Ritratto di Stefania Auci
Jindřich Nosek (NoJin) · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di Stefania Auci

14 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 14 frasi di Stefania Auci: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Stefania Auci (scrittrice italiana). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Stefania Auci

La Sicilia è una maledizione: ti resta dentro per tutta la vita, ma è anche questo uno dei suoi lati più affascinanti.
Dall'intervista di Giuseppe Fantasia, Stefania Auci tenta il bis con i Florio: "La Sicilia è una maledizione che ti resta dentro per tutta la vita", huffingtonpost.it, 06 giugno 2021.
Per me non è affatto un limite raccontare soltanto della Sicilia, perché è una terra con così tante storie, ricchezza e sfumature, che davvero, da qui a cent’anni si potrebbero raccontare storie sulla Sicilia e averne ancora. Quello che mi interessa è parlarne al di fuori degli schemi. È una terra piena di storie e misteri, perché è una terra che nasconde, ma se tu sai ascoltare, lei ti racconta.

Frasi da «I leoni di Sicilia»

«Non si può cancellare quello che uno è, per quanto profumo di soldi si butta addosso.» (p. 14)
Davanti a lui, la città si svela. Prende forma.
Cupole di maiolica, torri merlate, tegole. Ecco la Cala, affollata di feluche, brigantini, schooner, un'insenatura a forma di cuore, stretta tra due lingue di terra. Attraverso la selva di alberi di navi, s'intravedono le porte, incastonate dentro palazzi, letteralmente costruiti sopra di esse: porta Doganella, porta Calcina, porta Carbone. Case abbarbicate, affastellate, come a cercare di farsi spazio per trovare un po' di vista sul mare. A sinistra, seminascosto dai tetti, il campanile della chiesa di Santa Maria di Porto Salvo; poco oltre, s'intravedono la chiesa di San Mamiliano e la torre stretta della chiesa dell'Annunziata, e poi ancora, quasi a ridosso delle mura, la cupola ottagonale di San Giorgio dei Genovesi. A destra, un'altra chiesa, piccola e tozza, Santa Maria di Piedigrotta, e la sagoma imponente del Castello a Mare circondato da un fossato; poco oltre, su una lingua di terra che s'inoltra in mare, il lazzaretto per la quarantena dei marinai malati.
Su ogni cosa incombe il monte Pellegrino. Dietro, una cintura di montagne coperte di boschi. (p. 32)
«U' Signuri v'aiuta e a' Maronna v'accumpagna» lo aveva benedetto. (p. 34)
La rabbia monta, le ruggisce dentro. S'incolla ai frammenti del cuore, li rimette insieme, ma alla rinfusa, e quei cocci le si piantano tra le costole e la gola, facendole male. (p. 36)
Cos'ha da essere felice? pensa con astio, mentre strascica i piedi sul selciato fangoso. Però è vero: niente aveva e niente ha perso. Può solo guadagnarci, Vittoria. (p. 36)
E questa è la prima lezione che Ignazio impara: a Palermo, mezza frase può valere più di un discorso intero. (p. 38)
«Gli altri sono gli altri e fanno quello che vogliono. Noi siamo i Florio.» (p. 45)
Canta.
Guardati stu' figghiu / guardati quant'è beddu / dormi dormi / dormi cuntentu / cà chista è l'ura, / chistu è lu momentu / e veni, veni sonnu / e veni pigghiatillu / a stu' figghiuzzu meo piccilirillu. (p. 47)
Dovrebbe parlarle. Ascoltarla. Non è questo essere sposati? Non è portare la fatica dell'esistenza insieme? (p. 49)
Nella vita, per una legge del destino, u' risu cammina 'nzemmula cu' li guai, «ciò che fa ridere uno fa piangere un altro». (p. 50)
«Campa tu e cu' mori, mori», aveva commentato Paolo. (p. 50)
La levatrice raddrizza la schiena. Non fa domande, si limita ad aprire le mani. Capisce, capisce tutto, e sa che le cose che le donne non dicono sono più di quelle che gli uomini possono mai capire. (p. 53)

Scheda del libro «I leoni di Sicilia»

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026