Ritratto di Vincent van Gogh
Vincent van Gogh · CC BY-SA 4.0

Frasi

Frasi di Vincent van Gogh

23 citazioni, aforismi e passi dalle opere

Qui trovi 23 frasi di Vincent van Gogh: aforismi, passi tratti dai libri e citazioni con la loro fonte.

Vincent van Gogh (pittore olandese). Scopri anche la biografia e i libri in ordine cronologico.

Citazioni di Vincent van Gogh

Ho dunque schizzato i dieci "Travaux des champs" di Millet e ne ho eseguito uno a fondo. Inoltre ho disegnato dall'incisione l'"Angelus" che mi hai mandato.
Da una lettera al fratello Theo, 7 settembre 1880; citato in Fischer 1975.
Invece di cercare di rendere ciò che ho davanti agli occhi, mi servo del colore in modo totalmente arbitrario per esprimermi con maggiore intensità.
Citato in AA.VV., Il libro dell'arte, traduzione di Martina Dominici, Gribaudo, 2018, p. 273. ISBN 9788858018330
Niente blu senza giallo e senza arancione.
Da una lettera a Émile Bernard, 6-11 giugno 1888, in Lettere a un amico pittore, a cura di Maria Mimita Lamberti, traduzione di Sergio Caredda, Rizzoli, Milano, 2013, n. 625. ISBN 9788858656983
Non bisogna giudicare il buon Dio da questo mondo, perché è uno schizzo che gli è venuto male.
Citato in Guido Almansi, Il filosofo portatile, TEA, Milano, 1991.
Più divento dissipato, malato, vaso rotto, più io divento artista, creatore, entro quel grande rinascimento dell'arte di cui parlavamo. Le cose sono certamente così, ma quest'arte eternamente viva, e questo rinascimento, questo germoglio verde che spunta dalle radici del vecchio tronco tagliato, sono cose talmente spirituali che ci assale una certa malinconia pensando con quanta minor fatica si sarebbe potuta vivere la vita, invece di fare dell'arte.
Da una lettera al fratello Theo, 29 luglio 1888; citato in Lettere a Theo.
Se torni nello studio ti accorgerai subito, credo, che ho sempre avuto in mente il piano riguardante le figure di lavoratori in litografia, anche se non ne parlo tanto. Ho un seminatore, un mietitore, una lavandaia, una operaia di miniera, una sarta, uno che scava, una donna con la pala, l'orfana, un ragazzo con una carriola di letame e altro ancora.
Da una lettera al fratello Theo; citato in Fischer 1975.
Una cosa resta – la fede – si sente istintivamente, ché moltissimo si cambia e che tutto si cambierà: siamo nell'ultimo quarto di un secolo che nuovamente finirà con una grandiosa rivoluzione. Ma anche supponendo che alla fine della nostra vita noi ne vedremo l'inizio, sicuramente non vedremo i tempi migliori dell'aria pura e del rinnovamento di tutta la società dopo questa grande tempesta.

Frasi da «Lettere a Theo»

L'uomo non si accontenta facilmente: trova la vita troppo facile, ed ecco che non è più abbastanza soddisfatto, di nuovo. (Ramsgate, aprile 1876; 2022)
Siamo tanto attaccati a questa vecchia vita perché, accanto ai momenti di tristezza, abbiamo anche momenti di gioia in cui anima e cuore esultano – come l'allodola che non può fare a meno di cantare al mattino, anche se l'anima talvolta trema in noi, piena di timori. (Amsterdam, 30 maggio 1877; 2013)
Bisogna aver sempre presente la meta da raggiungere e che la vittoria ottenuta dopo un'intera vita di laboriosa fatica vale più di un facile successo. Chiunque viva sinceramente e affronti senza piegarsi dolori e delusioni è assai più degno di chi ha sempre avuto il vento favorevole, non conoscendo altro che una relativa prosperità. (Amsterdam, 3 aprile 1878; 2013)
Io sono un uomo istintivo, capace di fare cose più o meno insensate, delle quali mi accade più tardi di pentirmi. (Cuesmes, luglio 1880; 2013)
Non aspiro a diventare qualcuno di «straordinario»; mi basta essere «ordinario» nel senso che il mio lavoro sia ragionevolmente buono, che abbia il diritto di esistere e che possa servire a uno scopo. (Etten, 9 luglio 1881; 2013)
Sai, disegnare a parole è anch'essa un'arte, che a volte tradisce una forza nascosta e dormiente, come piccoli fili di fumo grigio o blu svelano l'esistenza di un fuoco nel focolare. (L'Aia, 6 luglio 1882; 2013)
Non è il linguaggio dei pittori, ma quello della natura che bisogna ascoltare. (L'Aia, 21 luglio 1882; 2013)
Vedi, l'uomo non ha amico più fedele del suo dovere e benché a volte possa essere un rude e severo docente, finché si lavora a servizio del dovere non si diventa facilmente dei falliti. (L'Aia, giugno 1883; 2013)
Un contadino è più vero coi suoi abiti di fustagno tra i campi, che quando va a Messa la domenica con una sorta di abito da società.
Analogamente ritengo sia errato dare a un quadro di contadini una sorta di superficie liscia e convenzionale. Se un quadro di contadini sa di pancetta, fumo, vapori che si levano dalle patate bollenti – va bene, non è malsano; se una stalla sa di concime – va bene, è giusto che tale sia l'odore di stalla; se un campo sa di grano maturo, patate, guano o concime – va bene, soprattutto per gente di città. (Neunen, 30 aprile 1885; 2013)
È veramente un fenomeno strano che tutti gli artisti, poeti, musicisti, pittori, siano materialmente degli infelici – anche quelli felici – e ciò che dicevi ultimamente di Guy de Maupassant ne è una prova ulteriore. Ciò riporta a galla l'eterno problema: la vita è tutta visibile da noi, oppure ne conosciamo prima della morte solo un emisfero?
I pittori – per non parlare che di loro – quando sono morti e sepolti parlano con le loro opere a una generazione successiva o a diverse generazioni successive.
È questo il punto o c'è ancora dell'altro? Nella vita di un pittore la morte non è forse quello che c'è di più difficile.
Dichiaro di non saperne assolutamente nulla, ma la vista delle stelle mi fa sempre sognare, come pure mi fanno pensare i puntini neri che rappresentano sulle carte geografiche città e villaggi. Perché, mi dico, i punti luminosi del firmamento ci dovrebbero essere meno accessibili dei punti neri della carta di Francia? Se prendiamo il treno per andare a Tarascon oppure a Rouen, possiamo prendere la morte per andare in una stella. (Arles, seconda metà di luglio 1888; 2013)
Sento che quanto ho imparato a Parigi mi sta abbandonando… E non sarei affatto sorpreso se gli impressionisti trovassero da ridire sul mio nuovo stile, che è stato alimentato dalle idee di Delacroix piuttosto che dalle loro. Infatti, invece di ritrarre fedelmente quello che mi sta davanti agli occhi mi servo molto più liberamente del colore per esprimermi con maggior vigore. (Arles, prima metà di agosto 1888)
Citato in John Rewald, Dopo l'impressionismo, Sansoni editore, 1995, p. 206, ISBN 88-383-1626-0. Traduzione Maria Ferrara.
[...] quando si sta bene si deve poter vivere di un pezzo di pane, pur lavorando tutto il giorno, e avendo ancora la forza di fumare e di bere il proprio goccio. E allo stesso tempo sentire in modo chiaro che esistono le stelle e l'infinito. Allora la vita diventa quasi incantata. (Arles, 11 agosto 1888; 2013)
Sai che Jeannin ha la peonia, che Quost ha la rosa, ma io ho il girasole. (Arles, 23 gennaio 1889; 2013)

Scheda del libro «Lettere a Theo»

Dicono di Vincent van Gogh

A me piace [...] pensare che Van Gogh sarebbe stato un pittore ancora più prolifico e geniale se le visioni che lo torturavano non l'avessero limitato tanto. Non credo che sia stato il dolore a renderlo così grande: penso invece che la pittura gli abbia regalato la sola felicità che avesse mai conosciuto.
David Lynch
Una grandiosa rivoluzione verrà, ma il pittore di un mondo vulcanico non vivrà i «tempi migliori» di cui van Gogh è convinto.
Ernst Fischer
Van Gogh disse una cosa molto bella: il modo migliore di amare la vita è amare molte cose.
Leo Buscaglia

Pagina aggiornata il 17 ottobre 2026