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Fatti del G8 di Genova: frasi e citazioni
17 citazioni di 12 autori
Una selezione di 17 frasi su fatti del g8 di genova: aforismi, versi e passi di romanzi, ognuno con il suo autore.
Frasi su «fatti del g8 di genova»
Al Diaz questi bambini / Imparano lo sfratto / L'igiene dei celerini / Il fascio al suo contatto
Enrico Zucca, sostituto procuratore generale a Genova: "Chi torturò al G8 oggi è ai vertici della Polizia. Come possiamo chiedere giustizia all'Egitto"? Apriti cielo. Non l'avesse mai detto. Contro di lui si stanno scatenando polemiche feroci. Ma cosa ha detto di male? Non ha forse detto la verità?
Genova 2001, / indelebile una scritta sopra il muro, / accecante come un grido silenzioso, / avevate ragione voi, / dietro le maschere antigas, / voi, / dietro le vostre barricate, / voi, / che già allora sapevate che oggi / avreste avuto ragione voi, / mentre correvate indietro, / voi, / mentre poi caricavate, / voi, / sventolava un grido silenzioso, / avevate ragione voi.
Genova 2001 è spesso ricordata con dolore. È stata tante cose, e certamente anche un grande trauma collettivo. Ma oltre alla sofferenza, dobbiamo imparare a custodire anche la memoria della straordinaria forza di quel movimento. Quella strana creatura plurale del nuovo millennio, che si faceva chiamare "movimento dei movimenti". Un movimento che aveva saputo anticipare i tempi. Che indicava la necessità di un'alternativa internazionalista alla globalizzazione capitalista. Che costruiva alleanze tra mondi diversi, che affratellava i popoli oltre i nazionalismi, che componeva le differenze. Con tutti i suoi limiti, certo. Ma con un enorme potenziale di cambiamento. Siamo ancora ovunque. Carlo vive!
Genova brucia / con il tuo sasso! / Qualcuno muore / proprio adesso! / L'Italia cade / con il tuo sasso! / Un colpo esplode / non è reato! / Il dollaro sale / è un attentato! / La borsa crolla / con il tuo sasso! / Milano trema / le tute bianche! / E il parlamento / con il tuo sasso! / Vota la legge giusta.
Genova non sa ancora niente, lenta agonizza, fuoco e rumore, / ma come quella vita giovane spenta, Genova muore.
Ho sempre sostenuto e sostengo ancora oggi che bene abbiamo fatto lasciar fare alla magistratura, ché solo la giustizia poteva accertare la verità. Oggi, a carte scoperte e a provvedimenti definitivi, abbiamo la prova provata di come si sono svolti i fatti. Se ci fosse stata una commissione parlamentare ci sarebbe stata una relazione di maggioranza e una di minoranza, in parlamento ci sarebbe stato chi si schierava da una parte e chi dall'altra, per partito preso e non su accertamento dei fatti. Oggi carta canta, e tutti devono abbassare il capo e chiedere scusa.
Indomita Genova, / le lacrime di luglio. / Infondere paura / come forma di controllo.
Io non riesco a immaginare come si possa ritenere che quel che è accaduto oggi debba in qualche modo essere addebitato alle forze dell'ordine. [...] Non c'è stata alcuna proditoria aggressione ai manifestanti, c'è stata la violenza studiata a tavolino da gruppi criminali che hanno fatto di tutto per cercare di ottenere il morto.
Lasciami tacere / Lascia ch'io non ti veda / Ascia ascia e colpire / La nuca il mento il cuore / È lunga lunga strada / Io non cammino più / Mi fermo a Bolzaneto / Non grido e scendo giù
Le scuse le devono chiedere in tanti, per i fatti commessi dalla polizia. Come le devono chiedere in tanti, per i fatti commessi dai manifestanti. A Genova sono successe tante cose, le une non giustificano le altre. Troppo facile dire che ora solo la polizia deve chiedere scusa. Ogni fatto va giudicato per sé, ma non permetterò mai di dire che siccome i poliziotti hanno fatto quello che hanno fatto, si giustifica quello che è successo il giorno prima.
Ma quella non era una qualunque sera d'agosto. Era trascorso poco più di un mese dalla tragedia del G8. L'evento che doveva mettere Genova in vetrina, e vendere i fasti della sua immagine al mondo. E ancora bruciava il ricordo delle strade messe a ferro e fuoco da una violenza gratuita e senza scopo. Dei cortei avvolti dal denso fumo dei lacrimogeni. Dei feroci pestaggi della polizia. Dei lividi impressi sulla carne viva del buon senso come indelebili testimonianze di una sconfinata, brutale stupidità. E la città si portava dentro la morte di quel ragazzo come una ferita inutile. Evitabile. E proprio per questo, difficile da sanare. Ma quel dolore era il suo, e non voleva che se ne parlasse troppo. Quasi contenta all'idea che il mondo si sarebbe presto dimenticato di lei.
Piccolo bastardo infame, / guarda cosa hai combinato / con tutte le tue bandiere / e con i tuoi cortei, // con il tuo Che Guevara / e le canzoni di ribellione. / Credi davvero che ancora qualcuno / voglia ascoltare la tua voce?
sono drogati, pezzenti, bande di delinquenti che dovrebbero essere arrestati e tenuti in galera a vita.
Qualche giorno dopo, mentre ero in fila con gli altri cittadini europei che sarebbero stati deportati da un paese dell’Unione Europea senza imputazioni, processo né difesa, un ufficiale di polizia ci ha salutati spiegando che faceva tutto parte della normale amministrazione che circonda una riunione del G8. Anche il cadavere di Carlo Giuliani era parte di quella normale amministrazione. La mia innocenza ha iniziato a tremare quando mi sono chiesto se è normale che ottantamila poliziotti, due reggimenti, aerei da combattimento, fregate, batterie lanciamissili proteggano otto tizi eletti democraticamente. Di cos’hanno paura? Dei loro elettori? Di me?
Il pomeriggio di sangue genovese lascia sgomenti. Quella giovane vita spezzata sul marciapiede di una città tanto bella quanto spettrale agita nelle nostre menti antichi fantasmi, ricordi brucianti dell'inutilità di ogni violenza. Sfugge il senso delle cose davanti alle immagini di tanti volti feriti, coperti da fazzoletti e passamontagna o celati da caschi e visiere d'ordinanza. Giovani della stessa età che si sono confrontati in un'assurda guerriglia urbana, ragazzi che probabilmente, fuori da questo surreale teatro di violenza, avrebbero intrecciato amicizie, condiviso sentimenti, convenuto su molti dei temi all'ordine del giorno del vertice del G8, dalla lotta alla povertà, alle campagne contro l'Aids, alle disuguaglianze sociali. E che invece oggi di nuovo schierati gli uni di fronte agli altri, speriamo senza ulteriori conseguenze, coltiveranno nei loro animi altre incomprensioni, risentimenti, persino odio. Com'è ingiusta questa artificiosa divisione fra giovani della stessa età, questo invisibile muro genovese, più resistente di barriere, posti di blocco e cavalli di frisia. Ogni violenza lascia tracce indelebili, fa lievitare paure, immiserisce quel dialogo che pur coraggiosamente chi ha organizzato il vertice ha tentato di assicurare.
Sarebbe ipocrita circoscrivere questo venti luglio a uno scoppio di violenza ingiustificata o mal contrastata. Il malessere nei confronti della globalizzazione, che pure è un fenomeno largamente positivo, ha radici e ragioni, segnala un deficit di democrazia e pone agli Otto Grandi nuovi interrogativi e ulteriori responsabilità. Il vero problema della civiltà globale, ha scritto Cornelius Castoriadis, è che abbiamo smesso di farci delle domande. E forse è bene farsele.
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026