Frasi

Frasi di «Lezioni di letteratura russa»

18 citazioni dal libro di Vladimir Nabokov

Le frasi di «Lezioni di letteratura russa» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Citazioni da «Lezioni di letteratura russa»

La burocrazia, con lo zar Nicola in testa, era furiosamente irritata da quest'uomo, che anziché comportarsi da buon servitore dello Stato nei ranghi dell'amministrazione ed esaltare le virtù convenzionali nei suoi scritti (se proprio doveva scrivere), componeva versi estremamente arroganti e estremamente indipendenti e estremamente perfidi che palesavano una pericolosa libertà di pensiero nella novità della versificazione, nell'audacia della fantasia sensuale e nella tendenza a prendersi gioco di tiranni grandi e piccoli. La Chiesa deplorava la sua frivolezza. I funzionari di polizia, gli alti burocrati e i critici al soldo del governo lo definivano un verseggiatore superficiale; e poiché si rifiutava di servirsi della penna per copiare noiosi documenti in un ufficio governativo, Puškin, uno dei più colti europei del suo tempo, veniva tacciato di ignorante dal conte Thingamabob e di tonto dal generale Donnerwetter. I metodi usati dallo Stato per soffocare il genio di Puškin furono la condanna all'esilio, la censura feroce, le vessazioni continue, gli ammonimenti paterni e infine un atteggiamento favorevole a quelle canaglie che alla fine indussero Puškin a battersi in duello mortale con uno spregevole avventuriero venuto dalla Francia monarchica. (Scrittori, censori e lettori russi, p. 28)
Gogol' era una strana creatura, ma il genio è sempre strano; è soltanto il sano scrittore di second'ordine che appare al grato lettore un amico vecchio e saggio, che sviluppa con garbo le idee sulla vita del lettore stesso. La grande letteratura sfiora l'irrazionale. Amleto è il sogno sfrenato di un intellettuale nevrotico. Il cappotto di Gogol' è un incubo grottesco e sinistro che scava buchi neri nello scialbo tessuto della vita. Il lettore superficiale vedrà in questo racconto soltanto gli scherzi pesanti di uno stravagante buffone; il lettore solenne darà per scontato che l'intenzione principale di Gogol' fosse di denunciare gli orrori della burocrazia russa. Ma né la persona che vuol farsi una bella risata, né quella ansiosa di libri «che facciano pensare» potrà mai capire di che cosa si occupa in realtà Il cappotto. Datemi il lettore creativo: questo è un racconto per lui. (Nikolaj Gogol', p. 80)
[...] Turgenev, come quasi tutti gli scrittori del suo tempo, è sempre troppo esplicito e non lascia niente all'intuizione del lettore; prima allude e poi spiega pesantemente a che si riferiva questa allusione. Gli elaborati epiloghi dei suoi romanzi e dei suoi racconti lunghi sono penosamente artificiosi, poiché l'autore fa il possibile per soddisfare appieno la curiosità del lettore sui destini dei vari personaggi in modi che sarebbe difficile definire artistici.
Insomma non è un grande scrittore, ma è uno scrittore piacevole. (Ivan Turgenev, p. 95)
Turgenev, Gor'kij e Čechov sono particolarmente famosi fuori della Russia. Ma non esiste tra loro un legame naturale. Si può tuttavia dire che il peggio di Turgenev trovò un'espressione compiuta nelle opere di Gor'kij e che il meglio di Turgenev (la visione del paesaggio russo) fu splendidamente sviluppato da Čechov. (Ivan Turgenev, p. 95)
Oltre a essere bravo a descrivere la natura, Turgenev era eccellente nel dipingere vignette colorate, che ci ricordano quelle esposte nei country club inglesi: pensate, per esempio, ai ritratti che Turgenev amava darci dei dandy e dei lions russi degli anni 1860 e 1870 [...]. (Ivan Turgenev, p. 97)
La mia posizione di fronte a Dostoevskij è curiosa e difficile. In tutti i miei corsi, affronto la letteratura dal solo punto di vista che me la fa apparire interessante – cioè da quello dell'arte duratura e del genio individuale. Da questo punto di vista Dostoevskij non è un grande scrittore, ma è piuttosto mediocre – con lampi di eccellente umorismo, ma, ahimè, con distese di banalità letterarie tra l'uno e l'altro. (Fëdor Dostoevskij, p. 125)
Alla luce dell'evoluzione storica della sua visione artistica, Dostoevskij è un fenomeno molto affascinante. Se esaminate con attenzione una qualunque delle sue opere, per esempio I fratelli Karamazov, noterete che in esse mancano praticamente sia lo sfondo naturale sia tutto ciò che ha a che fare con la percezione sensoriale. Quel tanto di paesaggio che c'è è un paesaggio d'idee, un paesaggio morale. Nella sua opera non esistono le condizioni del tempo e non ha molta importanza come è vestita la gente. Dostoevskij definisce i suoi personaggi attraverso le situazioni, i problemi etici, le reazioni psicologiche, le fluttuazioni interiori. Una volta descritto l'aspetto di un personaggio, usa la vecchia tecnica di non far più riferimento alle sue specifiche caratteristiche fisiche nelle scene in cui compare. Non è così che si comporta un artista, un Tolstoj, per esempio, che il suo personaggio lo vede mentalmente in continuazione e sa esattamente quale gesto specifico farà in questa o quella occasione. (Fëdor Dostoevskij, p. 133)
Si direbbe che fosse stato scelto dal destino della letteratura russa per diventare il più grande drammaturgo nazionale, ma che imboccò una strada sbagliata e si mise a scrivere romanzi. Un romanzo come I fratelli Karamazov mi è sempre parso una commedia molto molto lunga, con quel tanto di arredamento e di altri attrezzi di cui ha bisogno un attore: un tavolino tondo con l'impronta umida e tonda di un bicchiere, una finestra dipinta di giallo per dar l'impressione che fuori splenda il sole o un cespuglio frettolosamente portato e posato lì da un servo di scena. (Fëdor Dostoevskij, p. 133)
Dostoevskij aveva un talento meraviglioso per mescolare la commedia alla tragedia; lo si potrebbe definire uno straordinario umorista, di un umorismo sempre al limite dell'isteria, con personaggi che si feriscono a vicenda in un furioso scambio d'insulti. (p. 152)
Tolstoj è il più grande scrittore russo di opere narrative in prosa. Lasciando da parte i suoi precursori, Puškin e Lermontov, possiamo elencare i più grandi prosatori russi in questo ordine: primo, Tolstoj; secondo Gogol'; terzo Cechov; quarto Turgenev. È un po' come classificare i temi degli studenti, e sicuramente Dostoevskij e Saltykov stanno aspettando davanti alla porta del mio studio per chiedermi ragione dei loro bassi voti. (Lev Tolstoj, p. 169)
Il conte Leone (in russo Lev) Tolstoj (1828-1910) era un uomo vigoroso con un'anima irrequieta, dilaniato per tutta la vita tra la sensualità del suo temperamento e l'ipersensibilità della sua coscienza. I suoi appetiti lo portavano continuamente ad allontanarsi dalla quieta strada di campagna che l'asceta che era in lui desiderava seguire con lo stesso ardore con cui il libertino, anch'esso in lui, desiderava i piaceri urbani della carne. (Lev Tolstoj, pp. 169-170)
Quando leggete Turgenev, sapete che state leggendo Turgenev. Quando leggete Tolstoj, lo leggete perché non potete smettere. (Anna Karenina, nota p. 169)
Personalmente Čechov non aderì mai a un movimento politico, e non perché fosse indifferente alla sorte della gente comune sotto il vecchio regime, ma perché sentiva che l'attività politica non era la sua strada; era anche lui al servizio della propria gente, ma in una maniera diversa. Credeva che la prima cosa necessaria fosse la giustizia, e per tutta la vita levò la voce contro ogni sorta di ingiustizia; ma lo fece come scrittore. Cechov era anzitutto un individualista e un artista. Non era quindi di quelli che aderiscono facilmente a un partito; la sua protesta contro l'ingiustizia e la brutalità del mondo la esprimeva in una maniera personale. (Anton Čechov, p. 279)
L'idea che sta alla base dei personaggi cechoviani, buoni o cattivi, sembra essere che, finché le masse russe non saranno arrivate a una vera cultura morale e spirituale nonché a una piena salute fisica, gli sforzi degli intellettuali più nobili e meglio intenzionati che costruiscono ponti e scuole mentre sopravvivono le mescite di vodka non approderanno a niente. La sua conclusione è che la pura arte, la pura scienza, la pura erudizione, non avendo contatti diretti con le masse, risulteranno alla lunga più efficaci dei goffi e confusi tentativi dei benefattori. È da notare che anche Čechov era un intellettuale russo del tipo cechoviano. (Anton Čechov, p. 285)
Nessuno scrittore ha creato con meno enfasi personaggi patetici come quelli di Čechov, personaggi che si possono spesso riassumere citando una frase del suo racconto Sul carro: «"E incomprensibile", ella pensava, "perché Dio accordi la bellezza e questa affabilità, questi occhi malinconici a uomini deboli, disgraziati, inutili, e perché essi piacciano tanto"». (Anton Čechov, pp. 285-286)
Dopo la Rivoluzione bolscevica dell'autunno 1917, Gor'kij godette della grande stima di Lenin e di altri capi bolscevichi. Divenne anche la massima autorità in fatto di letteratura. Ne fece uso con modestia e con moderazione, rendendosi conto che su molte questioni la sua scarsa istruzione non gli permetteva di esprimere un solido giudizio. Si valse anche ripetutamente delle proprie amicizie per intercedere a favore di persone perseguitate dal nuovo governo. (Maksim Gor'kij; p. 343)
Come artista creativo, Gor'kij non ha molta importanza. Ma come pittoresco fenomeno nella struttura sociale della Russia, non è privo d'interesse. (Maksim Gor'kij; p. 343)
Tre specie di mali si possono riconoscere nello strano mondo della trasmigrazione verbale. Il primo, e il minore, consiste di ovvi errori dovuti a ignoranza o a conoscenza mal applicata. È pura fragilità umana e, come tale, scusabile. Il passo successivo verso l'inferno lo fa quel traduttore che salta parole o brani che non vuol prendersi la briga di capire o che potrebbero sembrare oscuri o osceni a lettori confusamente immaginati: accetta senza rimorsi lo sguardo assente che gli rivolge il dizionario; o subordina l'erudizione al perbenismo: è pronto a saperne meno dell'autore come a credere di saperne di più. Il terzo, e il peggiore, livello di turpitudine si raggiunge quando un capolavoro viene spianato e appiattito in una forma tale, spregevolmente abbellito in un modo tale, da conformarsi alle idee e ai preconcetti di un determinato pubblico. Questo è un delitto, che dovrebbe essere punito mettendo in ceppi il reo, come si faceva coi plagiari ai tempi delle scarpe con la fibbia. (L'arte della traduzione, p. 355)

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026