Frasi
Frasi di Henry David Thoreau
204 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 204 frasi di Henry David Thoreau: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Henry David Thoreau (filosofo, scrittore e poeta statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Henry David Thoreau
Con il suo vigore e con il grande respiro dei suoi versi, mi mette in uno stato mentale di libertà, pronto a vedere meraviglie; mi porta per così dire, in cima a una collina o al centro di una piana; mi scuote e poi mi getta addosso migliaia di mattoni.
Il soldato che si rifiuta di servire in una guerra ingiusta è applaudito da coloro che non si rifiutano di appoggiare il governo ingiusto che conduce quella stessa guerra. (da On the duty of civil disobedience, 1849)
La massa degli uomini serve lo Stato in questo modo, non come uomini soprattutto, bensì come macchine, con i propri corpi. Essi formano l'esercito permanente, e la milizia, i secondini, i poliziotti, i posse comitatus, ecc. Nella maggior parte dei casi non v'è alcun libero esercizio della facoltà di giudizio o del senso morale; invece si mettono allo stesso livello del legno e della terra e delle pietre, e forse si possono fabbricare uomini di legno che serviranno altrettanto bene allo scopo. Uomini del genere non incutono maggior rispetto che se fossero di paglia o di sterco. Hanno lo stesso tipo di valore dei cavalli e dei cani. Tuttavia persino esseri simili sono comunemente stimati dei buoni cittadini. Altri, come la maggior parte dei legislatori, dei politici, degli avvocati, dei mi... nistri del culto, e dei funzionari statali, servono lo Stato principalmente con le proprie teste; e, dato che raramente fanno delle distinzioni morali, sono pronti a servire nello stesso tempo il diavolo, pur senza volerlo, e Dio. (da Disobbedienza civile)
La prigione è l'unico posto che si convenga a un cittadino onesto in uno stato in cui è legalizzata e tutelata la schiavitù.
Miratelo, un marine: mera ombra e rimembranza d'un essere umano, uomo tumulato vivo e all'impiedi, sepolto sotto le armi, con accompagnamento di marce funebri... (da Disobbedienza civile; citato in Gustav Hasford, Nato per uccidere, traduzione di Pier Francesco Paolini, Bompiani, 1989)
Quegli estratti dai Veda che ho letto ricadono su di me come la luce di una più alta e pura illuminazione, a descrivere un percorso più elevato attraverso strati più puri. Si erge su di me come la luna piena dopo che le stelle sono scomparse, giungendo da strati lontani nel cielo.
Tutto quel che si racconta del mare fa risuonare un'eco di favola nelle orecchie di un terricolo, e tutti i prodotti del mare hanno una certa qualità favolosa, come se appartenessero a un altro pianeta, dalle alghe alle storie che raccontano i marinai o i pescatori. In questo elemento, il regno animale e quello vegetale s'incontrano e si mischiano in maniera bizzarra.
Un uomo saggio non lascia il giusto alla mercé del caso né desidera che esso si affermi attraverso il potere della maggioranza. (da Disobbedienza civile)
Frasi da «Disobbedienza civile»
[...] i governi ci mostrano come sia facile ingannare gli uomini, o che essi stessi si autoingannino, per il proprio vantaggio. (2018, p. 10)
«Il migliore dei governi è quello che non governa affatto», e quando gli uomini saranno pronti, sarà questo il tipo di governo che avranno. (1992, p. 11)
La legge non ha mai reso gli uomini più giusti, neppure di poco; anzi, a causa del rispetto della legge, perfino le persone oneste sono quotidianamente trasformate in agenti dell'ingiustizia. (2018, p. 11)
Che ogni uomo renda noto quale tipo di governo farebbe nascere in lui il rispetto: sarà il primo passo per riuscire ad averlo. (1992, p. 13)
Come deve comportarsi un uomo, oggi, nei confronti di questo governo americano? La mia risposta è che non può esservi legato senza che ciò gli rechi disonore. Non è possibile, neppure per un momento, riconoscere come mio un governo che sia anche una organizzazione politica schiavista. (2018, p. 13)
Perfino votare per il giusto è non fare niente per esso. È solo un modo di manifestare debolmente agli uomini il nostro desiderio che il giusto prevalga. Un uomo saggio non lascerà il giusto alla mercé del caso, né desidererà che esso prevalga attraverso il potere della maggioranza. C'è ben poca virtù nell'azione delle masse. (2018, pp. 16-17)
Quando un sesto della popolazione di una nazione che si è impegnata ad essere il rifugio della libertà è formato da schiavi, ed un intero paese è invaso e sottomesso ingiustamente da un esercito straniero, ed è soggetto alla legge marziale, penso che non sia troppo presto per gli uomini onesti per ribellarsi e fare una rivoluzione. Ciò che rende questo compito ancora più urgente è il fatto che il paese assoggettato non è il nostro, ma nostro è l'esercito invasore. (1992, p. 17)
Naturalmente, non è che l'uomo abbia il dovere di dedicarsi all'estirpazione del male, anche del più smisurato; giustamente, può avere altre faccende di cui occuparsi; ma è suo dovere, perlomeno, tenersene fuori, e, se il suo pensiero ne è lontano, non deve aiutare il male di fatto. Se mi dedico ad altri scopi e progetti, per prima cosa devo almeno verificare che non li sto perseguendo stando seduto sulle spalle di un altro uomo. Prima di tutto devo scendere da lì, di modo che anche lui possa perseguire i suoi obiettivi. (1992, p. 22)
Una minoranza è priva di potere quando si conforma alla maggioranza; non è neppure una minoranza, in quel caso; ma è irresistibile quando è di intralcio con tutto il suo peso. (2018, p. 24)
Come può un uomo accontentarsi di prendere semplicemente in considerazione una opinione, e compiacersi di ciò? Di che cosa si compiace se la sua opinione è che viene danneggiato? Se il vostro prossimo vi truffa anche per un solo dollaro, non vi accontentate di constatare che siete stati truffati, o di dire che siete stati truffati, e neppure di chiedergli quanto vi spetta, ma fate subito passi concreti per ottenere l'intera somma, e cercate di non lasciarvi mai più imbrogliare.
L'azione in base a un principio, la percezione e l'attuazione del giusto, trasforma le cose e i rapporti; essa è essenzialmente rivoluzionaria, e non si concilia interamente con niente che già esisteva. Non solo divide Stati e Chiese, divide anche le famiglie: sì, divide lindividuo, separando il diabolico che è in lui dal divino.
Le leggi ingiuste esistono: dobbiamo essere contenti di obbedirvi, o dobbiamo tentare di emendarle, obbedendovi fino a quando non siamo riusciti nel nostro intento, oppure ancora dobbiamo trasgredirle da subito? Generalmente gli uomini con un governo come questo, pensano di dovere aspettare fino a quando avranno persuaso la maggioranza a modificare tali leggi. Ritengono che se opponessero resistenza, il rimedio sarebbe peggiore del male. Ma è colpa del governo stesso, se il rimedio è peggiore del male. È lui a renderlo peggiore. (1992, pp. 24-25)
Dovete affittare od occupare un posto da qualche parte, far crescere soltanto un piccolo raccolto, e mangiarlo subito. Dovete vivere la vostra vita interiore, contare su voi stessi, rimboccandovi sempre le maniche, pronti a ricominciare, senza occuparvi di troppe faccende. (2018, p. 26)
Ho rapporti con il governo americano, o con il suo rappresentante, il governo di questo stato, in modo diretto, e faccia a faccia, una volta all'anno – non di più –, nella persona dell'esattore delle tasse; questo è l'unico modo in cui un uomo nelle mie condizioni vi ha a che fare per forza. E allora lo Stato dice chiaramente: «Riconoscimi». E nell'attuale stato delle cose, il modo più semplice, più efficace, e assolutamente necessario di trattare con esso su questo punto critico, esprimendo la vostra scarsa convinzione e il vostro poco amore nei suoi confronti, è dire di no in quel momento. (1992, p. 27)
Vi posso assicurare che, se mille, se cento, se dieci uomini, dei quali potrei fare i nomi – se dieci uomini onesti soltanto – sì, se un solo uomo ONESTO, in questo caso del Massachusetts, cessando di tenere degli schiavi, si ritirasse seriamente da questa associazione, e fosse per questo rinchiuso nella prigione della contea, ciò significherebbe l'abolizione dello schiavismo in America. Perché non conta quanto esiguo l'inizio possa sembrare: quello che è ben fatto una volta è fatto per sempre. Ma preferiamo stare lì a parlarne: la definiamo la nostra missione. La riforma ha un gran numero di giornali al proprio servizio, ma non un solo uomo. (1992, p. 28)
Non sono nato per essere costretto. Voglio respirare liberamente. (2018, p. 29)
Se una pianta non può vivere secondo la propria natura, muore, e allo stesso modo un uomo. (2018, p. 29)
Sotto un governo che imprigiona chiunque ingiustamente, il vero posto per un uomo giusto è la prigione. (1992, p. 29)
Se l'esattore delle tasse, o qualunque altro pubblico ufficiale, mi chiede, come qualcuno ha fatto, «ma cosa devo fare?», la mia risposta è: «Se vuoi veramente fare qualcosa, dai le dimissioni». Quando il cittadino si rifiuta di obbedire, e l'ufficiale dà le dimissioni dal suo incarico, allora la rivoluzione è compiuta. (1992, p. 30)
Confucio disse: «Se uno stato è governato secondo i princìpi della ragione, povertà e miseria sono oggetto di vergogna; se uno stato non è governato secondo i princìpi della ragione, ricchezze e onori sono oggetto di vergogna». (1992, p. 32)
Su richiesta dei consiglieri comunali, acconsentii a fare per iscritto una dichiarazione di questo genere: «Sia noto a tutti con questo documento che io, Henry Thoreau, non desidero essere considerato membro di alcuna società alla quale non ho aderito». Consegnai questa dichiarazione al segretario comunale, che la conserva tuttora. [...] Se avessi saputo come identificarle mi sarei dunque ritirato accuratamente da tutte le società per le quali non avevo firmato, ma non sapevo dove trovare l'elenco completo. (1992, pp. 33-34)
Non mi sentii imprigionato neppure per un momento, e i muri mi sembrarono un grande spreco di pietra e di malta. Mi sentivo come se io solo, fra tutti i miei concittadini, avessi pagato la mia tassa. (1992, p. 34)
Capii che lo Stato era stupido, che era insicuro come una donna nubile in mezzo alle sue argenterie, e che non sapeva distinguere gli amici dai nemici; persi tutto il rispetto che mi era rimasto nei suoi confronti, e lo compatii.
Lo Stato dunque non si confronta mai di proposito con il sentimento, intellettuale o morale, di un uomo, ma solo con il suo corpo, con i suoi sensi. Esso non è dotato di intelligenza o di onestà superiori, ma di superiore forza fisica. (1992, p. 35)
Non mi interessa seguire il percorso del mio dollaro, ammesso che sia possibile, fino a che questo non compri un uomo o un moschetto con cui sparare a qualcuno – il dollaro è innocente – ma mi preoccupo di seguire gli effetti della mia obbedienza. (1992, p. 41)
Non sono molti i momenti in cui vivo sotto un governo, persino in questo mondo. Se un uomo è libero nel pensiero, nella fantasia, nell'immaginazione, in modo tale che ciò che non è non gli appare mai per molto tempo come ciò che è, non è detto che governanti o riformatori stolti riescano a ostacolarlo. (1992, p. 44)
Coloro i quali non conoscono fonti più pure di verità, e che non ne hanno risalito il corso, restano fedeli, e saggiamente, alla Bibbia e alla Costituzione, e vi si abbeverano con riverenza e umiltà; ma coloro che la vedono sgocciolare in questo lago o in quella pozza, si mettono ancora una volta all'opera, e continuano il pellegrinaggio verso la sorgente. (1992, p. 47)
Molti sono senza dubbio ben disposti, ma pigri per costituzione e per abitudine, e non riescono a concepire che un uomo sia mosso da motivi più elevati dei loro. Di conseguenza, dichiarano quest'uomo pazzo, poiché sanno che essi non potranno mai agire come lui, fintantoché resteranno se stessi. (2018, p. 54)
Gli errori più grandi e inconsciamente diffusi hanno sempre bisogno del sostegno della virtù più disinteressata. (Einaudi, 2018)
Dicono di «Disobbedienza civile»
Disobbedienza civile (tuttora uno dei primi documenti principali sulla resistenza nonviolenta e una rivelazione sempre attuale del potere e della responsabilità degli individui di opporsi attivamente a politiche governative ingiuste) influenzò profondamente Tolstoj, Gandhi, King e la vita di innumerevoli persone. (Will Tuttle)
I Diari – Citazioni
La Natura non fa rumore. L'urlo della tempesta, il fruscio della foglia, il picchiettio della pioggia non disturbano, v'è in essi un'armonia essenziale ed inesplorata. (Armonia; novembre 1837; p. 8)
Gli basta, normalmente, dare una esatta descrizione delle cose così come esse gli appaiono ed il suo genio si dimostra nella scelta dei fatti che illustra. (Goethe; 8 dicembre 1837; p. 9)
La virtù che apprezziamo è altrettanto nostra che d'altri. Noi discerniamo solo ciò che possediamo. (Incontro; 22 giugno 1839; p. 18)
Sfruttate al massimo i vostri dispiaceri, non smussate mai il vostro dolore, ma anzi carezzatelo e tenetelo caro finché esso verrà ad avere un interesse distinto e integrale. Soffrire profondamente significa vivere di nuovo. Così facendo rimarrete stupiti di ritrovarvi in possesso di tutti i vostri guadagni. (Dispiacere; 13 novembre 1839; p. 22)
Una barca dovrebbe avere vita ed indipendenza proprie. È una sorta di animale anfibio, una creatura di due elementi: pesce per nuotare ed uccello per volare e quindi simile per metà della sua struttura a un pesce rapido e agile, e per l'altra a un uccello aggraziato dall'ala robusta. (11 giugno 1840; pp. 24-25)
[...] la gioia è condizione di vita. (luglio-agosto 1840; p. 27)
Noi ci sforziamo di prolungare i nostri momenti di serenità e di svago – come se proprio quelli fossero vita e non il ristagno della vita stessa. La vita scorre, non ristagna e non può permettersi di ripetere una qualche banalità passata a rischio di perdere una possibile affluenza futura. (12 agosto 1840; p. 28)
Viaggiare e «scoprire» nuove terre, significa pensare nuovi pensieri e formulare nuove fantasie. Negli spazi del pensiero sono le leghe di terra e di mare su cui gli uomini vanno e vengono. Il paesaggio si estende tra di esse bello e sereno. Colui che ha pensieri più originali e profondi è anche colui che ha viaggiato di più. (13 agosto 1840; p. 28)
Ogni bella azione umana è il prodotto dell'entusiasmo [...]. (20 settembre 1840; p. 29)
Soccombere o conformarsi alle vie del mondo è per il genio più raro e il più alto talento, la soluzione più costosa... L'uccello del paradiso a causa delle sue penne variopinte è costretto a volar sempre controvento, altrimenti le lunghe penne, serrandosi contro il suo corpo, potrebbero impedirne i movimenti. (6 ottobre 1840; p. XXX)
Non v'è essere per me, / Che lo stare qui, per essere. / Quando gli altri son lieti io non son lieto / Quando gli altri piangono io non son triste, / Ma che essi si appenino o gioiscano / Io sono in soprannumero. (7 novembre 1840; pp. XVIII-XIX)
Cresciamo in tutta la statura della nostra umiltà – prima di aspirare a divenire più grandi. (31 dicembre 1840; p. 32)
Non dovremmo rattristarci per i peccati degli uomini ma rallegrarci nella nostra innocenza. (31 dicembre 1840; p. 32)
Non siamo ispirati a parlare, ritengo, ma a tacere. (7 gennaio 1841; p. 34)
Quando incontro qualcuno dissimile da me, mi riconosco completamente nella . Io sono, in quanto differisco dagli altri. (19 gennaio 1841; p. 34)
Ogni dimostrazione d'affetto – come una parola, un atto, uno sguardo inavvertito – sembra prematura, quasi non fosse ancora venuto il tempo giusto; come i boccioli costretti a prorompere e ad aprirsi nelle prime giornate calde, prima che il gelo sia scomparso. (31 gennaio 1841; p. 35)
E questa è anch'essa arte di saper vivere; lasciare la nostra vita in di procedere da sola, senza bisogno della nostra costante supervisione. (20 febbraio 1841; pp. 36-37)
Cos'è la fama per un uomo vivente? Se egli vive rettamente nessuna voce d'uomo penetrerà le navate della sua esistenza raccolta. La sua vita è silenzio consacrato, un tempio. (13 marzo 1841; p. 37)
La religione che amo è molto laica. I ministri son malati ed indemoniati al pari dei riformatori. Essi rendono il proprio argomento offensivo come quello dei politicanti, perché la nostra religione è intima ed incomunicabile come la nostra stessa vena poetica, e dovrà essere avvicinata con altrettanto amore ed altrettanta delicatezza. (16 marzo 1841; p. 37)
Noi attribuiamo arbitrariamente agli uomini un determinato carattere. Mettendo insieme tutti i loro ieri e facendo una media presumiamo di conoscerli. (28 aprile 1841; p. 38)
Non so che diritto io abbia a tanta felicità, ma preferisco metterla da parte per il tempo della mia desolazione. (8 settembre 1841; p. XXV)
Il grande Dio è peraltro calmissimo. Com'è dunque superflua ogni eccitazione nelle sue creature! Egli presta uguale ascolto alle preghiere del credente e dell'ateo. (7 gennaio 1842; p. 41)
La morte degli amici dovrebbe ispirarci come la loro vita. Se essi sono abbastanza grandi e ricchi lasceranno a chi li piange la consolazione prima delle spese dei propri funerali. (19 febbraio 1842; p. 42)
Essere malati è talora salutare. (10 gennaio 1851; p. 68)
Quanto spesso siamo saggi come serpenti senza essere innocui come colombe! (9 febbraio 1851; p. 69)
Il peso d'un uomo che pensa è nel suo pensiero e non nel suo passo: quand'egli pensa liberamente, il suo corpo non pesa affatto e non calpesterà la tua erba, contadino! (21 luglio 1851; p. 92)
Un solo piccolo compito da svolgere, una piccola commissione da portare a termine, un solo messaggio da recare a qualcuno, bastano a rovinare il paradiso stesso. (21 luglio 1851; p. 92)
Da un individuo bisbetico, da uno volgare, da un eccentrico, da un taciturno, da un uomo che non si educa facilmente, c'è sempre qualcosa da sperare, ma i vostri gentiluomini son tutti uguali. (21 luglio 1851; p. 94)
C'è una sorta di fertile tristezza ch'io non voglio evitare, ma che, anzi, cercherò ardentemente. Essa diviene concretamente gioiosa per me perché impedisce alla mia vita di cadere nel banale. (17 agosto 1851; p. 99)
Poeta è colui che vive osservando i propri stati d'animo. (28 agosto 1851; p. 100)
Se non fosse per la morte e i relativi funerali, penso che l'istituto ecclesiastico non sopravviverebbe a lungo. Solo la necessità di seppellire decentemente i nostri morti – padri, madri, fratelli, sorelle, figli (trascurando peraltro il pericolo che essi vengano sepolti vivi) – ci impedirà per lungo tempo, se non per sempre, di usare ad esso violenza. (16 novembre 1851; p. 113)
Trattate i vostri amici per quel che sapete di loro. Non vi accontentate della superficie. Non considerate quel che hanno fatto ma ciò che avevano inteso fare. (31 dicembre 1851; p. 118)
L'uomo saggio riesce a discernere la barbarie ed il paganesimo dei propri concittadini proprio come vede quelli dei paesi a cui i propri concittadini inviano missionari. (16 gennaio 1852; p. 122)
I miei pensieri sono la mia compagnia. Essi hanno una certa loro individualità ed esistenza separata, o addirittura una separata personalità. (22 gennaio 1852; p. XLIX)
Nulla è ridicolo per chi vive con serietà. (24 gennaio 1852; p. 125)
In Oriente le donne nascondono religiosamente d'avere un viso, in Occidente di avere delle gambe. In ambedue i casi rendono evidente d'avere poco cervello. (31 gennaio 1852; p. 126)
Sembra quasi una legge che non si possa simpatizzare profondamente con l'uomo e con la natura al medesimo tempo. Le stesse qualità che vi avvicinano all'uno vi estraniano dall'altro e viceversa. (11 aprile 1852; p. 133)
La percezione della bellezza è un test morale. (21 giugno 1852)
Quanto più mirabile il di tutte le rovine d'oriente! Non credo esistano esemplari architettonici più perfetti di un verso poetico. (26 giugno 1852; p. 140)
Non ho tempo per leggere i giornali. Se ti avviene di vivere e muoverti in quell'esile strato in cui traspariscono gli eventi che fanno la notizia – più sottile della carta su cui il giornale è stampato – allora queste cose riempiranno per te il mondo; ma se ti elevi al di quel piano o ti immergi al di sotto di esso, non puoi ricordarle né esserne ricordato. (6 aprile 1853; p. 165)
Il tordo lancia le sue note serotine dal folto dei pini. Ammiro la moderazione di questo maestro, il suo canto non ha nulla di tumultuoso. Egli eleva una vena di melodia pura e inimitabile, con tutto il cuore, tutta la vita, tutta l'anima sua, e poi tace per dar modo all'ascoltatore e a se stesso di goderla appieno, e poi un'altra e un'altra ancora, a intervalli regolari. (14 giugno 1853; p. 172)
Una delle cose più attraenti dei fiori è la loro splendida riservatezza. (17 giugno 1853; p. 174)
[...] se io compro qualcosa di essenziale alla vita, in un certo senso inganno me stesso, mi privo del piacere, della gioia inesprimibile di soddisfare ogni esigenza della nostra natura in maniera semplice e veritiera. (22 ottobre 1853; p. 181)
Guardate gli alberi, spogli o fruscianti di brune foglie secche, tranne i sempreverdi, con i germogli chiusi ai piedi delle foglie. Guardate i campi rossastri e appassiti e vani, erbe e carici coi colmi secchi e scoloriti. Questo è il rapporto che ci lega alla natura in questo momento: siamo queste piante. Anche noi ora non abbiamo più sapore, né verde, né colore. (3 dicembre 1853; p. 185)
Guai alla generazione che non sfrutta le migliori virtù di coloro che la compongono! Ciò equivale a disconoscere Dio, ed Egli, a sua volta, disconoscerà loro. (22 dicembre 1853; p. 187)
[...] lo star troppo in società finisce per smussare i pensieri di un uomo. (2 agosto 1854; p. 202)
In un diario è importante, in poche parole, descrivere il tempo, ovvero il carattere, di un certo giorno in quanto esso influisca sui nostri sentimenti. Ciò che è stato un tempo tanto importante non può divenire superfluo a ricordarsi. (5 febbraio 1855; p. 217)
Seguite un vostro sentiero, per piccolo e impervio che esso possa essere, un sentiero che possiate percorrere con amore e rispetto. Ovunque un individuo si separa dalla folla per andare per conto suo c'è un bivio, anche se i viandanti che vanno sulla strada maestra potranno solo scorgere un vuoto nella palizzata. (18 ottobre 1855; p. 221)
L'uomo, il compagno, a cui sei aggiogato, è uno sterzo che tende sempre a volgersi dalla parte opposta. (5 novembre 1855; p. 224)
Se volete dare a un uomo il senso della povertà dategli mille dollari. I successivi cento non varranno per lui più dei dieci che guadagnava prima. Abbiate pietà di lui e negategli i vostri doni. (20 gennaio 1856; pp. 228-29)
Se questi campi, e questi torrenti, e questi boschi, e i fenomeni della natura, e le semplici occupazioni degli abitanti di qui , dovessero smettere di interessarmi ed ispirarmi, nessuna ricchezza e nessuna cultura potrebbe colmare il vuoto di tale perdita. (11 marzo 1856; p. 232)
L'uomo più ricco è quello i cui piaceri sono più a buon mercato. (11 marzo 1856)
La Castità è una conoscenza perpetua del Tutto. (11 gennaio 1857; p. 241)
Voi pensate che ritirandomi dagli uomini io mi impoverisca, ma nella mia solitudine ho intessuto attorno a me una rete o crisalide serica, da cui, come ninfa, sorgerà quanto prima una creatura nuova e più perfetta fatta per più alte compagnie. (11 gennaio 1857; p. 241)
[...] basta sentire una nota musicale, e ci viene subito annunciata una vita che non ci è stata narrata da alcuno, che non è predicata da alcun predicatore. Supponete ch'io cerchi di riferire esattamente quel che vedo attraverso la musica: il campo della mia vita diviene una pianura illimitata che è bello attraversare, e alla cui fine non v'è morte né delusione. (15 gennaio 1857; p. 242)
Il prezzo dell'amicizia è la totale rinunzia a noi stessi; non potrà bastare una minor cortesia, una più comune attenzione o offerta a comprarla. (13 luglio 1857; p. 246)
Il poeta non è forse costretto a scrivere la propria autobiografia? Esiste per lui opera migliore d'un diario? Non vogliamo sapere come vivesse il suo eroe immaginario, ma come lui stesso, l'eroe reale, vivesse di giorno in giorno. (21 ottobre 1857; p. 249)
Noi vediamo che l'umanità in genere (per avidità o ignoranza) si affanna troppo e gli uomini divengono pure e semplici macchine solo per accumulare più ricchezza, o forse ereditarla o acquisirla in altro modo accidentale, facendo poi ricorso, per riposarsi dell'eccessiva fatica, o per interrompere il proprio ozio, a svaghi artificiali, che di rado elevano e spesso diminuiscono. (29 ottobre 1857; p. 251)
Non disperate della vita, senza dubbio avete forza sufficiente a superare gli ostacoli. Pensate alla volpe che si affanna per campi e per boschi, in una notte d'inverno, in cerca di qualcosa che possa soddisfare la sua fame. Nonostante il freddo, e i cani, e le trappole, la sua razza sopravvive. Non credo che nessuna volpe abbia mai commesso suicidio. (27 dicembre 1857; p. 255)
Son stato tratto a pensare che la bellezza più vera fosse quella che ci circondava senza che noi potessimo veramente scorgerla. (18 settembre 1858; p. XXIX)
Ciò che spesso si dice povertà, ma che è invero solo un rapporto più semplice e sincero con la natura, conferisce alla vita una particolare attrattiva, proprio come l'astinenza ci dà il desiderio del cibo. (27 agosto 1859; p. 320)
Ricorda che la grande regola generale del comporre (e se fossi professore di vi ) e quella di parlare sinceramente. Questa è prima, seconda e terza regola. Ma è regola che richiede principalmente qualità di umanità e di coscienza. (6 dicembre 1859; p. 345)
L'uomo pensa con le braccia e le gambe non meno che con il cervello. (31 dicembre 1859; p. 353)
Apprendiamo solo quel che già sappiamo a metà. Se c'è qualcosa che non rientra nella nostra sfera, che per esperienza, o naturale inclinazione, non riesce ad attirare la nostra attenzione, per notevole e originale che esso possa essere, se detto non lo udiremo, se scritto non lo leggeremo, o se anche lo leggiamo non ci rimarrà impresso. (5 gennaio 1860; p. 354)
Ogni sciocco può fare una regola / E ogni sciocco seguirla. (3 febbraio 1860; p. 355)
È meraviglioso osservare come l'uomo possa essere indipendente da tutti i lussi e come egli riesca ad essere tanto più ricco quanto più povero sarà rispetto ad essi. (22 novembre 1860; p. 380)
Una settimana sui fiumi Concord e Merrimack – Citazioni
Bisogna essere in due per dire la verità: uno per parlare, uno per ascoltare.
I sogni sono le pietre di paragone del nostro carattere.
Vita senza principi
È tutto soltanto lavoro, lavoro e ancora lavoro. Non posso trovare facilmente un quaderno in bianco per scriverci i miei pensieri: le pagine sono preparate per incolonnarvi dollari e centesimi. (p. 21)
Se un uomo cammina nei boschi la metà del suo tempo per amore dei boschi, corre il rischio di essere considerato un perdigiorno; ma se uno passa tutto il suo tempo a speculare, a tosare quei boschi fino a rendere il terreno spoglio prima del termine, quegli è onorato come un cittadino industrioso e pieno di senso dell'impresa. Come se l'unico interesse che una città può avere per le sue foreste fosse quello di raderle al suolo! (p. 23)
Quasi tutti i modi a vostra disposizione per far denaro finiranno per condurvi in basso. Aver fatto qualcosa che vi ha fruttato denaro e basta significa essersi resi inutili, o peggio. (p. 27)
I servizi che la comunità remunererà più prontamente sono quelli più sgradevoli da prestare: vi si paga perché siate qualcosa di meno che un uomo. Lo Stato non ricompensa mai un genio a ragione. (p. 27)
[...] non c'è individuo più stolido di colui che consuma la maggior parte della vita a guadagnarsela. (p. 33)
I giornali, così mi pare, dedicano diverse colonne del loro spazio alla politica o al governo, e senza farvi pagare il supplemento; e questo, qualcuno direbbe, è l'unico aspetto positivo; ma, siccome io amo la letteratura, e, in qualche misura, anche la verità, non le leggerò neanche gratis. (p. 83)
Io credo che non vi sia nulla, neppure il crimine, di più contrario alla poesia, alla filosofia, ma che dico, alla vita stessa, di questi affari incessanti.
Non leggete il «Times». Leggete l'Eternità. Alla lunga, le consuetudini sono negative quanto le impurità. Persino i fatti scientifici potrebbero impolverare la mente con la loro aridità, a meno che non vengano in un certo senso rimossi ogni mattina, oppure resi fertili dalla rugiada della verità fresca e viva. La conoscenza non ci arriva dalle minuzie, ma da lampi di luce dal cielo.
Frasi da «Walden ovvero Vita nei boschi»
L'opinione pubblica è un tiranno assai debole, paragonata alla nostra opinione personale. Ciò che determina o piuttosto indica il fato di un uomo è l'opinione che egli ha di se stesso. (1988, p. 64)
Ogni generazione ride delle mode vecchie, ma segue religiosamente quelle nuove. (1988, p. 84)
Non c'è odore più cattivo di quello emanato dalla bontà corrotta: è l'umana e divina carogna che lo produce. Se sapessi con sicurezza che un uomo sta venendo da me per farmi del bene, correrei a mettermi in salvo [...]. (1988, p. 135)
A lungo andare gli uomini colpiscono soltanto ciò cui mirano. Pertanto, sebbene in principio falliscano il segno, meglio sarebbe che mirassero a qualcosa di più alto. (1988, p. 85)
Le qualità migliori della natura umana, come i fiori in boccio, si possono conservare solo avendone la massima cura. Eppure noi non trattiamo né noi stessi né gli altri con tanta tenerezza. (1995, p. 20)
È duro avere un sorvegliante sudista; ancora più duro averne uno nordista; peggio di tutto, però, è essere negrieri di se stessi. (1995, p. 21)
Pensate a quelle signore che si preparano all'ultimo giorno della loro vita tessendo cuscini da toilette per tema di tradire un interesse troppo vivo nel loro destino: quasi si potesse uccidere il tempo senza ferire l'eternità.
La maggioranza degli uomini vive in quieta disperazione. Ciò che si chiama rassegnazione è disperazione rafforzata. (1995, pp. 21-22)
Un contadino mi dice: «Non si può vivere solo a dieta vegetale, poiché essa non fornisce le sostanze per formare le ossa». [...] e mentre parla, cammina dietro ai suoi buoi, che, con le ossa fatte di sostanze vegetali, si trascinano appresso lui e il suo pesante aratro, per quanti ostacoli abbiano davanti. (1995, p. 23)
Essere filosofi non significa soltanto avere pensieri acuti, o fondare una scuola, ma amare la saggezza tanto da vivere secondo i suoi dettami: cioè condurre una vita semplice, indipendente, magnanima e fiduciosa. Significa risolvere i problemi della vita non solo teoricamente ma praticamente. (1995, p. 28)
In ogni stagione, e a qualunque ora del giorno e della notte, è sempre stata mia cura migliorare quanto più potessi l'attimo in cui mi trovavo a vivere, e fermarlo per vivere nel punto d'incontro di due eternità, il passato e il futuro, vale a dire nel presente; e attenermi fedelmente a esso. (1995, pp. 29-30)
Dico: guardatevi da tutte le imprese che richiedono abiti nuovi, invece che nuovi «indossatori». Se non c'è l'uomo nuovo, come si potranno fare abiti che gli si adattino? Se dovete intraprendere qualche cosa di nuovo, fatelo nei vostri abiti vecchi. (1995, p. 35)
Tutti gli uomini hanno bisogno non di qualcosa con cui fare, ma di qualcosa da fare, o piuttosto di qualcosa per essere. (1995, p. 36)
Ogni vestito è pietoso e grottesco, quando non è indosso all'uomo. (1995, p. 38)
Mi viene da pensare che non sono tanto gli uomini i guardiani delle greggi, ma le greggi guardiani degli uomini, perché quelle sono molto più libere di questi. (1995, p. 63)
In breve io sono convinto, sia per fede che per esperienza, che mantenersi su questa terra non sia una cosa ardua ma un passatempo, se si vive con saggezza e semplicità: ché gli scopi della nazione più semplice sono sempre gli svaghi di quelle più superficiali. (1995, p. 76)
I nostri costumi sono stati corrotti a furia di comunicare con i santi. I nostri libri dei Salmi risuonano di armoniose maledizioni contro Dio, e Lo sopportano sempre. (1995, p. 82)
Di quanti triangoli meravigliosi sono vertici le stelle! Quanti esseri lontani e differenti, nelle dimore dell'universo, stanno contemplando la stessa stella nello stesso momento!
Quello che determina, o meglio che indica, il destino di un uomo è ciò che egli pensa di se stesso. (Liberamente, 2020, p. 8)
Ecco quindi cos'è la vita: un esperimento in cui, per la gran parte, io non mi sono ancora lanciato [...]. (Liberamente, 2020, p. 10)
Siamo costretti a vivere e a rispettare la nostra esistenza con tale impegno e sincerità che ci neghiamo la possibilità di un cambiamento. (Liberamente, 2020, p. 12)
È vero che non ho mai aiutato il sole a sorgere, ma era comunque importante essere presente quando lo faceva. (Liberamente, 2020, p. 18)
Conosciamo pochi uomini ma una quantità enorme di giacche e pantaloni. Vesti uno spaventapasseri col tuo abito migliore e restagli accanto nudo: chiunque, passando, saluterebbe per primo lo spaventapasseri. (Liberamente, 2020, p. 23)
Avevo sulla scrivania tre fermacarte di pietra, ma fui terrificato dallo scoprire che bisognava spolverarli ogni giorno, mentre tutto quello che c'è nella mia mente può restare com'è, coperto di polvere. [...] Preferirei piuttosto sedermi all'aria aperta, dato che, tranne lì dove l'uomo ha scavato il terreno, la polvere non si posa sull'erba. (Liberamente, 2020, pp. 37-38)
Forse, se gli uomini costruissero le proprie dimore con le loro mani e si procacciassero di che vivere con semplicità e onestà, le loro facoltà poetiche sarebbero sviluppate universalmente, così come gli uccelli di tutto il mondo cantano mentre occupati nel loro lavoro. Ma, ahimè, noi facciamo come gli storni e i cuculi, che depongono le uova nei nidi costruiti da altri e non rallegrano i viaggiatori con il loro canto stonato. (Liberamente, 2020, p. 47)
[...] costoro non dovrebbero giocare a vivere, o studiare come si vive mentre la società li mantiene per questo passatempo dispendioso, ma vivere davvero dall'inizio alla fine. Quale modo migliore esiste, per i giovani, di imparare a vivere se non cominciare a farlo da subito? (Liberamente, 2020, p. 52)
Io di un uomo voglio il fiore e i frutti; voglio che mi arrivi la sua fragranza e che un po' della sua maturità arricchisca il nostro rapporto. La sua bontà non deve essere un atto parziale e transitorio, ma un qualcosa in più che sia costante, che non gli costi nulla e che sia inconscio. (Liberamente, 2020, p. 78)
Qualora volessimo quindi risollevare il genere umano tramite metodi naturali, botanici, magnetici o appartenenti agli indiani, dovremmo prima renderci semplici e puri come la Natura, dissipare le nubi che ci coprono gli occhi e riempire i nostri pori di vita. Non ponetevi come custodi dei poveri, ma cercate di diventare uno degli uomini più degni al mondo. (Liberamente, 2020, p. 79)
È difficile cominciare qualcosa senza prendere nulla a prestito, ma forse questa è la soluzione più generosa per permettere al prossimo di interessarsi alle nostre imprese. (Rizzoli, 2020)
Gli uomini ora sono diventati strumenti dei loro strumenti. (Rizzoli, 2020)
Il costo di una cosa è l'insieme di quello che chiamerò vita che, subito o a lungo andare, bisogna dare in cambio per ottenere la cosa stessa. (Rizzoli, 2020)
La vita che gli uomini lodano e considerano coronata di successo è solo una maniera di vita. Perché mai si dovrebbe esagerare un qualsiasi modo di vita a danno di altri? (Rizzoli, 2020)
Mobili! grazie a Dio posso sedere e star ritto senza aver bisogno di un magazzino di mobili. Chi, se non un filosofo, non si vergognerebbe di vedere i suoi mobili caricati su un carro e attraversare il paese, esposti alla luce del sole e agli occhi degli uomini, povero rendiconto di scatole vuote? Questi sono i mobili Spaulding. Ispezionando un carico del genere non ho mai potuto dire se appartenesse a un povero o a uno dei cosiddetti ricchi; il proprietario mi è sempre sembrato miserabile. Infatti, di queste cose, tante più se ne ha e tanto più si è poveri. Ogni carico sembra contenga il contenuto di dodici capanne: e se una capanna è povera, questo è dodici volte più povero. Vorrei sapere perché si traslochi sempre, se non per disfarci dei nostri mobili, le nostre exuviae; e per andare, alla fine, da questo mondo a un altro ammobiliato da poco, e lasciare le nostre cose a essere bruciate. È come se tutte queste trappole fossero legate alla cintola dell'uomo e se egli non potesse percorrere l'accidentato terreno dove i nostri articoli sono gettati, senza trascinarsele addosso – tirarsi appresso la propria trappola. (Rizzoli, 2020)
Non mi dilungherei tanto su me stesso se vi fosse qualcun altro che conoscessi altrettanto bene. (Rizzoli, 2020)
Soprattutto chi viaggia solo può partire anche subito; ma chi viaggia con un altro deve aspettare che il suo compagno sia pronto, e allora potrebbe anche passare molto tempo prima che si mettano in viaggio insieme. (Rizzoli, 2020)
La mattina ci riporta alle epoche eroiche. (1988)
[...] un uomo è ricco in proporzione al numero di cose delle quali può fare a meno. (1988, p. 143)
Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto. Non volevo vivere quella che non era una vita, a meno che non fosse assolutamente necessario. Volevo vivere profondamente, e succhiare tutto il midollo di essa, vivere da gagliardo spartano, tanto da distruggere tutto ciò che non fosse vita, falciare ampio e raso terra e mettere poi la vita in un angolo, ridotta ai suoi termini più semplici [...]. (1988, pp. 152 sg.)
Colonizziamo noi stessi, lavoriamo e muoviamoci con i piedi ben giù, nel fango e nella mota delle opinioni, dei pregiudizi, delle tradizioni, degli inganni e delle apparenze [...] finché non arriveremo a un fondo solido e alla viva roccia, che potremo chiamare realtà, e di cui potremo dire: «Questo esiste senza possibilità di errore» e poi, avendo un point d'appui, sotto l'inondazione, il gelo e il fuoco, cominciamo a preparare un luogo dove si possa piantare con sicurezza un muro, o uno Stato, o un palo da lampione, o magari un idrometro [...] affinché i secoli futuri possano sapere come, a poco a poco, un'inondazione di falsità e apparenze si fosse formata nei secoli trascorsi. [...] Morte o vita che sia, desideriamo soltanto la realtà. (1988, p. 160)
Dobbiamo imparare a risvegliarci e a mantenerci desti, non con aiuti meccanici ma con una infinita speranza nell'alba, che non ci abbandona neppure nel sonno più profondo. Non conosco nulla di più incoraggiante dell'incontestabile capacità dell'uomo di elevare la sua vita con uno sforzo cosciente. È bello sapere dipingere un certo quadro, o scolpire una statua e così rendere belli alcuni oggetti; ma è molto più degno di gloria scolpire e dipingere l'atmosfera stessa e il mezzo con il quale guardiamo, cosa che possiamo fare moralmente. L'arte più degna è influire sulle qualità del giorno. (1995, p. 93)
Semplicità, semplicità semplicità! Dico, che i vostri affari siano due o tre e non cento o mille; invece d'un milione contate mezza dozzina, e tenete i vostri conti sull'unghia del pollice! (1995, p. 94)
Come la Confederazione Tedesca, la nostra vita è composta da staterelli, con i confini sempre fluttuanti, cosicché neppure un tedesco potrebbe dirvi in qualunque momento quali essi siano. (1995, p. 94)
Il tempo non è che il ruscello dove io vado a pesca. (1995, p. 100)
Per quanti uomini la lettura d'un libro è stata l'inizio d'una nuova era nella loro vita! (1988, p. 171)
Le opere dei grandi poeti non sono ancora mai state lette dall'umanità poiché solo i grandi poeti possono leggerle. Sono state lette solo come la moltitudine legge le stelle, al massimo astrologicamente, mai astronomicamente. (1995, p. 105)
Per la maggior parte, noi siamo più soli quando usciamo tra gli uomini che quando restiamo in camera nostra. Un uomo che pensi o lavori è sempre solo – lasciatelo stare dove vuole. La solitudine non è misurata dalle miglia di distanza che si frappongono fra un uomo e il suo prossimo. (1988, p. 201)
Io non ho molta compagnia nella mia casa, soprattutto al mattino, quando non viene nessuno. (Rizzoli, 2020)
Non trovai mai un compagno che fosse tanto buon compagno come la solitudine. (Rizzoli, 2020)
La sua persona suggeriva che anche nei gradi più bassi della vita potrebbero esservi uomini di genio, per quanto umili, illetterati e senza prospettive di migliorare questo loro stato essi siano; hanno sempre le loro idee originali, oppure non fingono di averle, e sono senza fondo come si credeva fosse il lago di Walden, sebbene possono essere oscuri e fangosi. (1988, p. 217)
[...] se l'uomo è vivo, c'è sempre il pericolo che egli possa morire, sebbene si debba ammettere che il pericolo è minore in proporzione a quanto egli è più morto che vivo, tanto per cominciare. (1988, p. 220)
I contadini attraggono la mia attenzione e il mio rispetto in proporzione alla loro povertà – poveri contadini. (Rizzoli, 2020)
Non ho alcun rispetto né per le fatiche né per il podere (dove tutto ha il suo prezzo) di colui che porterebbe al mercato persino il paesaggio e il suo Dio, se potesse ricavarne qualche cosa; che va al mercato per il suo dio, il guadagno, e sul cui podere non c'è nulla che cresca liberamente; i cui campi non danno messe, i cui prati non danno fiore, i cui alberi non producono frutta ma dollari; colui che non ama la bellezza dei suoi frutti i quali, per lui, sono maturi soltanto quando trasformati in danaro. (Rizzoli, 2020)
Un lago è il tratto più bello ed espressivo del paesaggio. È l'occhio della terra, a guardare nel quale l'osservatore misura la profondità della propria natura. Gli alberi fluviali, presso la riva, sono le sottili ciglia che lo orlano, e le scogliere boschive all'intorno sono le sue sopracciglia incombenti. (Rizzoli, 2020)
Gli uomini sono quello che sono per mancanza d'iniziativa e di fede, perché comprano e vendono e consumano la loro vita come servi della gleba. (Rizzoli, 2020)
Nelle sue memorie, Benvenuto Cellini ci dice che, dopo un terribile sogno o una visione avuti durante la sua reclusione a Castel Sant'Angelo, un alone di luce compariva mattina e sera sopra l'ombra della sua testa, che si trovasse in Italia o in Francia, ed era particolarmente visibile quando l'erba era bagnata di rugiada. [...] Sebbene sia una costante, non ci si fa normalmente caso e, per quanto riguarda l'esaltabile immaginazione di Cellini, sarebbe una base sufficiente per dare adito a superstizioni. Inoltre, lui ci comunica che lo mostrava a pochissime persone. Ma non sono davvero distinti dagli altri coloro che sono consapevoli di un tale privilegio? (Liberamente, 2020, p. 204)
In me stesso trovavo, e trovo, un istinto verso una vita più alta, o, come si dice, spirituale (come succede a molti uomini), e per un altro verso una vita selvaggia, primitiva ed esuberante: io le accettavo reverentemente ambedue. (1988, p. 280)
Quanto alla caccia, negli ultimi anni che mi portai appresso il fucile, la mia scusa era che stavo studiando ornitologia, e che cercavo solo uccelli nuovi e rari. Ma confesso che ora sono incline a pensare che vi sia un modo più raffinato di studiare ornitologia. Esso richiede un'osservazione ancora più attenta alle abitudini degli uccelli, cosicché, non fosse che per quella sola ragione, ho voluto rinunciare al fucile. (1995, p. 199)
Nessun essere umano, superata la spensierata età della fanciullezza, vorrà uccidere per semplice piacere una qualsiasi creatura che vive nella sua stessa maniera. La lepre, nella sua agonia, grida come un fanciullo. (1995, p. 200)
In certi paesi, è piuttosto comune vedere un prete che va a caccia. Costui potrebbe essere un buon cane da pastore, forse, ma è molto lontano dall'essere un Buon Pastore. (1995, p. 200)
[...] mi sono scoperto incapace di pescare senza diminuire un po' nella stima che ho di me stesso. [...] Inoltre, c'è qualche cosa di essenzialmente poco pulito, in questo cibo e in tutta la carne, e cominciai a vedere dove inizia il lavoro di casa e dove invece il tentativo – che costa così tanto – di avere un'apparenza pulita e rispettabile ogni giorno, e di mantenere la casa sempre accogliente e libera da cattivi odori e cattive viste. (1995, p. 201)
Nel mio caso, l'obbiezione pratica al cibo animale era la sua sporcizia; e inoltre, quando avevo preso, pulito, cucinato e mangiato il mio pesce, esso pareva non avermi essenzialmente nutrito. Era insignificante e non necessario, e costava più di quello a cui serviva. Un po' di pane o un po' di patate sarebbero serviti allo stesso scopo, con meno seccatura e minore sporcizia. (1995, p. 202)
Credo che ogni uomo che sia sempre stato sincero nel conservare nelle migliori condizioni le proprie più alte e poetiche facoltà, sia stato particolarmente incline ad astenersi da cibo animale e da molto cibo di qualsiasi genere. (1995, p. 202)
Può essere vano chiedere perché l'immaginazione non possa essere riconciliata alla carne e al grasso. A me basta che sia così. Non è un rimprovero il fatto che l'uomo sia un animale carnivoro? È vero, egli può vivere, e vive in effetti, per lo più depredando gli altri animali; ma questo è un miserabile modo di vita – come può ben convincersi chi vada a mettere trappole ai conigli o a sgozzare gli agnelli – e sarà considerato benefattore della sua razza colui che insegnerà all'uomo di limitarsi a un cibo più innocente e più sacro. Qualunque possa essere la mia consuetudine, non ho dubbio che appartenga al destino della razza umana, nel suo graduale miglioramento, smettere di mangiare animali; allo stesso modo che le tribù selvagge hanno smesso di mangiarsi l'una l'altra quando vennero in contatto con le più civili. (1995, p. 203)
La bontà è il solo investimento che mai fallisce. (1995, p. 205)
La castità è la fioritura dell'uomo; e ciò che si chiama Genio, Eroismo, Santità e simili, sono solo i vari frutti che vengono come conseguenza di essa. L'uomo fluisce subito a Dio quando il canale della purezza è aperto. Alternativamente, la nostra purezza c'ispira e la nostra impurità ci abbatte. Benedetto colui che è certo che l'animale che sta nel suo cuore sta morendo giorno per giorno, e che l'essere divino è in lui affermato. (1995, p. 206)
Se volete essere casti, dovete essere temperati. (1995, p. 207)
Dallo sforzo vengono purezza e saggezza, l'ignoranza e la sensualità provengono dall'accidia. (1995, p. 207)
Siamo tutti scultori e pittori, e il nostro materiale è la nostra stessa carne, il nostro sangue, le nostre ossa. (1995, p. 208)
Il vero raccolto della mia vita quotidiana è qualcosa di altrettanto intangibile e indescrivibile dei colori del mattino e della sera. È un po' di polvere di stelle afferrata – un segmento di arcobaleno che abbiamo preso con mano. (Rizzoli, 2020)
Una volta fui meravigliato di vedere una gatta passare lungo la riva sassosa dello stagno, poiché è piuttosto raro che esse si spingano tanto lontano da casa. La sorpresa fu reciproca. Tuttavia, anche la gatta più domestica, che abbia trascorso i suoi giorni sdraiata su un tappeto, appare completamente a suo agio nei boschi, e con quel suo avanzare furtivo e sornione, dimostra di essere più nativa di quel luogo che noi, i suoi comuni abitatori. (1995, p. 217)
Il cielo è sotto i nostri piedi altrettanto che sopra la nostra testa. (Rizzoli, 2020)
In generale, noi non siamo dove siamo, ma in una falsa posizione. Per un'infermità della nostra natura, noi immaginiamo una situazione e ci poniamo in essa; così ci troviamo in due situazioni diverse, contemporaneamente. L'uscirne è due volte difficile. (1988, pp. 403 sg.)
La ricchezza superflua può comperare solo cose superflue, ma per comprare ciò che è necessario all'anima non occorre danaro. (1988, p. 405)
Datemi la verità, invece che amore, danaro o fama. Sedetti a una tavola imbandita di cibo ricco, vino abbondante e servi ossequiosi, ma alla quale mancavano la sincerità e la verità; partii affamato da quel desco inospitale. L'ospitalità era fredda come i gelati. (1988, p. 407)
L'oca selvatica è più cosmopolita di noi: essa fa colazione in Canada, pranza nell'Ohio, e si liscia le penne per la notte in un bayou del Sud. Anche il bisonte si tiene a pari con le stagioni, in qualche modo; infatti, pascola nel Colorado solo finché un'erba più verde e più dolce non l'attende presso lo Yellowstone. Tuttavia noi crediamo che, abbattute le siepi e alzati mucchi di pietre attorno alle nostre terre, si sia posto il limite della nostra vita e deciso il nostro destino. (1995, p. 291)
La superficie della terra è morbida, atta a ricevere l'impronta dei piedi umani; così sono i sentieri che la mente percorre. Come devono essere logore e polverose le strade maestre del mondo, e quanto profondi i solchi della tradizione e della conformità. (1995, p. 294)
Molti si credono troppo superiori per farsi mantenere dalla città, ma più spesso succede che non siano tanto superiori da non mantenersi con mezzi disonesti, cosa che dovrebbe essere assai più disonorevole. (1995, p. 298)
Le cose non cambiano, siamo noi che cambiamo. (Rizzoli, 2020)
Se un uomo non marcia al passo dei suoi compagni magari è perché ode un tamburo diverso; lasciatelo marciare al suono della musica che sente, non importa né quanto lontana essa sia, né quale ne sia la cadenza. (Rizzoli, 2020)
Se uno avanza fiducioso nella direzione dei suoi sogni e cerca di vivere la vita che s'è immaginato, incontrerà un inatteso successo nelle ore comuni. (Rizzoli, 2020)
Dicono di «Walden ovvero Vita nei boschi»
Come manuale del vivere nella natura, Walden ha indubbiamente radici nella cultura settecentesca; la sua totale novità consiste nel ruolo del personaggio, la cui solitudine non è fatalità né fuga o idillio, ma esperimento. Robinson Crusoe ricostruisce intorno a sé un microcosmo regolato dalle stesse dure leggi difensive della società di cui è il prodotto; la sua capanna è un "castello", esclude la vita esterna; Thoreau non si pone in antagonismo con la natura, ma partecipa dei suoi processi, delle sue invenzioni, ne fa la base del proprio linguaggio; né la identifica con una antisocietà, bensì la esplora fisicamente con l'intenzione di scoprire in essa "leggi più alte", fondamenti di una civiltà dell'essenziale da contrapporre alla civiltà dell'apparente. Oggetto della sua ricerca è la "realtà", quel "fondo solido" o "viva roccia" la cui esistenza sia "incontestabile"; suo strumento è l'intelletto, «organo di escavazione come per alcune creature il muso e le zampe». Nella definizione di questo spazio fisico d'indagine, idillio e protesta s'identificano: le ragioni economiche del primo capitolo di Walden e le ragioni morali e poetiche del secondo chiariscono il carattere rivoluzionario dell'esperimento: l'immaginazione è messa al servizio di una volontà che è insieme metafisica e politica. (Marisa Bulgheroni)
«Distruggere tutto ciò che non fosse vita». La proposta qui adombrata da Thoreau si configura come una forma di azzeramento anarchico dei valori, operato attraverso un deciso rifiuto degli artifici, delle imposizioni e degli illusori vantaggi offerti dalla cultura dominante [...] per sfuggire al frastuono della nascente ascesa tecnologico-consumistica. (Bruno Segre)
Leggete le pagine ammirevoli di Walden. È come se uno le leggesse in sé stesso tanto emergono dal fondo della nostra esperienza intima... (Marcel Proust)
«Semplifica». È la proposta di una liberazione della mente, destinata ad avvenire mediante il ritorno a un'esperienza genuina, il cui risultato può avere una portata rivoluzionaria. Può infatti trasformare il nostro modo di affrontare la vita. Con una ragione più libera e più lucida, può aiutarci a riconoscere l'irrazionalità dei nostri impegni quotidiani, dei nostri interessi, dei nostri falsi bisogni, delle leggi che governano la società. (Bruno Segre)
Dicono di Henry David Thoreau
Non ci fu mai un adoratore della bellezza e della sacralità della Vita più devoto e appassionato, e fu in questa innata fede nell'eterna bontà della Natura che lui basò il credo ottimistico che ritroveremo come punto focale della sua filosofia.
Thoreau venne fortemente influenzato da Emerson (e viceversa) e, in alcuni campi, ha superato il proprio maestro e mentore. Il suo esperimento radicale, vivere in solitudine presso il lago di Walden [...], continua a essere fonte di ispirazione per chi è alla ricerca di spiritualità e aprì significativamente la strada all'ascolto di sé nell'ambiente culturale eccessivamente estroverso dell'America.
Un secolo fa, coloro [...] che prevedevano [...] il repentino avvento della civilizzazione, con le sue frenetiche attività e un andirivieni di infinite distrazioni, si saranno chiesti se la diffusione del male si sarebbe risolta nella sua stessa rieducazione. Deve l'organizzazione sociale rinunciare necessariamente alla semplicità? Devono l'intelletto e la natura restare incompatibili? Dobbiamo perdere nel deterioramento dei sensi fisici ciò che guadagniamo in cultura mentale? Deve proprio essere impraticabile la perfetta comunione con la Natura? O forse sarebbe venuto un uomo a mostrarci con la sua stessa indole – pur con tutti i difetti e i limiti – che è ancora possibile e conveniente vivere, come si sforzavano di fare gli stoici, secondo Natura, in piena serenità e autocontrollo; seguire il proprio ideale, a dispetto degli ostacoli, con ferma devozione; e quindi rendersi la vita più semplice e schiarirsi i sensi, fino a padroneggiare i segreti più nascosti di quel libro della Natura che per la maggioranza degli uomini resta illeggibile e indecifrabile. Una tale attesa è stata ampiamente soddisfatta dalla vita e dalla personalità di Henry David Thoreau.
Henry David Thoreau, il solitario di Walden, il discepolo di Emerson, è la più singolare figura che la storia letteraria americana ci presenti, ed è una delle anime più semplici e più complesse al tempo stesso, che si siano mai rivelate al mondo in pensieri ed azioni di una sincerità e nobiltà insuperabili.
Tentar di definire un uomo come Thoreau, è impresa vana. Egli disse di sé: io sono un mistico, un trascendentalista, un filosofo naturale; definizione questa che definisce ben poco, perché ognuno dei suoi termini richiede a sua volta di esser chiarito e spiegato. Sperar di poter delineare in modo abbastanza preciso, i contorni della sua figura morale e spirituale; col semplice studio dei fatti esteriori della sua esistenza, è ugualmente un'illusione. Gli avvenimenti esterni hanno esercitato una ben scarsa influenza sul suo carattere e sull'opera sua, che sono per la maggior parte un prodotto della sua attività interiore.
Thoreau, è bene ricordarlo, fu uno dei pochi uomini che non si lasciarono guidare dalle circostanze esteriori, che seppero foggiarsi il loro destino. E anche il credere che basti leggere attentamente i suoi scritti per formarsi un'idea adeguata di lui, è un'illusione; gli scritti, nei quali egli ha esposto tutte le sue esperienze, hanno bisogno di esser interpretati. Sono come il gran libro della natura, che per i più, purtroppo, è un libro chiuso. Esso è scritto a caratteri matematici, secondo la bella sentenza alileiana; lo spirito vi ritrova tutto ciò che. vi ha posto, cioè le grandi leggi universali di cui l'uomo è, o dovrebbe esser cosciente; e vi ritrova inoltre tutte le immagini di bellezza e le misteriose armonie di suoni e di colori, che allietano la nostra vita terrena. Solo il savio e l'artista, solo colui che sotto l'infinito variar delle forme, sa scorgere l'unità di un principio che non cambia mai, e colui che sa intonare la sua anima alle voci delle cose, e renderla tersa e pura sì da riflettere tutte le luci e le ombre del creato, possono comprendere la natura; e ne viene di conseguenza che solo essi, il savio e l'artista, possono comprendere Thoreau.
Vi è un'altra chiave che ci permette di penetrare nella segreta e magnifica dimora di questa grande anima: l'amore. Basta amare la natura, amarla per sé stessa, per la sua bellezza, per il suo influsso purificatore, per comprendere Thoreau. Mai come in questo caso amare vuol dire comprendere; dobbiamo avvicinarci alle opere e alla vita di Thoreau con spirito di amore, cioè di unione e di adesione, non di critica, se vogliamo penetrarne il significato. E non dobbiamo fermarci alle apparenze; l'opera sua, simile anche in questo alla natura di cui egli fu amante devoto e fortunato, ha i suoi lati oscuri, insignificanti, ; ma per chi scende oltre la superficie, tali difetti scompaiono in un'armonia superiore.
Ed è proprio per contare su un corpo prontissimo a percepire la minima vibrazione del mondo che non beve né tè né caffè né alcolici e che si priva di qualsiasi legame di natura sessuale o affettiva.
Thoreau crede in Dio, pratica la conoscenza per empatia, prova orrore delle masse e dei raggruppamenti, crede a una riforma solo individuale, celebra in teoria e in pratica la fiducia in sé stessi, raccomanda e vive l'anticonformismo, pratica la contemplazione e la gioia mistica e costruisce la propria vita filosofica partendo da sé stesso.
Thoreau si oppone al lavoro che impedisce di preoccuparsi delle cose veramente essenziali: la poesia, la filosofia, la vita. La condizione salariata avvilisce l'uomo, svalorizzandolo e vincolandolo.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026