Le frasi di «Le due città» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Le due città»
Strana circostanza, degna di meditazione, il fatto che ogni creatura umana è composta in modo da esser per tutte le altre un profondo segreto e un profondo mistero. Una solenne considerazione, quando entro in una grande città di notte, quella che ciascuna di quelle case, oscuramente raggruppate, chiude un suo particolare segreto; che ogni stanza in ciascuna di esse chiude un suo particolare segreto; che ogni cuore pulsante nelle centinaia di migliaia di petti che respirano nella stessa città, è, in alcuni dei suoi pensieri, un segreto per il cuore che gli è più vicino. C'è in questo un senso di spavento pari a quello della stessa morte. (lib. I, cap. III; 1936)
Noi uomini d'affari, che serviamo una casa, non siamo padroni di noi stessi. Più che a noi stessi, dobbiamo pensare alla casa. (Jarvis Lorry: lib. I, cap. IV; 1936)
Tristemente, tristemente, sorse il sole: sorse sullo spettacolo di cui nulla è più triste, quello d'un uomo dotato d'ingegno e di sentimento ma incapace di dirigere le sue qualità in un esercizio durevole, incapace di lavorare a proprio vantaggio e per la propria felicità, sensibile alla piaga che lo rodeva e rassegnato a lasciarsene divorare così. (lib. I, cap. V; 2012)
L'odio per i grandi è l'omaggio involontario dei piccoli. (Marchese: lib. II, cap. IX; 1936)
– La repressione è l'unica filosofia durevole. La torva deferenza della paura e della schiavitù, caro, – osservò il marchese, – terrà i cani obbedienti alla frusta [...]. (lib. II, cap. IX; 1936)
[...] il primo dovere d'una madre è d'ingrassare il figlio. (Cruncher: lib. II, cap. XIV; 1936)
– Giacomo, – disse Defarge; – a un gatto bisogna far vedere il latte, se si vuole che lo lambisca. A un cane bisogna mostrare la sua preda naturale, se si vuole che un giorno le dia la caccia. (lib. II, cap. XV; 1936)
Castello e capanne, facce di marmo e cadavere penzolante, la macchia rossa sul pavimento di marmo, e l'acqua pura della fontana del villaggio – migliaia di ettari di terra – tutta una provincia di Francia – tutta quanta la Francia – giacevano sotto il cielo notturno concentrati in una sottile linea capillare. Così un mondo intero, con tutte le sue grandezze e le sue minuzie, giace in una stella scintillante. E come la semplice conoscenza umana può dividere un raggio di luce e analizzarne la composizione, così intelligenze più alte possono penetrare nel fioco barlume di questa nostra terra, in ogni pensiero e in ogni azione, in ogni vizio e in ogni virtù d'ogni creatura responsabile che vi respira. (lib. II, cap. XVI; 1936)
– Bene! – disse Defarge, con una scrollatina di spalle ch'era un po' di scusa, un po' di deplorazione, – non vedremo il trionfo.
– Lo avremo aiutato, – rispose madama [...]. (lib. II, cap. XVI; 1936)
[Il] chiarore della luna [...] è sempre malinconico, come la luce del sole – come la luce che si chiama la vita umana – all'alba e al tramonto. (lib. II, cap. XVII; 1936)
In tempi di pestilenza, alcuni hanno una segreta attrazione per il morbo... un terribile impulso a morire. E tutti chiudiamo in seno simili meraviglie, alle quali manca soltanto l'occasione per mostrarsi. (lib. III, cap. VI; 1936)
Io ammetto d'essere una spia, professione che non ha una buona reputazione, sebbene sia necessario che qualcuno la eserciti; ma questo signore non è spia, e non veggo la ragione perché debba abbassarsi a far la spia. (John Barsad: lib. III, cap. VIII; 1936)
Vi è una forza prodigiosa, – gli risposi, – nella tristezza e nella disperazione. (Dottor Manette: lib. III, cap. X; 1936)
I contagi fisici, generati dai vizi e dalle colpose negligenze degli uomini, attaccano vittime di tutte le classi; e lo spaventoso disordine morale, nato da indicibili sofferenze, da una intollerabile oppressione e dalla spietata indifferenza, colpisce egualmente senza alcuna distinzione. (lib. III, cap. XIII; 1936)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026