Ritratto di Ruggero Giuseppe Boscovich
Wikimedia Commons · Public domain

Frasi

Frasi di Ruggero Giuseppe Boscovich

8 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Una raccolta di 8 citazioni di Ruggero Giuseppe Boscovich, ordinate per opera: per ogni frase indichiamo, quando è nota, la fonte esatta.

Ruggero Giuseppe Boscovich (fisico italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Giornale di un viaggio da Costantinopoli in Polonia – Citazioni

Fissò egli la sua partenza per li 24 di Maggio dell'anno corrente 1762, e di fatti noi partimmo in detto giorno verso il mezzodì. Vi erano due carrozze a quattro luoghi tirate da 6 cavalli per una, in una delle quali andavano i figli delle donne, e un carrozzino da due posti a quattro ruote tirato da quattro cavalli, vi erano varj cavalli di rispetto per quelli, che avessero più piacere di cavalcare, quando il buon tempo lo permettesse, molti altri per la servitù sua, e del suddetto suo seguito, e una mano di carri pel bagaglio. (p. 2)
Si arrivò verso le 6¼ a Ciorlù. Ciorlù è Città famosa per la battaglia, che seguì nelle sue pianure fra Bajazete, e Selim suo figlio. Vi sono da 3000 Turchi, 250 famiglie Greche, 100 Armene, 10 Ebree, 3 Moschee, una Chiesa Greca, e una Armena. Ivi è nato Ciorlulì Ali-Pascià Gran Visire, divenuto tale da carbonajo, che le ha dati gran privilegj. Vi ha fondato un Madricè, cioè scuola, e un Han. Ivi morì nel 1520 Selim Gran Signore nel tornare da Adrianopoli dopo 8 anni di regno. (pp. 15-16)
Il giorno seguente si rimase a riposare essendo mezzi morti i cavalli, e tutta la gente assai stracca per le 13 ore di viaggio quasi tutto continuato. Si vide subito la mattina la bellissima situazione di esso Carnabàt, che è un gran borgo Turco. Esso giace parte sulla pianura, e parte sull'ultima pendenza di un giogo di monti bassi, o piuttosto colline alte, che termina la larghezza della continuazione di Rodope. (p. 41)

Dicono di Ruggero Giuseppe Boscovich

il Boscovich professore in Lombardia, promosse la fabbrica dell'osservatorio del collegio di Brera in Milano e lo perfezionò in qualche parte a sue spese. Cominciò allora quell'osservatorio a divenire illustre cosi per la celebrità del Boscovich e per le sue fatiche, come per la copia degl'istrumenti di cui fu arricchito, e per gli allievi che vi andava facendo l'astronomo raguseo.
Giovan Battista Corniani
Aspirava ancora a quel di poeta, e in tutta la sua vita non mai cessò di far versi Latini buoni, mediocri e cattivi. Aveva una singolar facilità in comporli, e una singolar memoria in ritenerli, e anche non invitato li ripeteva spesso e volentieri.
Concorse una sola volta al premio proposto dall'Accademia di Parigi per chi spiegava l'ineguaglianze, che sembrano apportarsi vicendevolmente e particolarmente intorno al tempo del loro congiungimento, e perché dopo le lodi date alla sua non ne ebbe la ricompensa che credeva di meritare, perché data all'Eulero, non aspirò mai più a questi letterari trionfi.
Il solo esercizio della pubblica scuola, e gli scritti fatti principalmente per essa bastarono al Boscovich per una fama estesissima e viveva in Roma come in regno suo, onorato e accarezzato da tutti i veri dotti, da quelli, che fingevano di esser tali, e dai più grandi e potenti di quella città e di quella corte. Ne frequentava le case e le tavole, e parlando spesso di e delle sue scoperte faceva sempre maraviglia la chiarezza e la facilità, con cui l'esponeva anche ai meno periti. Imperocché egli aveva interesse di allontanar da il rischio che corre la maggior parte dei dotti matematici, di coltivate una scienza, che accresce la gloria dello spirito umano e i vantaggi della società, senza che molti di quelli, che godono dei loro benefizj, sappiano né ammirarli, né benedirli.
Non può certamente negarsi che il Boscovich non debba una gran parte della sua celebrità al felice uso della sintesi, sottoponendo all'impero di essa que' problemi medesimi, che sembravano appartenere alla sola analisi. Ella fece la principale occupazione della sua vita, e ne provò egli l'utilità, applicando alla fisica, all'ottica, all'astronomia e ad altre scienze le sue sintetiche soluzioni, che per essere le più facili, le più naturali e le più comode, non lasciano di essere le più gloriose. Imperocché una specie di fatalità vuole, che in ogni genere i metodi, o l'idee le più naturali non quelle, che si presentino il più naturalmente. L'invenzione del calcolo differenziale ed integrale, diceva il nostro Geometra, per quanto mirabile ella sia, perché porta le nostre cognizioni fino all'infinito, e quasi al di là de' confini prescritti allo spirito umano, o almeno infinitamente al di là di quelli, ne' quali era ristretta l'antica geometria, ha però i suoi errori non per colpa della scienza, ma per l'abuso che ne fanno quelli che la professano.

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026