Frasi
Usignolo: frasi e citazioni
24 citazioni di 14 autori
24 frasi celebri sul tema usignolo, da leggere, copiare e condividere citando sempre l'autore.
Frasi su «usignolo»
Allor s'aprì la prima stella in cielo; / e dalla terra tacita e sorpresa / si levò un trillo come un lungo stelo. // Un'altra, un altro. Ad ogni stella accesa, / un nuovo canto. Un canto senza posa / correva ardendo lungo la distesa // del cielo azzurro. – È l'usignolo, o Rosa! –
Anche in una gabbia d'oro, l'usignolo piange la terra nativa.
Aristotele sostiene che gli usignoli insegnano ai loro piccoli a cantare, e vi impiegano tempo e cura, per cui avviene che quelli che noi alleviamo in gabbia, che non hanno avuto modo di andare alla scuola dei loro genitori, perdono molto della grazia del loro canto.
Ci sono usignuoli perfetti che tutta la vita del bosco tace per ascoltare. Ci sono piccoli usignuoli apprendisti, che ripetono a lunghi intervalli la stessa frase – e qualche volta il maestro risponde, da un altro albero. Di tutto questo, infine, il miracolo sono le pause – come il cielo intorno a certe lune abbaglianti. Ma non ti ho detto niente, vedi? Quando si sente un usignuolo per la strada, ci si appoggia a un muro e si chiudono gli occhi quasi con paura – come dinanzi alle frecce dell'Amore antico.
Disse l'usignolo: "Non sono un lirico". Be', probabilmente il lirico non può essere così dolce.
È meglio sentir cantare l'usignolo, che rodere il topo.
Forse perché un pazzo uccide con un sasso un usignolo, egli è per questo più grande dell'usignolo? [...] Oh no!
Gli usignoli che vengono allevati con le loro madri [...] apprendono non in vista di una ricompensa né per la gloria, ma semplicemente per il piacere che provano nel gareggiare nel canto e perché hanno cara la bellezza della propria voce più della sua utilità.
Il mare è affaticato dall'ansia della vita, e si copre di bianche spume, e rantola sulla spiaggia. Ma tra un'ondata e l'altra suonano le note dell'usignuolo ora singultite come un lamento, ora spicciolate come un giubilo, ora punteggiate come una domanda. L'usignuolo è piccolo, e il mare è grande; e l'uno è giovane, e l'altro è vecchio.
In un mondo senza malinconia gli usignoli si metterebbero a ruttare.
L'usignuolo affamato venne per elemosina nella presenza della formica e disse: Generosità è segno di fortezza e capitale di contentezza. Io, la mia dolce vita, la passai nella spensieratezza, ma tu usasti del senno e radunasti provvigione. Che sarebbe mai se oggi per un poco tu me ne facessi larghezza? – Disse la formica: Tu notte e giorno fosti in discorsi, e io in faccende; tu ora andavi pensando alla freschezza della rosa, ora eri affascinato dall'ammirazione per la primavera, e non sapevi intanto che ad ogni primavera sta dietro l'autunno e ad ogni via un termine?
Ascoltate, o cari, la storia dell'usignuolo e comparate nostro stato a quello di lui, e sappiate intanto che ad ogni vita sta dietro la morte, che ad ogni connubio sta dietro la separazione! Non è senza feccia il liquor della vita, e anche il raso ha le sue strie.
Me lo ricordo quando mio padre mi regalò quel fucile; mi disse [...] di ricordarmi che era peccato sparare a un usignolo [...] perché sono uccellini che non fanno niente di male, cantano e fa piacere sentirli, non mangiano le sementi, non fanno il nido nelle madie, non fanno altro che rallegrarci con il loro cinguettio. (Il buio oltre la siepe)
Nel muto orror di solitarie piante, / sotto notturno cielo, / mentre solo men vo tradito amante, / e di Fille e d'Amor io mi querelo, / sento mesto usignuolo / che rïempie cantando all'äer fosco / con l'amaro suo duolo / l'aure di gioia e di dolcezza il bosco.
Quanto agli usignoli, essi insegnano ai loro piccoli a cantare. Se però vengono catturati quando sono ancora in tenera età, e vengono allevati dagli uomini, allora cantano peggio, come se fossero rimasti prima del tempo senza un vero maestro.
Quanti usignoli deve divorare un rapace per cominciare a cantare?
Quel rosignol, che sí soave piagne, / forse suoi figli, o sua cara consorte, / di dolcezza empie il cielo et le campagne / con tante note sí pietose et scorte.
Sono un usignolo intrappolato, e tu la mia gabbia dorata. (Il colore del melograno)
Usignol della nebbia, che i nostri orti / visiti quando non c’è più che bruchi, / tu che ci lodi il verno che ci porti; // e ti fai cuore, e vieni e vai, t’imbuchi, / t’infraschi, e cerchi e fai sentire un canto / appena trovi sanguini o sambuchi.
– Vuoi già partire? L'alba è ancor lontana. / Era dell'usignolo, / non dell'allodola, il cinguettio / che ha ferito poc'anzi il trepidante / cavo del tuo orecchio. Un usignolo, / credimi, amore; è lui che canta, a notte, / laggiù sull'albero di melograno.
– No, cara, era l'araldo del mattino, / l'allodola; non era l'usignolo.
Certo, l'inverno uccide le rose, sfogliandone i petali; anche il sole estivo brucia se è accompagnato dalla siccità, ma i dolci trilli dell'usignolo si fanno sentire sulle loro corolle.
Il corvo e la rosa non possono accordare i loro colori; solo l'usignolo canta sulla rosa le sue dolci melodie.
Se il corvo trova una rosa, crede di essere un usignolo!
Sei una rosa, e non comprendo come gli usignoli non si posino sopra di te per cantare.
Staccato dalla mia amata, io sono un usignolo sdraiato nel sudiciume come un corvo!
Autori citati in questa pagina
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026