Ritratto di Mark Twain
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Frasi

Frasi di Mark Twain

211 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 211 citazioni di Mark Twain, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Mark Twain (scrittore, umorista, aforista e docente statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Mark Twain

[...] all'imbrunire, quando ogni cosa pare assopirsi, e la musica delle campane del vespro giunge effondendosi sull'acqua, si può quasi credere che in nessun altro luogo che il Lago di Como si possa trovare un simile paradiso di quieto riposo. Ora, dalla mia finestra, qui a Bellagio, ho una veduta sull'altra sponda del lago, bella come un dipinto. Un precipizio dalla parete corrugata e frastagliata si eleva fino ad un'altezza di milleottocento piedi; su una minuscola sporgenza a metà altezza di quella vasta parete, si annida una chiesa, piccola come un fiocco di neve, non più grande, in apparenza, di una casetta per balestrucci; tutt'intorno, rasente la base del dirupo vi sono un centinaio di aranceti e giardini, costellati da bianche abitazioni, da essi fittamente ricoperte, che a tratti si intravedono; di fronte tre o quattro gondole indugiano pigramente sospese sull'acqua – e nello specchio forbito del lago, monte, cappella, case, aranceti e barche si riproducono con nitore e chiarezza tali, che a stento si riesce a capire dove termina la realtà e comincia il riflesso!
Beniamino Franklin era una di quelle persone che chiamiamo filosofi.
Fin dalla giovane età prostituì il suo talento per inventare massime e aforismi destinati ad affliggere i giovani di tutte le generazioni future.
Citato in Selezione dal Reader's Digest, agosto 1965.
C'è qualcosa che affascina nella Scienza. Uno ricava un tale carico di congetture all'ingrosso da un così trascurabile investimento di fatti.
Citato in Alberto Salza, L'anello mancato, Rusconi Editore.
Cercate di vivere in modo che la vostra morte rincresca anche all'impresario delle pompe funebri.
Citato in Storia Illustrata, anno II, n. 1, Arnoldo Mondadori Editore, gennaio 1958, p. 93.
Con l'opportuna ambiguità risolveremo tutti i vostri problemi.
Da Come fui segretario di un senatore del Tennessee.
È tipico della vanità e dell'impertinenza dell'uomo definire stupidi gli animali perché così appaiono ai suoi sensi ottusi.
Gli ficcai il mio naso tra i denti e lo scaraventai in terra addosso a me.
Il coyote è uno scheletro bislungo e allampanato, dall'aria afflitta e assai cagionevole, ricoperto da una pelle di lupo con la coda neanche troppo spelacchiata, ma immancabilmente pendula e derelitta; gli occhi sono astuti e maligni, e il muso affilato, col labbro superiore rialzato a mostrare i denti; insomma, quel che si dice un brutto ceffo. Il coyote è una vivente allegoria dell'Indigenza: ha sempre fame, è sempre povero in canna, scalognato e senza un amico al mondo. Anche le creature più reiette lo disprezzano; le sue pulci lo abbandonerebbero per il primo velocipiede. È così smidollato e vigliacco che anche quando scopre i denti e finge di minacciarti si vede benissimo che col resto della faccia ti sta chiedendo scusa. E Dio, quant'è brutto!
Da In cerca di guai (Roughing it), traduzione di Giulia Arborio Mella, Adelphi, 2016, p. 21. ISBN 8845978060
Il letto è il posto più pericoloso del mondo: vi muore l'80% della gente.
Citato in Gino e Michele, Matteo Molinari, Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano. Opera omnia, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1997, n. 2478. ISBN 88-04-43263-2
Il pericolo non viene da quello che non conosciamo, ma da quello che crediamo sia vero e invece non lo è.
Citato nel film Una scomoda verità.
Il sapone e l'istruzione non hanno effetti rapidi come un massacro, ma a lungo andare sono più micidiali.
Da The facts concerning the recent resignation.
In Anna dai capelli rossi troverai la più cara e la più commovente e deliziosa bambina dai tempi dell'immortale Alice.
L'altra notte la vista ci apparve ancora più sorprendente e pittoresca. Sull'altra sponda dirupi, alberi e case bianchissime riflettevano le loro immagini perfettamente nitide sul lago e lunghi fasci di luce, provenienti dalle finestre lontane, ne segnavano la superficie immobile. Subito accanto, grandi magioni argentee sotto la luna risplendevano tra un folto fogliame scuro e informe, tra le ombre che calavano dall'alto delle rupi e toccavano il bordo lacustre dove si rifletteva più volte e con precisione ogni tratto della magica visione.
Da "The innocents abroad", New York, 1896
L'economia politica sta alla base di ogni buon governo. Le persone più sagge di tutti i tempi hanno fatto rimarcare su questo argomento i più ricchi tesori del loro genio, della loro esperienza di vita e della loro istruzione.
L'umorismo è una gran cosa, è quello che ci salva. Non appena spunta, tutte le nostre irritazioni, tutti i nostri risentimenti scivolano via, e al posto loro sorge uno spirito solare.
Citato in Selezione dal Reader's Digest, ottobre 1997.
L'uomo esiste da 32.000 anni. Il fatto che siano occorse centinaia di milioni di anni per preparare il mondo per lui è una prova del fatto che esso fu creato per l'uomo. Suppongo che sia così, non lo so di sicuro. Se la torre Eiffel rappresentasse l'attuale età del mondo, lo strato di vernice sulla punta del suo pinnacolo rappresenterebbe la durata dell'uomo, e tutti percepirebbero che quel sottile strato fu ciò per cui fu costruita la torre. Io credo che lo percepirebbero, ma non lo so di sicuro.
La gratitudine è un debito che si accumula di continuo, come un ricatto: più pagate, più vi si chiede.
Da Autobiografia, cap. LII.
La notizia della mia morte era un'esagerazione.
Da un cablogramma dall'Europa all'Associated Press.
Le sue massime erano piene d'animosità verso i giovani. Ancor oggi, un ragazzo non può obbedire a uno dei suoi istinti naturali senza imbattersi in uno di quegli imperituri aforismi.
Non abbiamo noi in città tutti gli sciocchi dalla nostra parte? E non basta questo per formare in ogni città una schiacciante maggioranza?
Citato in Focus n. 62, p. 181.
Non mi deve interessare se la vivisezione produca o meno risultati giovevoli all'umanità. Anche se fossero utili, non sarei meno ostile alla vivisezione, poiché la mia ostilità si fonda sulle sofferenze che infligge ad esseri non consenzienti. È questione di sentimenti, così profondamente radicati in me che, certo, neppure per un vivisettore vivisezionato potrei provare la benché minima soddisfazione, per quanto la legge del taglione se la sarebbe meritata.
Da una lettera alla London Antivivisection Society; citato in Guglielmo Bonuzzi, L'altro prossimo, Cappelli editore, Bologna, 1958, p. 139.
Se avessi aspettato, sarei potuto diventare io stesso un soldato. Una parte del mestiere l'avevo già imparata; me ne intendevo, in fatto di ripiegamenti, più dell'uomo stesso che li inventò.
Da Storia privata di una campagna militare che fallì, in Racconti, a cura di Giorgia Mazzotta, REA Edizioni, L'Aquila, 2011. ISBN 9788874171057
Secondo! il valore dei libri varia secondo le circostanze. Un libro rilegato in cuoio è eccellente per affilare i rasoi; un libro piccolo, quintessenziale come li sanno fare gli scrittori della vecchia Europa, serve meravigliosamente per zeppare la gamba più corta di un tavolino traballante; un vecchio libro legato in pergamena, costituisce il migliore dei proiettili da lanciare contro i gatti importuni; finalmente un atlante dai grandi fogli di buona carta è quel che di meglio si possa desiderare per accomodare i vetri rotti.
Citato in Giuseppe Fumagalli, Aneddoti bibliografici, Bietti, Milano, 1939, p. 5.
Si dovrebbe credere che questo stesso Dio senza scrupoli, questo minorato morale, fu nominato insegnante di bontà, dei costumi, della clemenza, della legalità, della purezza? Sembra impossibile e folle.
Citato in Karlheinz Deschner, Sopra di noi... niente, Ariele, 2008.
Quando ho chiacchierato e fumato il sigaro a casa vostra con il sig. Strauss egli sembrava aver ritrovato la sua energia; era sveglio, pronto, brillante nella conversazione... Sembra impossibile che sia morto! Sono felice di aver avuto il privilegio di incontrarmi con lui e questo incontro rimarrà un bellissimo ricordo per me...
Citato in Roberto Iovino, Gli Strauss, Una dinastia a tempo di valzer, Camunia, 1998.
Sono convinto che il nostro Padre Celeste ha inventato l'uomo perché era deluso della scimmia.
Citato in Bernard de Voto, Mark Twain in eruption.
Un uomo con un'idea è un matto finché quell'idea non ha successo.
Citato in Emanuela Barbero, La cucina etica facile, Edizioni Sonda, Casale Monferrato, 2009, p. 21. ISBN 978-88-7106-504-5
Un uomo illustre dovrebbe far attenzione alle sue ultime parole... scriversele su un pezzo di carta e farle giudicare dai suoi amici. Certo non dovrebbe lasciare una cosa del genere all'ultima ora della sua vita.
Citato in Gabriele Pantucci, Che lingua corta, dal latino agli sms. Le comunicazioni in miniatura, la Repubblica, 28 luglio 2010.
Un uomo sul punto di morte non riuscirebbe a decidere in quale posto andare — entrambi hanno i loro vantaggi, "il paradiso per clima, l'inferno per la compagnia!"
La paternità della citazione viene erroneamente attribuita a Twain, ma l'originale appartiene al senatore Benjamin Wade, che disse: «Penso, da tutto quello che posso sapere, che il paradiso ha il miglior clima, ma l'infe
Una fotografia è il documento più importante e non c'è nulla di peggiore che passare alla posterità che con uno sciocco e stupido sorriso fissato sulla faccia per l'eternità.
Da una lettera inviata a un giornale; citato in Perché nelle vecchie foto non si sorride?, il Post.it, 21 settembre 2013.

Citazioni di Mark Twain – L'umorismo è la nostra salvezza

Comportati sempre bene. Farai felici alcune persone e stupirai tutte le altre. (p. 29)
Da una nota inviata alla Young People's Society, Greenpoint Presbyterian Church, Brooklyn, New York, 16 febbraio 1901. Riproduzione del manoscritto originale è visibile in una tavola fuori testo in Mark Twain in Eruption
È una città nuova; la più nuova che io abbia mai visto. Chicago al confronto è vetusta perché ci sono molti quartieri vecchi mentre ciò non accade a Berlino. (p. 25)
Da La banconota da un milione di sterline, 1892.
I miei libri sono acqua; quelli dei grandi geni sono vino. La gente beve acqua. (p. 82)
Da Notebooks and journals, 1886.
La regola è perfetta: nel campo delle opinioni i nostri avversari sono pazzi. (p. 12)
Da Scienza cristiana, 1907.
L'uomo pessimista prima dei 48 anni sa troppo; se dopo quell'età è ancora ottimista sa troppo poco. (p. 102)
Da Mark Twain's paper, 1902 circa.
Mai dire la verità a chi non lo merita. (p. 136)
Da Journals.
Non c'è spettacolo più triste di un giovane pessimista. Fatta eccezione per un vecchio ottimista. (p. 102)
Da Mark Twain's paper, 1902.

Citazioni di Mark Twain – Attribuite

Comprate terreni: non ne fabbricano più.
Citato in Focus, n. 104, p. 188.
È meglio rimanere in silenzio ed essere considerati imbecilli piuttosto che aprire bocca e togliere ogni dubbio.
Egli usa la statistica come un ubriaco usa i lampioni - come appoggio, non come illuminazione.
Il golf è rovinare una bella passeggiata.
Citato in Marco Pastonesi e Giorgio Terruzzi, Palla lunga e pedalare, Dalai Editore, 1992, p. 70. ISBN 88-8598-826-2
L'inverno più freddo che ricordi è stato un'estate a San Francisco.
La musica di Wagner è molto migliore di quello che si potrebbe pensare ascoltandola.
Non si sbaglia mai a fare la cosa giusta.
Citata nel film Lo stagista inaspettato (The intern) del 2015. La frase è attribuita a Mark Twain dal personaggio di Ben Whittaker (Robert De Niro).
Se votare facesse qualsiasi differenza non ce lo lascerebbero fare.
Smettere di fumare è facile. Io l'ho fatto centinaia di volte.
Tutti parlano del tempo, ma nessuno fa nulla al riguardo.

Gli innocenti all'estero

Finalmente avvistammo le coste dell'Italia e, mentre scrutavamo dal ponte nel primo splendido mattino d'estate, la maestosa città di Genova si levò dal mare, riflettendo, dai suoi cento palazzi, la luce del sole. (p. 137)
Mi piacerebbe restar qui. Preferirei non procedere oltre. Può darsi che ci siano, in Europa, donne più graziose, ma io ne dubito. La popolazione di Genova è di 120.000 anime; di queste, due terzi sono donne, direi, e almeno due terzi delle donne sono belle; ben vestite, fini, leggiadre quanto si può senza essere angeli. Gli angeli, però, non sono molto ben vestiti, mi pare, almeno quelli dei dipinti: non hanno che le ali. E queste donne genovesi sono incantevoli. La più gran parte di queste damigelle son rivestite di una bianca nube dalla testa ai piedi, sebbene molte si adornino in maniera più complicata. Nove su dieci non hanno sul capo null'altro che un sottilissimo velo ricadente sulle spalle a guisa di bianca nebbia. Hanno capelli biondissimi e molte di loro occhi azzurri, ma più spesso si vedono occhi neri e sognanti occhi castani. (pp. 137-138)
Le signore e i gentiluomini di Genova hanno la piacevole abitudine di passeggiare in un ampio parco in cima a una collina al centro della città, dalle sei alle nove di sera; e quindi, per un altro paio d'ore, di prendere il gelato in un giardino adiacente. Ci recammo nel parco domenica sera. V'erano duemila persone, in gran parte giovanotti e signorine. Gli uomini erano vestiti all'ultima moda parigina e gli abiti delle donne biancheggiavano fra gli alberi come tanti fiocchi di neve. La folla faceva il giro del parco come una grande sfilata. Suonavano le bande e zampillavano le fontane; la luna e le luci a gas illuminavano la scena, che era nell'insieme brillante e animata. (p. 138)
Paradiso di sereno riposo.
Scrutavo ogni viso di donna che passava e mi parevano belli tutti. Mai visto una simile marea di bellezza. Non vedo come un uomo di normale fermezza di carattere possa sposarsi qui , poiché, prima di decidersi, s'innamorerebbe di qualche altra. (p. 138)
"La superba", "la città dai bei palazzi", sono da secoli gli appellativi di Genova. Certo essa è piena di palazzi, e questi dentro sono sontuosi ma esternamente molto malandati e senza pretese di grandiosità architettonica. "Genova la superba" sarebbe un titolo indovinato se si riferisse alle donne.
Di palazzi ne abbiamo visitati parecchi: immense moli dagli spessi muri, con grandi scalinate di pietra, pavimenti tassellati di marmo (talvolta lavori a mosaico, di disegno complicato, ornati di cristalli di rocca o di piccoli frammenti di marmo fissati col cemento) e grandiosi saloni con alle pareti dipinti di Rubens, Guido Reni, Tiziano, Paolo Veronese, ecc., e ritratti dei capostipiti della famiglia in elmi piumati e splendide armature, e di patrizie in stupefacenti vestiti di secoli fa. (p. 139)
L'antica cattedrale di San Lorenzo è una delle cose più notevoli che abbiamo visto a Genova: vasta, con colonnati, maestosi pilastri e un grande organo, e la consueta pompa di dorature, dipinti, volte affrescate e così via. Io naturalmente non potrei descriverla: per farlo ci vorrebbe un bel numero di pagine. (p. 141)
Non vi pare che questa faccenda delle reliquie sia stata un po' gonfiata? In ogni vecchia chiesa in cui entriamo troviamo un frammento della vera croce con alcuni dei chiodi che la tennero insieme. Non voglio insistere, ma direi che di questi chiodi ne abbiamo visti tanti da riempire un barile. Poi c'è la corona di spine; a Parigi conservano una parte di corona nella Sainte Chapelle e una parte a Notre-Dame. Di ossa di San Dionigi, poi, son sicuro di averne viste abbastanza da fare, se necessario, un duplicato del Santo. (p. 142)
Potrei dire che la chiesa dell'Annunziata è una foresta di bellissime colonne, di statue, di dorature, di dipinti quasi senza numero, ma non darei un'idea esatta della cosa, e a che servirebbe? Fu costruita interamente da un'antica famiglia, che vi esaurì il suo denaro. Ecco dov'è il mistero. Avevamo idea che solo una zecca sarebbe sopravvissuta alla spesa. (pp. 142-143)
In genere le strade sono larghe all'incirca da quattro-cinque piedi a otto, e contorte come cavatappi. Percorri una di queste tetre fenditure, guardi su e vedi il cielo ridotto a somiglianza di un nastro di luce, molto in alto, dove le cime dei palazzi sui due lati della strada quasi si uniscono. Ti sembra di essere sul fondo di qualche terribile abisso, col mondo intero molto al di sopra di te. Ti aggiri a caso attraverso di esse nella maniera più misteriosa e non sai orientarti meglio che se fossi cieco. Non riesci a persuaderti che queste sono vere strade e che i torvi, foschi, mostruosi palazzi siano case, finché non vedi una donna elegante e bella emergere da qualcuna di queste buie e desolate tane che per metà sembrano prigioni. E ti chiedi come possa una così incantevole crisalide venir fuori da un bozzolo tanto poco attraente. (p. 143)
Non saprei immaginare Genova in rovina. Di archi così massicci, di così poderose fondamenta, su cui poggiano questi torreggianti e vasti edifizi, raramente ne abbiamo già visti; e i grossi blocchi di pietra di cui son fatti questi palazzi non rovineranno mai; muri spessi quanto in America è alta una normale porta non possono crollare. (pp. 144-145)
La nostra ultima visita fu al cimitero (costruito per ospitare 60.000 salme) e continueremo a ricordarcelo dopo che avremo dimenticato i palazzi. È un ampio corridoio di marmo fiancheggiato da colonne che si stende intorno a un grande quadrato di terreno libero; il suo spazioso pavimento è di marmo e su ogni lastra c'è un'iscrizione, giacché ogni lastra ricopre una salma. Da una parte e dall'altra, avanzando nel mezzo del passaggio, vi sono monumenti, tombe, figure scolpite squisitamente lavorate, tutte grazia e bellezza. Sono nuove, nivee; ogni lineamento è perfetto, ogni tratto esente da mutilazioni, imperfezioni o difetti; perciò, per noi, queste lunghissime file di incantevoli forme sono cento volte più belle della statuaria danneggiata e sudicia salvata dal naufragio dell'arte antica ed esposta nelle gallerie di Parigi per l'adorazione del mondo. (p. 147)
[...] vedi Napoli e poi muori. Bene, non ritengo che si debba necessariamente morire dopo aver visto questa città, ma forse a tentare di viverci il risultato può essere diverso. Vedere Napoli come noi la vedemmo nella prima alba dal Vesuvio, significa vedere un quadro di straordinaria bellezza. A quella distanza le sue sudicie case sembravano bianche – e dal mare salivano file e file di terrazze, finestre e tetti, su su fino al massiccio castello di Sant'Elmo, che coronava quella grandiosa piramide bianca dando simmetria, enfasi, compiutezza al quadro. E quando la luce da lattea si fece rosea – e la città avvampò sotto il primo bacio del sole, il quadro divenne bello al di là d'ogni descrizione. Era proprio il caso di dire Vedi Napoli e poi muori.
Da Gli innocenti all'estero, citato in Ugo Leone, Beni ambientali, Guida, Napoli, 2006, p. 21. ISBN 9788860421593
Nudi ragazzini di nove anni e azzimati figlioli di ricchi; cenci e brandelli, e smaglianti uniformi; birocci e carrozze di gala; mendicanti, principi e vescovi passano gomito a gomito tutte le ore. Ogni sera tutta Napoli si riversa sulla riviera di Chiaia per la passeggiata in carrozza; e per due ore si può assistere al passaggio della processione più variopinta e promiscua che occhi umani abbiano contemplato. Principi (a Napoli vi sono più principi che poliziotti – la città ne è infestata) che vivono in cima a sette rampe di scale e non possiedono alcun principato, patiscono la fame ma possiedono la carrozza; e impiegati, meccanici, modiste e prostitute saltano la cena e sprecano i loro soldi per una passeggiata a Chiaia [...] Per due ore il plebeo ed il nobile trottano l'uno accanto all'altro in questa selvaggia processione, poi tutti se ne tornano a casa soddisfatti, felici, coperti di gloria.
Da Innocents abroad (1869), citato in Mario Colletta, Napoli Città-Paese: ", FedOA - Federico II University Press, Napoli, 2022, p. 116. ISBN 978-88-6887-131-4

Frasi da «Il principe e il povero»

Poi, di quando in quando, i suoi pensieri tornavano ai maltrattamenti inflittigli dai villani ragazzi nell'Ospizio del Cristo, ed egli si diceva: "Quando sarò re, non avranno soltanto pane e un tetto ma anche insegnamenti impartiti mediante i libri, poiché la pancia piena conta poco se la mente e il cuore non sono nutriti. Mi ricorderò diligentemente di questo, affinché la lezione d'oggi non vada sprecata, e il mio popolo non debba soffrirne; l'erudizione, infatti, intenerisce il cuore e genera bontà e carità". (p. 26)
Si trovava lì anche l'Assaggiatore di Sua Altezza il Principe di Galles, pronto a gustare, talora gli venisse richiesto, qualsiasi cibo sospetto e a correre il pericolo di essere avvelenato. In quel periodo la sua era soltanto una carica onorifica e di rado egli veniva invitato a esercitare le sue funzioni; ma vi erano stati tempi, non molte generazioni prima, in cui la carica di assaggiatore esponeva a grandi pericoli e non era molto ambita. Sembra strano che non si servissero di un cane o di un idraulico, ma tutti gli aspetti della regalità sono strani. (pp. 47-48)
Fece come gli uomini hanno sempre fatto, e probabilmente faranno sempre, fino alla fine dei tempi... tenne immobile l'ago e cercò di infilare il filo nella cruna, che è l'opposto di come fanno le donne. (pp. 92-93)
Queste erano le ispirate parole
«Concedimi una grazia» disse. «Fissami negli occhi in modo ch'io possa vedere se il tuo sguardo è fermo. E ora rispondimi: sono io Miles Hendon?»
«No, non ti conosco.»
«Giuralo.»
La risposta fu sommessa, ma chiara: «Lo giuro». (p. 202)
Gli occhi del re ardevano di passione: «Nessuno crede in me» disse Edoardo «e non mi crederai nemmeno tu. Ma non importa. Entro un mese sarai libero; non solo, ma le leggi che hanno disonorato te e svergognato il nome inglese verranno cancellate dai codici. Il mondo è fatto male; i sovrani dovrebbero frequentare a volte la scuola delle loro stesse leggi, e imparare così a essere misericordiosi». (p. 214)
In Fenchurch Street, un "bel fanciullo, dall'abito costoso", trovavasi in piedi su una sorta di podio per dare al re il benvenuto della città. Ecco gli ultimi versi del suo saluto
Tom Canty contemplò intorno a sé il mare di facce entusiaste, e il cuore gli si gonfiò di esultanza e sentì che la sola cosa per cui valesse la pena di vivere a questo mondo consisteva nell'essere un re e l'idolo di una nazione. (p. 299)

Scheda del libro «Il principe e il povero»

Imprecazioni d'autore

Adamo era semplicemente un essere umano e questo spiega tutto. Non voleva la mela per amore della mela. La voleva soltanto perché era proibita. Lo sbaglio fu di non proibirgli il serpente, perché allora avrebbe mangiato il serpente.
Alcune persone pensano che l'onestà sia sempre la tattica migliore. È una superstizione. A volte, la mera impressione di onestà vale sei volte tanto.
Buoni amici, buoni libri e una coscienza sonnacchiosa: questa è la vita ideale.
Che privilegio aveva Adamo! Quando diceva qualcosa di buono, sapeva che nessuno l'aveva detta prima.
Chiunque abbia vissuto abbastanza da capire cosa sia la vita, sa quale profondo debito di gratitudine dobbiamo ad Adamo, il primo grande benefattore della nostra razza. Egli portò la morte nel mondo.
Ci sono molte cose divertenti al mondo: una di queste è l'idea concepita dall'uomo bianco di essere meno selvaggio degli altri selvaggi.
Creare l'uomo fu un'idea bizzarra e originale, ma aggiungere la pecora fu una tautologia.
Dapprima Dio creò gli idioti. Per esercitarsi. Poi creò i comitati scolastici locali.
Il banchiere è un uomo che ti presta l'ombrello quando c'è il sole e se lo riprende quando inizia a piovere.
Il frastuono non dimostra niente. Spesso una gallina che ha appena deposto un uovo schiamazza come se avesse deposto un asteroide.
L'irriverenza è la mancanza di rispetto che una persona ha per il tuo dio; non esiste una parola che descriva la tua mancanza di rispetto nei confronti del suo dio.
L'opinione secondo cui nessun gentiluomo impreca è completamente sbagliata. Si può imprecare e continuare a essere un gentiluomo se lo si fa in modo simpatico, benevolo e affettuoso.
La fama edificata sulla menzogna diviene presto uno spiacevole ostacolo. È facile indurre a credere una menzogna, ma è faticoso smontare il lavoro fatto.
La prima cosa che un missionario insegna al selvaggio è l'indecenza.
Lo spirito dell'ira è peccato, non le parole; e lo spirito dell'ira è l'imprecazione. Cominciamo a bestemmiare prima di poter parlare.
Ma siamo fatti tutti allo stesso modo: quando conosciamo qualcosa, non proviamo che disprezzo per quelli che non la conoscono.
Nessun dolore dal quale siamo afflitti può essere definito infimo: in base alle leggi eterne della proporzione, un bambino che smarrisce la sua bambola e un re che smarrisce la sua corona sono eventi delle stesse dimensioni.
Niente spinge a commettere crimini finanziari più di una grande miseria o una grande ricchezza.
Ogni razza decide da sé cosa è indecente. La natura non conosce indecenze. È l'uomo a inventarle.
Quando ci ricordiamo di essere tutti folli, i misteri della vita scompaiono e la vita trova una spiegazione.
Se desiderate infliggere una punizione perfida e crudele a un giovane, obbligatelo a tenere un diario ogni anno.
Ricordate quel venerabile proverbio: i bambini e gli sciocchi dicono sempre la verità. La conseguenza logica è ovvia: gli adulti e i saggi non la dicono mai.
Una delle prove dell'immortalità dell'anima è che tantissimi vi hanno creduto. Tantissimi hanno anche creduto che il mondo fosse piatto.

Frasi da «L'uomo che corruppe Hadleyburg»

Ero pulito... artificialmente, come gli altri; e come gli altri caddi quando venne la tentazione.
Io non domando a che razza appartiene un uomo; basta che sia un essere umano; nessuno può essere qualcosa di peggio.
La responsabilità è individuale, non della comunità.

Scheda del libro «L'uomo che corruppe Hadleyburg»

La terribile lingua tedesca

Di sicuro non esiste un'altra lingua che sia così trasandata e asistematica, e così schiva ed elusiva da comprendere. Ti infarini, qua e là, nel peggiore dei modi; e quando alla fine pensi di aver afferrato una regola che offra una solida base, e così riposarti un attimo, tra la rabbia generale e la confusione di dieci parti del discorso, giri la pagina e leggi: "Lo studente presti molta attenzione alle seguenti eccezioni." Scorri l'occhio lungo la pagina e scopri che ci sono più eccezioni alla regola rispetto ai casi in cui essa vale.
Ogni sostantivo ha un genere, e non esiste un senso né un metodo per assegnarli; così il genere di ognuno deve essere imparato separatamente e a memoria. Non c'è altro modo. Per fare ciò devi avere la memoria di un libro di memorandum. In tedesco una giovane ragazza non ha sesso, mentre una rapa sì. Pensa a quale eccitata riverenza viene mostrata per la rapa, e a quale insensibile mancanza di rispetto per la ragazza.
Ci sono persone nel mondo che avranno un bel po' di problemi a indicare le colpe in una religione o una lingua, per poi occuparsi apaticamente dei loro affari senza aver suggerito un qualunque rimedio. Io non sono quel tipo di persona. Io ho dimostrato che la lingua tedesca necessita d'esser riformata. Molto bene, sono pronto a riformarla. Almeno io sono pronto ad avanzare gli opportuni suggerimenti. Certo una strada come questa potrebbe essere immodesta in un'altra lingua; ma io ho dedicato più di nove intere settimane, dalla prima all'ultima, ad uno studio attento e critico di questa lingua, e perciò ho acquisito una sicurezza nella mia abilità di riformarla che nessuna mera e superficiale cultura avrebbe potuto conferirmi.
Innanzitutto, abolirei il caso dativo. Confonde i plurali; e, inoltre, nessuno sa mai quando si trova nel caso dativo, tranne quando lo scopre in maniera accidentale – e poi non sa quando o dove è entrato nel caso dativo, o da quant'è che è entrato nel caso dativo, o quando starà per uscirne. Il caso dativo è solo una follia ornamentale – è meglio scartarlo.
In secondo luogo, sposterei il verbo più in su, all'inizio. Puoi usare il miglior verbo possibile, ma mi rendo conto che con questo non riuscirai mai ad abbattere sul serio un soggetto nel tedesco attuale – riuscirai solo ad azzopparlo. Quindi io insisto che questa parte importante del discorso debba essere spostata all'inizio, in una posizione dove possa essere vista facilmente a occhio nudo.
Terzo, importerei qualche parola forte dalla lingua inglese – per imprecare, e anche per l'uso nel descrivere ogni tipo di argomento vigoroso in modo vigoroso.
"Verdammt", e i suoi ampliamenti e variazioni, sono parole che hanno un sacco di significati, ma i suoni sono così deboli e inefficaci che le donne tedesche possono usarli senza peccato. Le donne tedesche che non possono essere indotte a commettere un peccato attraverso una qualunque persuasione o impulso, subito scoppiano in una di queste piccole e inoffensive parole quando strappano i loro vestiti o non gradiscono la zuppa. Il suono è maligno tanto quanto il nostro "Accipicchia!". Le donne tedesche costantemente dicono "Ach! Gott!", "Mein Gott!", "Gott in Himmel!", "Herr Gott", "Der Herr Jesus!", ecc. Forse pensano che le nostre donne abbiano il loro stesso modo di fare; lo dico perché una volta ho sentito una gentile ed amabile vecchia tedesca dire ad una dolce giovane americana; "Le due lingue sono così simili – che bello; noi diciamo "Ach! Gott!" e voi dite "Cavolo!"".
Quarto, riorganizzerei i sessi e li distribuirei conformemente al volere del creatore. Questo come forma di rispetto, se non altro.
Quinto, la farei finita con quelle enormi lunghe parole composte; oppure chiederei a chi parla di pronunciarle a pezzi, con pause per farci riprendere. Eliminarle totalmente sarebbe un'ottima cosa, perché le idee vengono recepite e digerite molto più facilmente quando arrivano una alla volta anziché in blocco. Il cibo intellettivo è come qualsiasi altro; è più gradevole e più benefico assumerlo con un cucchiaio che con una pala.
Sesto, chiederei a chi parla di fermarsi quando ha finito, e non di attaccare una sfilza di quegli inutili "haben sind gewesen gehabt haben geworden seins" alla fine del suo discorso. Questa sorta di cianfrusaglia svilisce un discorso, invece di aggiungervi purezza. Sono perciò un'offesa, e dovrebbero essere scartati.
Settimo, scarterei le parentesi. E anche le doppie parentesi, le triple parentesi, le n-parentesi, e allo stesso modo la parentesi-regina finale che chiude tutto quanto l'insieme. Chiederei a ogni individuo, sia esso alto o basso, di distendere un discorso chiaro e semplice, oppure di avvolgerlo, sedercisi sopra e starsene in pace. Infrazioni a questa legge dovrebbero essere punibili con la morte.
Ottavo e ultimo, terrei Zug e Schlag, con i loro pendagli, e getterei via il resto del vocabolario. Questo semplificherebbe la lingua.
In base ai miei studi di filologia sono arrivato alla conclusione che una persona dotata riesce ad imparare l'inglese (se si esclude l'ortografia e la pronuncia) in trenta ore, il francese in trenta giorni e il tedesco in trent'anni. È ovvio che la lingua tedesca ha bisogno di essere rimodellata e riparata. Se rimanesse così com'è dovrebbe essere accantonata, con dolcezza e riverenza, tra le lingue morte, perché solo i morti hanno tempo sufficiente per impararla.

Frasi da «Le avventure di Huckleberry Finn»

Poi una caviglia ha attaccato a prudermi, ma mica me la potevo grattare; e poi si è messo a prudermi un orecchio, e poi la schiena, proprio in mezzo alle spalle. Mi sembrava di morire, se non mi grattavo. Beh, è una cosa che ho già notato un mucchio di volte. Se sei con gente di classe, o a un funerale, o cerchi di dormire quando non hai sonno, insomma se sei da qualche parte dove non devi grattarti, allora stai sicuro che ti viene da grattarti in un migliaio di posti. (pp. 16-17)
Così Tom ha tirato fuori un pezzo di carta che ci aveva scritto su il giuramento, e ce lo ha letto. Ogni ragazzo doveva giurare fedeltà alla banda, e di non rivelare mai a nessuno i suoi segreti, e se qualcuno faceva del male a un ragazzo della banda, chiunque riceveva l'ordine di uccidere quella persona e la sua famiglia doveva farlo, e non poteva né dormire né mangiare finché non li aveva assassinati tutti e gli aveva tracciato col pugnale una croce sul petto, che era il segno della banda. E nessuno che non apparteneva alla banda poteva usare quel segno, e se lo usava doveva essere perseguito, e se lo usava ancora una volta allora bisognava ammazzarlo. E se qualcuno che apparteneva alla banda rivelava i suoi segreti, allora bisognava tagliargli la gola, e poi bruciare il cadavere e disperdere le ceneri, e il suo nome doveva essere cancellato col sangue dalla lista e non essere mai più menzionato dalla banda, ma esecrato e dimenticato, per sempre. (p. 19)
Così si è messa a trafficare, e mi fa:
"Dimmi, quando una vacca è stesa a terra, da quale parte si alza su per prima? Rispondi subito, senza pensarci. Da quale parte si alza su per prima?".
"La parte di dietro, signora."
"Bene. E un cavallo, allora?"
"La parte davanti, signora."
"Su un albero dov'è che cresce il muschio?"
"A nord."
"Se quindici mucche brucano sul fianco di una collina, quante di loro mangiano con la testa puntata nella stessa direzione?"
"Tutte e quindici, signora."
"Beh, credo che sei vissuto in campagna davvero. Pensavo che magari cercavi di contarmi di nuovo delle storie. [...]" (pp. 69-70)
Era proprio come nel vecchio proverbio: "Dai un dito a un negro che quello si piglia tutto il braccio". (p. 95)
Mentre mi vestivo mi ha chiesto com'è che mi chiamavo, ma prima che potevo rispondergli ha attaccato a raccontarmi di una ghiandaia azzurra e di un coniglietto che aveva trovato nei boschi un paio di giorni prima, e mi ha chiesto dov'era Mosè, quando si era spenta la candela. Io gli ho risposto che non lo sapevo, non ne avevo proprio mai sentito parlare.
"Beh, indovina," mi fa lui.
"Come faccio a indovinare," dico io, "se questa storia non l'ho mai sentita?"
"Ma puoi provarci, no? È facile."
"Quale candela?" gli faccio.
"Beh, una candela qualsiasi,» mi dice.
"Non lo so proprio dov'è che era," dico. "Dov'era?"
"Ma era al buio! Ecco dov'è che era!"
"Beh, e se lo sapevi dov'era, perché me lo hai chiesto?"
"Oh, insomma, quanto sei scemo, è un indovinello, no? [...]" (p. 104)
"Che roba è una faida?"
"Ehi, ma da dove vieni? Non sai che roba è una faida?"
"Mai sentita prima. Dimmelo tu che è."
"Beh," mi fa Buck, "una faida funziona così. Un tizio litiga con un altro tizio, e lo ammazza; allora il fratello del tizio ammazza lui; poi gli altri fratelli, da una parte e dall'altra, si ammazzano tra loro; poi tocca ai cugini, e poco per volta si ammazzano tutti, e la faida finisce. Ma è una cosa lenta, e ci vuole un bel po' di tempo." (p. 113)
Abbiamo deciso che non c'era un posto migliore della nostra zattera per sentirsi come a casa, dopo tutto. Negli altri posti c'è troppa gente e si soffoca, ma su una zattera no. Ti senti proprio libero e comodo e bene, su una zattera. (p. 121)
Avevamo tutto quanto il cielo, lassù, scintillante di stelle, e ci mettevamo a guardarle sdraiati a terra, e discutevamo se le aveva fatte qualcuno o se erano venute fuori così, da sole, e secondo Jim le aveva fatte qualcuno, ma secondo me erano venute fuori da sole, perché pensavo che ci voleva troppo tempo per farne così tante. Jim allora diceva che era stata la luna a farle, e beh, la cosa mi sembrava abbastanza ragionevole, così non ribattevo niente, perché una volta avevo visto una rana fare talmente tante uova che naturalmente poteva essere andata a quel modo. Guardavamo anche le stelle cadenti, per vedere dove finivano. Per Jim erano stelle venute male che venivano buttate via dal nido. (pp. 123-124)
Non è colpa mia se non sono nato duca, e non è colpa vostra se non siete nato re, perciò perché stare in pena? Cerca di prendere le cose per come vengono, è il mio motto. (p. 129)
La cosa ha fatto sparire quel senso di disagio, e ci ha messi proprio di buonumore, perché era davvero una triste faccenda non andare d'accordo su una zattera; perché quello che vuoi, più di ogni altra cosa al mondo, su una zattera, è che tutti sono soddisfatti, e si sentono bene con gli altri. (p. 129)
Ma il soliloquio di Amleto, mio caro, il pezzo più celebre di Shakespeare. Ah, è sublime, sublime! Ogni volta fa venire giù il teatro. (Duca, p. 139)
Ecco com'è che vanno le cose: uno fa qualcosa di brutto, e poi non gli va di pagarne conseguenze. Dicono che, finché riesci a nasconderlo, non ti capita niente di male. (p. 210)
Ma è sempre così: non fa differenza se ti comporti bene o male, la coscienza non è intelligente, e ti accusa sempre. Se avevo un cane bastardo intelligente quanto la coscienza di una persona, lo avvelenavo subito. Prende più posto che tutto il resto, dentro uno, la coscienza, e non serve a nulla, proprio a nulla. (pp. 227-228)
Che testa che aveva per essere appena un ragazzo! Se ce l'avevo io la testa di Tom Sawyer, non la cambiavo manco per diventare duca, o secondo ufficiale su un battello, o clown in un circo, per niente al mondo che la cambiavo. (p. 228)
"Lo scudo sfoggerà una banda dor in quarto destro, una croce di Sant'Andrea murrey sulle fasce, con un cane, dormiente, a mo' di emblema, con sotto un piede una catena merlata, simbolo di schiavitù, con un gallone vert in sommo trinciato e tre linee infiorate in campo azure, e con punte del centro rampanti su un gallone dentato. Sulla cresta, sable, un negro che fugge, con un fagotto sulle spalle, sulla banda sinistra, e una coppia di caprioli a supporto, che poi saremmo tu e io, e il motto Maggiore fretta, minore atto. L'ho preso da un libro, e vuol dire che più fai in fretta e meno cose fai". (Tom Sawyer, p. 253)

Scheda del libro «Le avventure di Huckleberry Finn»

Dicono di «Le avventure di Huckleberry Finn»

Mark Twain (è importante ripeterlo) ha scritto Huckleberry Finn, libro che da solo basta per la gloria. Libro né umoristico né tragico, libro semplicemente felice. (Jorge Luis Borges)
Tutta la letteratura moderna viene fuori da un libro di Mark Twain: Huckleberry Finn. Se lo legge si fermi però quando i ragazzi perdono il negro Jim. Quella è la fine, il resto è trucco. Ma è il nostro libro più bello, e tutto quanto è stato scritto in America viene di lì: prima non c'è niente e dopo niente che lo valga. (Ernest Hemingway)

Scheda del libro «Le avventure di Huckleberry Finn»

Frasi da «Le avventure di Tom Sawyer»

Senza rendersene conto, aveva scoperto una legge importantissima che regola l'agire umano: e cioè che per indurre un uomo o un ragazzo a desiderare qualcosa, basta far sì che quella cosa risulti difficile da ottenere. (2016, p. 25)
Eccolo là! Ma come si fa a dire di curare i porri con l'acqua morta a 'sto modo da scemi! Guarda che così non ti funziona mica. Ci devi andare da solo nel bosco, dove sai che c'è un tronco con l'acqua morta, e a mezzanotte precisa ti metti con la schiena contro il tronco e ci ficchi la mano dentro e dici:
e poi vai via subito, undici passi, con gli occhi chiusi, e poi fai tre giri su te stesso e vai dritto a casa senza parlare con nessuno. Perché se parli l'incantesimo si spezza. (Tom Sawyer; 2016, pp. 57-58)
"Pigli un fagiolo, lo spacchi a metà, e poi fai un taglio al porro per farci uscire un po' di sangue, e poi metti il sangue su un pezzetto del fagiolo, e poi scavi una buca e ce lo seppellisci verso mezzanotte dove c'è un crocicchio, quando che c'è la luna nuova, e poi il resto del fagiolo ci dai fuoco. E allora vedi che il pezzetto che ha il sangue comincia a tirare e tirare, ché vuol far venire l'altro pezzetto, e allora il sangue comincia a tirare il porro, e tu vedi come viene via subito."
"Sì, è proprio così che si fa, Huck... proprio così; però se quando lo seppellisci dici 'Fagiolo, sta' giù; porro sciò; a darmi fastidio non tornare più!' è meglio. [...]" (2016, p. 58)
Be', ti pigli il tuo gatto e vai al camposanto verso mezzanotte quando che hanno seppellito qualche mascalzone; e quand'è mezzanotte viene un diavolo, o anche due o tre, ma tu non li vedi, senti solo qualcosa che pare il vento, o magari li senti che parlano; e quando che si portano via il tizio, tu gli lanci dietro il gatto e dici 'Diavolo segui il corpo, gatto segui il diavolo, porri seguite il gatto, e io con voi ho fatto!'. 'Sta roba qui ti porta via qualunque porro. (Tom Sawyer; 2016, p. 58)
"Huck Finn e Tom Sawyer giura che terranno la bocca chiusa su questo e possano cascare morti per strada se parlano e marcire lì". (2016, p. 88)
"Va bene. Ora dite la parola d'ordine."
Due rochi sussurri consegnarono all'unisono la stessa tremenda parola alla notte minacciosa:
"SANGUE!". (2016, p. 106)
Scoprì allora un fatto nuovo, e cioè che promettere di non fare una cosa è il metodo più sicuro al mondo per farsi venire voglia proprio di quella cosa. (2016, p. 166)
"[...] Conosci Robin Hood, Huck?"
"No. Chi è Robin Hood?"
"Ma come! È stato uno dei più grandi uomini mai esistiti in Inghilterra... e il migliore. Era un bandito."
"Perdincibacco, magari lo facevo anch'io! Chi derubava?"
"Soltanto sceriffi e vescovi e gente ricca e re, e roba del genere. Ma ai poveri non dava mai fastidio. Gli voleva bene, ai poveri. Divideva con loro tutto, in parti uguali."
"Allora mi sa proprio che era una brava persona."
"Certo che lo era, Huck. Oh, era l'uomo più nobile che è mai esistito. Non ce n'è più di uomini come lui, adesso, te lo dico io. Poteva battere chiunque in Inghilterra con una mano legata dietro la schiena; e col suo arco di tasso riusciva a centrare una monetina da dieci centesimi lontana un miglio e mezzo, e non sbagliava un colpo." (2016, p. 188)

Scheda del libro «Le avventure di Tom Sawyer»

Frasi da «Lettere dalla Terra»

Alla fine comparve la scimmia, e tutti compresero che l'uomo era ormai vicino. E fu proprio così. La scimmia continuò a svilupparsi per cinque milioni di anni, e quindi si trasformò in uomo, almeno in apparenza.
Con sottile ironia nobilitiamo Dio con l'appellativo di Padre, pur sapendo bene che un padre come lui lo impiccheremmo, se riuscissimo a catturarlo.
Da trent'anni gli astronomi cristiani sanno che la loro divinità ha creato la Terra, ma non le stelle, in quei fatidici sei giorni, ma l'astronomo cristiano non entra nei particolari, né lo fa il prete.
Il Dio di questa gente ha mostrato loro con milioni di azioni di non rispettare alcuno dei comandamenti della Bibbia. Egli li viola uno per uno, adulterio e tutto il resto.
Il dolce sesso, il sesso più desiderato ed amabile, era palesemente all'apice della sua fortuna, perché era capace di attirare persino gli dèi. Dèi veri. Scendevano dal Cielo e se la spassavano con quei giovani e caldi germogli. Ce lo racconta la Bibbia.
Gli uomini erano pessimi soggetti e, poiché non sapeva come correggerli, Dio decise saggiamente di distruggerli. Questa è la sola idea illuminata ed elevata che la Bibbia gli attribuisca, e la sua reputazione sarebbe stata garantita per l'eternità se soltanto egli avesse saputo rimanervi fedele e attuarla.
Il cristiano attribuisce al Creatore tutte le caratteristiche di un mascalzone, e giunge poi alla conclusione che un mascalzone e un padre sono la stessa cosa!
Il modo di funzionare del cervello umano è assolutamente peculiare. Il cristiano parte da questa affermazione diretta, precisa, inflessibile e intransigente: Dio sa tutto ed è onnipotente.
L'invidia è la chiave; presente ed evidente in tutta la storia di Dio. È la sostanza del suo temperamento, la base del suo carattere. […] La paura che se Adamo ed Eva avessero mangiato il frutto dell'Albero della conoscenza sarebbero diventati «come Dio» scatenò la sua invidia al punto di sconvolgergli la ragione, sicché fu incapace di trattare quelle povere creature con giustizia e carità, e non seppe nemmeno astenersi da un comportamento crudele e criminale verso i loro innocenti discendenti.
L'uomo è convinto di andare in Cielo! Ha addirittura maestri stipendiati che glielo insegnano e gli dicono anche che esiste un inferno, un fuoco eterno in cui brucerà se non osserva i Comandamenti. Che cosa sono i Comandamenti? Sono una vera curiosità, e ve ne parlerò presto.
L'uomo, soavemente e sinceramente, si autodefinisce «la più nobile creatura di Dio». È l'assoluta verità. E non che questa sia un'idea nuova: l'uomo ne parla da secoli e vi ha sempre creduto, senza che mai nessuno ci abbia riso sopra. Come se non bastasse, l'uomo è convinto di essere il beniamino del Creatore, crede che il Creatore sia orgoglioso di lui e persino che lo ami, che abbia una vera passione per lui, che vegli la notte per ammirarlo (pensate un po'!), che lo protegga e lo tenga lontano dalle sventure. Prega il Creatore, e crede che egli lo ascolti.
La Bibbia compie quotidianamente la sua opera funesta di diffusione di vizi e di idee corrotte in ogni famiglia protestante della cristianità, ed è più dannosa di tutti i libri osceni presi insieme. È facile proteggere i giovani da quegli altri libri, ma non vi è difesa contro la Bibbia letale.
La nostra è una religione terribile: tutte le flotte del mondo potrebbero navigare comodamente nel sangue innocente che essa ha versato.
La nostra concezione di Dio rivela una ridicola confusione mentale. Nulla nella storia – nemmeno in tutta la sua divina storia – è neppure lontanamente paragonabile all'atrocità dell'invenzione dell'inferno.
La verità è che gli uomini non pensano: pensano soltanto di pensare, mentre in realtà non pensano.
Nel vostro e mio paese potremmo permetterci di prendere in giro questo tipo di morale, ma non sarebbe gentile farlo sulla Terra. Molti uomini hanno la capacità di ragionare, ma non l'usano nelle questioni religiose.
Parliamo ora della razza umana, che ha molte doti simpatiche e accattivanti. È forse la più meschina di tutte le invenzioni di tutti gli dèi, ma non lo ha mai sospettato. Non v'è nulla di più delizioso dell'ingenua e presuntuosa esaltazione che la razza umana fa di se stessa: senza ombra di vergogna o di modestia, l'umanità sostiene di essere l'opera più nobile di Dio.
Qui sulla Terra ogni nazione odia l'altra, e tutte odiano gli ebrei. Eppure ogni uomo pio adora il paradiso e vuole andarci!
Sfacciatamente, noi chiamiamo Dio «fonte della misericordia» pur sapendo che mai una sola volta nella sua storia egli ha esercitato quella virtù.
Sul terreno morale l'uomo distingue sempre fra se stesso e il proprio Creatore: esige che i suoi simili osservino un codice morale molto rispettabile, ma non disapprova la totale mancanza di morale del suo Dio.
Tenete presente tutto ciò e cercate ora di indovinare quale sia il nome prediletto con cui l'uomo chiama questo feroce Comandante Supremo. Vi risparmierò la fatica, ma non dovete ridere: lo chiama Nostro Padre Celeste.
Una delle religioni principali è chiamata Cristianesimo. Vi interesserà certamente una breve spiegazione di questa religione, spiegata dettagliatamente in un libro di due milioni di parole, il Vecchio e il Nuovo Testamento. Il libro ha anche un altro nome: il Verbo di Dio, perché i cristiani credono che ogni sua parola sia stata dettata personalmente da Dio.

Scheda del libro «Lettere dalla Terra»

Frasi da «Seguendo l'Equatore»

Essere virtuosi è nobile; mostrare agli altri come essere virtuosi è ancora più nobile, e non costa nulla.
Nel dubbio, dite la verità. (cap. II)
La verità è la cosa più preziosa che abbiamo. Risparmiamola. (cap. VII)
Tutto ciò che è umano è patetico. La fonte segreta dell'Umorismo stesso non è la gioia ma il cordoglio. Non c'è umorismo in paradiso. (cap. X)
Ci sono quelli che si fanno beffe dello scolaro, chiamandolo frivolo e superficiale. Eppure fu lo scolaro a dire: «La fede è credere a ciò che sai che non è così». (cap. XII)
La verità è più strana della finzione, ma è perché la Finzione è costretta ad attenersi al possibile; la Verità no. (cap. XV)
L'uomo farà molte cose per essere amato, ma farà di tutto per essere invidiato. (cap. XXI)
Non esiste il «Queen's English». La proprietà è finita nelle mani di una società per azioni, e noi possediamo la maggioranza delle quote! (cap. XXIV)
«Inglese della Regina», ovvero lingua colta.
L'uomo è l'unico animale che arrossisce. O ha bisogno di farlo. (cap. XXVII)
Facciamo in modo di non essere troppo particolari. È meglio possedere vecchi diamanti di seconda mano che non possederne alcuno. (cap. XXXIV)
Vi sono molte buone difese dalle tentazioni, ma la più sicura è la codardia. (cap. XXXVI)
Provando e riprovando, possiamo facilmente imparare a sopportare le avversità. Degli altri. (cap. XXXIX)
L'India ha 2.000.000 di dèi, e li venera tutti. In fatto di religione, tutti gli altri Paesi sono poveri; l'India è l'unica milionaria. (XLIII)
Ci vogliono il tuo nemico e il tuo amico, alleati, per colpirti al cuore; il primo per calunniarti, e il secondo per recartene notizia. (cap. XLV)
L'afflizione può badare a se stessa; ma per avere la giusta misura di una gioia è necessario avere qualcuno con cui dividerla. (cap. XLVIII)
L'unico modo per mantenere la propria salute è mangiare ciò che non si desidera, bere ciò che non piace, e fare ciò che non si vorrebbe fare. (cap. XLIX)
Le rughe dovrebbero indicare esclusivamente dove ci sono stati sorrisi. (cap. LII)
Ci sono due momenti della vita in cui un uomo non dovrebbe speculare: quando non può permetterselo, e quando può. (cap. LVI)
Riproponetevi di fare ogni giorno qualcosa che non volete fare. Questa è la regola aurea per acquisire l'abitudine di fare il vostro dovere senza soffrirne. (cap. LVIII)
Non rinunciate alle vostre illusioni. Quando esse sono svanite, potete ancora esistere, ma non siete più vivi. (cap. LIX)
Ognuno di noi è una luna, e ha una faccia nascosta che non mostra mai a nessuno. (cap. LXVI)
Il vero inchiostro con cui è scritta per intero la storia è esclusivamente il pregiudizio liquido. (cap. LXIX)

Scheda del libro «Seguendo l'Equatore»

Taccuini

Il miglior modo per tirarti su di umore è tentare di tirar su l'umore di qualcun altro. (1896)
Da L'umorismo è la nostra salvezza, p. 13.
Il rivoluzionario inventa le idee. Quando le ha esaurite, il conservatore le fa sue.
Le buone maniere consistono nel nascondere quanto bene pensiamo di noi stessi e quanto male degli altri.
Citato in Dizionario delle citazioni, a cura di Ettore Barelli e Sergio Pennacchietti, BUR, 2013. ISBN 9788858654644
Non è saggio usare la morale nei giorni feriali; così succede che poi la troviamo in disordine la domenica.
Se non riuscite a ottenere un complimento in nessun altro modo, piuttosto che niente pagatelo.
Citato in Elena Spagnol, Enciclopedia delle citazioni, Garzanti, Milano, 2009. ISBN 9788811504894

Frasi da «Viaggio in paradiso»

Dissi tra me e me: «Un autentico ebreo! Ha promesso a qualche zoticone una giacca per quattro dollari e ora si è accorto che se fosse laggiù potrebbe appioppargliene una peggiore per cinque. È una razza priva di cuore e di principi.» (p. 18)
Mi pregò di non parlare così; non dovevo esagerare; si trattava solo di uno sbaglio e uno sbaglio, osservò, non è un delitto veramente. (p. 19)
Era un buon diavolo come tutti quelli della sua razza; ho conosciuto ben pochi negri che non avessero il cuore al posto giusto. (p. 26)
Vogliamo udire la tua voce, / e contemplarti viso a viso. (p. 79)
L'infinito cielo sospira / e aspetta d'udire quella voce. (p. 79)

Scheda del libro «Viaggio in paradiso»

Frasi da «Wilson lo zuccone»

Non c'è personalità, per quanto spiccata e rispettabile, che non possa essere distrutta dal ridicolo, sia pure, questo, meschino e sciocco. Osservate l'asino, per esempio: la sua personalità è quasi perfetta, esso è uno spirito eletto tra gli animali più umili, eppure, guardate dove l'ha condotto il ridicolo. Invece di sentirci lusingati quando ci chiamano asini, restiamo in dubbio. – Calendario di Wilson lo Zuccone.
1° aprile: ecco il giorno in cui ci viene ricordato quel che siamo negli altri trecentosessantaquattro.
Ogni anno il 1° aprile si celebra lApril Fools' Day e «Fool» in inglese sta per «stolto, stupido, sciocco.»
12 ottobre: Scoperta dell'America. È stato meraviglioso trovare l'America, ma sarebbe stato ancor più meraviglioso perderla.
Accade spesso che l'uomo incapace di pronunciare menzogne creda di esserne il miglior giudice.
Dicono tutti: "Com'è triste che si debba morire...". Strano davvero che una simile lagnanza possa uscire dalla bocca di persone cui è toccato vivere.
È facile trovare difetti se si è portati a criticare. C'era una volta un uomo che, non riuscendo a trovare altro difetto nel suo carbone, lamentava che contenesse troppi rospi preistorici.
Il coraggio è la capacità di resistere alla paura, di dominare la paura: non è l'assenza di paura.
Il vero cocomero meridionale è un dono del Signore, e non va confuso con le cose comuni della terra. È eccelso fra i piaceri di questo mondo, re, per grazia di Dio, di tutti i frutti della terra. Quando lo si assaggia, si sa qual è il cibo degli angeli. Quello di Eva non era un cocomero meridionale: lo sappiamo, perché lei si pentì.
L'abitudine è l'abitudine, e nessun uomo può buttarla dalla finestra; se mai la si può sospingere giù per le scale, un gradino alla volta.
La sacra passione dell'Amicizia è di una natura così dolce e salda e leale e durevole che può resistere per tutta una vita, purché si lascino da parte le richieste di prestiti.
Niente ha bisogno d'esser modificato quanto le abitudini degli altri.
Non sarebbe un bene se la pensassimo tutti nello stesso modo; è la divergenza di opinioni che rende possibili le corse dei cavalli.
Poche cose al mondo sono tanto insopportabili quanto un buon esempio.
Regola per l'aggettivo: quando siete in dubbio, cancellatelo.
Se raccogliete un cane affamato e lo rifocillate, non vi morderà. Questa è la principale differenza tra il cane e l'uomo.
Se siete arrabbiati, contate fino a quattro. Se siete molto arrabbiati, bestemmiate.
Una delle differenze più salienti tra il gatto e la menzogna è che il gatto ha soltanto nove vite.

Scheda del libro «Wilson lo zuccone»

Dicono di Mark Twain

Chi lo considera uno dei padri della letteratura americana ha torto per difetto: è uno dei padri della letteratura democratica di ogni latitudine, e uno dei massimi codificatori dell'umorismo come arma insuperabile per prendere le misure al potere, e dopo averle prese, prenderne le distanze.
Michele Serra
È insuperabile nella singola frase piantata lì, ed è gigantesco alla distanza.
Fabio Genovesi
Il Twain racconta che un giorno, mentre attraversava da solo un bosco, fu assalito da alcuni uomini mascherati, che gli puntarono le pistole al viso gridando: «O la borsa o la vita! mani in alto!» Egli si affretta a sollevare la braccia e dice con voce tremula: «ma come posso darvi la borsa in tale positura?» A questo ci pensan subito loro, e dopo averlo spogliato se ne vanno, intimandogli di stare colle mani in alto per un quarto d'ora. Non avendo più orologio, e pensando che non è quello il caso di lesinar sul minuto, dà loro la buona misura e ci sta molto più tempo. Il giorno dopo viene a sapere che è stato uno «scherzo» de' suoi amici; ma la paura, la posizione incomoda e l'umidità gli fruttano una buona polmonite (Some rambling, ecc.).
Paolo Bellezza
Mark Twain è immaginabile soltanto in America. Non sappiamo, non lo potremo mai sapere, quello che l'America gli ha tolto. Sappiamo quello che gli hanno dato Huckleberry Finn e Roughing e The Innocents at Home e Tom Sawyer e l'infinita inettitudine della polizia che non si accorge delle migrazioni dell'Elefante Bianco. Riduciamo a uno solo tutti i suoi libri e diciamo brevemente: «Mark Twain ha composto Huckleberry Finn in collaborazione con il Mississippi, fiume fangoso dell'America».
Jorge Luis Borges
Mi è grato pensare al grande e divino Twain. È l'uomo più grande che avete dalla vostra parte dell'Atlantico. Non scordatevelo. Cervantes era della sua stessa razza.
Rudyard Kipling
Se qualche merito eccezionale può vantare Mark Twain nella nostra memoria, è come scrittore; se qualcosa cerchiamo (e troviamo) nei suoi tanti volumi, questo non è precisamente il tragico. Mark Twain – oh, quale riscattato e quasi paradossale assioma! – era un umorista.
Jorge Luis Borges
Una volta ho sentito un americano che ha definito così la fede: 'Quella cosa che ci rende in grado di credere cose che sappiamo non essere vere'. Su questo, sono d'accordo con quell'uomo. Lui voleva dire che noi dobbiamo avere una mente aperta, e impedire che un piccolo pezzettino di verità ostacoli il cammino di una verità grande, come una piccola pietra su binario può fare con un treno. Noi cogliamo per prima la piccola verità. Bene! La conserviamo dentro di noi, la apprezziamo; tuttavia non lasciamole credere di essere tutta la verità dell'universo.
Abraham Van Helsing

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026