Frasi

Frasi di «Tutte le poesie»

26 citazioni dal libro di Rocco Scotellaro

Le frasi di «Tutte le poesie» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.

Donne

Per la mia strada già tante / donne vidi passare / belle come nei sogni / lontane stelle che l'occhio / si paga di mirare. / Quella la via delle mie donne / quando s'oscura il giorno / e vaghe forme intorno / dilettano i miei sensi / or che ogni porta s'è rinchiusa / frusciando di gonne.

Letargo

Nero e lucente / serpente che narri / le tue solitudini al sole / e i ricordi del tuo lungo letargo / tra un rombo ventilante di mosche, / anch'io i miei poveri giorni di calde speranze / ricordo i luoghi del mio ozio / ove mi sentivo grande e solo al mondo / e solo per un passo molesto / m'imbucavo sottoterra, / cadendo dall'orlo della luce.

Pozzanghera nera il 18 aprile

Carte abbaglianti e pozzanghere nere… / hanno pittato la luna / sui nostri muri scalcinati! / I padroni hanno dato da mangiare / quel giorno,(si era tutti fratelli), / come nelle feste dei santi / abbiamo avuto il fuoco e la banda. / Ma è finita, è finita, è finita / quest'altra torrida festa / siamo qui soli a gridarci la vita / siamo noi soli nella tempesta.
E se ci affoga la morte / nessuno sarà con noi, / e col morbo e la cattiva sorte / nessuno sarà con noi. / I portoni ce li hanno sbarrati / si sono spalancati i burroni.
Oggi ancora e duemila anni / porteremo gli stessi panni.
Noi siamo rimasti la turba / la turba dei pezzenti, / quelli che strappano ai padroni / le maschere coi denti.

Alla figlia del trainante

Io non so più viverti accanto / qualcuno mi lega la voce nel petto / sei la figlia del trainante / che mi toglie il respiro sulla bocca. / Perché qui sotto di noi nella stalla / i muli si muovono nel sonno / perché tuo padre sbuffa a noi vicino / e non ancora va alto sul carro / a scacciare le stelle con la frusta.

Camminano sulle zampe dei gatti

Improvvisa la sera ci ha toccati / me, le mie carte, la pezza di luce / sui mattoni della stanza. / È tanto imbrunito / che mi sento addosso paura. / Ha ripreso la vita / dei piccoli rumori. / Sono sui tetti le anime / dei morti del vicinato, / camminano sulle zampe dei gatti.

È calda così la malva

È rimasto l'odore / della tua carne nel mio letto. / È calda così la malva / che ci teniamo ad essiccare / per i dolori dell'inverno.

La terra mi tiene

Lunga strada seppur deserta / dove puoi menarmi non vedo / punto d'arrivo. / Scordarmi i vivi per ritrovarli / con tutto il peso che mi porto / della vita che m'è nata / i fiori son cresciuti la luce li accende. / Sradicarmi? la terra mi tiene / e la tempesta se viene / mi trova pronto. / Indietro / ch'è tardi / ritorno / a quelle strade rotte in trivi oscuri.

Le tombe le case

Le tombe le case… / cuore cuore / oltre non ti fermare. / Il fumo dei camini / nell'aria bagnata; / il passo dei nemici: / bussano alla tua porta, proprio. / Cuore cuore / oltre non ti fermare. / Le tombe le case, / Novembre è venuto, / la campana: è mezzogiorno / è lo scherzo del tempo. / I morti non possono vedere, / la mamma è cieca presso il focolare / e nebbia, quanta, nell'occhio agli scolari.
Cuore cuore / Oltre non ti fermare… / Le tombe le case. / Dirsi addio e rimandare / l'amore ad altra sera. / Come le mosche moribonde ai vetri / scorrono alle cancelle i prigionieri, / è sempre chiuso l'orizzonte. / Per quanti non hanno che sparare, / cuore, non ti fermare.
Le tombe le case, / è il dieci di Agosto / che abbiamo scasato. / Che fanno dove abitavamo? / Negli alberghi girano le chiavi? / i miseri, i buoni / son dannati ai traslochi? / Le donne ebree gridano sui massi / del tempio rovinato. / Quanti non hanno chi pregare / cuore, non ti fermare.
Le tombe le case, / la noia dei film. / Come assurdo il filo della storia / come nei salotti / s'inganna la memoria! / Dorme il cane alla sua cuccia / non c'è vento con la pioggia / E un fanciullo guarda ai vetri / l'uccellino che non c'è. / Cuore, deh, non ti fermare / per chi non può tornare. / Le tombe le case / uomini curvi / donne aggrovigliate / si confessano alle inferriate / della ricevitoria.
L'anima mia / è in questo respiro / che mi riempie e mi vuota. / Cosa sarà di me? / Cosa sarà di noi? / Per chi vuol camminare / dalle tombe alle case / dalle case alle tombe / grida nei cantieri / grida ai minatori / cuore, non ti fermare.

Le nenie

Rifanno il giuoco del girotondo / i mulinelli spirati nella via. / Anch'io c'ero in mezzo / nei lunghi giorni di fango e di sole. / Mia madre dorme a un'ora di notte| e sogna le mie guerre nella strada / irta di unghie nere e di spade: / la strada ch'era il campo della lippa / e l'imbuto delle grida rissose / di noi monelli più figli alle pietre. / Mamma, scacciali codesti morti / se senti la mia pena nei lamenti / dei cani che non ti danno mai pace. / E non andare a chiudermi la porta / per quanti affanni che ti ho dato / e nemmeno non ti alzare / per coprirmi di cenere la brace. / Sto in viuzze del paese a valle / dove ha sempre battuto il cuore / del mandolino nella notte. / E sto bevendo con gli zappatori, / non m'han messo il tabacco nel bicchiere, / come per lo scherzo ai traditori; / abbiamo insieme cantato / le nenie afflitte del tempo passato / col tamburello e la zampogna.

Fidanzati

Anche il caso è così avaro / di nuove combinazioni, / l'innesto ha vita effimera. / Tu che mi hai fatto! / Pensavo a te come a un numero esatto / alla sferza dei miei languori, / ma dal tempo che il mio amore / ti schiuse dalla tua torre di avorio / non sei più rimasta quella, / declami le mie stesse querimonie / e affidi alla tua testa i tuoi capelli / sul mio petto gracile, al mio cuore / malato. Tu che mi hai fatto! / Io non mi accorgo più di te / non sento quello che dici, / sperar salvezza è vano / a noi due poveri infelici / che ci siam presi per mano.

Ora che ti ho perduta

Ora che ti ho perduta, come una pietra preziosa / so che non ti ho mai avuta, né spina né rosa: / non stavi al fondo della cassa che sarebbe bastato / alzare panni e coperte per rivederti a posto / con pena e occhi incerti nella massa delle cose. / Ti portavo addosso con carte e matite e monete / e sapevo di perderti ma non come pietra preziosa, / credevo che tant'acqua poteva levarmi la sete. / Ora, che voglio fare?, guardare dove non c'eri / dove non sei dove non sarai coi tuoi occhi neri.

Per una donna straniera che se ne va

Più che una donna / d'una donna che se ne va / nemmeno questa pioggia triste, / nemmeno il rantolo che non si sente / del pastore solitario nei lentischi, / e non i fischi del vento / nella brughiera, da dove ci parlano / le nostre anime stracciate. / Più vorticoso è il mio malanno / della foglia sbattuta d'autunno.
Se tu non m'avessi neanche guardato, / alta come sei passandomi vicina, |oggi non soffrirei le fitte al cuore. |Se tu fossi oltre passata nella folla, |oh il cane vagabondo |non baciava la sua piaga con la lingua. / Se tu non ti fossi arresa così presto / presa dal gioco dell'ombra / – e tu guardavi forse cadere / le stelle nelle tue terre lontane – / oh il pastore non avrebbe / suonato così a lungo. / Perché si chiudono tra noi i cancelli / Volano ciechi ancora i pipistrelli.

Serenata al paese

Ma le case sono, hai voglia!, e la scale / ancora zeppe di gente e di lumi, / e sempre al paese fanno / Natale, Capodanno e Carnevale. / Ed io, che pure me ne sono andato / penso a loro e sono nominato: / amici e compagni, vicini e lontani, / cancelli e amore avevo salutato, / di tutti quanti voi m'ero scordato. / Ma il paese continua la sua storia / "sotto il cielo stellato a foglia a foglia" / per chi parte se vuol ritornare.

Sempre nuova è l'alba

Non gridatemi più dentro / non soffiatemi in cuore / i vostri fiati caldi, contadini / Beviamoci insieme una tazza colma di vino! / Che all'ilare tempo della sera / s'acquieti il nostro vento disperato. / Spuntano ai pali ancora / le teste dei briganti, e la caverna / l'oasi verde della triste speranza / lindo conserva un guanciale di pietra... / Ma nei sentieri non si torna indietro. / Altre ali fuggiranno / dalle paglie della cova, / perché lungo il perire dei tempi / l'alba è nuova, è nuova.

Io e gli altri

questo è l'amore e l'odio / aspettare la condanna di vivere insieme / eternamente con chi dà fastidio / o volere la condanna con chi dà pace. / Ma quando nessuno può salvarti / è venuta l'ora dell'amore e della morte.

Reseda

Avevi tutti gli odori dei giardini / seppelliti nei fossi attorno le case; / tu sei, réseda selvaggia, che mi nutri / l'amore che cerco, che mi fai sperare. / E come l'onda non la puoi fermare, / non puoi chiudere la bocca ai germogli, / non serrare le persiane a questo sole, / io ti guardo e mi bevo il tuo sorriso, / amica del caso, scoperta del cuore / che deve colmare la sua sera.

Lucania

M'accompagna lo zirlìo dei grilli / e il suono del campano al collo / d'un'inquieta capretta. / Il vento mi fascia / di sottilissimi nastri d'argento / e là, nell'ombra delle nubi sperduto, / giace in frantumi un paesetto lucano. / (1940)
Lucania, Saluto, in Tutte le opere, Mondadori, Milano, 2019, p. 27. ISBN 9788852095498

U vrazzale

Chesta ià a fatia ri Nicola Pallotta / u matine ri notte / u iurne a trotto / a sera a notte / u paamente a cazzotte.
U vrazzale, da Poesie dialettali, in Tutte le opere, p. 290.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026