Le frasi di «Walden ovvero Vita nei boschi» raccolte in ordine di apparizione nel testo, dall'incipit alle citazioni più note. Per trama, edizioni e curiosità vedi la scheda del libro.
Capitolo I. Economia
L'opinione pubblica è un tiranno assai debole, paragonata alla nostra opinione personale. Ciò che determina o piuttosto indica il fato di un uomo è l'opinione che egli ha di se stesso. (1988, p. 64)
Ogni generazione ride delle mode vecchie, ma segue religiosamente quelle nuove. (1988, p. 84)
Non c'è odore più cattivo di quello emanato dalla bontà corrotta: è l'umana e divina carogna che lo produce. Se sapessi con sicurezza che un uomo sta venendo da me per farmi del bene, correrei a mettermi in salvo [...]. (1988, p. 135)
A lungo andare gli uomini colpiscono soltanto ciò cui mirano. Pertanto, sebbene in principio falliscano il segno, meglio sarebbe che mirassero a qualcosa di più alto. (1988, p. 85)
Le qualità migliori della natura umana, come i fiori in boccio, si possono conservare solo avendone la massima cura. Eppure noi non trattiamo né noi stessi né gli altri con tanta tenerezza. (1995, p. 20)
È duro avere un sorvegliante sudista; ancora più duro averne uno nordista; peggio di tutto, però, è essere negrieri di se stessi. (1995, p. 21)
Pensate a quelle signore che si preparano all'ultimo giorno della loro vita tessendo cuscini da toilette per tema di tradire un interesse troppo vivo nel loro destino: quasi si potesse uccidere il tempo senza ferire l'eternità.
La maggioranza degli uomini vive in quieta disperazione. Ciò che si chiama rassegnazione è disperazione rafforzata. (1995, pp. 21-22)
Un contadino mi dice: «Non si può vivere solo a dieta vegetale, poiché essa non fornisce le sostanze per formare le ossa». [...] e mentre parla, cammina dietro ai suoi buoi, che, con le ossa fatte di sostanze vegetali, si trascinano appresso lui e il suo pesante aratro, per quanti ostacoli abbiano davanti. (1995, p. 23)
Essere filosofi non significa soltanto avere pensieri acuti, o fondare una scuola, ma amare la saggezza tanto da vivere secondo i suoi dettami: cioè condurre una vita semplice, indipendente, magnanima e fiduciosa. Significa risolvere i problemi della vita non solo teoricamente ma praticamente. (1995, p. 28)
In ogni stagione, e a qualunque ora del giorno e della notte, è sempre stata mia cura migliorare quanto più potessi l'attimo in cui mi trovavo a vivere, e fermarlo per vivere nel punto d'incontro di due eternità, il passato e il futuro, vale a dire nel presente; e attenermi fedelmente a esso. (1995, pp. 29-30)
Dico: guardatevi da tutte le imprese che richiedono abiti nuovi, invece che nuovi «indossatori». Se non c'è l'uomo nuovo, come si potranno fare abiti che gli si adattino? Se dovete intraprendere qualche cosa di nuovo, fatelo nei vostri abiti vecchi. (1995, p. 35)
Tutti gli uomini hanno bisogno non di qualcosa con cui fare, ma di qualcosa da fare, o piuttosto di qualcosa per essere. (1995, p. 36)
Ogni vestito è pietoso e grottesco, quando non è indosso all'uomo. (1995, p. 38)
Mi viene da pensare che non sono tanto gli uomini i guardiani delle greggi, ma le greggi guardiani degli uomini, perché quelle sono molto più libere di questi. (1995, p. 63)
In breve io sono convinto, sia per fede che per esperienza, che mantenersi su questa terra non sia una cosa ardua ma un passatempo, se si vive con saggezza e semplicità: ché gli scopi della nazione più semplice sono sempre gli svaghi di quelle più superficiali. (1995, p. 76)
I nostri costumi sono stati corrotti a furia di comunicare con i santi. I nostri libri dei Salmi risuonano di armoniose maledizioni contro Dio, e Lo sopportano sempre. (1995, p. 82)
Di quanti triangoli meravigliosi sono vertici le stelle! Quanti esseri lontani e differenti, nelle dimore dell'universo, stanno contemplando la stessa stella nello stesso momento!
Quello che determina, o meglio che indica, il destino di un uomo è ciò che egli pensa di se stesso. (Liberamente, 2020, p. 8)
Ecco quindi cos'è la vita: un esperimento in cui, per la gran parte, io non mi sono ancora lanciato [...]. (Liberamente, 2020, p. 10)
Siamo costretti a vivere e a rispettare la nostra esistenza con tale impegno e sincerità che ci neghiamo la possibilità di un cambiamento. (Liberamente, 2020, p. 12)
È vero che non ho mai aiutato il sole a sorgere, ma era comunque importante essere presente quando lo faceva. (Liberamente, 2020, p. 18)
Conosciamo pochi uomini ma una quantità enorme di giacche e pantaloni. Vesti uno spaventapasseri col tuo abito migliore e restagli accanto nudo: chiunque, passando, saluterebbe per primo lo spaventapasseri. (Liberamente, 2020, p. 23)
Avevo sulla scrivania tre fermacarte di pietra, ma fui terrificato dallo scoprire che bisognava spolverarli ogni giorno, mentre tutto quello che c'è nella mia mente può restare com'è, coperto di polvere. [...] Preferirei piuttosto sedermi all'aria aperta, dato che, tranne lì dove l'uomo ha scavato il terreno, la polvere non si posa sull'erba. (Liberamente, 2020, pp. 37-38)
Forse, se gli uomini costruissero le proprie dimore con le loro mani e si procacciassero di che vivere con semplicità e onestà, le loro facoltà poetiche sarebbero sviluppate universalmente, così come gli uccelli di tutto il mondo cantano mentre occupati nel loro lavoro. Ma, ahimè, noi facciamo come gli storni e i cuculi, che depongono le uova nei nidi costruiti da altri e non rallegrano i viaggiatori con il loro canto stonato. (Liberamente, 2020, p. 47)
[...] costoro non dovrebbero giocare a vivere, o studiare come si vive mentre la società li mantiene per questo passatempo dispendioso, ma vivere davvero dall'inizio alla fine. Quale modo migliore esiste, per i giovani, di imparare a vivere se non cominciare a farlo da subito? (Liberamente, 2020, p. 52)
Io di un uomo voglio il fiore e i frutti; voglio che mi arrivi la sua fragranza e che un po' della sua maturità arricchisca il nostro rapporto. La sua bontà non deve essere un atto parziale e transitorio, ma un qualcosa in più che sia costante, che non gli costi nulla e che sia inconscio. (Liberamente, 2020, p. 78)
Qualora volessimo quindi risollevare il genere umano tramite metodi naturali, botanici, magnetici o appartenenti agli indiani, dovremmo prima renderci semplici e puri come la Natura, dissipare le nubi che ci coprono gli occhi e riempire i nostri pori di vita. Non ponetevi come custodi dei poveri, ma cercate di diventare uno degli uomini più degni al mondo. (Liberamente, 2020, p. 79)
È difficile cominciare qualcosa senza prendere nulla a prestito, ma forse questa è la soluzione più generosa per permettere al prossimo di interessarsi alle nostre imprese. (Rizzoli, 2020)
Gli uomini ora sono diventati strumenti dei loro strumenti. (Rizzoli, 2020)
Il costo di una cosa è l'insieme di quello che chiamerò vita che, subito o a lungo andare, bisogna dare in cambio per ottenere la cosa stessa. (Rizzoli, 2020)
La vita che gli uomini lodano e considerano coronata di successo è solo una maniera di vita. Perché mai si dovrebbe esagerare un qualsiasi modo di vita a danno di altri? (Rizzoli, 2020)
Mobili! grazie a Dio posso sedere e star ritto senza aver bisogno di un magazzino di mobili. Chi, se non un filosofo, non si vergognerebbe di vedere i suoi mobili caricati su un carro e attraversare il paese, esposti alla luce del sole e agli occhi degli uomini, povero rendiconto di scatole vuote? Questi sono i mobili Spaulding. Ispezionando un carico del genere non ho mai potuto dire se appartenesse a un povero o a uno dei cosiddetti ricchi; il proprietario mi è sempre sembrato miserabile. Infatti, di queste cose, tante più se ne ha e tanto più si è poveri. Ogni carico sembra contenga il contenuto di dodici capanne: e se una capanna è povera, questo è dodici volte più povero. Vorrei sapere perché si traslochi sempre, se non per disfarci dei nostri mobili, le nostre exuviae; e per andare, alla fine, da questo mondo a un altro ammobiliato da poco, e lasciare le nostre cose a essere bruciate. È come se tutte queste trappole fossero legate alla cintola dell'uomo e se egli non potesse percorrere l'accidentato terreno dove i nostri articoli sono gettati, senza trascinarsele addosso – tirarsi appresso la propria trappola. (Rizzoli, 2020)
Non mi dilungherei tanto su me stesso se vi fosse qualcun altro che conoscessi altrettanto bene. (Rizzoli, 2020)
Soprattutto chi viaggia solo può partire anche subito; ma chi viaggia con un altro deve aspettare che il suo compagno sia pronto, e allora potrebbe anche passare molto tempo prima che si mettano in viaggio insieme. (Rizzoli, 2020)
Capitolo II. Dove vivevo e perché
La mattina ci riporta alle epoche eroiche. (1988)
[...] un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno. (1988, p. 143)
Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici [...]. (1988, pp. 152 sg.)
Colonizziamo noi stessi, lavoriamo e muoviamoci con i piedi ben giù, nel fango e nella mota delle opinioni, dei pregiudizi, delle tradizioni, degli inganni e delle apparenze [...] finché non arriveremo a un fondo solido e alla viva roccia, che potremo chiamare realtà, e di cui potremo dire: «Questo esiste senza possibilità di errore» e poi, avendo un point d'appui, sotto l'inondazione, il gelo e il fuoco, cominciamo a preparare un luogo dove si possa piantare con sicurezza un muro, o uno Stato, o un palo da lampione, o magari un idrometro [...] affinché i secoli futuri possano sapere come, a poco a poco, un'inondazione di falsità e apparenze si fosse formata nei secoli trascorsi. [...] Morte o vita che sia, desideriamo soltanto la realtà. (1988, p. 160)
Dobbiamo imparare a risvegliarci e a mantenerci desti, non con aiuti meccanici ma con una infinita speranza nell'alba, che non ci abbandona neppure nel sonno più profondo. Non conosco nulla di più incoraggiante dell'incontestabile capacità dell'uomo di elevare la sua vita con uno sforzo cosciente. È bello sapere dipingere un certo quadro, o scolpire una statua e così rendere belli alcuni oggetti; ma è molto più degno di gloria scolpire e dipingere l'atmosfera stessa e il mezzo con il quale guardiamo, cosa che possiamo fare moralmente. L'arte più degna è influire sulle qualità del giorno. (1995, p. 93)
Semplicità, semplicità semplicità! Dico, che i vostri affari siano due o tre e non cento o mille; invece d'un milione contate mezza dozzina, e tenete i vostri conti sull'unghia del pollice! (1995, p. 94)
Come la Confederazione Tedesca, la nostra vita è composta da staterelli, con i confini sempre fluttuanti, cosicché neppure un tedesco potrebbe dirvi in qualunque momento quali essi siano. (1995, p. 94)
Il tempo non è che il ruscello dove io vado a pesca. (1995, p. 100)
Capitolo III. La lettura
Per quanti uomini la lettura d'un libro è stata l'inizio d'una nuova era nella loro vita! (1988, p. 171)
Le opere dei grandi poeti non sono ancora mai state lette dall'umanità poiché solo i grandi poeti possono leggerle. Sono state lette solo come la moltitudine legge le stelle, al massimo astrologicamente, mai astronomicamente. (1995, p. 105)
Capitolo V. Solitudine
Per la maggior parte, noi siamo più soli quando usciamo tra gli uomini che quando restiamo in camera nostra. Un uomo che pensi o lavori è sempre solo – lasciatelo stare dove vuole. La solitudine non è misurata dalle miglia di distanza che si frappongono fra un uomo e il suo prossimo. (1988, p. 201)
Io non ho molta compagnia nella mia casa, soprattutto al mattino, quando non viene nessuno. (Rizzoli, 2020)
Non trovai mai un compagno che fosse tanto buon compagno come la solitudine. (Rizzoli, 2020)
Capitolo VI. Visitatori
La sua persona suggeriva che anche nei gradi più bassi della vita potrebbero esservi uomini di genio, per quanto umili, illetterati e senza prospettive di migliorare questo loro stato essi siano; hanno sempre le loro idee originali, oppure non fingono di averle, e sono senza fondo come si credeva fosse il lago di Walden, sebbene possono essere oscuri e fangosi. (1988, p. 217)
[...] se l'uomo è vivo, c'è sempre il pericolo che egli possa morire, sebbene si debba ammettere che il pericolo è minore in proporzione a quanto egli è più morto che vivo, tanto per cominciare. (1988, p. 220)
Capitolo IX. I laghi
I contadini attraggono la mia attenzione e il mio rispetto in proporzione alla loro povertà – poveri contadini. (Rizzoli, 2020)
Non ho alcun rispetto né per le fatiche né per il podere (dove tutto ha il suo prezzo) di colui che porterebbe al mercato persino il paesaggio e il suo Dio, se potesse ricavarne qualche cosa; che va al mercato per il suo dio, il guadagno, e sul cui podere non c'è nulla che cresca liberamente; i cui campi non danno messe, i cui prati non danno fiore, i cui alberi non producono frutta ma dollari; colui che non ama la bellezza dei suoi frutti i quali, per lui, sono maturi soltanto quando trasformati in danaro. (Rizzoli, 2020)
Un lago è il tratto più bello ed espressivo del paesaggio. È l'occhio della terra, a guardare nel quale l'osservatore misura la profondità della propria natura. Gli alberi fluviali, presso la riva, sono le sottili ciglia che lo orlano, e le scogliere boschive all'intorno sono le sue sopracciglia incombenti. (Rizzoli, 2020)
Capitolo X. Baker Farm
Gli uomini sono quello che sono per mancanza d'iniziativa e di fede, perché comprano e vendono e consumano la loro vita come servi della gleba. (Rizzoli, 2020)
Nelle sue memorie, Benvenuto Cellini ci dice che, dopo un terribile sogno o una visione avuti durante la sua reclusione a Castel Sant'Angelo, un alone di luce compariva mattina e sera sopra l'ombra della sua testa, che si trovasse in Italia o in Francia, ed era particolarmente visibile quando l'erba era bagnata di rugiada. [...] Sebbene sia una costante, non ci si fa normalmente caso e, per quanto riguarda l'esaltabile immaginazione di Cellini, sarebbe una base sufficiente per dare adito a superstizioni. Inoltre, lui ci comunica che lo mostrava a pochissime persone. Ma non sono davvero distinti dagli altri coloro che sono consapevoli di un tale privilegio? (Liberamente, 2020, p. 204)
Capitolo XI. Leggi più alte
In me stesso trovavo, e trovo, un istinto verso una vita più alta, o, come si dice, spirituale (come succede a molti uomini), e per un altro verso una vita selvaggia, primitiva ed esuberante: io le accettavo reverentemente ambedue. (1988, p. 280)
Quanto alla caccia, negli ultimi anni che mi portai appresso il fucile, la mia scusa era che stavo studiando ornitologia, e che cercavo solo uccelli nuovi e rari. Ma confesso che ora sono incline a pensare che vi sia un modo più raffinato di studiare ornitologia. Esso richiede un'osservazione ancora più attenta alle abitudini degli uccelli, cosicché, non fosse che per quella sola ragione, ho voluto rinunciare al fucile. (1995, p. 199)
Nessun essere umano, superata la spensierata età della fanciullezza, vorrà uccidere per semplice piacere una qualsiasi creatura che vive nella sua stessa maniera. La lepre, nella sua agonia, grida come un fanciullo. (1995, p. 200)
In certi paesi, è piuttosto comune vedere un prete che va a caccia. Costui potrebbe essere un buon cane da pastore, forse, ma è molto lontano dall'essere un Buon Pastore. (1995, p. 200)
[...] mi sono scoperto incapace di pescare senza diminuire un po' nella stima che ho di me stesso. [...] Inoltre, c'è qualche cosa di essenzialmente poco pulito, in questo cibo e in tutta la carne, e cominciai a vedere dove inizia il lavoro di casa e dove invece il tentativo – che costa così tanto – di avere un'apparenza pulita e rispettabile ogni giorno, e di mantenere la casa sempre accogliente e libera da cattivi odori e cattive viste. (1995, p. 201)
Nel mio caso, l'obbiezione pratica al cibo animale era la sua sporcizia; e inoltre, quando avevo preso, pulito, cucinato e mangiato il mio pesce, esso pareva non avermi essenzialmente nutrito. Era insignificante e non necessario, e costava più di quello a cui serviva. Un po' di pane o un po' di patate sarebbero serviti allo stesso scopo, con meno seccatura e minore sporcizia. (1995, p. 202)
Credo che ogni uomo che sia sempre stato sincero nel conservare nelle migliori condizioni le proprie più alte e poetiche facoltà, sia stato particolarmente incline ad astenersi da cibo animale e da molto cibo di qualsiasi genere. (1995, p. 202)
Può essere vano chiedere perché l'immaginazione non possa essere riconciliata alla carne e al grasso. A me basta che sia così. Non è un rimprovero il fatto che l'uomo sia un animale carnivoro? È vero, egli può vivere, e vive in effetti, per lo più depredando gli altri animali; ma questo è un miserabile modo di vita – come può ben convincersi chi vada a mettere trappole ai conigli o a sgozzare gli agnelli – e sarà considerato benefattore della sua razza colui che insegnerà all'uomo di limitarsi a un cibo più innocente e più sacro. Qualunque possa essere la mia consuetudine, non ho dubbio che appartenga al destino della razza umana, nel suo graduale miglioramento, smettere di mangiare animali; allo stesso modo che le tribù selvagge hanno smesso di mangiarsi l'una l'altra quando vennero in contatto con le più civili. (1995, p. 203)
La bontà è il solo investimento che mai fallisce. (1995, p. 205)
La castità è la fioritura dell'uomo; e ciò che si chiama Genio, Eroismo, Santità e simili, sono solo i vari frutti che vengono come conseguenza di essa. L'uomo fluisce subito a Dio quando il canale della purezza è aperto. Alternativamente, la nostra purezza c'ispira e la nostra impurità ci abbatte. Benedetto colui che è certo che l'animale che sta nel suo cuore sta morendo giorno per giorno, e che l'essere divino è in lui affermato. (1995, p. 206)
Se volete essere casti, dovete essere temperati. (1995, p. 207)
Dallo sforzo vengono purezza e saggezza, l'ignoranza e la sensualità provengono dall'accidia. (1995, p. 207)
Siamo tutti scultori e pittori, e il nostro materiale è la nostra stessa carne, il nostro sangue, le nostre ossa. (1995, p. 208)
Il vero raccolto della mia vita quotidiana è qualcosa di altrettanto intangibile e indescrivibile dei colori del mattino e della sera. È un po' di polvere di stelle afferrata – un segmento di arcobaleno che abbiamo preso con mano. (Rizzoli, 2020)
Capitolo XII. Vicini selvaggi
Una volta fui meravigliato di vedere una gatta passare lungo la riva sassosa dello stagno, poiché è piuttosto raro che esse si spingano tanto lontano da casa. La sorpresa fu reciproca. Tuttavia, anche la gatta più domestica, che abbia trascorso i suoi giorni sdraiata su un tappeto, appare completamente a suo agio nei boschi, e con quel suo avanzare furtivo e sornione, dimostra di essere più nativa di quel luogo che noi, i suoi comuni abitatori. (1995, p. 217)
Capitolo XVI. Il lago d'inverno
Il cielo è sotto i nostri piedi altrettanto che sopra la nostra testa. (Rizzoli, 2020)
Capitolo XVIII. Conclusione
In generale, noi non siamo dove siamo, ma in una falsa posizione. Per un'infermità della nostra natura, noi immaginiamo una situazione e ci poniamo in essa; così ci troviamo in due situazioni diverse, contemporaneamente. L'uscirne è due volte difficile. (1988, pp. 403 sg.)
La ricchezza superflua può comperare solo cose superflue, ma per comprare ciò che è necessario all'anima non occorre danaro. (1988, p. 405)
Datemi la verità, invece che amore, danaro o fama. Sedetti a una tavola imbandita di cibo ricco, vino abbondante e servi ossequiosi, ma alla quale mancavano la sincerità e la verità; partii affamato da quel desco inospitale. L'ospitalità era fredda come i gelati. (1988, p. 407)
L'oca selvatica è più cosmopolita di noi: essa fa colazione in Canada, pranza nell'Ohio, e si liscia le penne per la notte in un bayou del Sud. Anche il bisonte si tiene a pari con le stagioni, in qualche modo; infatti, pascola nel Colorado solo finché un'erba più verde e più dolce non l'attende presso lo Yellowstone. Tuttavia noi crediamo che, abbattute le siepi e alzati mucchi di pietre attorno alle nostre terre, si sia posto il limite della nostra vita e deciso il nostro destino. (1995, p. 291)
La superficie della terra è morbida, atta a ricevere l'impronta dei piedi umani; così sono i sentieri che la mente percorre. Come devono essere logore e polverose le strade maestre del mondo, e quanto profondi i solchi della tradizione e della conformità. (1995, p. 294)
Molti si credono troppo superiori per farsi mantenere dalla città, ma più spesso succede che non siano tanto superiori da non mantenersi con mezzi disonesti, cosa che dovrebbe essere assai più disonorevole. (1995, p. 298)
Le cose non cambiano, siamo noi che cambiamo. (Rizzoli, 2020)
Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni magari è perché ode un tamburo diverso; lasciatelo marciare al suono della musica che sente, non importa né quanto lontana essa sia, né quale ne sia la cadenza. (Rizzoli, 2020)
Se uno avanza fiducioso nella direzione dei suoi sogni e cerca di vivere la vita che s'è immaginato, incontrerà un inatteso successo nelle ore comuni. (Rizzoli, 2020)
Citazioni su Walden ovvero Vita nei boschi
Come manuale del vivere nella natura, Walden ha indubbiamente radici nella cultura settecentesca; la sua totale novità consiste nel ruolo del personaggio, la cui solitudine non è fatalità né fuga o idillio, ma esperimento. Robinson Crusoe ricostruisce intorno a sé un microcosmo regolato dalle stesse dure leggi difensive della società di cui è il prodotto; la sua capanna è un "castello", esclude la vita esterna; Thoreau non si pone in antagonismo con la natura, ma partecipa dei suoi processi, delle sue invenzioni, ne fa la base del proprio linguaggio; né la identifica con una antisocietà, bensì la esplora fisicamente con l'intenzione di scoprire in essa "leggi più alte", fondamenti di una civiltà dell'essenziale da contrapporre alla civiltà dell'apparente. Oggetto della sua ricerca è la "realtà", quel "fondo solido" o "viva roccia" la cui esistenza sia "incontestabile"; suo strumento è l'intelletto, «organo di escavazione come per alcune creature il muso e le zampe». Nella definizione di questo spazio fisico d'indagine, idillio e protesta s'identificano: le ragioni economiche del primo capitolo di Walden e le ragioni morali e poetiche del secondo chiariscono il carattere rivoluzionario dell'esperimento: l'immaginazione è messa al servizio di una volontà che è insieme metafisica e politica. (Marisa Bulgheroni)
«Distruggere tutto ciò che non fosse vita». La proposta qui adombrata da Thoreau si configura come una forma di azzeramento anarchico dei valori, operato attraverso un deciso rifiuto degli artifici, delle imposizioni e degli illusori vantaggi offerti dalla cultura dominante [...] per sfuggire al frastuono della nascente ascesa tecnologico-consumistica. (Bruno Segre)
Leggete le pagine ammirevoli di Walden. È come se uno le leggesse in sé stesso tanto emergono dal fondo della nostra esperienza intima... (Marcel Proust)
«Semplifica». È la proposta di una liberazione della mente, destinata ad avvenire mediante il ritorno a un'esperienza genuina, il cui risultato può avere una portata rivoluzionaria. Può infatti trasformare il nostro modo di affrontare la vita. Con una ragione più libera e più lucida, può aiutarci a riconoscere l'irrazionalità dei nostri impegni quotidiani, dei nostri interessi, dei nostri falsi bisogni, delle leggi che governano la società. (Bruno Segre)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026