Frasi

Frasi di «Le avventure di Huckleberry Finn»

17 citazioni dal libro di Mark Twain

Le frasi di «Le avventure di Huckleberry Finn» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Le avventure di Huckleberry Finn»

Poi una caviglia ha attaccato a prudermi, ma mica me la potevo grattare; e poi si è messo a prudermi un orecchio, e poi la schiena, proprio in mezzo alle spalle. Mi sembrava di morire, se non mi grattavo. Beh, è una cosa che ho già notato un mucchio di volte. Se sei con gente di classe, o a un funerale, o cerchi di dormire quando non hai sonno, insomma se sei da qualche parte dove non devi grattarti, allora stai sicuro che ti viene da grattarti in un migliaio di posti. (pp. 16-17)
Così Tom ha tirato fuori un pezzo di carta che ci aveva scritto su il giuramento, e ce lo ha letto. Ogni ragazzo doveva giurare fedeltà alla banda, e di non rivelare mai a nessuno i suoi segreti, e se qualcuno faceva del male a un ragazzo della banda, chiunque riceveva l'ordine di uccidere quella persona e la sua famiglia doveva farlo, e non poteva né dormire né mangiare finché non li aveva assassinati tutti e gli aveva tracciato col pugnale una croce sul petto, che era il segno della banda. E nessuno che non apparteneva alla banda poteva usare quel segno, e se lo usava doveva essere perseguito, e se lo usava ancora una volta allora bisognava ammazzarlo. E se qualcuno che apparteneva alla banda rivelava i suoi segreti, allora bisognava tagliargli la gola, e poi bruciare il cadavere e disperdere le ceneri, e il suo nome doveva essere cancellato col sangue dalla lista e non essere mai più menzionato dalla banda, ma esecrato e dimenticato, per sempre. (p. 19)
Così si è messa a trafficare, e mi fa:
"Dimmi, quando una vacca è stesa a terra, da quale parte si alza su per prima? Rispondi subito, senza pensarci. Da quale parte si alza su per prima?".
"La parte di dietro, signora."
"Bene. E un cavallo, allora?"
"La parte davanti, signora."
"Su un albero dov'è che cresce il muschio?"
"A nord."
"Se quindici mucche brucano sul fianco di una collina, quante di loro mangiano con la testa puntata nella stessa direzione?"
"Tutte e quindici, signora."
"Beh, credo che sei vissuto in campagna davvero. Pensavo che magari cercavi di contarmi di nuovo delle storie. [...]" (pp. 69-70)
Era proprio come nel vecchio proverbio: "Dai un dito a un negro che quello si piglia tutto il braccio". (p. 95)
Mentre mi vestivo mi ha chiesto com'è che mi chiamavo, ma prima che potevo rispondergli ha attaccato a raccontarmi di una ghiandaia azzurra e di un coniglietto che aveva trovato nei boschi un paio di giorni prima, e mi ha chiesto dov'era Mosè, quando si era spenta la candela. Io gli ho risposto che non lo sapevo, non ne avevo proprio mai sentito parlare.
"Beh, indovina," mi fa lui.
"Come faccio a indovinare," dico io, "se questa storia non l'ho mai sentita?"
"Ma puoi provarci, no? È facile."
"Quale candela?" gli faccio.
"Beh, una candela qualsiasi,» mi dice.
"Non lo so proprio dov'è che era," dico. "Dov'era?"
"Ma era al buio! Ecco dov'è che era!"
"Beh, e se lo sapevi dov'era, perché me lo hai chiesto?"
"Oh, insomma, quanto sei scemo, è un indovinello, no? [...]" (p. 104)
"Che roba è una faida?"
"Ehi, ma da dove vieni? Non sai che roba è una faida?"
"Mai sentita prima. Dimmelo tu che è."
"Beh," mi fa Buck, "una faida funziona così. Un tizio litiga con un altro tizio, e lo ammazza; allora il fratello del tizio ammazza lui; poi gli altri fratelli, da una parte e dall'altra, si ammazzano tra loro; poi tocca ai cugini, e poco per volta si ammazzano tutti, e la faida finisce. Ma è una cosa lenta, e ci vuole un bel po' di tempo." (p. 113)
Abbiamo deciso che non c'era un posto migliore della nostra zattera per sentirsi come a casa, dopo tutto. Negli altri posti c'è troppa gente e si soffoca, ma su una zattera no. Ti senti proprio libero e comodo e bene, su una zattera. (p. 121)
Avevamo tutto quanto il cielo, lassù, scintillante di stelle, e ci mettevamo a guardarle sdraiati a terra, e discutevamo se le aveva fatte qualcuno o se erano venute fuori così, da sole, e secondo Jim le aveva fatte qualcuno, ma secondo me erano venute fuori da sole, perché pensavo che ci voleva troppo tempo per farne così tante. Jim allora diceva che era stata la luna a farle, e beh, la cosa mi sembrava abbastanza ragionevole, così non ribattevo niente, perché una volta avevo visto una rana fare talmente tante uova che naturalmente poteva essere andata a quel modo. Guardavamo anche le stelle cadenti, per vedere dove finivano. Per Jim erano stelle venute male che venivano buttate via dal nido. (pp. 123-124)
Non è colpa mia se non sono nato duca, e non è colpa vostra se non siete nato re, perciò perché stare in pena? Cerca di prendere le cose per come vengono, è il mio motto. (p. 129)
La cosa ha fatto sparire quel senso di disagio, e ci ha messi proprio di buonumore, perché era davvero una triste faccenda non andare d'accordo su una zattera; perché quello che vuoi, più di ogni altra cosa al mondo, su una zattera, è che tutti sono soddisfatti, e si sentono bene con gli altri. (p. 129)
Ma il soliloquio di Amleto, mio caro, il pezzo più celebre di Shakespeare. Ah, è sublime, sublime! Ogni volta fa venire giù il teatro. (Duca, p. 139)
Ecco com'è che vanno le cose: uno fa qualcosa di brutto, e poi non gli va di pagarne conseguenze. Dicono che, finché riesci a nasconderlo, non ti capita niente di male. (p. 210)
Ma è sempre così: non fa differenza se ti comporti bene o male, la coscienza non è intelligente, e ti accusa sempre. Se avevo un cane bastardo intelligente quanto la coscienza di una persona, lo avvelenavo subito. Prende più posto che tutto il resto, dentro uno, la coscienza, e non serve a nulla, proprio a nulla. (pp. 227-228)
Che testa che aveva per essere appena un ragazzo! Se ce l'avevo io la testa di Tom Sawyer, non la cambiavo manco per diventare duca, o secondo ufficiale su un battello, o clown in un circo, per niente al mondo che la cambiavo. (p. 228)
"Lo scudo sfoggerà una banda dor in quarto destro, una croce di Sant'Andrea murrey sulle fasce, con un cane, dormiente, a mo' di emblema, con sotto un piede una catena merlata, simbolo di schiavitù, con un gallone vert in sommo trinciato e tre linee infiorate in campo azure, e con punte del centro rampanti su un gallone dentato. Sulla cresta, sable, un negro che fugge, con un fagotto sulle spalle, sulla banda sinistra, e una coppia di caprioli a supporto, che poi saremmo tu e io, e il motto Maggiore fretta, minore atto. L'ho preso da un libro, e vuol dire che più fai in fretta e meno cose fai". (Tom Sawyer, p. 253)

Citazioni su Le avventure di Huckleberry Finn

Mark Twain (è importante ripeterlo) ha scritto Huckleberry Finn, libro che da solo basta per la gloria. Libro né umoristico né tragico, libro semplicemente felice. (Jorge Luis Borges)
Tutta la letteratura moderna viene fuori da un libro di Mark Twain: Huckleberry Finn. Se lo legge si fermi però quando i ragazzi perdono il negro Jim. Quella è la fine, il resto è trucco. Ma è il nostro libro più bello, e tutto quanto è stato scritto in America viene di lì: prima non c'è niente e dopo niente che lo valga. (Ernest Hemingway)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026