Frasi
Frasi di Paolo Maurensig
21 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 21 frasi di Paolo Maurensig: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Paolo Maurensig (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Paolo Maurensig
È difficile capire perché un uomo che viveva, mangiava, respirava, pensando solo agli scacchi, e che aveva un ideale di aristocrazia intellettuale, cui solo il successo poteva elevarlo, abbia deciso di rinunciarvi proprio quando era riuscito a ottenere ciò che voleva. Forse è proprio questo che lo rende ancora più grande, che lo distingue dagli automi che si misurano con altri automi, che gli rende tutta la sua umanità e ci fa capire come anche le nostre ambizioni più sfrenate possano tramutarsi a volte in un percorso di salvezza individuale.
Fischer, come Mozart per la musica, sembra essere il Gioco stesso fattosi carne. Per quanti di noi hanno seguito la sua avventura egli rimane però un eroe nel vero senso della parola, l'ultimo eroe di quest'America ferita a morte, un uomo che da solo ha saputo condurre e vincere la propria guerra, anche se a qualcuno le guerre senza morte e distruzione piacciono poco.
Nella storia degli scacchi, sicuramente non c'è stato campione più detestato e al contempo amato di Bobby Fischer. Detestato dai suoi avversari, che a stento sopportavano i suoi capricci, era amato dagli appassionati del gioco per le sue pirotecniche partite.
Provavo la netta sensazione che egli volesse servirsi di me. Eppure stavo al suo gioco e, sordo a ogni richiamo della ragione, mi lasciavo coinvolgere sempre più. Senza che me ne avvedessi, ciò che aveva trovato il suo supremo compimento nella folgorazione iniziale, aveva già cominciato da tempo la sua corsa retrograda, il suo conto alla rovescia, o, se vogliamo usare un termine musicale: il suo canone inverso. (da Canone inverso)
Frasi da «La variante di Lüneburg»
Che cos'è la fisionomia? Un equilibrio tra massa, peso e forme di una struttura muscolare, oppure qualcosa che davvero resta immutabile sotto le continue velature del tempo? (p. 10)
Chi non conosce gli scacchi è forse portato a vedere in questo gioco un'attività noiosa, adatta a eccentrici sfaccendati o a persone anziane: a gente che possegga, in ogni caso, una gran dose di pazienza e una notevole quantità di tempo da perdere.
Tutto questo è vero solo in parte, poiché gli scacchi richiedono anche una non comune energia e la freschezza mentale di un fanciullo. E se a volte il giocatore viene raffigurato nelle sembianze di un vegliardo dalla fronte corrucciata, questa è solo la rappresentazione emblematica di un'attività in cui si bruciano i giorni, gli anni, l'esistenza stessa, in una sola inestinguibile fiamma. In cambio, paradossalmente, il giocatore di scacchi assapora l'arrestarsi del tempo in un'ansia di eterno presente. (p. 16)
Nella storia degli scacchi solo il sommo Capablanca, al culmine della sua carriera, deve aver provato qualche cosa di simile : così perfetto era il suo gioco e tanta era la sua certezza di restare imbattibile, che egli – forse proprio per non correre il rischio di annoiarsi – avanzò la proposta di modificare la scacchiera e di ingrandirla, aggiungendovi dei pezzi per rendere il gioco più interessante. Ma anche lui, di lì a poco, avrebbe pagato clamorosamente il proprio peccato di presunzione. (p. 17)
Come ben sapete, Alëchin sosteneva che gli scacchi sono un'arte, mentre Capablanca li vedeva come pura tecnica; per Lasker, invece, gli scacchi significavano lotta. (p. 39)
Ogni scelta implica, di per sé, l'abbandono di tutte le alternative. Se non fossimo costretti a scegliere, saremmo immortali. (p. 67)
Ci sono suggestioni che possono guarire, e altre che possono uccidere. Non sottovalutiamole! (p. 88)
Eppure, finché queste cose le leggiamo sui libri, non possiamo sapere ancora che la malattia, il dolore, la pazzia sono uguali per tutti e che, quando a esserne vittima è un genio, infieriscono in maniera anche più terribile. (p. 104)
Ancora oggi mi chiedo a volte – ed è alla loro salvezza che penso –, se quanti parteciparono con tanto zelo a questo compito infame udissero levarsi dalle nostre file voci umane, o se, grazie a chissà quali malefici operati sul loro cervello dalla propaganda dei gerarchi, non percepissero soltanto belati e muggiti. (p. 125)
Esiste nella nostra mente una sorta di confine che nella vita (intendo dire: nella vita di tutti i giorni) ci manca sempre lo stimolo necessario a raggiungere, ma superato il quale tutto si fa possibile. (p. 156)
Venere lesa – Citazioni
L'amore, come tutte le cose, è sorretto da forze opposte, in un perfetto equilibrio che non dobbiamo mai sbilanciare: è fatto di sonno e veglia. (1998, p. 18)
Se c'è qualcosa che odio nel maschio, anche se questo non è altro che il compendio della sua virilità, è il gesto di sfilarselo dai calzoni, in caso di bisogno impellente – faccia al muro di pissor, come davanti al corpo di una donna – con quel piccolo passo claudicante che ne agevola l'uscita. (1998, p. 21)
Se la vita di un uomo non è altro che una successione di fotogrammi, simile a un'interminabile pellicola che si dipana nel tempo, a che punto – mi chiedo –, in che età, in quale momento della nostra vita possiamo considerarci veramente compiuti? Non certo con la morte, direi. A quella, alla morte biologica, ci si arriva bell'è pronti, per pura forza d'inerzia... (1998, p. 23)
Che cosa ne sarebbe di noi tutti se la Storia non fosse stata codificata così minuziosamente? La coscienza umana ha modo di estendersi a ritroso, come un telescopio puntato sul passato. (1998, p. 44)
Dell'amore, come della salute, sovente ci si accorge solo quando vengono a mancare. (1998, p. 48)
C'è sempre qualcuno che si limita a sbirciare nell'animo altrui per pura curiosità, come guarderebbe nel motore di un'automobile in panne. (1998, p. 52)
Amico, una parola che, espressa da una donna di cui avremmo voluto l'amore, suona come un'offesa. (1999)
Ci sono amori e amicizie pur grandi che, tuttavia, per una sorta di propria ragione d'essere, esigono di finire per sempre, quasi avessero bisogno di sentirsi compiuti. E da quel momento non ci si vorrebbe mai più incontrare, neppure nei momenti di più acuta nostalgia, e se solo per caso i nostri passi si incrociano, fingiamo di non vederci, o ci limitiamo a uno scambio di battute dette in fretta, non vedendo l'ora di scapparcene via per paura che si infirmi il pregio della memoria. (1999)
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026