Frasi

Frasi di «Lettere al dottor G»

14 citazioni dal libro di Alda Merini

Le frasi di «Lettere al dottor G» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Lettere al dottor G»

Ora che ti ho perduto veramente / con quali rime canterò all'ingrato / che mi ha mossa gemente alla follia. (Ora che ti ho perduto veramente)
Anche io non sono sazia / come tu fosti ma mi aggiro eterna / dentro anime aperte ad ogni lutto. (Saffo antica maestra)
Eppure le pupille / mi si dilateranno all'infinito / finché la cecità forte m'incolga / e mi faccia rapire. (Queste pietre miliari così fonde)
Tutto io perderò, tornando fuori / all'aperto nel mondo che qui dentro / ove resiste un tremito o follia / qui si nasconde veramente il vero. (Queste pietre miliari così fonde)
Ogni vergine donna ha il suo momento / primigenio nel grembo; ma io tremo / di generare cosa che mi atterri. (Mani vergini occorre possedere)
Padre, se amo e dimentico, perdono, / spiga profonda dell'ardore mio, / padre, non disdegnarmi anche se accendo / alle tue antiche e gelide ginocchia / questo rogo violento che ti atterra. / Vedo dentro nell'animo il tuo volto / così profondo di minaccia e altero, / sento su me il tuo dialogo scoperto, / ho la visione assurda del tuo riso. (Padre, se amo e dimentico)
Io scenderò sotterra desolata / di non sapere ancora equilibrare / la tua giusta bellezza alla sua luce. (L'alte purezze che io non delibo)
Ora nei nostri aspetti già traspare / la ferina imminenza del piacere. / Né so, quando mi penetri di baci / quanto di te il mio spirito trascini. (Non inizia più armonico momento)
Bere sarebbe troppo un atto duro / esplicito, cattivo, perentorio / ma questo gesto, che è di attesa solo, / di tanto ardore solamente include / in ogni vena dolcemente il senso. (Là, nel cavo dell'albero spaccato)
Madre diffusa come l'ape e il miele / madre sostanza, tienimi nascosta / dentro il tuo manto sì che io non veda / sotterfugi ed inganni, in te io pura / ridivento, siccome una bambina. (Madre diletta, mia sognata)
Tu hai le parole che non hanno voce / e che pure traversano le mura. (Madre diletta, mia sognata)
Lunghi anni cercando sopra rocce / aspro ristoro o presso la tua Croce, / Cristo, soffrendo ho gravitato invano. / Ora che se ne va sembra mi cada / questo lungo mantello e denudata / è la mia carne e presa dentro i ceppi / dell'abbandono. (Timorosa è la notte quando gela)
Se tu potessi pure come esperto / grave chirurgo giungermi nel cuore / e strapparvi il tormento, allora un urlo / io darei di beata meraviglia. (Quando codesto demone mi assalta)
Cristo, il silenzio, quanto mi è lontano, / come l'invoco, e macchine e roventi / televisioni rompono l'incanto / d'ogni sacro colloquio, nel deserto / io mi vorrei digiuna ad abitare / per saggiare il tuo suono, la tua voce. (Cristo, il silenzio, quanto mi è lontano)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026