Frasi
Frasi di Luciano di Samosata
12 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Le citazioni di Luciano di Samosata raccolte in un'unica pagina: 12 frasi, divise per libro e argomento.
Luciano di Samosata (scrittore e retore greco antico di origine siriana). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Luciano di Samosata
Ascoltate [...] le parole che provengono dal cuore. (da Iuppiter tragoedus, 19)
Io al mondo grave, con cattivo nome / Podagra detta son, terribil male, / con nervei lacci lego altrui le gambe; / penetrando ne' membri non veduta, / rido di quei che son da me percossi, / che il ver non dicon mai de' mali loro; / ma con pazze finzioni lusingandosi, / ciascun pasce sé stesso di bugie; / e con dire agli amici esserci svolto, / O percosso il suo piè, la cagion tace, / e agli altri ascoso vuol quel ch'ei non dice. / Ma il ver col tempo poi malgrado suo / mostrasi, e vinto allor mi chiama a nome; / e gli amici lo menano in trionfo. / La fatica è compagna de' miei mali, / io sola senza d'essa non son nulla. (Podagra; da Parnaso straniero, L'ocipo o il celeripede, p. 31)
Mi racconti sogni. (Dialoghi dei morti, 25,2)
La città , vedendola cadere in rovina per la negligenza dei suoi magistrati che lasciavano rubare o addirittura saccheggiare il tesoro pubblico, la restaurai, feci sistemare gli acquedotti, feci innalzare begli edifici, arricchii facilmente le finanze pubbliche affidandole a buoni amministratori, mi presi cura della gioventù, vegliai sui vecchi e divertii il popolo con spettacoli, elargizioni, feste e pasti popolari. (Falaride, I, 3)
Il Xanto. Raccoglimi, o Mare, vedi che ho sofferto, spegnimi l'ardore di queste piaghe.
Il Mare. Chi t'ha così concio, o Xanto? chi ti ha bruciato?
Il Xanto. È stato Vulcano. Misero me! son divenuto un carbone, e ribollo tutto.
Il Mare. E perché ti ha gettato il fuoco addosso?
Il Xanto. Pel figliuolo di Teti. Come ei menava strage de' Frigi, io lo pregai che cessasse da quella furia, non mi chiudesse coi cadaveri la corrente, ed egli niente: io allora per pietà di quei miseri, gli andai addosso, quasi per sommergerlo, sicché avesse paura e non uccidesse tanta gente. Allora Vulcano, che per caso mi era vicino, mi fu sopra con tutto il fuoco che aveva nella fucina, e nell'Etna, e in ogni parte; mi bruciò salci e tamarigi, mi arrostì i poveri pesci e le anguille, mi fe' tutto ribollire, e per poco non m'inaridì. Vedimi come mi son fatto per tante scottature.
Il Mare. Ei pare che tu sei torbido, e caldo; il sangue è dei cadaveri, ed il caldo è del fuoco, come tu di'. Ma ti sta bene, o Xanto, che te la volesti pigliare con un mio nipote, non avendo rispetto che egli era figliuolo d'una Nereide.
Il Xanto. Ma non doveva io aver pietà de' Frigi miei vicini?
Il Mare. E Vulcano non doveva aver pietà di Achille figliuolo di Teti?
Non m'era levato uno stadio, e la Luna, con una vocina di donna: O Menippo, disse, fa' buon viaggio, e portami un'ambasciata a Giove. Di' pure, risposi, un'ambasciata non pesa a portarla. L'ambasciata è facile, disse, è una preghiera che da parte mia presenterai a Giove. Io sono stucca, o Menippo, di udire i filosofi che ne dicon tante e poi tante di me, e non hanno altro pensiero che d'impacciarsi de' fatti miei, chi son io, e quanto son grande, e perché ora sono scema ed ora son piena: chi dice che sono abitata, e chi che son come uno specchio pendente sul mare, ed ogni sciocchezza che pensano l'appiccano a me. Han detto finanche che questa luce non è mia, ma è roba rubata, e me l'ho presa dal Sole; e non la finiscono, e per questo mi faran bisticciare e venire alle brutte con mio fratello; non essendo contenti di sparlare del Sole, che è una pietra, e una palla di ferro rovente.
Unione con nessuno, sconoscenza e disprezzo per tutti: amico, ospite, compagno, l'altare della compassione, son tutte ciance: intenerirsi al pianto, sovvenire alla miseria, è un trasgredire la legge, un rovesciare i costumi: vivere solitario come i lupi: Timone solo amico a Timone. Tutti gli altri uomini nemici ed insidiatori: conversare con alcuno, sia contaminazione: e se ne vedo pure uno, quel giorno sia nefasto. Saranno per me come statue di pietra o di bronzo: messi da loro non riceverne, a patti non venire giammai: questa solitudine divida me da loro: compagni, cittadini, tribù, e patria stessa, nomi freddi ed inutili, pregiati solo dagli sciocchi. Timone sia ricco solo per sé, disprezzi tutti, goda egli solo tra sé, e fugga ogni adulazione e lode: faccia agli Dei, e banchetti egli solo, sia egli il suo vicino, il suo confinante, e discacci tutti. Sia legge ch'ei non porga la mano a nessuno, ancorché debba morire e mettersi la corona in capo. Piacemi che mi chiamino Misantropo, e che mi riconoscano come un acerbo, un collerico, un duro, un disumano: se vedo uno nel fuoco, e che mi prega di spegnere l'incendio, lo spegnerò con pece ed olio: se uno, da una fiumana gonfia, il verno, mi tende le mani e mi prega di trarlo fuori, io lo attufferò con la testa giù affinché non possa salire a galla. Così saremo pari: chi te la fa, fagliela.
La tragopodagra o il podagroso
[...] calco i capi degli uomini, e le piante de' miei piedi son tenere, e dal valgo son chiamata Podagra, perché ai piedi io fo caccia. (Podagra, p. 27)
Grande, o ricca Podagra, è il poter tuo, / cui pur teme di Giove il pronto dardo; / treman di te l'onde del mar profondo, / tremane il re degl'Infernali, Pluto. / O godente di fasce, e di piumacci / amante, e d'ogni corso impeditrice, / dei talloni tormento, e delle piante / dei piedi incendiatrice, e che la terra / tocchi appen sulla pelle, e dei pestelli / paurosa, ginocchi piangi, vegghia, / calcina e crucia man, ginocchi piega; / ed ingobba, Podagra potentissima. (Coro, p. 27)
Molti ne ho pure io domi degli Eroi / e sel sanno i Sapienti, e Priamo detto / fu Podarco, per esser podagroso. / Morì di gotta Achille di Pelèo: / di podagra patì Bellorofonte; / podagroso fu Edipo re di Tebe. / Podagroso Plistene dei Pelopidi: / di Peante il figliuol colla podagra / conduceva l'armata, ed altro duce / dei Tessali fu pur detto Podarco, / il qual, poscia che cadde in la battaglia / Protesilao ancor esso gottoso, / Benché non sano conducea l'armata. / Il re d'ltaca Ulisse di Laerte / uccisi io, non la spina della triglia. (Podagra, p. 28)
Dicono di Luciano di Samosata
Il procedimento di cui Luciano si vale nel capitolo sui «Sacrifici» è lo stesso che serve a Voltaire per canzonare la Bibbia: il ricorso al buon senso, contro l'assurdità della favole religiose.
Luciano sembra appartenere al novero di quelli che non tengono in conto alcunché: mentre infatti mette in burla e sbeffeggia le opinioni altrui, non dà indicazioni su quello in cui crede, a meno che non si voglia credere che sua opinione sia quella di non averne alcuna.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026