Ritratto di Publio Papinio Stazio
Erasmo di Valvasone (1523 – 1593) · Public domain

Frasi

Frasi di Publio Papinio Stazio

9 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Le citazioni di Publio Papinio Stazio raccolte in un'unica pagina: 9 frasi, divise per libro e argomento.

Publio Papinio Stazio (poeta romano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Publio Papinio Stazio

Pure la nostra sirena vedrai, Partenope, alla quale, condotta di qua dal mare, lo stesso Apollo indicò con la colomba Dionea il fertile suolo. A questa mia sede natale io ti invito. Qui è mite l'inverno e fresca l'estate: qui con le onde sue lente batte il mare tranquillo, ed è la pace sicura e il dolce far niente e una quiete senza fine; e si dorme qui, tanto! (da Silvae, 3, 5; citato in Ruggero Cappuccio, Fuoco su Napoli, Feltrinelli, 2010, cap. 15)

Frasi da «Tebaide»

Esca omai fuor con le mentite frodi, / figlie del suo timore, il sacerdote / o ch'io farò veder quanto sia vano / il volar degli augelli. (III, 616-619)
La viltade, e il timor fecero i Numi. (III, 661)

Frasi da «Silvae»

Non a tal punto il cratere del Vesuvio e la tempesta di fuoco del terribile vulcano privò dei suoi abitanti le atterrite città: esse stanno in piedi e sono fiorenti di popolazione. (III, 5, 72-75)
Citato in Fonti classiche per Pompei, Ercolano, Stabia ed il Vesuvio, Nova Bibliotheca Pompeiana, 2012.
[...] Napoli ancor vedrai dolce mio nido, / non di popolo errante asilo e sede; / ma che i proprii suoi figli accoglie in seno, / e tanti son che il numerarli è vano: / sotto il favor d'Apol gente guerriera, / seguendo il vol de l'augel di Venere, / fermossi in questo lido, ed a la bella / Partenope dié forma e nome e gloria. / A respirar di questo ciel sì grato / (ché non in Tracia, o in Libia ebbi le fasce) / l'aure t'invito e te ne prega amore. (III, V )
In Le opere di Publio Papinio Stazio, , Dalla tipografia di Giuseppe Antonelli Ed., Venezia, 1840, pp. 1632-1634
[...] qui sicura è la pace, e qui si gode / d'una comoda vita il bel piacere, / né v'è chi l'ozio altrui conturbi, o i sonni. / Non ha litigi il foro, e niun contrasto / conobbero giammai le leggi armate; / del diritto s'appaga ogni uom d'onore / senza aspettar che un tribunal l'astringa. / Or dirò delle superbe cose, / ch'alle colte città crescono il vanto? / Vedrai li sacri templi, e gli atrii suoi / da cento trammezzati alte colonne: / le due moli vedrai, teatro e circo, / e i quinquennali giuochi, il cui splendore / non cede a quei, che Roma sacra a Giove. / Né di Menandro a te lodar pretendo / le commedie di riso, e il dir faceto / di greco misto, e di parlar latino. / Né manca qui ciò, ch'è diletto al senso [...] (III, V, 1840, p. 1634)
Oh, mirabile senso di fiducia! Crederà mai la futura generazione degli uomini, quando di nuovo verdeggeranno le messi, quando ormai si copriranno di verdi erbe questi luoghi ora deserti, che sotto i loro piedi giacciono sepolte città e popolazioni e che antichissime campagne sono state da per tutto inghiottite dal mare? (IV, 4, 78-86)
Libera dalle improvvise ceneri il tuo volto semidistrutto, o Partenope, e le tue chiome, sepolte sotto il monte scosso dall'aria che soffia al suo interno, poni sul tumulo e sulle reliquie del tuo grande figlio. (V, 3, 104-106)
E già avevi concepito il disegno di piangere in un pietoso canto l'eruzione del Vesuvio e di ripagare coi tuoi lamenti i danni subiti dalla tua patria allorché il Padre svelse dal suolo il monte, lo sollevò sino alle stelle e lo riversò per larga estensione sulle misere città. (V, 3, 205-208)

Scheda del libro «Silvae»

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026