Frasi
Frasi di Luigi Tosti
11 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 11 frasi di Luigi Tosti: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Luigi Tosti (abate e storico della Chiesa italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Luigi Tosti
La breccia di Porta Pia nel dramma della rivoluzione italiana fu come l'epilogo d'una predica che ad alcuni commuove gli affetti, e ad altri fa guardare l'uscio della chiesa per andarsene. In Roma la commozione degli affetti nei vincitori fu grande; ma nessuno guardò la porta per andarsene. Vinti e vincitori rimasero insieme: il Papa al Vaticano, e il Re al Quirinale. Del sangue sparso tra zuavi e italiani non rimase macchia: Roma abbonda di acqua. Ma i rancori tra le due parti incrudirono, e il Non possumus di Pio IX fu una lapide sepolcrale ai piedi della quale si assisero piangendo le due madri, Italia e Chiesa, aspettanti il dì della risurrezione.
La contessa Matilde e i romani pontefici
Certo che molte cose ci tramandò Donizone della Contessa , solo a narrarle; ed è a sapergli grado. Ma quel maledetto vezzo di affilare versi per forza, fece che spendesse il tempo e la mente all'inutile fabbricazione del metro a danno dei fatti da narrare. Quante altre notizie non sarebbero per lui a noi pervenute della guerra che sostenne Matilde in Lombardia, se non avesse invaso quel buon monaco tanto furore poetico! Egli stesso dice, che se volesse narrare tutte le cose operate da quella nobile signora, i suoi versi sarebbero cresciuti quanto le stelle; perciò, lasciato andare il molto, si contenta del poco. Maledetti i versi! (Libro quarto, p. 257)
La resa di dopo un anno di gloriosa resistenza contristò tutti della parte papale. Donizone notò che il tradimento dei si operasse nella stessa notte in cui Giuda vendé Cristo ai Giudei; e lanciò contro alla fellonesca città un affocato rimprovero. Voglio sprigionare dalla pastoia dei suoi barbari versi il pensiero che mi pare opportuno ed assai nobile: «Chi sa quanta gloria (esclama, il buon monaco) avresti conseguita, o Mantua, se avessi tenute chiuse le porte in faccia al re? Il tuo nome sarebbe andato pel mondo nelle bocche di tutti, ti avrebbero predicata forte, opulenta e simigliante a Troia, avendo tu come quella sostenuto un lungo assedio; ed avrebbero tutte le italiane terre predicati i tuoi figli progenie da forti.» (Libro quinto, p. 299)
Il Fiorentini ricorda di chiese, di castella, di ospedali fatti edificare dalla Contessa con principesca magnificenza. [...]. Non oso affermare che in queste edificazioni di chiese e castella la Contessa fosse condotta da amore delle arti, come un Leon X; la pietà religiosa e la necessità di munirsi contra i nemici la consigliavano. Tuttavolta non è a dire che con gretto animo si ponesse a levare quegli edifizi, avendolo disposto a quella magnificenza, a cui son portati tutti coloro che hanno educata la mente all'amore del bello, ed han copia di mezzi a mantenerne il culto. (Libro sesto, pp. 377-378)
Matilde aveva raccolto un grande numero di libri di ogni maniera di discipline ed alluminati. La quale cura bellamente rivela, come oltre il costume del tempo sapesse addolcire gli aspri spiriti guerreschi con l'amore delle lettere. Quel conversare sempre con monaci, che allora con tanta ardenza scrivevano codici e li tenevano come il più bello ornamento delle loro badie, dovette mettere nella Contessa vaghezza di averne anche essa. Intendeva con molto studio nella lettura dei medesimi, più di quello che facessero i vescovi. (Libro sesto, p. 378)
Certo che guardando alla moltitudine e gravezza dei negozi trattati da Matilde coi pontefici, è a credere che molte lettere scrivesse ai medesimi ed altri personaggi del tempo; le quali se fossero avanzate, ora ci condurrebbero in una più chiara notizia del suo animo e dei suoi costumi. Ma i fatti narrati e quello che ci tramandò Donizone, basta a chiarirci del come la Contessa fosse stata donna singolare non solo per la forza dello spirito che la trasse ad operare fatti virili, ma anche per la ragione dei tempi in cui visse. Come devota e fortissima propugnatrice della romana Chiesa, essa sarebbe stata mirabile e reverenda solo dai preti; ma come donna che pose l'ingegno e la mano allo svolgimento di un periodo storico sommamente epico, essa è degna delle più alte meditazioni del filosofo. (Libro sesto, pp. 378-379)
Dicono di Luigi Tosti
Tosti si era foggiata la propria figura, da artista, e, sentendo battere il suo cuore d'italiano e facendo scorrere lo sguardo sulla sua nera veste di benedettino, provava il sentimento della realtà di quella figura, e operava e parlava in accordo con essa, non per calcolo politico o oratorio, ma sinceramente, per darle forma nei fatti.
A chi si lasciasse ingannare dalla struttura un po' antiquata e dalla forma, come dicevo, accademica de' suoi lavori, senza cercare di penetrarne lo spirito, sfuggirebbe quella che a me sembra la sua qualità essenziale, voglio dire una modernità di pensiero e di intenti, che, tenuto conto dei tempi e della condizione dello scrittore, è addirittura straordinaria. È un appassionato cultore della storia medievale, è innamorato delle vecchie glorie italiane, è fedele sempre fino allo scrupolo alla parola e allo spirito della Chiesa, ma tutto questo non impedisce che egli sia un fervidissimo amante d'ogni progresso buono e d'ogni ragionevole libertà.
La ricchezza della lingua, la solennità del periodare, l'eloquenza di molte pagine, insomma il lungo e accurato studio della forma, son doti innegabili del Tosti, eppure non bastano a farne uno scrittore nel senso più alto della parola. La ricchezza c'è, ma frammista a scorie e vecchiumi; la solenne eloquenza ha la sua efficacia nelle narrazioni più drammatiche, ma altre volte è faticosa ed enfatica. Dove vorresti che il racconto procedesse snello e semplice, capiti a ogni piè sospinto in quel periodare prolisso, in quelle forme viete che ti fermano e ti impacciano.
Ognuno che giudichi gli scrittori senza gli occhiali da miope della ipercritica, senza commuoversi alle declamazioni di chi badando al suono delle parole non cura la verità delle cose, senza dimenticare i tempi in che scrissero e la mira che si prefissero, senza spezzarne in frantumi l'unità della figura, senza lasciarsi fuorviare da preconcetti settari, riconoscerà nel Tosti, oltreché un insigne scrittore, un gran cristiano e un gran cittadino.
Una delle singolarità che più colpiscono leggendo il Tosti è quel suo continuo studio di riavvicinare, di paragonare, di confrontare quello che sembra più lontano ed opposto; e da questa singolarità è fatta anche più manifesta l'indole sua come scrittore e come uomo. Ogni carattere fiero, ogni cuore buono, ogni alta intelligenza lo attira; e se accade che quei caratteri, quei cuori, quelle intelligenze si siano trovati in conflitto, egli ne soffre visibilmente e si affanna a metter tutti nella miglior luce possibile.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026