Ritratto di Marco Fabio Quintiliano
Étienne-Jehandier Desrochers · Public domain

Frasi

Frasi di Marco Fabio Quintiliano

20 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Marco Fabio Quintiliano raccolte in un'unica pagina: 20 frasi, divise per libro e argomento.

Marco Fabio Quintiliano (retore romano di età imperiale). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Marco Fabio Quintiliano

A chi è felice è difficile avere una vera comprensione della miseria.
Lo spirito critico non è adatto ai giovinetti, non va in essi fatto prevalere sulla fantasia e sulla creatività.
Citato in Albino Luciani, Illustrissimi, APE Mursia, Milano, 1979.

Frasi da «Institutio oratoria»

Non ci vede in pieno sole. (I, 2, 19)
Non vedere in pieno giorno e in pieno sole era ritenuto, tradizionalmente, simbolo di stoltezza; citato in Dizionario delle sentenze latine e greche, § 557.
Benchè l'ambizione sia vizio, tuttavia spesso è causa di virtù. (I, 2, 21)
Citato in Luigi De Mauri, 5000 proverbi e motti latini, a cura di Angelo Paredi e Gabriele Nepi, Hoepli, Milano, 1995, p. 14. ISBN 8820309920
Prima virtù dell'eloquenza è la perspicuità. (II, 3, 8)
Io (e non lo dico senza il sostegno di altri) penso che oggetto di studio della retorica siano tutte le cose possano rientrare in un discorso. (II, 21, 4)
Il bugiardo deve avere buona memoria. (IV, 2, 91)
«Necessità che l'oratore ricordi le proprie finzioni retoriche.» (Dizionario delle sentenze latine e greche, § 352)
Dove sono amici, lì sono denari. (V, 11, 41)
Propositum potius amicum quam dictum perdendi. (VI, 3, 28)
E in Tito Livio, scrittore meravigliosamente fluido, Asinio Pollione pensa che ci sia una certa dose di «patavinità». Perciò, se possibile, sia le parole tutte che la pronuncia odorino di uno che è cresciuto in questa città, di modo che il linguaggio sembri senz'altro romano, e non beneficato dalla concessione della cittadinanza. (VIII, 1, 3; 1979, p. 133)
La mente si deve formare leggendo in profondità, più che leggendo molte cose. (X, 1, 59)
Citato in Dizionario delle sentenze latine e greche, § 486.
Senza dubbio, esclusivamente nostra lo è la satira, nella quale Lucilio, che per primo vi conseguì distinta fama, ha ancora oggi dei lettori così fedeli a lui da dire di preferirlo non solo agli altri satirici, ma anche a tutti i restanti poeti. Ma io non sono d'accordo né con loro né con Orazio, il quale ritiene che Lucilio sia grossolano e che usi delle parole che andrebbero tolte. Infatti sono ammirevoli in lui l'erudizione e la libertà di spirito, e anche la mordacità, la notevole arguzia. (X, 1, 94)
[...] al punto che la stessa lingua latina non mi sembra essere capace di quell'eleganza concessa solo agli Attici. (X, 1, 100)
Non esiterei a contrapporre Sallustio a Tucidide, né Erodoto potrebbe avere a sdegno che gli sia paragonato Tito Livio, che non solo è scrittore meravigliosamente piacevole e di luminosissima eleganza, ma anche si esprime, nei discorsi, con una efficacia e dignità superiori ad ogni descrizione, cosicché tutto quel che è detto è adatto sia alle situazioni sia ai personaggi: per dirla in breve, quanto agli affetti, e particolarmente quelli più miti, nessuno degli storici ha saputo renderli in modo più appropriato. Per questo egli ha uguagliato con pregi diversi la divina efficacia di Sallustio. (X, 1, 101-102)
Citato in Letteratura latina.
Quelli che appaiono saggi in mezzo agli stupidi, in mezzo ai saggi appaiono stupidi. (X, 7, 21)
La maggior parte delle cose sono oneste o turpi non tanto per sé stesse, quanto per i motivi per cui si fanno. (XII, 1, 3)
Il maldicente non differisce dal malvagio che per l'occasione. (XII, 9, 9)
A porre in luce egregiamente le cose furono scoperte le similitudini: delle quali alcune vengono collocate tra le prove di ragionamento appunto per provare, altre vengono composte per rendere efficacemente le immagini delle cose [...]. Nella similitudine è necessario assolutamente evitare che l'elemento scelto come termine di paragone sia oscuro o ignoto: quella cosa che viene presa per illuminare un'altra, dev'essere più chiara di ciò che illumina. (VIII, 3, 72-73)

Scheda del libro «Institutio oratoria»

Dicono di Marco Fabio Quintiliano

Alle Instituzioni di Quintiliano si potrebbe apporre l'epigrafe d'un filosofo del secolo scorso: Io vidi il costume del mio secolo e pubblicai quest'opera. E il secolo di Quintiliano avea d'uopo di lui.
Alexandre Ledru-Rollin
Quintiliano [...] nelle Instituzioni dedicate a Marcello presentò lezioni, non solo di bene scrivere, ma di bene operare, istruì l'animo e l'intelletto, e pose per base de' suoi precetti che i costumi sono l'incremento delle lettere, che madre della vera eloquenza è la virtù.
Alexandre Ledru-Rollin

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026