Ritratto di Milton Friedman
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Frasi

Frasi di Milton Friedman

51 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 51 frasi di Milton Friedman: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Milton Friedman (economista statunitense). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Milton Friedman

Ci sono quattro modi per spendere i soldi. Voi potete spendere i vostri soldi per voi stessi: quando lo fate, allora stare davvero attenti a cosa state facendo e cercherete di avere la massima resa per la vostra spesa. Oppure voi potete spendere i vostri soldi per qualcun altro: per esempio, io ho comprato un regalo di compleanno per una persona; ora, io non ho poi grande interesse per il contenuto del dono, ma sono stato molto attento al costo. Altra possibilità, io posso spendere i soldi di qualcun altro per me: e allora se posso spendere i soldi di qualcun altro per me state sicuri che ci scapperà una bella mangiata al ristorante! Infine, io posso spendere i soldi di qualcun altro per un'altra persona ancora; e se io starò a spendere i soldi di uno per un altro, non sarò preoccupato a quanti siano, né sarò preoccupato a come li spendo. E questo è quel che fa il governo. E questo ha circa il 40% del prodotto interno.
Come principio politico, l'imposizione di tasse e la destinazione dei proventi sono una funzione dei governi. Abbiamo istituito complesse norme costituzionali, parlamentari e giudiziarie per controllare tali funzioni, per garantire che le tasse vengano imposte quanto più possibile in accordo con le preferenze e i desideri della popolazione: alla fin fine, "niente tassazione senza rappresentazione" era uno dei gridi di battaglia della Rivoluzione americana. Abbiamo un sistema di controlli e contrappesi tra poteri proprio per separare la funzione legislativa di imporre tasse e stabilire i capitoli di spesa dalla funzione dell'esecutivo di riscuotere le tasse e amministrare i programmi di spesa e dalla funzione giudiziaria di mediare le dispute e interpretare la legge. Nel caso in questione l'uomo d'affari — per iniziativa propria o incaricato, direttamente o indirettamente, dagli azionisti — sarebbe simultaneamente legislatore, amministratore e giurista. A lui toccherebbe decidere chi tassare, per quale importo e a quale fine e sempre a lui spetterebbe scegliere la destinazione del gettito. In tale funzione egli sarebbe guidato esclusivamente da una generica esortazione proveniente dall'alto a limitare l'inflazione, a migliorare la qualità dell'ambiente, a combattere la povertà e così via.
Con qualche notevole eccezione, gli uomini d'affari favoriscono la libera impresa in generale ma s'oppongono ad essa quando questa viene a riguardarli.
E quindi la domanda è: i grandi dirigenti, all'interno della legge, hanno responsabilità nei loro affari al di fuori di fare il più possibile soldi per i loro azionisti? E la mia risposta a questa domanda è: no, non ne hanno.
Keynes fu un grande economista. In ogni disciplina, i progressi avvengono dalla gente che fa ipotesi, molte delle quali si rivelano sbagliate, ma in ultimo ognuna conduce verso la giusta risposta. Ora Keynes, nel suo libro: "La teoria generale dell'impiego, dell'intesse e della moneta" pone un'ipotesi che fu bellissima e che sicuramente cambiò la forma dell'economia. Ma questa non funzionò perché l'ipotesi si rivelò sbagliata. Ciò non significa che lui non fu un grand'uomo.
Il principio politico che sta sotto al meccanismo di mercato è l'unanimità. In un sistema ideale di libero mercato fondato sul rispetto della proprietà privata, nessun individuo può usare la coercizione su qualcun altro e ogni tipo di cooperazione è volontaria: tutte le parti che decidono di collaborare ne traggono un beneficio, altrimenti non sono costrette a partecipare ad alcuna impresa comune. Non vi sono valori o responsabilità "sociali", se non nel senso dei valori e delle responsabilità condivise dagli individui che compongono la società. La società è una raccolta di individui e dei diversi gruppi che essi formano volontariamente.
Il principio politico che sta sotto al meccanismo politico è la conformità. L'individuo deve servire un interesse sociale generale, sia che esso venga stabilito da una chiesa o da un dittatore o da una maggioranza. L'individuo può avere un voto e farsi sentire quando si prendon le decisioni, ma se si trova in minoranza, egli deve conformarsi. È appropriato per qualcuno richieder agli altri di contribuire ad un proposito generale e sociale che lo vogliano o no.
Sfortunatamente, l'unanimità non è sempre fattibile. Vi sono alcuni contesti nei quali la conformità appare inevitabile; perciò non vedo come uno possa evitare in ogni caso il ricorso al meccanismo politico.
Il vero significato del lavoro di ogni studioso non è ciò che dicono i suoi contemporanei subito, ma cosa succede alle sue opere nei successivi venticinque o cinquanta anni. E la cosa della quale io veramente sono fiero è se qualcuna delle opere che ho scritto sarà ancora citata nei libri di testo molto dopo che io me ne sarò andato.
Io sono in favore di tagliare le tasse in ogni circostanza e per ogni scusa, per ogni ragione, ogniqualvolta sia possibile. [...] La ragione perché io lo sono è perché credo che il grosso problema non siano le tasse, il grosso problema son le spese. La domanda è: "come fare a fermare le spese del governo?". Le spese del governo ammontano ora a circa il 40% del prodotto interno senza contare le spese indirette dovute all'applicazione delle norme e via dicendo. Se voi aggiungete anche queste, si arriva grosso modo alla metà. Il reale pericolo che noi corriamo è che il numero possa lievitare ancora, ancora ed ancora. Penso che l'unico modo efficace per fermarlo è di abbassare la somma degli introiti che ha il governo. Il modo per farlo è di tagliare le tasse.
L'inflazione è sempre e comunque un fenomeno monetario nel senso che è e può soltanto esser prodotto esclusivamente da un aumento più rapido della quantità di moneta che della produzione.
L'inflazione è una tassazione senza legislazione.
L'uso di quantità di moneta come un obiettivo non è stato un successo. Io non son sicuro che la sosterrei adesso come l'ho sostenuta come un tempo ho fatto.
La spinta per l'Euro è stata motivata dalla politica, non dall'economia. Lo scopo è stato quello di unire la Germania e la Francia così strettamente da rendere una possibile guerra europea impossibile, e di allestire il palco per i federali Stati Uniti d'Europa. Io credo che l'adozione dell'Euro avrà l'effetto opposto. Esacerberà le tensioni politiche convertendo shock divergenti che si sarebbero potuti prontamente contenere con aggiustamenti del tasso di cambio in problemi politici di divisioni. Un'unità politica può aprire la strada per un'unità monetaria. Un'unità monetaria imposta sotto condizioni sfavorevoli si dimostrerà una barriera per il raggiungimento dell'unità politica.
La più vasta ed influente organizzazione di affaristi ha agito per minare i fondamenti basilari del sistema del libero mercato che loro si proponevano di rappresentare e difendere.
Le spese del governo ammontano al 45% circa del prodotto interno lordo. Secondo quest'analisi, il governo possiede il 45% dei mezzi di produzione che fanno il PIL. Gli USA sono oggi al 45% socialisti.
Ogni amico della libertà [...] deve esser disgustato quanto lo son io dalla prospettiva di trasformare gli Stati Uniti in un campo militare, dalla visione di galere piene di consumatori occasionali di droghe e da ogni armata di rappresentanti della legge col potere d'invadere la libertà dei cittadini sulla base di esili prove.
Se il taglio delle tasse aumenta i ricavi del governo, voi non avete di fatto tagliato le tasse.
Se le droghe fossero state depenalizzate diciassette anni fa, il crack non sarebbe mai stato inventato. Invece è stato creato perché l'alto costo delle droghe ha reso proficuo fornirne una più economica.
Da un articolo nel Wall Street Journal, 7 settembre 1989. Citato in Andrew Weil e Winifred Rosen, Dal cioccolato alla morfina. Tutto quello che dovete sapere sulle sostanze che alterano la mente, traduzione di Fabio Bern
Si è sempre sostenuto che il problema del capitalismo è di esser materialista, mentre il collettivismo può permettersi di essere attento al non-materiale. Ma l'esperienza ha dimostrato il contrario. Non c'è stata società che abbia tanto enfatizzato i requisiti puramente materiali del benessere quanto il collettivismo. Una gran maggioranza di persone si preoccupa sempre del proprio interesse materiale, ma nelle società collettiviste quella grande maggioranza domina la politica e la minoranza viene soppressa. Una società libera, una società di mercato, permette a quella minoranza di perseguire i propri obiettivi; di fatto è nelle società libere che si è verificato uno sviluppo di gran lunga maggiore degli aspetti non-materiali, spirituali, artistici del benessere.
Sono da molto tempo favorevole alla sua abolizione. Ritengo che nessun altra istituzione negli Stati Uniti abbia una così alta reputazione pubblica e una storia così priva di risultati. [...] La Federal Reserve iniziò ad essere operativa nel 1914. Presiedette ad un raddoppio dei prezzi durante la Prima Guerra Mondiale, generò il maggior collasso nel 1921, ebbe un periodo florido all'incirca dal 1922 al 1928, dopodiché si impegnò, assunse delle decisioni che portarono alla grande, che portarono alla recessione nel 1929 e nel 1930. E, grazie alle proprie azioni, riuscì a trasformare tale recessione nella Grande Depressione. Il Federal Reserve System fu – a mio parere indiscutibilmente – il peggior furfante durante la Grande Depressione. Da allora, ha contribuito al raddoppio dei prezzi durante la Seconda Guerra Mondiale, ha poi finanziato l'inflazione degli anni '70. Nel complesso il bilancio è molto negativo.
Sono un liberista colla elle minuscola ed un Repubblicano con una erre maiuscola. Ma io sono Repubblicano colla erre maiuscola per interesse e non per principio.
Un tasso stabile di crescita monetaria ad un livello moderato può creare una struttura nella quale un paese può avere poca inflazione e molta crescita. Ciò non produrrà la stabilità perfetta; non produrrà il paradiso sulla terra; ma può dare un importante contributo ad una stabile società economica.
Uno dei più grandi errori è giudicare le politiche ed i programmi per le loro intenzioni piuttosto che per i loro risultati.
Dà in qualche modo per scontato che il governo sia un essere nel quale si mettono uomini altruisti e disinteressati al comando di uomini egoisti ed interessati. Ma il governo è una istituzione nella quale le persone colla grande ambizione di aver potere sul prossimo, ottengono la posizione di controllarlo. Guardate la storia dei governi. Dove sono questi re filosofi che Platone apparentemente stava cercando di sviluppare?
Io voglio che la gente presti attenzione alla propria condizione e che riconosca che il mantenimento di una società libera è una cosa molto difficile e complessa e richiede un ordine che si possa fare delle rinunce del tipo più estremo. Richiede la volontà di sopportare mali momentanei sulla base dell'esile e sofisticato ragionamento che se tu fai il primo passo verso un errore tu non solo puoi renderlo peggiore, ma che puoi diffondere i tuoi tentacoli e creare peggiori risultati ovunque.
Io ringrazio Dio per l'inefficienza del governo. Se il governo fa cose cattive, c'è solo l'inefficienza che impedisce al danno di diventare più grande.
La società moderna richiede cooperazione fra un ampio numero di persone. Se tu hai una direzione centralizzata inevitabilmente ci sarà coercizione. L'unico modo che mai sia stato scoperto per avere un sacco di persone che collaborino insieme volontariamente è attraverso il libero mercato. E questo è il motivo per cui è essenziale preservare la libertà individuale.
Il mercato nero era un modo per aggirare il controllo del governo. Era un modo per permettere al libero mercato di funzionare. [...] Tu vuoi commerciare con me e la legge te lo impedisce. Ma questo commercio potrebbe esser reciprocamente vantaggioso per entrambi. Il dettaglio fondamentale del libero mercato è che nessuno scambio ha luogo senza ch'entrambe le parti ne traggano beneficio. La grossa differenza rispetto alla coercizione da parte del governo ed il mercato fra privati è che il governo può usare la sua forza coercitiva per creare un commercio nel quale A guadagna e B perde. Ma nel mercato, se A e B arrivano ad un accordo volontario, è perché entrambi ne hanno qualcosa di buono. Quel che fa il mercato nero è di aggirare queste restrizioni artificiali imposte dal governo. [...] esiste solamente quando ci sono cattive leggi. E nessuno, nessuno crede che obbedire a tutte le leggi sia un principio morale definitivo.
Ci sono state ripetute recessioni in centinaia d'anni, ma quello che ha convertito in una recessione imponente è stata una cattiva politica monetaria. La Federal Reserve system è stata istituita per prevenire quel che in effetti è successo. È stata messa su per evitare una situazione nella quale tu hai il fallimento delle banche, nella quale tu hai una crisi bancaria. E pure, sotto il Federal Reserve system, c'è stata la peggiore crisi bancaria nella storia degli Stati uniti. Non c'è altro esempio al quale possa pensare di una misura presa dal governo che produce così chiaramente l'opposto del risultato per la quale era stata pensata. Quello che è accaduto è che la FED seguì politiche che portarono alla riduzione di un terzo della quantità di moneta. Per ogni 100$ in cartamoneta, nei depositi, in bilancio, in circolo, esistente nel 1929, quando si fece il 1933 erano rimasti solamente circa 65 o 66$. Questo straordinario collasso del sistema bancario, con circa un terzo delle banche fallite completamente, con milioni di persone i cui risparmi sono stati letteralmente spazzati via, questa riduzione non fu assolutamente necessaria. In ogni momento, la Federal Reserve aveva il potere e la conoscenza di poter fermare tutto questo. E ci fu gente in quel periodo che li incitava a farlo. Così è, a mio parere, chiaramente un errore di politica che portò alla Grande Depressione.
Adam Smith, col suo libro La ricchezza delle nazioni [...] pone l'accento sull'individuo come l'obiettivo finale della scienza.
Noi abbiamo così tanti delinquenti perché abbiamo così tante leggi da infrangere. [...] E quei crimini che sono senza vittima, non dovrebbero esser crimini.

Frasi da «Capitalismo e libertà»

L'uomo libero [...] non si chiede né che cosa il suo paese può fare per lui, né che cosa egli può fare per il suo paese. (2016: Introduzione)
John Fitzgerald Kennedy: «non chiedete cosa il vostro paese può fare per voi, chiedete cosa potete fare voi per il vostro paese.»
I grandi progressi della civiltà, nell'architettura e nella pittura, nella scienza e nella letteratura, nell'industria e nell'agricoltura, non sono mai stati prodotti da un governo centralizzato. Cristoforo Colombo non cercò una nuova rotta per la Cina in risposta alla direttiva della maggioranza parlamentare, per quanto fosse finanziato in parte da un monarca assoluto. (2016: Introduzione)
Giacché viviamo in una società prevalentemente libera, tendiamo a dimenticare quanto sia esiguo il lasso di tempo e la parte del globo contraddistinti, più o meno compiutamente, da un sistema rispettoso della libertà politica: la condizione normale dell'umanità consiste nella tirannia, nella servitù e nella miseria. Il mondo occidentale del diciannovesimo e dell'inizio del ventesimo secolo rappresenta una rara eccezione alla tendenza generale della storia umana. In questo caso la libertà politica si è chiaramente realizzata di pari passo con il libero mercato e con lo sviluppo delle istituzioni del capitalismo. Analoghe considerazioni potrebbero essere fatte per la libertà politica nell'età dell'oro della Grecia classica e agli inizi della Repubblica romana.
Gli esempi storici, in realtà, ci autorizzano solo ad avanzare l'ipotesi che il capitalismo sia una condizione necessaria per la libertà politica. Chiaramente non si tratta di una condizione sufficiente. (2016: cap. I)
Libertà politica significa assenza di coercizione sull'uomo da parte dei suoi simili. La minaccia più pericolosa alla libertà viene posta dal potere di costringere, a prescindere che esso si trovi nelle mani di un monarca, di un dittatore, di un'oligarchia o di una momentanea maggioranza. La conservazione della libertà esige l'eliminazione di una siffatta concentrazione di potere nelle mani di uno o pochi soggetti, insieme alla dispersione e distribuzione di qualsiasi grado di potere che non possa essere eliminato. In sintesi, esige un  sistema di controlli ed equilibri dei poteri. (2016: cap. I)
L'esistenza di un libero mercato non elimina la necessità di una forma di governo. Anzi, un sistema di governo è essenziale, sia come agone nel quale determinare le "regole del gioco", sia in qualità di arbitro che interpreti e faccia valere le regole stabilite. (2016: cap. I)
Uno dei principali motivi di critica al concetto di economia libera è proprio che essa riesce a svolgere perfettamente tale compito, offrendo agli individui ciò che essi vogliono, anziché quello che – secondo questo o quel gruppo di persone – essi dovrebbero volere. In definitiva, la maggior parte delle accuse al libero mercato si fonda sulla mancanza di fede nella libertà. (2016: cap. I)
Per quanto riguarda il salario degli insegnanti, oggigiorno il problema più grave non è che sono in media troppo bassi (anzi, potrebbe essere vero il contrario), ma che sono troppo rigidi e uniformi. I cattivi insegnanti sono pagati troppo, mentre quelli bravi sono sottopagati. Gli aumenti tendono a essere uniformi e a essere determinati da fattori quali l'anzianità di servizio, i titoli conseguiti e le certificazioni ottenute, piuttosto che dal merito. (2016: cap. VI)
Il monopolio implica l'assenza di alternative e, quindi, impedisce l'effettiva libertà di scambio. In pratica, spesso, se non sempre, il monopolio deriva da interventi governativi o da accordi collusivi fra individui. (1987: p. 46)
Lo stock monetario, i prezzi e la produzione risultarono marcatamente più instabili dopo l'istituzione del Reserve System che prima. Il più drammatico periodo di instabilità fu, naturalmente, il periodo compreso fra le due guerre, caratterizzato da severe depressioni del 1920-1921, 1929-1933 e 1937-1938. Nessun altro ventennio della storia americana registra, in un così breve orizzonte, ben tre depressioni di tale gravità. [...] Quest'evidenza mi porta a concludere che almeno un terzo dell'aumento dei prezzi durante e subito dopo la Prima Guerra Mondiale è attribuibile all'istituzione del Federal Reserve System [...] e che la gravità di ciascuna delle severe depressioni del 1920-1921, del 1929-1933 e 1937-1938 è direttamente attribuibile ad errori commessi o ad omissioni dalle autorità del Reserve System [...]. (1987: p. 72)
Non esiste, a mia conoscenza, nessuna severa depressione, in nessun paese e in nessun tempo, che non sia stata accompagnata da un drastico declino nello stock monetario e, parimenti, nessun drastico declino nello stock monetario che non sia stato accompagnato da una severa depressione. (1987: p. 79)
Qualunque sistema il quale conferisca a un pugno di uomini così ampi poteri e così larga discrezionalità che gli errori – scusabili o no – possano avere effetti di così grande rilevanza, è un cattivo sistema. È un cattivo sistema agli occhi di quanti credono nella libertà proprio perché conferisce a pochi uomini tanto potere senza un effettivo controllo da parte dello stato; e questo è il fondamentale argomento politico che milita contro il principio di una banca centrale indipendente. [...] Per parafrasare la nota battuta di Clemenceau, la moneta è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai responsabili di una banca centrale. (1987: pp. 79-80)
«La guerra è una cosa troppo seria per lasciarla in mano ai militari.»

Scheda del libro «Capitalismo e libertà»

Free to Choose

Il timore dei controlli fiscali, la burocrazia soffocante e la pressione dello Stato costituiscono armi potenti contro la libertà di parola.
Esiste una contraddizione fondamentale fra l'ideale fra l'"uguaglianza delle parti" (ovvero l'ideale donde deriva: "a ciascuno secondo il suo bisogno") e l'ideale della libertà personale. E questa contraddizione è stata la maledizione di tutti i tentativi di mettere l'uguaglianza dei risultati personali come principio di base per l'organizzazione sociale. E questo ha portato inevitabilmente ad uno stato di terrore: la Russia, la Cina e più di recente la Cambogia ci offrono delle prove evidenti e convincenti.
Il progresso industriale, le migliorie tecnologiche, tutte le grandi meraviglie dell'età contemporanea han detto poco al ricco. Il ricco nella Grecia antica difficilmente avrebbe beneficiato dalle moderne condutture – essendo loro provvista l'acqua corrente da servi correnti. Mentre i patrizi romani potevano godersi musici e commedianti nelle loro case, televisione e radio hanno reso tali artisti compagni degli elettrodomestici; tutti questi moderni progressi (e molti altri) hanno aggiunto poco alle loro vite. Essi hanno sicuramente salutato con piacere gli sviluppi dei trasporti e della medicina, ma per il resto, i grandi successi del capitalismo occidentale hanno principalmente fatto ricadere i lor benefici sulle persone comuni. Questi risultati han reso disponibili per le masse comodità e vantaggi che erano prima l'esclusiva prerogativa dei ricchi e dei potenti.
Una società che mette l'eguaglianza davanti alla libertà non avrà né l'una né l'altra. Una società che mette la libertà davanti all'uguaglianza avrà un buon livello di entrambe.
La concorrenza del mercato, quando la si lascia funzionare, protegge il consumatore meglio di tutti i meccanismi del governo venuti a sovrapporsi successivamente al mercato.
Alla base della maggior parte delle obiezioni contro la pubblicità non è il fatto che la pubblicità manipola i gusti ma il fatto che il grande pubblico ha dei gusti deprecabili, cioè dei gusti diversi da quelli dei critici.
L'inflazione è una malattia pericolosa e talvolta letale, una malattia che se non diagnosticata in tempo può distruggere una società.

Citazioni attribuite

La Federal Reserve alla fine ha causato la Grande Depressione contraendo l'ammontare di moneta in circolo di un terzo dal 1929 al 1933.
Dall'intervista alla National Public Radio, gennaio 1996.

Dicono di Milton Friedman

Le radici di tutto questo sono da cercare nell'opera e nel pensiero di Milton Friedman, guru del liberismo morto nel 2006 a 94 anni. Friedman è stato osannato come il più influente economista del XX secolo, è uno che ha influenzato direttamente o indirettamente presidenti Usa, primi ministri britannici, ministri dell'Europa dell'est, dittatori africani, oligarchi russi, segretari del Partito Comunista cinese, direttori del Fondo Monetario Internazionale, per non parlare degli ultimi tre direttori della Federal Reserve. Il professore di Economia dell'University of Chicago e i suoi discepoli hanno tramato – alla luce del sole e non – per decenni, considerando il mondo una sorta di laboratorio per le loro spregiudicate teorie economico-politiche. In ognuno dei momenti dei quali parlavo prima, c'era dietro Friedman con i suoi "Chicago Boys".
Naomi Klein
Milton Friedman, americano, fondatore della Scuola di Chicago, che oggi significa Neoliberismo puro, quel Neoliberismo accanito e impenitente nonostante abbia portato devastazioni addirittura grottesche in ogni singolo Paese che ha toccato, inclusa la nostra Eurozona.
Paolo Barnard

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026