Le frasi di «Tutte le poesie» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Donne
Per la mia strada già tante / donne vidi passare / belle come nei sogni / lontane stelle che l'occhio / si paga di mirare. / Quella la via delle mie donne / quando s'oscura il giorno / e vaghe forme intorno / dilettano i miei sensi / or che ogni porta s'è rinchiusa / frusciando di gonne.
Letargo
Nero e lucente / serpente che narri / le tue solitudini al sole / e i ricordi del tuo lungo letargo / tra un rombo ventilante di mosche, / anch'io i miei poveri giorni di calde speranze / ricordo i luoghi del mio ozio / ove mi sentivo grande e solo al mondo / e solo per un passo molesto / m'imbucavo sottoterra, / cadendo dall'orlo della luce.
Pozzanghera nera il 18 aprile
Carte abbaglianti e pozzanghere nere… / hanno pittato la luna / sui nostri muri scalcinati! / I padroni hanno dato da mangiare / quel giorno,(si era tutti fratelli), / come nelle feste dei santi / abbiamo avuto il fuoco e la banda. / Ma è finita, è finita, è finita / quest'altra torrida festa / siamo qui soli a gridarci la vita / siamo noi soli nella tempesta.
E se ci affoga la morte / nessuno sarà con noi, / e col morbo e la cattiva sorte / nessuno sarà con noi. / I portoni ce li hanno sbarrati / si sono spalancati i burroni.
Oggi ancora e duemila anni / porteremo gli stessi panni.
Noi siamo rimasti la turba / la turba dei pezzenti, / quelli che strappano ai padroni / le maschere coi denti.
Alla figlia del trainante
Io non so più viverti accanto / qualcuno mi lega la voce nel petto / sei la figlia del trainante / che mi toglie il respiro sulla bocca. / Perché qui sotto di noi nella stalla / i muli si muovono nel sonno / perché tuo padre sbuffa a noi vicino / e non ancora va alto sul carro / a scacciare le stelle con la frusta.
Camminano sulle zampe dei gatti
Improvvisa la sera ci ha toccati / me, le mie carte, la pezza di luce / sui mattoni della stanza. / È tanto imbrunito / che mi sento addosso paura. / Ha ripreso la vita / dei piccoli rumori. / Sono sui tetti le anime / dei morti del vicinato, / camminano sulle zampe dei gatti.
È calda così la malva
È rimasto l'odore / della tua carne nel mio letto. / È calda così la malva / che ci teniamo ad essiccare / per i dolori dell'inverno.
La terra mi tiene
Lunga strada seppur deserta / dove puoi menarmi non vedo / punto d'arrivo. / Scordarmi i vivi per ritrovarli / con tutto il peso che mi porto / della vita che m'è nata / i fiori son cresciuti la luce li accende. / Sradicarmi? la terra mi tiene / e la tempesta se viene / mi trova pronto. / Indietro / ch'è tardi / ritorno / a quelle strade rotte in trivi oscuri.
Le tombe le case
Le tombe le case… / cuore cuore / oltre non ti fermare. / Il fumo dei camini / nell'aria bagnata; / il passo dei nemici: / bussano alla tua porta, proprio. / Cuore cuore / oltre non ti fermare. / Le tombe le case, / Novembre è venuto, / la campana: è mezzogiorno / è lo scherzo del tempo. / I morti non possono vedere, / la mamma è cieca presso il focolare / e nebbia, quanta, nell'occhio agli scolari.
Cuore cuore / Oltre non ti fermare… / Le tombe le case. / Dirsi addio e rimandare / l'amore ad altra sera. / Come le mosche moribonde ai vetri / scorrono alle cancelle i prigionieri, / è sempre chiuso l'orizzonte. / Per quanti non hanno che sparare, / cuore, non ti fermare.
Le tombe le case, / è il dieci di Agosto / che abbiamo scasato. / Che fanno dove abitavamo? / Negli alberghi girano le chiavi? / i miseri, i buoni / son dannati ai traslochi? / Le donne ebree gridano sui massi / del tempio rovinato. / Quanti non hanno chi pregare / cuore, non ti fermare.
Le tombe le case, / la noia dei film. / Come assurdo il filo della storia / come nei salotti / s'inganna la memoria! / Dorme il cane alla sua cuccia / non c'è vento con la pioggia / E un fanciullo guarda ai vetri / l'uccellino che non c'è. / Cuore, deh, non ti fermare / per chi non può tornare. / Le tombe le case / uomini curvi / donne aggrovigliate / si confessano alle inferriate / della ricevitoria.
L'anima mia / è in questo respiro / che mi riempie e mi vuota. / Cosa sarà di me? / Cosa sarà di noi? / Per chi vuol camminare / dalle tombe alle case / dalle case alle tombe / grida nei cantieri / grida ai minatori / cuore, non ti fermare.
Le nenie
Rifanno il giuoco del girotondo / i mulinelli spirati nella via. / Anch'io c'ero in mezzo / nei lunghi giorni di fango e di sole. / Mia madre dorme a un'ora di notte| e sogna le mie guerre nella strada / irta di unghie nere e di spade: / la strada ch'era il campo della lippa / e l'imbuto delle grida rissose / di noi monelli più figli alle pietre. / Mamma, scacciali codesti morti / se senti la mia pena nei lamenti / dei cani che non ti danno mai pace. / E non andare a chiudermi la porta / per quanti affanni che ti ho dato / e nemmeno non ti alzare / per coprirmi di cenere la brace. / Sto in viuzze del paese a valle / dove ha sempre battuto il cuore / del mandolino nella notte. / E sto bevendo con gli zappatori, / non m'han messo il tabacco nel bicchiere, / come per lo scherzo ai traditori; / abbiamo insieme cantato / le nenie afflitte del tempo passato / col tamburello e la zampogna.
Fidanzati
Anche il caso è così avaro / di nuove combinazioni, / l'innesto ha vita effimera. / Tu che mi hai fatto! / Pensavo a te come a un numero esatto / alla sferza dei miei languori, / ma dal tempo che il mio amore / ti schiuse dalla tua torre di avorio / non sei più rimasta quella, / declami le mie stesse querimonie / e affidi alla tua testa i tuoi capelli / sul mio petto gracile, al mio cuore / malato. Tu che mi hai fatto! / Io non mi accorgo più di te / non sento quello che dici, / sperar salvezza è vano / a noi due poveri infelici / che ci siam presi per mano.
Ora che ti ho perduta
Ora che ti ho perduta, come una pietra preziosa / so che non ti ho mai avuta, né spina né rosa: / non stavi al fondo della cassa che sarebbe bastato / alzare panni e coperte per rivederti a posto / con pena e occhi incerti nella massa delle cose. / Ti portavo addosso con carte e matite e monete / e sapevo di perderti ma non come pietra preziosa, / credevo che tant'acqua poteva levarmi la sete. / Ora, che voglio fare?, guardare dove non c'eri / dove non sei dove non sarai coi tuoi occhi neri.
Per una donna straniera che se ne va
Più che una donna / d'una donna che se ne va / nemmeno questa pioggia triste, / nemmeno il rantolo che non si sente / del pastore solitario nei lentischi, / e non i fischi del vento / nella brughiera, da dove ci parlano / le nostre anime stracciate. / Più vorticoso è il mio malanno / della foglia sbattuta d'autunno.
Se tu non m'avessi neanche guardato, / alta come sei passandomi vicina, |oggi non soffrirei le fitte al cuore. |Se tu fossi oltre passata nella folla, |oh il cane vagabondo |non baciava la sua piaga con la lingua. / Se tu non ti fossi arresa così presto / presa dal gioco dell'ombra / – e tu guardavi forse cadere / le stelle nelle tue terre lontane – / oh il pastore non avrebbe / suonato così a lungo. / Perché si chiudono tra noi i cancelli / Volano ciechi ancora i pipistrelli.
Serenata al paese
Ma le case sono, hai voglia!, e la scale / ancora zeppe di gente e di lumi, / e sempre al paese fanno / Natale, Capodanno e Carnevale. / Ed io, che pure me ne sono andato / penso a loro e sono nominato: / amici e compagni, vicini e lontani, / cancelli e amore avevo salutato, / di tutti quanti voi m'ero scordato. / Ma il paese continua la sua storia / "sotto il cielo stellato a foglia a foglia" / per chi parte se vuol ritornare.
Sempre nuova è l'alba
Non gridatemi più dentro / non soffiatemi in cuore / i vostri fiati caldi, contadini / Beviamoci insieme una tazza colma di vino! / Che all'ilare tempo della sera / s'acquieti il nostro vento disperato. / Spuntano ai pali ancora / le teste dei briganti, e la caverna / l'oasi verde della triste speranza / lindo conserva un guanciale di pietra... / Ma nei sentieri non si torna indietro. / Altre ali fuggiranno / dalle paglie della cova, / perché lungo il perire dei tempi / l'alba è nuova, è nuova.
Io e gli altri
questo è l'amore e l'odio / aspettare la condanna di vivere insieme / eternamente con chi dà fastidio / o volere la condanna con chi dà pace. / Ma quando nessuno può salvarti / è venuta l'ora dell'amore e della morte.
Reseda
Avevi tutti gli odori dei giardini / seppelliti nei fossi attorno le case; / tu sei, réseda selvaggia, che mi nutri / l'amore che cerco, che mi fai sperare. / E come l'onda non la puoi fermare, / non puoi chiudere la bocca ai germogli, / non serrare le persiane a questo sole, / io ti guardo e mi bevo il tuo sorriso, / amica del caso, scoperta del cuore / che deve colmare la sua sera.
Lucania
M'accompagna lo zirlìo dei grilli / e il suono del campano al collo / d'un'inquieta capretta. / Il vento mi fascia / di sottilissimi nastri d'argento / e là, nell'ombra delle nubi sperduto, / giace in frantumi un paesetto lucano. / (1940)
U vrazzale
Chesta ià a fatia ri Nicola Pallotta / u matine ri notte / u iurne a trotto / a sera a notte / u paamente a cazzotte.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026