Frasi
Frasi di Paolo Volponi
15 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Una raccolta di 15 citazioni di Paolo Volponi, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.
Paolo Volponi (scrittore italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Paolo Volponi
Il capitalismo ha avuto vari collassi, varie crisi, perché è così, è ingordo, avido, mangia troppo, molto più di quello che può digerire e poi sta male, e naturalmente fa pagare agli altri sempre le sue sofferenze. (da Scritti dal margine)
Io amo molto Fermo, [...] la sorella carnale di Urbino, più bionda, più pingue e di carattere più aperto e dolce.
Mi piace chiamarmi Volponi e penso all'eroismo della volpe che, presa in trappola, si morde la zampa pur di scappare. Io sono così, non riesco a rimanere chiuso in trappola e mi strappo la gamba pur di scappare.
Corporale – Citazioni
L'essere liberi è un risultato costante e quindi richiede un continuo allenamento ed anche una continua concentrazione.
La natura è noiosa; il ciclo contadino è così vecchio, così religioso: morire e risorgere, la più banale ruota della vita.
La solitudine di chiunque non cerchi di negare se stesso è da matto.
Non è solo colui che rifiuta le regole e il branco purché si batta
Tutto è più profondo e ricco di significati quando non si è al sicuro.
Corporale – Citazioni su Corporale
Il corpo appare, da un lato, come l'entità antiideologica e antirivoluzionaria, ma dall'altro anche come la sola realtà che esiga un "mondo diverso", un "altrove"; che aspiri a realizzare, e qua e là cominci a realizzare, una "coscienza felice". Il rapporto-conflitto tra rivoluzione e corpo occupa lo spazio lasciato vuoto da una rivoluzione senza corpo. Il corpo di Gerolamo Aspri sembra comportarsi come il polo di una dialettica inceppata di universale-particolare. L'universale concreto esplode nell'indeterminazione. Di questo impazzisce Aspri. (Alfonso Berardinelli)
Frasi da «La macchina mondiale»
Se uno pensa che gli uomini non sono creature del cielo ma macchine fabbricate da altri uomini, anzi da altri esseri che adesso abitano altrove o che sono addirittura estinti, per poter provare questa sua teoria deve meglio studiare le scienze meccaniche oppure la filosofia? (p. 26)
Dicono di Paolo Volponi
Capovolgendo totalmente il messaggio "storico" della fantascienza, Volponi non vuole ammonire o mettere in guardia i suoi lettori contro le conseguenze della dissipazione ecologica e il fatale approssimarsi della catastrofe; al contrario, sembra assaporarne in anticipo le delizie, abbandonandosi con i sensi e la fantasia a una sorta di dilagante, contagiosa ilarità.
Certamente il fascismo è una chiave di lettura fondamentale del libro, certamente l'adolescenza ne è l'altra, ma è come se dal connubio di queste due coincidenze "temporali" – l'età del fascismo e l'età dell'adolescenza – scaturisse una terza componente, o che sia la terza a far scattare il cortocircuito tragico delle altre due: una terza non completamente definibile ma la cui aura è infine quella di una nevrosi estrema, che in quanto estrema rende estreme le sue violenze "storiche". Essa ha origine su un terreno più lontano e più antico dell'epoca del romanzo e forse della stessa storia. Su un terreno di tragedia, e di mito, nell'angoscia del nato di donna di fronte alla donna, al sesso, al rapporto con la donna.
Dopo Aracoeli della Morante (1982) non leggevo pagine narrative italiane con tanta partecipazione e ammirazione. Le due opere sono diversissime per modo di vedere il mondo e per uso del linguaggio. Quello è ultimativo e tragico; questo è drammatico, quindi non ultimativo. Hanno però in comune la certezza che il centro della realtà e verità abiti le buie viscere, dov'è il nodo tra fantasmi della mente e materia biologica. Nella Morante per una capitolazione catastrofica ed estatica, in Volponi per una aggressiva rivendicazione della corporeità di oppressi e di entità non umane diretta contro il delirio verbale del potere, inteso come laido ronzio di mosche. L'uno e l'altro raccontano una sconfitta e rovina, prima collettive e storiche che personali: il decennio settanta.
La fabbrica, l'industria come tale, sussiste più che altro come fatto descrittivo; è una scenografia che Volponi ha scelto per la conoscenza diretta che ne ha, ma non ne affronta la realtà problematica. Saluggia Albino dell’operaio ha semplicemente la tuta e poco più.
Volponi ha questo di caratteristico (e di bello): che lascia la discussione sempre aperta (magari al punto in cui l'aveva lasciata in Memoriale); non conosce l'arte del voltar pagina, di archiviare le pratiche. Il suo marxismo sta in questo: che finché certi problemi non siano risolti, né lo scrittore né il cittadino potranno trascorrere ad altri oggetti d'attenzione
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026