Le frasi di «Lettere al dottor G» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Citazioni da «Lettere al dottor G»
Ora che ti ho perduto veramente / con quali rime canterò all'ingrato / che mi ha mossa gemente alla follia. (Ora che ti ho perduto veramente)
Anche io non sono sazia / come tu fosti ma mi aggiro eterna / dentro anime aperte ad ogni lutto. (Saffo antica maestra)
Eppure le pupille / mi si dilateranno all'infinito / finché la cecità forte m'incolga / e mi faccia rapire. (Queste pietre miliari così fonde)
Tutto io perderò, tornando fuori / all'aperto nel mondo che qui dentro / ove resiste un tremito o follia / qui si nasconde veramente il vero. (Queste pietre miliari così fonde)
Ogni vergine donna ha il suo momento / primigenio nel grembo; ma io tremo / di generare cosa che mi atterri. (Mani vergini occorre possedere)
Padre, se amo e dimentico, perdono, / spiga profonda dell'ardore mio, / padre, non disdegnarmi anche se accendo / alle tue antiche e gelide ginocchia / questo rogo violento che ti atterra. / Vedo dentro nell'animo il tuo volto / così profondo di minaccia e altero, / sento su me il tuo dialogo scoperto, / ho la visione assurda del tuo riso. (Padre, se amo e dimentico)
Io scenderò sotterra desolata / di non sapere ancora equilibrare / la tua giusta bellezza alla sua luce. (L'alte purezze che io non delibo)
Ora nei nostri aspetti già traspare / la ferina imminenza del piacere. / Né so, quando mi penetri di baci / quanto di te il mio spirito trascini. (Non inizia più armonico momento)
Bere sarebbe troppo un atto duro / esplicito, cattivo, perentorio / ma questo gesto, che è di attesa solo, / di tanto ardore solamente include / in ogni vena dolcemente il senso. (Là, nel cavo dell'albero spaccato)
Madre diffusa come l'ape e il miele / madre sostanza, tienimi nascosta / dentro il tuo manto sì che io non veda / sotterfugi ed inganni, in te io pura / ridivento, siccome una bambina. (Madre diletta, mia sognata)
Tu hai le parole che non hanno voce / e che pure traversano le mura. (Madre diletta, mia sognata)
Lunghi anni cercando sopra rocce / aspro ristoro o presso la tua Croce, / Cristo, soffrendo ho gravitato invano. / Ora che se ne va sembra mi cada / questo lungo mantello e denudata / è la mia carne e presa dentro i ceppi / dell'abbandono. (Timorosa è la notte quando gela)
Se tu potessi pure come esperto / grave chirurgo giungermi nel cuore / e strapparvi il tormento, allora un urlo / io darei di beata meraviglia. (Quando codesto demone mi assalta)
Cristo, il silenzio, quanto mi è lontano, / come l'invoco, e macchine e roventi / televisioni rompono l'incanto / d'ogni sacro colloquio, nel deserto / io mi vorrei digiuna ad abitare / per saggiare il tuo suono, la tua voce. (Cristo, il silenzio, quanto mi è lontano)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026