Frasi
Frasi di Torquato Tasso
111 citazioni, aforismi e passi dalle opere
Qui trovi 111 frasi di Torquato Tasso: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.
Torquato Tasso (poeta, scrittore e drammaturgo italiano). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.
Citazioni di Torquato Tasso
Avendo trovato tutti i vòlti all'imitazione del Petrarca, solo egli fu il primo ad uscir da questa via, trovando una maniera peregrina, piena non meno di novità che di maestà, "facendo le pose nel mezzo de' versi", e tenendo il lettore sospeso con piacere e con maraviglia.
Come scrive Plotino nel libro De triplici animae reditu, tre sono le strade di ritornare al Cielo: l'una per via della bellezza, o dell'amore: la seconda della musica: la terza della Filosofia.
E avendo la natura prodotto l'uomo e la donna di molto differente temperatura e complessione, si può credere che non siano atti ne' medesimi uffici: ma l'uomo, come più robusto, ad alcuni è disposto, e la donna, come più delicata, ad alcuni altri, onde nel principio della Politica, contra Platone conchiude Aristotele che la virtù dell'uomo e della femina non siano la medesima; perciò che la virtù dell'uomo sarà la fortezza e la liberalità, e la virtù della donna la pudicizia. E come piacque a Gorgia, così il silenzio è virtù della donna, come l'eloquenza dell'uomo.
È la bellezza un raggio / di chiarissima luce / che non si può ridir quanto riluce / né pur quel ch'ella sia. / Chi dipinger desìa / il bel con sue parole e i suoi colori, / se può dipinga il sol.
Era fermo Imeneo tra l'erto monte / e 'l mare, in cui sovente austro risuona, / la 've cinge e 'ncorona Napoli bella l'onorata fronte : Napoli che di gloria e d'or corona / impose a tanti duci, / quante serene luci / ha notte ombrosa, allorché 'l vel dispiega; / e con amor, che avvolge i cori, e lega / l'anime pellegrine, / facean ghirlanda al crine, / ed allori tesseano e sacre palme, / e tessean preziosi i nodi all'alme.
Già discende Imeneo là dove alberga / la virtù col valore / e la gloria e l'onore, / e a gloriosi Eroi tesson corona. / E nulla par che più s'innalzi ed erga / de la gran stirpe loro, / mentre con l'ale d'oro / vola dal monte al mar ch'alto risuona.
La materia nuda (materia nuda è detta quella che non ha ancor ricevuta qualità alcuna dall'artificio dell'oratore e del poeta) cade sotto la considerazion del poeta in quella guisa che 'l ferro o 'l legno vien sotto la considerazion del fabro; peroché, sì come colui che le navi non solo è a sapere qual debba esser la forma delle navi, ma deve anco conoscere qual maniera di legno è più atta a ricever in sé questa forma, così parimente conviene al poeta non solo aver arte nel formare la materia, ma ancora nel conoscerla; e sceglierla tale che sia per sua natura d'ogni perfezione capace.
[...] le scienze deono adoperarsi in grazia di se medesime, né altra grazia o altro giovamento o altro piacere o altra gloria è necessario che si ricerchi.
Non ci è chi meriti nome di creatore, che Dio e il poeta.
Penso e ripenso e nel pensar impazzo; / levati di costì, testa di....
Quella della musica è una delle tre vie per le quali l'anima ritorna al Cielo.
Quivi Napoli bella i regi alberga, / città vittoriosa e trionfale: / veggio altri tempi ancor, e in altri monti / quel ch'ora innalza tre sublimi fronti.
Solo gli schiavi delle galere si conoscono, tuttavia noi facciamo certamente finta di "non conoscere" gli altri perché essi siano a loro volta costretti a non conoscerci.
Frasi da «Aminta»
Forse, se tu gustassi anco una volta / la millesima parte de le gioie, / che gusta un cor amato riamando, / diresti, ripentita, sospirando: / perduto è tutto il tempo, / che in amar non si spende. (Dafne: )
Ma legge aurea, e felice, / che natura scolpì, S'ei piace, ei lice. (coro: )
Amiam, ché non hà tregua / Con gli anni humana vita, e si dilegua: / Amiam, che ’l Sol si muore, e poi rinasce. / A noi sua breve luce / S’asconde, e ’l sonno eterna notte adduce. (coro: )
Veramente il secol d'oro è questo, / poiché sol vince l'oro e regna l'oro. (II, I)
Femina, cosa mobil per natura. (I, 2)
A poco a poco nacque ne 'l mio petto, / non so da qual radice, / com'erba suol che per se stessa germini, / un incognito affetto. (I, 2, 87)
Il ben passato e la presente noia! (II, 2, citato in Giuseppe Fumagalli, Chi l'ha detto?, Hoepli)
Il mondo invecchia, / e invecchiando intristisce. (II, 2, 71-72)
Ma nulla fa chi troppe cose pensa.
Dicono di «Aminta»
LAminta del Tasso, ch'io v'offro, fu soggetto ai travedimenti de' letterati e de' grandi. Oggi s'ignorano e censure e censori; e lAminta vive immortale. (Andrea Rubbi)
Frasi da «Gerusalemme liberata»
Il vero condito in molli versi / i più schivi allettando ha persuaso. (I, 3)
Seguian poi di Rollon l'altera insegna / altri guerrier, non men famosi e pronti / de la Sicilia, a servitute indegna / ritolta già, che tre superbe fronti, / dove la stirpe sua trionfa e regna, / erge su 'l mar de' tre famosi monti: / co' due la Grecia e l'Africa bugiarda / e co 'l terzo l'Italia ella riguarda. / E da tre valli ancora, in cui distinse / il novo abitator la fertil terra, / venian guerrier' ch'alto desio sospinse / d'eterna gloria a perigliosa guerra. (I, 66)
[...] | e Trapani, ove fu di vita spento / l'antichissimo Anchise, i suoi non cela, | [...]. (I, 69)
A re malvagio, consiglier peggiore. (II, 2)
Già l'aura messaggera erasi desta / ad annunziar che se ne vien l'aurora: / ella intanto s'adorna, e l'aurea testa / di rose colte in paradiso infiora. (II, 11)
Purché 'l reo non si salvi, il giusto pera / e l'innocente. (II, 12)
A re malvagio, consiglier peggiore. (II, 16)
Magnanima menzogna, or quand'è il vero / sì bello che si possa a te preporre? (II, 22)
Un non so che d'inusitato e molle / par che nel duro petto al re trapasse; / ei presentillo e si sdegnò, né volle / piegarsi, e gli occhi torse, e si ritrasse. (II, 37)
Nulla a tanto intercessor si neghi. (II, 52)
Di sua bocca uscieno / più che mel dolci d'eloquenza i fiumi. (II, 61)
Ben gioco è di fortuna audace e stolto / por contra il poco e incerto il certo e 'l molto. (II, 67)
Ché fortuna qua già varia a vicenda / mandandoci venture or triste or buone, / ed a i voli troppo alti e repentini / sogliono i precipizi esser vicini. (II, 70)
Liberi sensi in libere parole. (II, 81)
Noi morirem, ma non morremo inulti. (II, 86)
Chi la pace non vuol, la guerra s'abbia. (II, 88)
Io vêr Gerusalem, tu verso Egitto. (II, 94)
Sommessi accenti, e tacite parole, / Rotti singulti, e flebili sospiri. (III, 6)
Non lunge, quai veggiam fantasmi o larve, / Poi che nascoso è lo splendor diurno, / Tale un corrier ne l'ombre oscuro apparve / Per non diritte vie cheto e notturno: / Là ove il maggior lume occulto sparve, / Spiegan tremuli rai Giove e Saturno. (III, 26)
Il gran nemico dell'umane genti. (IV, 1)
Diversi aspetti in un confusi e misti. (IV, 3)
Il rauco suon della tartarea tromba. (IV, 3)
Pera il campo e ruini, e resti in tutto / Ogni vestigio suo con lui distrutto. (IV, 17)
[...] (ahi, cieca umana mente, / come i giudizi tuoi son vani e torti!) (IV, 21)
Fa manto del vero alla menzogna. (IV, 25)
Renditi vinto; e per tua gloria basti / Che dir potrai che contro me pugnasti. (IV, 32)
Ahi crudo Amor, ch'ugualmente n'ancide / l'assenzio e 'l mèl che tu fra noi dispensi, / e d'ogni tempo egualmente mortali / vengon da te le medicine e i mali! (IV, 92)
Ché nel mondo mutabile e leggiero / costanza è spesso il variar pensiero. (V, 3)
Così conclude, e con sì adorno inganno / cerca di ricoprir la mente accesa / sotto altro zelo; e gli altri anco d'onore / fingon desio quel ch'è desio d'amore. (V, 7)
Instinto è dell'umane menti / Che ciò che più si vieta, uom più desia. (V, 76)
Spesso avvien che ne' maggior perigli / Sono i più audaci gli ottimi consigli. (VI, 6)
Mostra a dito ed onorata andresti / Fra le madri latine e fra le spose / Là nella bella Italia (VI, 77)
Era la notte, e 'l suo stellato velo / chiaro spiegava e senza nube alcuna; / e già spargea rai luminosi e gelo / di vive perle la sorgente luna. / L'innamorata donna iva co'l cielo / le sue fiamme sfogando ad una ad una; / e secretari del suo amore antico / fea i muti campi e quel silenzio amico. (VI, 103)
[...] ombrose piante / D'antica selva [...]. (VII, 1)
Questa greggia e l'orticel dispensa / Cibi non compri alla mia parca mensa. (VII, 10)
Difesa miglior, ch'usbergo e scudo, / È la santa innocenza al petto ignudo. (VIII, 41)
Tosto s'opprime chi di sonno è carco, / ché dal sonno a la morte è un picciol varco. (IX, 18)
Però che quello, o figli, è vile onore / cui non adorni alcun passato orrore. (IX, 28)
Ma non perciò nel disdegnoso petto / d'Argante vien l'ardire o 'l furor manco, / benché suo foco in lui non spiri Aletto, / né flagello infernal gli sferzi il fianco. / Rota il ferro crudel ove è più stretto / e più calcato insieme il popol franco; / miete i vili e i potenti, e i più sublimi / e i più superbi capi adegua a gli imi. (IX, 67)
Risorgerò nemico ognor più crudo, / Cenere anco sepolto e spirto ignudo. (IX, 99)
A guisa di leon quando si posa. (X, 56)
L'asta, ch'offesa or porta ed or vendetta, / per lo noto sentier vola e rivola, / ma già colui non fère ove è diretta, / ch'egli si piega e 'l capo al colpo invola; / coglie il fedel Sigiero, il qual ricetta / profondamente il ferro entro la gola, / né gli rincresce, del suo caro duce / morendo in vece, abbandonar la luce. (XI, 80)
Il bruno il bel non toglie. (XII, 21)
Degne d'un chiaro sol, degne d'un pieno / teatro, opre sarian sì memorande. / Notte, che nel profondo oscuro seno / chiudesti e ne l'oblio fatto sì grande, / piacciati ch'io ne 'l tragga e 'n bel sereno / a le future età lo spieghi e mande. / Viva la fama loro; e tra lor gloria / splenda del fosco tuo l'alta memoria. (XII, 54)
Oh nostra folle / mente ch'ogn'aura di fortuna estolle! (XII, 58)
Segue egli la vittoria, e la trafitta / vergine minacciando incalza e preme. / Ella, mentre cadea, la voce afflitta / movendo, disse le parole estreme; / parole ch'a lei novo un spirto ditta, / spirto di fé, di carità, di speme: / virtú ch'or Dio le infonde, e se rubella / in vita fu, la vuole in morte ancella. (XII, 65)
Amico, hai vinto: io ti perdon...; perdona. (XII, 66)
La vide, e la conobbe; e restò senza / E voce e moto. Ahi vista! ahi conoscenza!. (XII, 67)
In questa forma / Passa la bella donna, e par che dorma. (XII, 69)
Qual in membro gentil piaga mortale / tocca s'inaspra e in lei cresce il dolore, / tal da i dolci conforti in sì gran male / più inacerbisce medicato il core. (XII, 85)
Oh vani giuramenti! ecco contrari / seguir tosto gli effetti a l'alta speme, / e cader questi in tenzon pari estinto / sotto colui ch'ei fa già preso e vinto. (XII, 105)
Non dee guerra co' morti aver chi vive. (XIII, 39)
Femmina è cosa garrula e fallace, / Vuole e disvuole: è folle uom che sen fida. (XIV, 84)
Muoiono le città, muoiono i regni, / copre i fasti e le pompe arena ed erba, / e l'uom d'esser mortal par che si sdegni: / oh nostra mente cupida e superba! (XV, 20)
Di poema dignissima e d'istoria (XV, 32)
Quando mi gioverà narrare altrui / Le novità vedute e dire: Io fui! (XV, 38)
E quel che 'l bello e 'l caro accresce a l'opre, / l'arte, che tutto fa, nulla si scopre. (XVI, 9)
Cogliam' la rosa in sul mattino adorno / Di questo dì che tosto il seren perde. (XVI, 15)
Teneri sdegni, e placide e tranquille / Repulse, e cari vezzi, e liete paci, / Sorrisi e parolette e dolci stille / Di pianto, e sospir tronchi, e molli baci. (XVI, 25)
E mentre spunta l'un, l'altro matura. (XVI, 40)
Lo schermitor vinto è di schermo. (XIX, 14)
Non scese, no, precipitò di sella. (XIX, 104)
Purché costei si salvi, il mondo pera. (XX, 69)
Combatta qui chi di campar desia: / la via d'onor de la salute è via. (XX, 110)
Conosco l'arti del fellone ignote, / ma ben può nulla chi morir non pote. (XX, 131)
– Ecco l'ancilla tua; d'essa a tuo senno / dispon, – gli disse – e le fia legge il cenno. – (XX, 136)
Difesa miglior ch'usbergo e scudo / è la santa innocenza al petto ignudo.
È 'l sonno, ozio de l'alme, oblio de' mali.
La morte non è pena de i rei, ma fine de la pena.
Dicono di «Gerusalemme liberata»
Quanto ha di scenico e di fastoso l'età della Controriforma, è quanto rimane di quella sovranità [rinascimentale dell'uomo sull'universo]: una pompa a cui non risponde più lo slancio fiducioso dell'anima. Dietro quel fasto c'è un senso di vuoto e d'angoscia. Questa è la giustificazione storica della costante oscillazione della Liberata tra lo scenico e l'elegiaco. (Attilio Momigliano)
Rime
In questo sacro legno , ove la vita / Fu la sua prima foglia, e 'l frutto morte, / Estinta morte prende oggi la morte, / E più bella, che pria, torna la vita.
Qui gli Angeli innalzaro il santo albergo, / Che già Maria co ‘l santo figlio accolse, / E ‘l portar sovra i nembi e sovra l’acque: / Miracol grande, a cui sollevo ed ergo. / La mente, ch’altro obietto a terra volse, / Mentre da suoi pensieri oppressa giacque. / Questo è quel Monte ch’onorar ti piacque. / De le tue sante mura, / Vergine, casta e pura, / Anzi il tuo parto, e poscia, e quando ei nacque.
Tu, Regina del ciel, ch' a noi ti mostri / umida i lumi e l'una e l'altra gota, / fa' di lagrime dono a gli occhi nostri, / ed ambe l'urne in lor trasfondi e vota, / perché, piangendo, a gli stellanti chiostri / teco inalzi il pensier l'alma devota; / parte del Tebro in su la verde riva / il tuo santo dolor formi e descriva. (da Lagrime di Maria Vergine)
Vecchio ed alato dio , nato col sole / ad un parto medesmo e con le stelle, / che distruggi le cose e rinnovelle / mentre per torte vie vole e rivole, / il mio cor, che languendo egro si duole / e de le cure sue spinose e felle / dopo mille argomenti una non svelle, / non ha, se non sei tu, chi più 'l console. / Tu ne sterpa i pensieri e di giocondo / oblio spargi le piaghe, e tu disgombrala frode onde son pieni i regi chiostri; / e tu la verità traggi dal fondo / dov'è sommersa e, senza velo od ombra, / ignuda e bella a gli occhi altrui si mostri.
Vergine bella , che dal Re del Cielo / Dell'alma i doni sì graditi avesti; / Che 'l gentil sangue, e i bei sembianti onesti / Sprezzasti, e ciò, ch'offende il caldo, e 'l gelo: / Tu con sì casto amor, sì vero zelo / Voto del nobil core a lui facesti; / Ch'ei sen fè puro tempio, onde prendesti / Le benedette bende, e 'l sacro velo.
Frasi da «Rinaldo»
Pendon dopoi da le parti più belle / molte imagin ritratte in tutti i lati. / Di sesso e volto son diverse quelle, / e gli abiti tra loro han variati; / né so se tai le avria già fatte Apelle o se tai le fêsse oggi il Salviati, / che coi colori e col pennello audace / scorno a Natura, invidia agli altri face. (VII, 69)
Dicono di Torquato Tasso
Dopo Michelangelo, l'anima più alta di artista credente che l'Italia abbia dato è quella del Tasso. Il Carducci lo chiama a ragione «il solo cristiano del nostro rinascimento del quale», aggiunge per altro, «partecipa tanto, che il sensualismo nell'opera sua si mescola al misticismo.»
E lo chiamavano : «il tasso della quercia della guercia del Tasso», mentre l'albero era detto: «la quercia del tasso della guercia del Tasso» e lei: «la guercia del Tasso della quercia del tasso»
Il più grande del Mezzogiorno.
Il Tasso, anima pia e generosa, ma in cui (non so dir come) nulla v'era di popolare. Quindi egli s'infervorò della maestà teocratica dei pontefici e aderì alla nuova cavalleria cortigiana e feudale; quindi pure accettò con zelo e con osservanza scrupolosa l'ortodossia cattolica, e nella vita intellettuale quanto nella civile, fu dall'autorità dei metodi e degli esempj signoreggiato. Da ciò prese nudrimento e moto il divino estro suo e uscirono le maraviglie della Gerusalemme
Il Tasso piacerà sempre più alle anime romantiche, mentre l'Ariosto sarà sempre più ammirato dagli spiriti classici.
Il Tasso, più che d'invidia e persecuzioni, fu vittima del temperamento, della malinconia e degli scrupoli.
Nel Tasso poi sono tutti i pregi e tutta quanta la luce e magnificenza della poesia classica, e spiccano altresì in lui alcuni attributi speciali del genio italiano in ordine al bello. In perpetuo si ammirerà nella Liberata ciò che l'arte, i precetti, l'erudizione e la scienza possono fare, ajutati e avvivati da una stupenda natura poetica.
«Signore e signori, c'era una volta un critico il quale, affermando con straordinario calore la superiorità della Gerusalemme liberata di Torquato Tasso sull'Orlando furioso di Lodovico Ariosto, attaccò molte liti con le persone che non la pensavano come lui, e sostenne perciò uno dopo l'altro non meno di quattordici fortunati duelli; ma al quindicesimo, cadde finalmente col petto trapassato dalla lama nemica. Allora i padrini che afflittissimi lo sorreggevano e aspettavano di raccogliere le sue ultime volontà, lo udirono uscire in questa confessione suprema: "E dire che io non ho ancora letto né l'Orlando furioso né la Gerusalemme liberata!...".»
Torquato Tasso, lui sì divino, tra audacia e angoscia il supremo cantore dell'eros cattolico.
La sensibilità del Tasso è quella di chi è uso a stare in continua osservazione e auscultazione di tutti i moti e i palpiti e i respiri del proprio io. Di qui, nel poeta, una tristezza fondamentale e costante. La sua vita interiore non si rinnova; ma ristagna, e si corrompe ed avvelena. Ci deve essere del vero in quello che afferma il Manso: che il Tasso raramente fu veduto ridere.
Questo solitario ha paura di esser solo, come un bambino nella notte. Onde quel suo tender le braccia a tutti: quel bisogno di amici, di confidenti, di perdonanti, di incoraggiatori: quella sua attitudine di perpetuo pupillo: e quel suo fare di umiltà, che pur coesiste coll'orgoglio suo: e l'assenza di ogni gesto risoluto in quella sua vita; in cui gli scatti frequenti non sono ribellioni mai, ma esplosioni momentanee e smodate di amor proprio ferito o trascurato. I contemporanei ammirarono in Torquato il coraggio fisico, qualche volta. Ma il coraggio morale, tanto più raro, gli mancò sempre.
Torquato Tasso è il primo poeta italiano vittima o martire della sua facoltà fantastica e sentimentale. È, per questo rispetto, il primo, in ordine di tempo, dei poeti moderni: cioè di una età in cui la poesia, staccata ed isolata dalla vita, è fiore non più di una società, ma di un'anima: e può essere estasi: ed è più spesso travaglio. Torquato Tasso è la prima incarnazione del poeta puro, di fronte al quale il mondo della realtà sorge come una antitesi e una ostilità.
Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026