta scala, ricchezza ed influenza grandissime, ma anch'egli come gli altri... Zitto, pappagallo!
Il pappagallo avea messo un secondo strido, il quale completava in modo così espressivo la frase interrotta, che la signora, Merdle trovò inutile di aggiungere altro. (lib. I, cap. XX)
Uno che non può pagare trova un altro che nemmeno può pagare per farsi garantire che può pagare. È lo stesso caso che un uomo con le gambe di legno si faccia garantire da un altro uomo con le gambe di legno ch'egli ha due gambe di carne: né l'uno né l'altro cammineranno meglio per questo. E quattro gambe di legno vi danno più disturbo di due, quando non ne avete bisogno di nessuna. (Signor Panks: lib. I, cap. XXIII)
Pigliate tutto ciò che potete, e tenetevi tutto ciò che non siete obbligato a restituire. Questo si chiama far gli affari. (Signor Panks: lib. I, cap. XXIII)
– Non sono già un grande impostore, questo no. Compratevi un mio quadro, ed io vi dirò a quattr'occhi, ch'esso non vale la moneta che ci avete speso. Comprate un quadro di un altro pittore, – anche di uno di quei professoroni celebri che mi fanno stare a segno, – e c'è da scommettere cento contro uno che quanto più avrete pagato, tanto più il pittore vi avrà messo in mezzo. Fanno tutti così, sapete.
– Tutti i pittori?
– Pittori, scrittori, , tutti quelli che tengono bottega sul mercato sociale. Date venti sterline alla maggior parte delle persone di mia conoscenza, e sarete giusto ingannato fino a concorrenza della somma; datene ventimila, sarete ingannato per ventimila. (lib. I, cap. XXVI)
[...] le nostre più grandi speranze, chiuse e carezzate nel fondo del cuore, si allontanano da noi per andarsi a perdere nei vasti mari dell'eternità. (lib. I, cap. XXVIII)
Trovarsi ricacciato in una via senza uscita, come il signor Enrico Gowan; avere per dispetto abbandonato un certo campo senza possedere le qualità necessarie per avanzare in un altro ed andare a zonzo con le mani in mano sopra un terreno neutro, maledicendo all'uno ed all'altro, non è certo una situazione morale molto favorevole, né può il tempo arrecare alcuna sorta di rimedio. Il peggior calcolo che si possa fare in questo mondo è quello di certi matematici ammalati, i quali non conoscono che la sottrazione, quando invece trattasi di dare il totale dei meriti e dei successi altrui, senza che questa aggiunga una sola unità al totale della propria addizione, in fatto di meriti e di successi.
D'altra parte, l'abitudine di cercare una specie di consolazione nel lamentarsi o nel vantarsi di essere disilluso, è veramente un'abitudine demoralizzatrice; la quale non tarda molto a produrre una infingarda noncuranza, una indifferenza completa per tutto ciò che richiede un lavoro costante. Deprezzare un capolavoro per far l'elogio di un lavoro mediocre, diventa una delle massime felicità di cotesti caratteri inaspriti, e non si può così prendersi giuoco della verità, senza che ne soffra profondamente l'onestà dei proprii sentimenti. (lib. II, cap. VI)
Quando si ha un po' di buon senso e una certa coltura generale, non si può dire di essere completamente ignaro di checchessia. (Doyce: lib. II, cap. VIII)
Ma il signor Tenace Mollusco, bisogna sapere, era un uomo abbottonato fino alla gola, e per conseguenza un uomo di un certo peso. Tutti gli uomini così abbottonati sono uomini profondi e di peso. Sia che la facoltà riservatasi di sbottonarsi o di rimanere abbottonato imponga al genere umano, sia che si creda generalmente che la saggezza si condensi e si accresca sotto un abito abbottonato, e si svapori quando l'abito si sbottona; certo è che l'uomo che più di tutti ha importanza, è l'uomo che va abbottonato fino alla gola. (lib. II, cap. XII)
È tanto difficile arrestare una epidemia morale, quanto una epidemia fisica; essa si dilata con la rapidità medesima della peste; il contagio, fatti i primi progressi, non risparmia né gradi, né professioni; coglie le persone più robuste, i temperamenti che meno sembrano soggetti ad essere attaccati. Son fatti questi dimostrati dall'esperienza, com'è dimostrato che l'aria è necessaria alla vita dell'uomo. Il massimo dei benefizii che si potesse rendere al genere umano sarebbe di arrestare ed isolare (strangolarli no, che sarebbe troppo), prima che l'infezione si propagasse, gli animi incancreniti, la cui debolezza e perversità diffonde questi terribili flagelli. (lib. II, cap. XIII)
E un mezzo granello di realtà, non altrimenti che una scarsa dose d'altri prodotti naturali egualmente rari, è capace di dar sapore e profumo ad una enorme quantità di diluente. (lib. II, cap. XXV)
Nessuno di noi può sapere con chiarezza a quali persone, a quali eventi si vada debitori per questo rispetto, fino a che la ruota della vita, arrestata di botto nel suo rapido giro, non venga a rivelarcelo. Basta per questo una malattia, un dispiacere, la perdita di coloro che amiamo, e questo dimostra che la sventura è pur buona a qualche cosa. (lib. II, cap. XXVII)
Il signor Plornish grugnì sentimentalmente nel suo stile filosofico ma poco chiaro, che c'erano degli alti, vedete, e c'erano dei bassi. Inutile il domandargli il come e il perché di questi alti e bassi; c'erano, sapete, e non c'era rimedio. Egli avea sentito dire, sissignore, che via via il mondo girava; poiché non c'era dubbio che girasse, anche i signori più sopraffini devono naturalmente trovarsi una volta a capo in giù con tutti i capelli arruffati in quello che si sarebbe potuto chiamare lo spazio. Benissimo. Questa era l'opinione del signor Plornish: benissimo. Prima o dopo, chi si trovava a capo in giù doveva tornare per forza a capo in su e i capelli tornerebbero lisci e al posto loro che sarebbe stata una vera grazia. Benissimo dunque! (lib. II, cap. XXVII)
Gentiluomo una volta, gentiluomo sempre, gentiluomo fino all'ultimo. (Rigaud: lib. II, cap. XXVIII)
– Li vendete tutti i vostri amici?
Rigaud si tolse la cigarette dalle labbra e guardò Arturo con un certo stupore. Ma si rimise subito a fumare, e riprese freddamente:
– Vendo tutto ciò che ha un prezzo. Come vivono, di grazia, i vostri signori avvocati, i vostri uomini di Stato, i vostri speculatori di borsa? Come vivete voi stesso? Com'è che vi trovate qui dentro? Non avete venduto nessun amico voi? Per Diana, ho motivo di credere di sì?
Clennam gli volse le spalle e guardò dalla finestra al muro di faccia.
– Il fatto è, mio caro signore, – proseguì Rigaud, – che la società si vende essa stessa; ha venduto me, ed io vendo lei. (lib. II, cap. XXVIII)
In verità io vi dico, che molti viaggiatori si sono imbattuti andando pel mondo in idoli mostruosi; ma nessuno ha mai veduto più temerarie e grossolane e disgustevoli immagini della divinità di quelle che noi, creature nate nella polvere, facciamo ad immagine nostra, la merce delle nostre più perverse passioni. (Signora Clennam: lib. II, cap. XXX)
Una bella giornata d'autunno, quando i campi spogli della messe dorata sono stati dissodati di nuovo, quando i frutti dell'estate sono maturati e scomparsi, quando i paesaggi verdeggianti sono stati devastati da un esercito di solleciti vendemmiatori, quando i pomi si colorano ai baci del sole, quando le bacche del sorbo rosseggiano in mezzo al fogliame ingiallito. Già, nei boschi, sentivasi l'avvicinarsi di quel rigido vecchio che si chiama inverno, scernendo attraverso alle insolite aperture del fogliame una prospettiva chiara e spiccata, sgombra del vapore della state sonnolenta, velo leggiero e sottile come la lanuggine che copre la prugna violetta. L'oceano anch'esso, visto dalla spiaggia, non pareva più che dormisse al sole; apriva anzi i suoi mille occhi sfolgoranti, ed allegramente si agitava in tutta l'ampiezza sua, dalla fresca sabbia del lido fin laggiù, alle piccole vele che si sprofondavano nell'orizzonte, portate via da quella brezza medesima che portava via le foglie degli alberi. (lib. II, cap. XXXIV)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026