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Personaggio immaginario: frasi e citazioni
27 citazioni di 22 autori
Una selezione di 27 frasi su personaggio immaginario: aforismi, versi e passi di romanzi, ognuno con il suo autore.
Frasi su «personaggio immaginario»
Alzarsi ogni mattina colle immagini vive del giorno innanzi davanti alla mente, scendere nello studio, tirar fuori dal cassetto dello scrittorio qualcuno di quei soliti personaggi , disporli davanti a me come tanti burattini, osservarne le mosse, ascoltarne i discorsi, poi mettere in carta e rileggere, era per me un godimento così vivo come quello di una curiosità soddisfatta.
Creare dei personaggi e abbandonarli al proprio destino! Ne è capace solo uno scrittore di gran classe!
Creare dei personaggi vuol dire spalancare la porta alle contraddizioni, agli eccessi, alla malafede. Si sperimentano altre logiche. La letteratura pone domande. Raramente risponde.
Credo che solo l'assunzione totale e incondizionata del punto di vista di questo o quell'altro personaggio possa attivare il nucleo tragico del libro, e quindi il suo significato più profondo.
È dai fatti e dai gesti più banali che si deve cominciare a delineare un personaggio, come uno schizzo a grandi linee.
È difficile interpretare un personaggio femminile che fa errori: ti odiano immediatamente. Non tutti i personaggi femminili devono essere simpatici. Tutti si chiedono sempre come rendere gradevole un personaggio femminile, invece siamo pieni di personaggi maschili sgradevoli. [...] anche le donne hanno dei difetti, fanno errori, tradiscono e non c'è niente di male, possiamo ancora amare questi personaggi, che anzi sono più interessanti, hanno grandi storie da raccontare.
È la forza dei personaggi inventati, no? Non muoiono mai davvero, non se ne vanno per sempre. Ritornano, ogni volta che riprendiamo in mano le loro storie, restano con noi, perché hanno contribuito a renderci ciò che siamo. Ma è solo un'illusione: possiamo ripetere all'infinito la loro storia, rileggendola, e amandola ogni volta come la prima, ma una conclusione ce l'hanno anche loro.
È un rischio [...] ma bisogna saper stare al gioco anche su questo. Poi deve essere bravo tu a dimostrare che hai tanto altro da offrire. [...] l'importante è che sia io a scindere la Valentina persona dalla Valentina attrice: il mio è un mestiere spinoso che ti coinvolge tanto, ed è per questo che devi sempre tenerti stretta una fetta di realtà e di identità molto integra. Quando succede, non te ne rendi conto. È difficile essere lucidi in questo senso.
I personaggi non devono essere altro che punti di vista: bisogna evitare la personalità a qualunque costo. [...] Appena si specifica l'età, i capelli ecc., s'insinua nel libro qualcosa di frivolo o di trascurabile.
I personaggi sono una estensione della personalità dell'autore. Rispecchiano molto spesso un lato che egli cerca di celare a se stesso. (La casa che grondava sangue)
Il momento più divertente, ma anche più delicato, è la parte di approccio al personaggio, quando leggi per la prima volta la sceneggiatura, quando incontri il regista, gli altri attori, quando cominci a dare un volto alle battute. È il momento in cui cominci a capire cosa può raccontarti il personaggio, e cosa puoi dare tu in prestito. È come quando conosci una persona nuova e sei mosso dalla curiosità di conoscere la sua storia.
In quanto ai miei personaggi, cerco di dare loro quello che darebbe una madre amorosa: prima di tutto rispetto per la loro libertà e il loro carattere, poi affetto, attenzione, ma sempre tenendo presente che sono esseri diversi da noi e anche un poco misteriosi.
Interpretare un personaggio che ci somigli può essere comodo ma la vera sfida è il divertimento, lo scomporsi in mille pezzettini per ricomporsi in qualcosa che non è minimamente avvicinabile alla nostra personalità.
Interpretiamo personaggi che non sono uguali a noi stessi. La vera bravura consiste nel non sapere nulla della vita di queste persone, del loro contesto sociale o del background, ma riuscire a trovare un modo per entrarci in sintonia e creare dei ritratti autentici. Ho interpretato prostitute, assassine, un uomo che vive nel corpo di una donna. Devo solo ricordare ciò che faccio.
Io sono continuamente dentro il personaggio. Il giorno dopo penso ancora alle riprese del giorno precedente: avrei dovuto fare questo o quello in modo diverso? Perché il personaggio si comporta così, cosa sta pensando? Non riesco a lasciarlo andare. Almeno durante il periodo delle riprese, per me è estremamente difficile farlo.
Mi affeziono a ogni personaggio, molto spesso sono distanti dal mio modo di essere, dai miei valori e dai miei modi di pensare e agire, per questo diventano importanti per me, diventano mie amiche.
Non si può creare un personaggio basandosi sulla semplice osservazione: se vogliamo che prenda vita dev'essere almeno in qualche misura una rappresentazione di noi stessi.
Ogni personaggio è una nuova storia, un nuovo percorso, una nuova avventura. Di recente mi sono ritrovata a piangere di gioia per la contentezza di fare questo mestiere .
Penso che non si possano creare dei personaggi senza aver studiato a fondo gli uomini, come non si può parlare una lingua che a patto di averla imparata seriamente.
Penso che siamo noi che lasciamo qualcosa ai personaggi, se ci portassimo dietro qualcosa di loro potrebbe essere un problema .
Quando finisci di lavorare, dopo aver passato ore e ore a interpretare un personaggio, te lo devi dimenticare subito. Se menti nella vita la gente non te lo perdona.
Quando interpreti un personaggio, devi essere mentalmente libero e quindi devi mettere da parte i tuoi giudizi personali. Può essere pericoloso perché si possono perdere alcuni aspetti, caratteristiche, anche solo sfumature, del personaggio.
Quello che cerco è l'autenticità. E ne trovo molta di più tra la gente per strada che tra gli attori professionisti. In Svezia ci sono dieci milioni di abitanti, quindi ci sono anche dieci milioni di personaggi.
Se ti eserciterai ad essere immaginario per qualche tempo, capirai che i personaggi immaginari sono talora più reali delle persone con un corpo e i battiti cardiaci.
Chi ha la ventura di nascere personaggio vivo, può ridersi anche della morte. Non muore più! [...] Chi era Sancho Panza? Chi era don Abbondio? Eppure vivono eterni, perché – vivi germi – ebbero la ventura di trovare una matrice feconda, una fantasia che li seppe allevare e nutrire, far vivere per l'eternità!
Ogni fantasma, ogni creatura d'arte, per essere, deve avere il suo dramma, cioè un dramma di cui esso sia personaggio e per cui è personaggio. Il dramma è la ragion d'essere del personaggio; è la sua funzione vitale: necessaria per esistere.
Quando un personaggio è nato, acquista subito una tale indipendenza anche dal suo stesso autore, che può esser da tutti immaginato in tant'altre situazioni in cui l'autore non pensò di metterlo, e acquistare anche, a volte, un significato che l'autore non si sognò mai di dargli!
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Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026